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14
Apr

studiare all’estero: Danimarca

Oggi ospito sul mio blog Luca Milani, giovane studente entusiasta della sua esperienza di studio in Danimarca al punto da inviarmi un articolo convincente che voglio condividere con te.

Se stai valutando di studiare all’estero col programma Erasmus o con altre modalità ti consiglio di leggere questo articolo perché Luca ha elencato ogni modo possibile di arrivare in questa nazione per un programma di studio e guadagnare anche dei soldi mentre fai una grande esperienza. 

In questo articolo vedrai:

  • Perché la Danimarca è la nazione europea più felice per un’esperienza di studio

  • Cosa occorre per fare un’esperienza di studio in Danimarca,

  • Che programmi vengono offerti,

  • Perché tra tutti i paesi europei dovresti scegliere proprio la Danimarca

Programmi di studio e università

 

paese migliore per l’ERASMUS?

Hai terminato gli studi di scuola superiore o sei già in università e senti la necessità di un’esperienza all’estero.

Tante sono le domande che affolllano la tua testa: come fare? Cosa scegliere? Dove andare?… In questo articolo voglio darti la mia esperienza su quella che ritengo essere la nazione più felice d’Europa se non del mondo per l’ottimo mix tra: istruzione, qualità della vita e guadagno.

La differenza fondamentale tra studiare in Danimarca o in un altro paese europeo è il costo dei corsi. Infatti mentre in località più rinomate come Spagna o Inghilterra il peso delle tasse universitarie si fa sentire, nella nazione in questione le lezioni sono completamente gratuite, inoltre tutti i corsi esistenti vengono erogati il lingua inglese, non si può dire altrettanto nel resto d’Europa. Il governo danese rende ciò possibile dedicando alle spese scolastiche una buona percentuale del PIL. Esistono diverse possibilità di studio: corsi di laurea completi, ERASMUS, programmi di scambio culturale e scuole estive.

Queste ultime sono molto utili e spesso fungono da esperienza di introduzione ai corsi di laurea che si dividono in: primo livello (3 anni), professionali (2 anni), corsi post-diploma (Academy Professional degree), master, specializzazioni ma anche università delle arti.

Esistono centinaia di indirizzi universitari, proprio come nel resto dell’UE: ingegneria, medicina, economia, giurisprudenza, psicologia, lettere, ecc… È possibile trovare ulteriori informazioni nel sito ufficiale di Study in Denmark.

Preparativi per studiare in Danimarca

Requisiti per essere ammesso ai corsi di laurea:

  • diploma di scuola superiore,

  • certificato che attesti la padronanza della lingua inglese e che sia riconosciuto dall’università

Sul primo punto non occorrono approfondimenti, se non hai il diploma ovviamente non puoi accedere all’università, sul certificato di inglese invece posso dirti che in genere le università accettano:

  • TOEFL IBT con un punteggio minimo di 80 su 120,

  • IELTS con un punteggio di almeno 6.5 su 9,

  • Cambridge CAE.

La domanda di iscrizione si effettua sul sito di Optagelse, e se si vogliono iniziare gli studi a fine agosto la domanda va compilata tra gennaio e metà marzo dello stesso anno.

Se invece vuoi fare un’esperienza di studio all’estero col programma ERASMUS, dopo esserti assicurato che la tua facoltà abbia un accordo bilaterale con la Danimarca, dovrai seguire l’iter della tua università di appartenenza che organizzerà il tutto e non serve in questo caso un certificato di inglese, perché testeranno loro la tua idoneità linguistica con test e/o con colloqui.

Prima di partire per questa magica avventura occorre capire dove alloggiare per tutto il periodo indicato, il modo più diretto è prenotare una stanza nei residence per studenti che molto spesso si trovano nelle vicinanze dell’ateneo, purtroppo però sono anche i più costosi, specialmente se la vostra meta è una città rinomata come Copenaghen. Sarebbe più economico un appartamento in centro condiviso con altri ragazzi, per trovare queste offerte ti consiglio di iscriverti ai numerosi gruppi Facebook per ERASMUS dove vengono pubblicati annunci di case o stanze in affitto. Il costo generale della vita in Danimarca è leggermente più elevato rispetto alla media europea, quindi le spese quotidiane saranno leggermente più alte.

Quando si inizia a vivere in Danimarca è importante fare la domanda per il permesso di residenza e successivamente anche per il CPR-Nummer, una sorta di ID danese valido anche come codice fiscale, importante quindi per l’aspetto sanitario. Vivere nel paese per più di tre mesi senza permesso di residenza equivale ad essere clandestini.

Se si è interessati ad aprire un conto in banca sappiate che per le persone sotto i 26 anni di età è completamente gratuito con alcune banche.

Metodo di insegnamento

Il metodo di insegnamento della Danimarca è molto particolare e differente dalla tendenza prettamente teorica diffusa nei paesi europei. La lezione è strutturata in modo tale da concedere la metà del tempo agli alunni per svolgere esercizi individuali o in gruppo e tutta la teoria appresa durante il semestre viene sperimentata sul campo o nei laboratori e sui progetti. I danesi hanno quindi un approccio molto pratico: gli studenti vengono messi di fronte a situazioni potenzialmente realistiche, in questo modo, una volta terminati gli studi, sono già pronti al 100% per il mondo del lavoro.

Lavoro e sussidi

Anche se rimangono in Danimarca solo 6 o 12 mesi, cioè per il periodo dell’ERASMUS, molti ragazzi vanno alla ricerca di un impiego part-time per bilanciare le spese quotidiane. L’offerta di lavoro in questo paese è abbondante tanto che, secondo un recente articolo di The New York Times, le aziende soffrono la carenza di lavoratori qualificati. Sembrerebbe quasi un’utopia se comparata alla situazione italiana, e come se non bastasse il tasso di disoccupazione medio nell’aprile del 2016 si attestava sul 6.3% (fonte: Eurostat), cioè circa 350.000 rispetto a 7 milioni dell’Italia, in “pole position” tra le nazioni dell’Europa.

