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Archive for July, 2010

24
Jul

universitari all’estero: l’erasmus

Ho spiegato, nella prima parte, l’utilità di studiare all’estero.

Vediamo ora quali sono i progetti principali che buona parte delle università pubbliche mettono a disposizione.

Mi concentro sulle università pubbliche perchè le private possono attivare progetti differenti, e vista che ne esistono diverse decine diventa troppo lungo guardarle una per una.

I progetti principali, quindi, sono:

1) erasmus (semestre o anno di studio)

2) quattro motori (semestre di studio + tesi o stage)

3) tesi all’estero (per le specialistiche)

4) Intensive Program (da 10 a 15 gg all’estero per un progetto comune)

Intanto bisogno distinguere in quale momento del percorso universitario ti trovi.

A seconda che tu sia all’inizio, metà o alla fine dei tuoi studi, sarà più adatto uno o l’altro progetto.

I nomi più comuni, come Erasmus, 4 motori… sono uguali per tutti, ma può essere che la tua università abbia attivato progetti simili a quelli che ti sto per descrivere ma con altri nomi.

Questi inoltre sono solo alcuni dei tanti progetti che potresti trovare nel tuo ateneo.

Ti consiglio quindi di guardare il sito della tua facoltà ed università, per prendere informazioni più dettagliate circa i progetti specifici attivati.

Il primo progetto a cui, di solito, uno studente si accosta è l’erasmus, che è anche il più conosciuto.

L’erasmus, come gli altri progetti, è finanziato in parte dalla Comunità Europea, in parte dalla tua università, ed ha l’obiettivo di far studiare i propri studenti in università di altre nazioni europee, e negli ultimi anni anche extraeuropee.

I progetto sono bilateral, cioè se la tua università ha un accordo di ospitalità con un’università straniera, questa avrà lo stesso accordo con la tua.

La mia università, per esempio, contava, nel 2006, più o meno 200 posti disponibili, in circa 90 università e 13 paesi stranieri. Ciò vuol dire che dava la possiblità a circa 200 studenti stranieri, provenienti dalle stesse 90 università di quei 13 paesi, di studiare a Milano.

La procedura per aderire all’erasmus è un po’ complessa, ti suggerisco di leggerla bene sul bando, che puoi trovare nella sezione apposita del sito della tua università o su internet.

Spesso, inoltre, l’università stessa organizza incontri per gli studenti interessati a questo progetto, poco prima dell’apertura dei nuovi bandi.

Se sei al primo anno credo sia perfetto per te iniziare ad informarti su questo progetto, visto che il bando per l’adesione esce tra febbraio e marzo e rimane attivo poche settimane.

In tutto hai tempo circa 4 mesi per completare le procedure richieste e ti assicuro che ci vogliono tutti. Percui le fasi conclusive della procedura saranno tra maggio e giugno.

La durata del soggiorno è variabile, parte da 3 fino a 12 mesi.

La maggior parte dei bandi comunque sono da 5 o 10 mesi.

Nella mia università, ma non mi sento di darla come regola generale, i progetti per la Spagna duravano quasi tutti 10 mesi.

In questo caso la partenza dall’Italia è prevista a settembre.

Se invece aderisci ad un progetto da 5 mesi, come ho fatto io, che sono stato in Ungheria, puoi partire nel primo semestre, (settembre) o nel secondo semestre (febbraio). La data di partenza, in questo caso, la decidi tu, io comunque consiglio se è possibile di partire il primo semestre.

Perchè? Perchè se parti nel primo semestre puoi chiedere il prolungamento verso la fine del periodo, cioè richiedi di stare 1 semestre in più. Se parti nel secondo non ti è concesso alcun prolungamento.

C’è da dire comunque che il prolungamento verrà rimborsato solo che i fondi saranno sufficienti.

Come vedi i tempi sono molti lunghi, può passare anche 1 anno da quando hai fatto domanda a quando parti. Per questo consiglio a tutti coloro che sono al primo anno di informarsi comunque sull’erasmus, anche se non hanno l’idea di aderire al momento.

Ti assicuro che l’esperienza che vivrai te la ricorderai per molti anni e probabilmente ti cambierà anche.

Visto che il post sta diventando troppo lungo, preferisco fermarmi qui.

Nella terza ed ultima parte ti finisco di raccontare la mia storia e di guardare velocemente gli altri progetti.

Intanto buon fine settimana. 🙂

Cristian


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18
Jul

universitari all’estero

Perchè andare all’estero per un corso di laurea, se le università italiane sono più comode?

Questa è una reazione comune da parte degli studenti che pensano che studiare all’estero, sia solo ai fini di un titolo di studio quale la laurea.

Perchè studiare all’estero se non conosco bene la lingua, non so dove andrò, chi incontrerò se mi ambientero…?

Queste erano anche le mie domande all’età di 18 anni, quando, per la prima volta, ho sentito parlare di queste opportunità di studio in un’altra nazione.

Diciamo subito che ci sono due modi per studiare all’estero:

1) iscriverti in un’università straniera

2) aderire ad uno dei progetti di mobilità della tua università

A seconda della strada che decidi di intraprendere, diverse sono le procedure da seguire.

Riguardo la prima opzione non ho esperienza, quindi non saprei quali tipi di documenti servano per iniziare, o trasferirsi, dall’Italia in un’università estera.