L’unica difficoltà quando ti interfacci col mondo del lavoro in Danimarca potrebbe essere la lingua, problema che non sussisterebbe invece scegliendo l’Inghilterra come destinazione. I danesi infatti sono molto esigenti in questo senso, ma lo stato mette a disposizione corsi gratuiti per imparare la lingua locale rivolto a tutti gli stranieri in possesso del CPR-Nummer, grazie ai quali si aumenta ulteriormente le possibilità di trovare lavoro.

Certo ci sono eccezioni. I ragazzi più fortunati riescono infatti a mantenere la propria lingua madre anche nell’ambiente di lavoro, soprattutto nelle aziende che si occupano di mercati esteri come ad esempio Trendhim, famosa anche sul giornale locale Lokalavisen per offrire lavoro a molti studenti del posto.

Se da una parte la vita costa un po’ di più comparata al resto dell’Europa, dall’altra uno stipendio medio è più che proporzionato, stiamo parlando di circa 3000 euro lordi. Una delle motivazioni principali per cui bisognerebbe scegliere la Danimarca è la facilità con la quale si ottengono sussidi dallo stato. Le condizioni sono molto semplici: essere uno studente e lavorare almeno 12 ore a settimana. Si ricevono, con questo sussidio, circa 800 euro (lordi) al mese utili per le spese quotidiane.

Un’esperienza di studio all’estero può aprire la mente e cambiare le prospettive di vita, e scegliere il paese giusto potrebbe fare la differenza. Molti studenti si chiedono se la Danimarca valga veramente la pena, la risposta viene da sé.

11
Jun

Non ho voglia di studiare: 10 mosse per tornare alla carica

se non hai voglia di studiare rischi questa fine

di iviaggidigogo

Sempre più studenti mi scrivono privatamente per chiedermi consigli su come poter passare gli esami. Spesso però quello che cercano non è un metodo o delle strategie ma ritornare a provare quella motivazione e passione che li porti fino alla laurea.

In pratica la domanda è:

Non ho voglia di studiare, come posso finire l’università?

Questa è una gran bella domanda, io per primo mi sono trovato, arrivato agli ultimi due esami, a dover combattere con la non voglia di studiare. Avevo già aperto questo blog e lavoravo nell’attività di famiglia. Avevo certamente una condizione privilegiata rispetto a tanti altri e da un lato questo mi dava sicurezza. Quindi quello che sto per dirti viene dall’esperienza personale, oltre che dalla formazione.

Spesso l’identikit di chi arriva a provare questa non voglia di studiare è:

  • età tra 26 e 30 anni,
  • esame difficile da dover sostenere,
  • verso la fine del percorso di studi,
  • desiderio di libertà VS senso di oppressione,
  • fuori corso,
  • sensazione di poca integrazione nell’ambiente universitario,
  • poca fiducia nelle proprie capacità,
  • non vede vie d’uscita indolore o in tempi brevi

tutti questi fattori portano alla conseguenza già citata del:

Non ho voglia di studiare, come passare gli esami?!

Ebbene tra un attimo ti dirò cosa ho fatto io per superare questo scoglio che mi ha fatto ritardare di circa 18 mesi il conseguimento della laurea. Essi 18 mesi! Sono passato da una media di 7 esami l’anno a superare l’ultimo esame 18 mesi dopo il penultimo!

Come mai questa differenza abissale tra una condizione e l’altra? Guarda un po’ anche io in quel periodo mi dicevo:

non ho voglia di studiare!

Un altro fattore poi nel mio caso ha fatto da padrone a questa sensazione. Non mi sentivo più studente! Mi sentivo ormai lavoratore, investitore, formatore, scrittore, blogger ma non certo studente. Inoltre avendo un posto sicuro non avevo un grande stimolo a concludere gli studi. In più ci stavo dando dentro con gli investimenti ed anche questo mi dava una sensazione di certezza finanziaria che mi faceva sentire al sicuro.

La conclusione mi dicevo che anche senza laurea potevo benissimo andare avanti lo stesso, avendo il mio reddito mensile, le mie entrate da investimenti e quanto bastava per seguire la mia formazione e crescita personale, che era ed è la mia passione.

Una condizione comoda quindi ed il problema era proprio questo: la comodità che fomentava la non voglia di studiare!

Spesso non è per niente comodo passare ore sui libri a fare entrare nella testa certi concetti. Se poi inizi a dubitare dell’utilità di ciò che stai studiando ti stai, senza accorgertene, affossando ancora di più. Non saranno le valanghe di lamentele a farti passare l’esame, anzi ti toglieranno quel poco di motivazione che forse avevi.

L’unica frase che ti viene in mente in questa circostanza è:

Non ho voglia di studiare e quindi?

Cioè non è poi una tragedia se lascio stare tutto. O almeno dentro di te una parte penserà questo, mentre un’altra sta lottando per fare in modo che tu finisca in fretta questa “tortura”. Anche giustificarsi infatti non è di grande aiuto, sempre se il tuo obiettivo è arrivare alla laurea. In caso contrario ritirati e fai altro nella vita. Al di là della provocazione, se vuoi chiarirti le idee se è davvero importante per te la laurea o meno ti consiglio di leggere questi articoli:

http://www.studentiuniversita.com/2011/10/come-far-pace-con-lo-studio/

http://www.studentiuniversita.com/2011/09/come-passare-lultimo-esame/

http://www.studentiuniversita.com/2011/06/preparazione-esame-universitari-tempi/

http://www.studentiuniversita.com/2011/04/universita-e-lavoro/

Sono tanti articoli? In realtà sono solo alcuni, del resto la domanda a cui vuoi dare risposta è importante, meglio investire 1 ora del tuo tempo per fare chiarezza o rimanere nel dubbio per i prossimi mesi? 😉

Bene, ora che hai fatto un po’ di chiarezza  e forse hai capito perché non hai voglia di studiare dimmi ti è tornata la voglia di studiare? NO?! 😮 Ok, però se stai leggendo queste righe vuol dire che hai più chiarezza sul perché vuoi continuare gli studi o almeno razionalmente sai che ti conviene farlo.

Alla fine il motivo è proprio questo, un discorso di convenienza. Ho dato 35 esami, non mi conviene buttarli nel cestino, mi conviene trovare il modo di passare angli gli ultimi 5. Razionalmente siamo tutti d’accordo su questo concetto… la domanda è:

se non ho voglia di studiare come faccio a passare anche solo l’ultimo esame?!

I modi sono tanti, alcuni più complessi ed introspettivi ed altri più semplici e legati all’ambiente esterno. Se fossimo in una coaching individuale potrei farti fare diversi esercizi ad hoc sulla tua situazione. Ad ogni modo ti segnalo di seguito un decalogo di 10 azioni che puoi compiere per farti tornare la voglia di studiare.

Ecco a te le 9 + 1 tappe da percorrere per riprendere in mano la voglia di studiare e concludere gli esami:

  1. cambia ambiente. Se studi in casa vai in biblioteca, se già vai in biblioteca, cambiala! Sembrerà banale ma cambiare ambiente in alcuni casi, soprattutto all’inizio riattiva un certo desiderio ed interesse per lo studio. Provare per credere. Potresti anche cambiare luogo di studio 1 volta a settimana.
  2. Studia in gruppo. Se sei abituato a studiare da solo, ti consiglio di trovare gruppi di studio con cui condividere gioie e fatiche. Il gruppo ha un’energia eccezionale e vi date sostegno a vicenda. Basta anche essere in due perché la cosa funzioni. Sopra i 5 può diventare dispersivo.
  3. Utilizza al meglio le tue capacità. Ognuno di noi è forte in qualcosa. Nel tuo  caso può essere la lettura veloce, oppure le mappe mentali, oppure il fatto di afferrare al volo certi concetti o di sviluppare rapidamente i ragionamenti. Nel gruppo i tuoi talenti saranno fondamentali perché tu potrai spiegare agli altri alcune parti della materia per alcuni oscure e riceverai lo stesso trattamento su ciò che non hai capito. Se non sai con chi studiare sfrutta la bacheca o il forum della tua università per trovare alleati. Ricorda che c’è sempre qualcuno che sta preparando il tuo stesso esame nello stesso periodo, basta capire chi e come aggregarsi.
  4. Mantieni un atteggiamento positivo. Lamentarti non serve. Riporta il gruppo a concentrarsi sull’obiettivo se iniziano a dare la colpa al professore, al programma, al ministero o alla repubblica. Non in modo pesante ma anzi con una battuta e con leggerezza. Vedrai come cambieranno anche le tue convinzioni sulla fattibilità nel superare l’esame.
  5. Sfrutta i colloqui col professore. Non solo le due settimane prima dell’esame, anche se ti dà fastidio o non sei abituato. Non farlo per farti vedere ma per capire davvero ciò che ti sfugge. Tu vuoi passare questo esame e quindi sei tenuto a fare qualcosa di scomodo che non hai mai fatto. Einstein diceva: “Pazzia è credere di ottenere risultati diversi facendo le stesse cose”. Se vuoi ottenere un nuovo risultato (passare l’esame) vorrai fare qualcosa che non sei abituato a fare.
  6. Simula interrogazioni o prove d’esame nel modo corretto. Preparati sui testi e dispense e dopo integra con le prove d’esame.
  7. Ascolta gli orali prima della tua sessione. Anche se non ti sei iscritto alla sessione. Questo ti aiuterà a capire che domande fa e trovare magari anche nuovi alleati (tra chi non lo passa) per ampliare il gruppo o rimpiazzare le “mele marce”. Questo funziona anche se l’esame è scritto. Aspetta fuori dall’aula chi sta dando l’esame e fai loro qualche domanda.
  8. Alterna studio a divertimento. Ricorda che ogni tanto una birra/aperitivo/caffè magari con gli stessi compagni con cui stai preparando l’esame è molto più efficace di una nottata di studio insieme.
  9. 24 ore prima dell’esame è vietato studiare! Questa è una regola contro intuiva eppure funziona tantissimo. Il giorno prima dell’esame distraiti. Rimani in contatto con i tuoi compagni di avventura ma prendila con leggerezza. Se parli dell’esame fallo in modo giocoso, oppure parla di altro (cosa ben difficile lo so).
  10. questo è il +1. Non è indispensabile ma piacevole e ti aiuterà a mantenere un bel ricordo dell’evento. Finito tutto, cioè passato l’esame, festeggia col tuo gruppo! Una pizza in compagnia è un ottimo modo per salutare i vostri compagni di viaggio e mantenere quella carica positiva per passare all’esame successivo.

Ecco come in 10 mosse puoi passare, in modo pratico, da: non ho voglia di studiare a: ho passato l’esame!

Ora tocca a te, in bocca al lupo e fammi sapere come va! 😉

Cristian

12
Feb

lavoro per universitari in tempo di crisi?

universita e lavoroCrisi finanziaria, crisi monetaria, crisi economica… e che palle!!

E se invece delle condizioni generali sfavorevoli ci fosse chi assume ed anzi non vede l’ora che gli bussi alla porta perché stava aspettando proprio qualcuno come te con quel tipo di laurea, o esperienza universitaria, o diploma?!

Infatti secondo la stima di Datagiovani esistono delle categorie ricercate che in controtendenza hanno aumentato l’offerta di lavoro nel 2012.

Quali sono queste categorie?!

Cuochi, camerieri, operatori del turismo e addetti all’accoglienza, ma anche segretari d’ufficio! I settori in cui si le assunzione sono più elevate invece risulta essere: ristorazione, ingrosso, ed edilizia.

Per quanto riguarda le lauree gli ingegneri (soprattutto ramo turismo) rimangono i più ricercati anche nel primo trimestre del 2013.

E dopo il 2013 cosa succederà? I lavori più ricercati del prossimo futuro rientrano nei settori: medicina (infermieri), chimica, agricoltura, green economy (progetti ecosostenibili), scienze motorie, scienze economiche e statistiche, scienze umane per citare i primi.

Per un elenco completo visito il sito www.pmi.it/economia/lavoro/news1

Per saperne di più visita http://www.pmi.it/economia/lavoro/news2

Cristian

P.S. ti consiglio di iscrverti al sito pmi.it io lo consulto tutti i giorni per sapere le news in tema di economia, lavoro, ricerca e sviluppo.

29
Oct

scrivere la tesi: lo stile

Qual è lo stile migliore per scrivere la tesi?

Ovviamente deve essere formale. Forse ti potrà sembrare banale ma ho sentito più di una storia su questo punto. Professori o assistenti tra l’arrabbiato e l’allibito nel leggere testi pieni di: si dice che, ho letto su, mi hanno detto che…

Se sorridi a queste note vuol dire che sei già un passo avanti, ottimo, allora possiamo scendere più nel dettaglio. Visto che amo molto la sintesi di seguito ti riporto 2 elenchi importanti: sugli errori più comuni, e sui punti di forza di una tesi ben scritta.

Alla fine ti do anche 3 suggerimenti per velocizzarti nella stesura della tesi.

Ti elenco i 7 errori più comuni nello stile della tesi:

  • espressioni colloquiali e colorite
  • dare del tu al lettore
  • scrivere passaggi chiave senza citazione
  • affermazioni forti senza citazione
  • opinioni personali (soprattutto nell’introduzione e conclusioni)
  • citazioni senza virgolette
  • usare spesso wikipedia come fonte per le citazioni

di seguito invece i 7 punti di forza di una tesi ben scritta

  • nei passaggi importanti, dichiarare una citazione con nome dell’autore ad inizio frase, per rafforzare il concetto espresso nel periodo precedente
  • mettere a confronto più autori con opinioni diverse e poi indicare la tesi maggioritaria
  • il numero di note dovrebbe essere molto superiore al numero di pagine (anche doppio)
  • porre poche ma mirate domande, magari nell’introduzione ad inizio capitolo, per stimolare l’attenzione del lettore
  • inserire un‘introduzione in ogni capitolo che sintetizzi il concetto che si vuole sviluppare
  • rispettare un filo logico di: problema/contesto, soluzioni, sintesi/sviluppi
  • non dare per scontato i concetti base dell’argomento di tesi anche se gli addetti ai lavori già li conoscono (la commissione è formata anche da non esperti della materia)
Per terminare 3 consigli per velocizzarti nella stesura
  1.  mentre sei in fase di ricerca puoi imbatterti in concetti o frasi che sarebbero perfette nell’introduzione o conclusioni. riportale subito, anche se non sai come collegarle al resto, in questo modo queste due parti si scriveranno da sole (almeno 1 settimana di lavoro risparmiata)
  2. recupera tutto il materiale che ti serve per la tesi e leggi un po’ di libri e riviste prima di iniziare a scrivere, questo ti aiuterà per definire una possibile struttura
  3. ricerca on line pubblicazioni di tesi sul tuo argomento. Se non trovi nulla ricorda che www.tesionline.it ha migliaia di tesi pronte ed aggiornate. 

Buon lavoro! 🙂

Cristian

11
Jul

scrivere la tesi: scaletta

Pensare ad una scaletta vuol dire riflettere su quale ordine dare agli argomenti da trattare nella tesi di laurea.

Potremmo stare giorni a discutere solo di questo punto. In realtà questa è la parte più importante. Non iniziare la tesi senza aver pensato ad un ordine, almeno provvisorio degli argomenti da trattare.

Certo lo so parlo bene io che ho già finito tutto… ma come fai tu che hai appena iniziato o ti trovi nel bel mezzo dell’elaborazione della tua tesi a capire qual è l’inizio e la fine di ciò che stai ricercando?!

Io ti dico cosa ho fatto per avere un’idea di come presentare i punti da sviluppare.

  1. ho iniziato dall’evoluzione storica dell’argomento da trattare
  2. ho pensato quale finalità doveva avere la mia tesi di laurea (cioè perchè e per chi la sto scrivendo?)
  3. sono andato su tesionline.it ed ho comprato 3 tesi del mio stesso argomento 🙂

Ogni tesi costa 30 euro, quindi vedi tu se seguire il mio stesso percorso, ma ti consiglio spassionatamente di svolgere una ricerca su questo sito che è il più grosso motore di ricerca di tesi d’Italia e vedere cosa trovi. Per me è stato utilissimo almeno all’inizio!

Quindi ti consiglio di buttar giù ad una scaletta già nei primi giorni. Sicuramente cambierai idea tantissime volte, ma almeno hai uno scheletro di base sul quale muoverti.

Se invece vuoi solo consultare la bibilografia, sempre da tesionline.it per 6 euro puoi ottenere l’elenco di tutti i testi consultati dai laureandi che hanno ricercato quello stesso argomento di tesi prima di te! 😉

Insomma notevole risparmio di tempo direi!

Questo è il consiglio di oggi. Se hai domande non esitare a scrivere qui sotto nei commenti.

Intanto ti auguro buona gioranta.

Ciao

Cristian

20
Jun

scrivere la tesi: le note

Quando scrivi la tesi aspetto fondamentale è saper indicare in modo corretto le note. Come si inseriscono le note e quando vanno inserite?

A livello tecnico il come è semplice. Se usi open office vai su: inserisci –> note a piè pagina. I numeri si susseguono in automatico. Su word di office è simile: inserisci –> riferimento –> nota a piè pagina.

Puoi inserire le note in basso nella stessa pagina (scelta consigliata) oppure nell’ultima pagina di ogni capitolo, ma di solito non lo fa nessuno ed in quel caso la procedura è un po’ più complessa, anzi non so neanche indicarti come si fa.

Passiamo ora alla parte più interessante: quando inserire le note? Le note si inseriscono in tre casi:

  1. alla fine di una citazione per indicarne: titolo, autore e n. della pagina dove la si può trovare
  2. per approfondire un discorso che altrimenti distoglierebbe dal filo di quanto stai dicendo, come per esempio autori a favore e contrari a quanto hai appena scritto
  3. inserire esempi, fare degli incisi, inserire dei commenti, anticipare qualcosa che di cui si parlerà o rimandare ad altri punti della tesi già trattati.

Di seguito inserisco una pagina presa dalla mia tesi per farti vedere graficamente come vanno inserite le note. Il tema è il commercio elettronico ed in questa pagina ne spiego i tipi e la tecnologia usata.

esempio note tesi laurea

ho scelto appositamente questa pagina perchè puoi trovare sia una nota per citazioni che per approfondimenti.

Quando scrivi una nota per richiamare una citazione tieni conto di cinque fattori importanti:

  1. inserisci le virgolette per tutta la citazione
  2. finita la citazione chiudi le virgolette ed accanto (senza spazi) inserisci la nota
  3. scegli la formattazione che più ti piace o chiedi consigli al relatore per scrivere le note. Io ho deciso fin dall’inizio di scrivere il titolo in corsivo per esempio.
  4. i passaggi fissi sono: inserire la nota, indicare il cognome e poi il nome puntato, il titolo, la casa editrice ed il luogo di pubblicazione, l’anno ed il numero della pagina dove si trova la citazione
  5. puoi scrivere il cognome in maiuscolo, oppure il nome per esteso, oppure il luogo di pubblicazione senza il nome della casa editrice, scegli tu, l’importante è mantenere sempre la stessa modalità

Per quanto riguarda le note di approfondimento non c’è una struttura così rigida, a meno che il tuo relatore non la voglia in una certa maniera. Ricorda di passare sempre dal relatore per consigli pratici, e solo se ti lascia carta bianca, come è successo a me, segui pure i consigli che trovi in rete e adattali al tuo caso.

N.B. se “dimentichi” di inserire le virgolette o il riferimento tramite nota è considerato plagio! Il rischio è quello del salto di sessione e soprattutto di dover riscrivere quelle parti plagiate, che spesso non sai neanche più dove si trovano.

I passaggi per evitare il plagio sono questi:

  1. se sei di fretta e fai un copia/incolla che poi hai intenzione di rielaborare evidenzialo in qualche modo, per es marcandolo in giallo o in grassetto o aumentando il carattere.
  2. se vuoi essere sicuro di aver inserito tutte le citazioni, la cosa migliore da fare è “setacciare” la tua tesi usando lo stesso programma che usa l’università per controllare le tesi sulla percentuale di plagio che è compilatio.net. Con 10 o 15 euro hai una verifica istantanea della percentuale di plagio contenuta nella tua tesi.

Per ora sulle note è tutto. Se hai domande specifiche o qualcosa non ti è chiaro lascia pure un commento qui sotto, ti risponderò volentieri.

Buona giornata

Cristian

 

11
May

scrivere la tesi: introduzione e conclusioni

L’errore più comune è credere di dover scrivere l’introduzione della tesi di laurea come prima cosa e le conclusioni della tesi come ultima!

In questo post scoprirai:

  • 9 punti fondamentali sull’introduzione della tesi
  • 9 punti fondamentali sulle conclusioni della tesi
  • il momento migliore per scrivere introduzione e conclusioni della tesi

 

Hai chiesto la tesi di laurea, hai iniziato le tue ricerche, hai superato anche il primo momento di blocco. Ottimo ed ora che scrivo nella tesi?! 😀

Come scrivere la tesi di laurea è una domanda che ci siamo fatti tutti. Si inizia a chiedere agli amici e conoscenti che si sono già laureati, a genitori e zii che magari si sono laureati 30 anni fa, poi si guarda su internet, e qualcuno compra anche qualche libro.

Io posso ammettere di aver fatto tutto questo! 😉 E ti è servito? Molto! Soprattutto il materiale trovato on line.

Ma torniamo a noi. Come si scrive una tesi? O meglio da dove si inizia? Questa è la domandache mi ha fatto un affezionato del blog, Vincenzo, che ringrazio e saluto e che, data la portata della domanda ho deciso di dare risposta aprendo un nuovo argomento! 😉

Spesso si crede, e l’ho creduto anche io, che iniziare la tesi di laurea significa scrivere le prime pagine introduttive. Questo è vero a metà. Nel senso che puoi abbozzare un intro ma l’introduzione e le conclusioni sono quelle parti della tesi che verranno facilmente riviste continuando a scrivere ed apprfondento i vari temi, aggiungendo, modificando o togliendo inevitabilmente qualcosa ogni volta.

Visto che introduzione e conclusioni hanno caratteristiche comuni, pur essendo opposte, ho deciso di riportarti uno schema che ne metta a confronto le caratteristiche principali. Noterai che sono come i famosi due lati della stessa medaglia.

Introduzione                                        Conclusioni

– dare idea di insieme                                                        – sintetizzare il filo logico del lavoro
panoramica sull’elaborato di tesi                                    – panoramica sull’elaborato di tesi
– introduzione storica e concetti base                                – ripresa dei concetti base e loro sviluppo
citazioni ed esempi con riferimenti                                 – citazioni ed esempi con riferimenti 
evitare grafici                                                                  – evitare grafici
– esporre cosa si tratterà in ogni capitolo                          – dire cosa si è evidenziato in ogni capitolo
evita opinioni personali                                                  – opinioni personali supportate dalla letteratura
– indica perchè questo argomento                                      – cosa hai voluto dimostrare con questa tesi?
– punto di partenza                                                             – possibili sviluppi futuri (letteratura di riferimento)

 

come vedi per alcuni punti introduzione e conclusione si rassomigliano, in altri casi una è la prosecuzione dell’altra, solo non ho ancora capito perchè introduzione deve essere singolare e conclusioni plurale, visto che scrivi entrambe una volta sola trattando più punti. 😉

Al di là di “differenze semantiche” (wow oggi parlo bene! :D), queste due parti della tesi hanno un’altro punto in comune: entrambe possono essere scritte in qualsiasi momento! Si hai capito bene. Non necessariamente l’introduzione deve essere completata prima di iniziare a scrivere i vari capitoli, nè le conclusioni scritte alla fine di tutto il lavoro. Anzi, io ho adottato un’altra strategia.

La mia strategia è stata questa: ho scritto la traccia di ciò di cui avrei parlato, e man mano che scrivevo i vari capitoli e continuavo le ricerche approfondivo anche l’introduzione, e davo corpo ad una possibile conclusione. Ricordo che leggendo qua e là ogni tanto pensavo: ah questa è perfetta per le conclusioni! Oppure: ora ho capito meglio questa cosa, aspetta che modifico l’introduzione ecc…

Secondo me adottare questo schema di ragionamento ti permette: 1) di rimanere flessibile, 2) di evitare il doppio lavoro finale. Perchè infatti rileggere la tesi e cercare di estrapolare delle conclusioni se lo puoi già fare mentre scrivi? Inoltre così è anche più divertente. Passi dall’analisi ed approfondimento di un argomento al suo sviluppo o critica, in questo caso deve essere sempre supportato da letteratura di riferimento, all’interno di un contesto più generale che offre una visione d’insieme.

Sottolineo il discorso della letteratura di riferimento perchè nella tesi di laurea vanno evitate frasi come: secondo me, si dice che, l’opinione comune è… Quando affermi qualcosa di importante ricorda di citarne sempre la fonte! Io su 135 pagine di tesi ho inserito circa 240 note, 15 delle quali solo nelle conclusioni.

Comunque il discorso sulle note lo rimando nel prossimo post, dal titolo: scrivere-la-tesi-le-note

Ti senti bloccato nello scrivere la tesi? Può dipendere da ragioni organizzative e/o emotive. Trovi tutte le spiegazioni in:

ultimi esami e tesi 4

Per ora mi fermo qui augurandoti un buon lavoro. 😉

Ciao

Cristian

30
Apr

ultimi esami e tesi 4

ultimi esami e tesi 1, ultimi esami e tesi 2 ed ultimi esami e tesi 3

Come scrivere una tesi di laurea? Finora ti ho parlato di cosa vuol dire chiedere la tesi, quando è il momento di farlo e come approcciarsi alla “fase due” del percorso universitario.

La tesi di laurea può essere considerata appunto la “fase due”, l’ultimo gradino prima di prendere il titolo. Se sei arrivato alla tesi vuol dire che il grosso del lavoro è stato fatto. Hai superato tutti o quasi gli esami e stai per iniziare una ricerca su un argomento di tuo interesse. Si può dire in altri termini che hai il vento a favore! 😉

Come mai allora tanti studenti trovano difficoltà ad iniziare questa nuova avvenutra? Ci sono sia ragioni psicologiche/emotive che ragioni pratiche/organizzative.

Ragioni emotive                                                          Ragioni organizzative

stress                                                                          non so da dove iniziare

emozione                                                                    non ho organizzato il lavoro

paura                                                                          non so come procedere con le ricerche

ansia                                                                           non so materialmente come scrivere una tesi

di solito le ragioni organizzative sono la superficie o la reazione di ragioni emotive più profonde. Nelle sessioni di coaching individuale spesso si affrontano entrambi gli aspetti, ma nel blog mi limito a guardare insieme a te la parte di destra, quindi le difficoltà tecniche, perchè non sono uno psicologo, pur avendo studiato per anni l’argomento e le interazioni sociali, ed inoltre la parte emotiva è troppo vasta e dettagliata, ed aggiungerei diversa da persona a persona, per poterla esaminare in questo contesto. All’interno di una sessione di coaching le cose sono diverse. Siamo io e te in un clima rilassato, dove sei tu a dirmi su cosa vuoi lavorare (sia tematiche di vita generali che legate allo studio) e quindi all’interno del discorso aspetti razionali ed emotivi si incontrano in modo naturale.

Ma torniamo al discorso. Vediamo da dove iniziare, come organizzare il lavoro, dove trovare materiale per le ricerche e da dove si inizia per scrivere la tesi.

Una volta che hai il titolo provvisorio della tesi di laurea e magari ti sei fatto dare dal prof qualche spunto per la traccia da seguire, la prima cosa da fare è raccogliere quanto più materiale riesci a trovare sull’argomento. Detta così sembra ovvio, ma da dove si inizia a cercare? Dunque se hai appena chiesto la tesi al prof, e lui ha accettato, probabilmente avete già avuto un primo scambio di idee su come affrontare i primi passi. Se così non fosse ti consiglio di tornare in facoltà o mandare un’email per avere più info. Ad ogni modo mettiamo che hai già una traccia, stai ancora ragionando sull’argomento… perchè tornare a casa e rimandare il tutto? Usa la biblioteca della facoltà per e/o il servizio di internet dell’università per iniziare da subito le ricerche. Impiega anche tutto il giorno se è il caso, ma batti il ferro finchè è caldo.

L’alternativa è quella di andare a casa, rilassarsi, iniziare qualche ricerca per poi annoiarsi o stressarsi perchè non si trova quello che si vuole in poco tempo. Certo non deve andare necessariamente così, ma diciamo che l’università ha sicuramente più strumenti da metterti a disposizione per le tue ricerche rispetto a quelle che puoi avere in casa, quindi visto che sei già lì, sfrutta il momento! 😉

Una volta che hai raccolto del materiale iniziale, prima di iniziare a scrivere è meglio farsi una scaletta. In pratica:

  • quanti capitoli scrivere: di solito non si superano i 4,
  • come impostare il discorso: prima faccio una panoramica e poi entro nello speficico? Devo inserire dei concetti di base prima di arrivare all’oggetto della tesi? E’ utile mostrare l’evoluzione storica di ciò che vado a trattare? Spesso queste sono risposte che ti può dare il professore, anzi quello che sarà il tuo relatore.
  • quante pagine scrivere: anche in questo caso è il relatore a darti un minimo o un massimo. Il numero di pagine è molto variabile, dipende anche dalla voglia del prof di correggere. Per dare dei numeri, ma chiedi conferma, per la triennale le pagine di una tesi media sono circa 100 e per la specialistica intorno a 150.
  • qual è l’argomento più corposo: già da un’indagine iniziale puoi averne un’idea. Magari è l’ultimo capitolo quello più corposo, come spesso capita, e solo lui può raddoppiare il numero di pagine da scrivere. Queste info ti sono utili sia per calcolare approssimativamente quante pagine possono uscire sia per calcolare il tempo a disposizione.

Per ora mi fermo qui. Di informazioni e suggerimenti te ne ho dati anche oggi, inizia da qui e tra qualche giorno ti dirò il seguito.Intanto ti auguro una buona giornata.

Ciao

Cristian

P.S. per il tema organizzazione dello studio, ti consiglio di andare sulla mappa del sito dove trovi almeno 9 post su come gestire il tempo in base agli esami ed agli altri impegni. 🙂

 

24
Apr

ultimi esami e tesi 3

 ultimi esami e tesi 1 ed ultimi esami e tesi 2

L’ultima volta ti ho lasciato dei suggerimenti sulle strategie di approccio alla tesi, sia che ti manchino degli esami sia che li hai già dati tutti. Oggi invece ti svelo una chicca che probabilmente non hai letto da nessun altra parte. Un segreto importante per avere un atteggiamento produttivo verso la tesi.

Da un punto di vista emotivo, se hai già iniziato lo sai, tutto il lavoro di tesi passa da diverse fasi:

1) prima fase: eccitazione ed entusiasmo per la novità

2) seconda fase: panico o fatica o rifiuto rifiuto e noia

3) terza fase: ripresa, interesse e piacere

4) quarta fase: conclusione, preparazione alla discussione e senso di soddisfazione

La maggior parte di chi ha dato la tesi ha passato tutte e quattro queste fasi. Già i titoli sono esplicativi, ad ogni modo te li spiego brevemente.

1) I primi giorni non vedi l’ora di iniziare, hai scelto il professore ed avete concordato l’argomento di tesi. Inizia quindi la tua ricerca sul materiale. Ti senti molto attivo, passi molto tempo sia al computer che in biblioteca per capire il campo d’azione della tesi. Finita la ricerca inizi a scrivere qualcosa per fissare le idee.

2) A questo punto possono succedere diverse situazioni. Hai iniziato a scrivere qualche pagina ma ti sembra di aver già concluso, non sai come andare avanti e si genera una sorta di blocco creato da un momento di panico e sconforto. Oppure l’eccitazione inizione iniziale scompare perchè ti rendi conto che la fase di ricerca porta con se una grande fatica che ti mette a dura prova e magari quello che hai scoperto finora invece di rivelarsi interessante ti annoia o peggio non ti piace proprio.

3) Del resto hai preso un impegno e se ti vuoi laureare la tesi va elaborata, presentata e discussa. Quindi spesso è questa la motivazione che ti spinge a progeseguire i lavori anche se una parte di te non ne “vorrebbe mezza”. Grazie a questa costanza poco per volta esci da questa fase down e ritorna l’interesse ed a volte la passione per il lavoro che stai portando avanti.

4) I giorni passano veloci in questo modo ed a fine giornata ti senti soddisfatto per quanto sei stato produttivo. Passano così le settimane, tra ricerche, confronti col professore, chiaccherate nei corridoi con chi sta preparando la tesi come te, magari con lo stesso prof, correzioni, approfondimenti e sviluppi… ed arrivi senza accorgertene a pochi giorni dalla discussione di laurea… ma questo è un altro file.

Queste sono molto brevemente le 4 fasi che la maggior parte dei laureati ha superato prima di accedere al mondo del lavoro da “dottore”. Si potrebbe approfondire il tema, e se un certo numero di persone mi manifesterà l’interesse a riguardo se ne può parlare, altrimenti passerò oltre.

Quello di cui ti sto per parlare invece viene prima di queste quattro fasi ma in un certo sento va oltre.

In altre parole ti sto per svelare qual è la domanda chiave che dovrestri farti prima di iniziare la tesi. Molti infatti preferiscono prepararla col professore che più gli è piaciuto o nella materia nella quale hanno preso il voto migliore. Altri puntano invece ad un lavoro facile e veloce in una materia poco impegnativa. Tutte strategie valide ed ammissibili, ognuno conosce la propria situazione meglio di chiunque altro e spesso ci sono situazioni esterne e contingenti che ti spingono a dover prendere una scelta piuttosto che un’altra.

Chiaramente non posso conoscere la tua situazione, ma se puoi scegliere, sperimenta questo nuovo approccio che ti sto per dire e probabilmente ti tornerà utile anche in futuro.

La scelta della materia e del titolo su cui svolgere le mie ricerche di tesi è partito da un ragionamento di questo tipo: dato che devo investire diversi mesi del mio tempo in una ricerca, e dato che alla fine di tutto questa ricerca viene altamente ricosciuta a livello accademico e ben vista spesso dal mondo del lavoro (infatti sempre più spesso le aziende chiedono di inserire anche il titolo di tesi nel CV), allora vale la pena unire le due cose e sviluppare un prodotto che possa essere spendibile nel mondo del lavoro.

In pratica la domanda è stata: perchè fare una ricerca che ha un alto valore accademico e mi costa tempo e fatica per poi chiuderla in un cassetto? Tanto vale fare qualcosa che anche il mercato del lavoro possa apprezzare e magari può diventare il mio primo prodotto in vendita (come libro, ebook, video, progetto o prodotto fisico…)

Questa riflessione si è poi concretizzata nello sviluppo di 4 fasi.

fase 1: stabilisci un’area di interesse su cui vuoi elaborare la tesi

fase 2: data l’area di interesse fai una ricerca di mercato per capire qual è il desiderio latente degli utenti ai quali ti rivolgi con questo prodotto

fase 3: trova il professore e/o la materia che ti permettano di sviluppare le ricerche in tal senso

fase 4: trova l’approvazione del professore e buon lavoro! 🙂

Anche queste 4 fasi meriterebbero degli approfondimenti, ed infatti sto scrivendo un ebook proprio su questo! 😉

Intanto se ci sono domande puoi lasciarmele qui sotto o scrivermi a universitastudenti@gmail.com

Per ora è tutto ti auguro una buona giornata.

A presto.

Cristian

 

6
Apr

ultimi esami e tesi 2

Leggi ultimi esami e tesi 1 prima di continuare.

In ultimi esame e tesi 1 ti ho spiegato come è utile prendere informazioni sulla tesi anche se sei agli ultimi esami, magari informandoti su quali sono i temi più papabili e quindi valutare quale ti piace di più.

Un conto quindi è prendere informazioni generali e preliminari, altra cosa invece è iniziare la tesi mentre stai ancora studiando per gli ultimi o l’ultimo esame. Per quanto sia possibile e conosco gente che lo ha fatto, personalmente ritengo che si perdano troppe energie nel tentativo di stare dietro ad entrambe le cose. Sarebbe un po’ come andare in giro con una scarpa da ginnastica ed uno stivaletto. Il rischio infatti è quello di pensare alla tesi mentre studi per l’esame e viceversa.

Come sempre ogni regola ha la sua eccezione. Magari sei abituato a lavorare in “multitask” e quindi riesci a star dietro ad entrambe le cose, oppure hai scelto un argomento di tesi scemplice che non ti chiede troppo impegno (se lo hai trovato ti prego di segnalarmelo nei commenti qui sotto. Io ad oggi non conosco nessuno in questa situazione), oppure al contrario gli esami che ti mancano sono semplici e ti permettono di dedicarti anche ad altro (se sei in questo caso sei stato saggio, e rientri in gruppo ristretto di studenti, che non supera il 10% del totale).

Purtroppo solo la minoranza degli studenti rientra nei casi che ho appena citato, gli altri si trovano alle prese con quel esame… si proprio quello che ti faceva venire mal di pancia già l’anno prima, che ti faceva sudare d’inverno e gelare d’estate, 😀 e piuttosto che aprire il libro e studiare “quella roba” preparo un altro esame.

Ci siamo passati un po’ tutti. Anche io mi sono tenuto come ultimo esame informatica, che da noi voleva dire imparare a programmare in C. 😮 Ho scritto ben 8 post su questi tipi di esame, quelli che proprio non ti vanno giù e che tendi a rimandare. E’ nel tread come passare l’ultimo esame. Non necessariamente è l’ultimo, ma è quello superato il quale ti sembra che la strada sia in discesa (ma spesso è proprio l’ultimo! :D).

Se rientri anche tu in questo caso ti sconsiglio vivamente di aggiungere anche la tesi ai tuoi pensieri.

I tempi di preparazione della tesi, come sai dal primo post, variano da poche settimane (per la triennale) a 6 mesi (per la specialistica).

Se sei nel primo caso non ti troverai davanti a grandi problemi di tempo, anzi probabilmente la parte più lunga sarà la ricerca del materiale piuttosto che la stesura vera e propria.

Se invece devi preparare la tesi per la specialistica, o magistrale, o quadriennale o quello che è, la situazione diventa più impegnativa. Sicuramente la fase iniziale della ricerca ti porterà via del tempo, che può andare da qualche giorno, se sei fortunato e trovi tutto quello che ti serve (e se sei in questo caso dicci che tesi hai fatto per piacere :D), ad alcune settimane se il materiale è sparpagliato e non immediato da trovare.

La ricerca del materiale in modo approfondito riguarda il lavoro di tesi, ma quello che puoi fare, se non vuoi perdere troppo tempo finiti gli esami, è dare un’occhiata in giro sulla facilità o meno di reperire informazioni su internet o in biblioteca circa l’argomento potenziale che potresti trattare.

Questo comunque è un di più, e ti consiglio di farlo solo se non sei vicino agli appelli.

Quindi ricapitolando

1) meglio finire gli esami prima di iniziare la tesi,

2) una ricerca iniziale sulla materia e tipo di tesi che vuoi affrontare può invece essere utile anche se ti mancano un po’ di esame, anche cinque esami prima,

3) se gli esami che ti mancano sono semplici o di media difficoltà e sei lontano dalle date di appelli puoi abbozzare una ricerca generica e veloce sul tema o i temi che potresti trattare. La ricerca è meglio che sia generica e veloce, ti serve giusto per avere un quadro molto sommario della situazione e per scegliere materia, professore e tema.

Per ora mi fermo qui. La prossima volta vedremo qual è l’atteggiamento consigliabile per approcciarsi alla tesi.

Intanto ti auguro una buona giornata. 🙂

Ciao

Cristian