Ok, ma perchè studiare all’estero?

Potrei darti le ragioni ufficiali che si dicono di solito per rispondere a questa domanda.

Potrei dirti che studiare all’estero apre la mente, ti fa conoscere nuove realtà, ti fa approfondire la pratica di una lingua straniera, ti mette in una situazione scomoda che ti serve per la crescita, ti fa fare nuove amicizie, e diciamo che queste sono le spiegazioni principali.

Rileggendole, mi viene da dirti che le ragioni ufficiali sono anche vere. 🙂

Dalla mia esperienza ho vissuto tutto quello che mi hanno detto, pur dimenticandomi, una volta li, di averlo sentito.

Questo perchè tutte le spiegazioni che ti possono dare prima, per quanto vere e valide, non reggono il confronto con l’esperienza diretta.

Prima di partire, può capitare di essere tra l’eccitato e l’agitato, magari ti prepari prima, fai ricerche su usi e costumi, vedi quanto costa vivere li, quante sono le giornate di sole (eeehhh). Se sei un ragazzo, ti informi anche su come sono le ragazze, mentre se sei una ragazza, sulla densità di centri commerciali della zona. ;D

Una volta arrivato, può succedere di sentirsi spaesato, un po’ nel pallone, e puoi metterci alcune ore, come alcuni giorni, per capire che ti trovi in un altro paese, ed è iniziata la tua avventura.

Ma questa sensazione dura poco, e se sei abituato a viaggiare forse neache la senti. Una volta che entri nell’ottica, inizi a divertirti.

Le prime settimane servono per capire come vanno le cose ed esplorare, seguire i ritmi del posto e goderti il luogo. I mesi successivi…uguale, con la differenza che hai già capito come vanno le cose e quindi è praticamente tutto godimento.

I mesi possono passare così in fretta da arrivare alla fine senza rendertene conto, e tornare nella tua città forse con un misto di gioia e malinconia.

Perchè quindi avvicinarsi ad un’esperienza all’estero?

Proprio per tutte quelle spiegazioni ufficiali e qualcuna ufficiosa, che tanto dimenticherai una volta li, perchè a quel punto inizia la TUA avventura.

Ed anche perchè, tutti quelli con cui ho parlato, che si sono laureati senza avere svolto un’esperienza all’estero, si sono poi pentiti.

E’ un’occasione in più per te, un raro caso in cui l’unversità ti paga per divertirti all’estero.

Ovvio, tu vai li anche per studiare, non è proprio una vacanza, o almeno lo è dal 60% al 90% ma rimane quel 10-40% di studio, però, secondo me, è ben sopportabile. 😉

Quindi, invece di chiederti perchè, chiediti perchè no?! 🙂

Nel prossimo post vedremo i tipi di progetti messi a disposizione dall’università per andare all’estero, e ti darò la mia esperienza su quella che ho seguito direttamente: l’ERASMUS!

Buona giornata

Cristian

15
Jul

laureati e soldi

L’università ha come scopo quello di farti studiare, per darti più informazioni da spendere nel mondo del lavoro, e quindi maggiore professionalità. Questo ti porterà maggiori entrate.

Questa è un po’ l’idea comune che si ha dell’università, ma sarà vero tutto questo?

Vediamo un po’, analizzo la frase pezzo per pezzo e vediamo quanto questa è corretta, secondo  quello che abbiamo intorno oggi.

L’università ha come scopo quello di farti studiare… Questo è corretto.

Lo scopo che si sono dati, fin dalla sua creazione, è stato quello di far accedere, chi se lo poteva permettere, gli studenti ad una formazione maggiore.

Infatti l’università era l’ultimo gradino, il più alto, prima di entrare nel mondo del lavoro.

Un laureato godeva di fama e prestigio, e questo fino a pochi decenni fa, e, per questi pochi fortunati, era molto semplice accedere a cariche dirigenziali in breve tempo.

L’obiettivo si è mantenuto nel tempo. Anche oggi l’università mantiene l’arduo compito di farti studiare, ma non si può dire altrettanto circa la formazione.

Tutti sappiamo che una grande pecca delle università italiane, riguarda il grande nozionismo che viene dispensato, e quindi la grande cultura che ti offre, sempre che ti ricorderai quanto hai studiato anche dopo, a discapito, però, della praticità.

Quindi si, ti fanno studiare ma, ti posso garantire, sempre meno. In 10 anni infatti i programmi si sono ridotti generalmente di 1/3, e questo comunque senza badare più di tanto alla concretezza.

Non a caso, oggi, la laurea non è più il gradino più alto dell’istruzione, ma i master e dopo l’apprendistato, hanno preso il suo posto.

…per darti più informazioni da spendere nel mondo del lavoro… finchè si parla di informazioni, la frase è corretta, ma come abbiamo visto poco fa, queste sono spesso troppo astratte per il mondo del lavoro.

Non a caso, infatti si parla di informazioni ma non di formazione.

L’università, purtroppo, ha mantenuto degli standard educativi e didattici di altri tempi, e non si sono ancora adeguati a quello che oggi il mercato del lavoro richiede, che è ben diverso da quello che richiedeva 50 anni fa, ma anche solo 10 anni fa.

Non ci si può aspettare del resto che una macchina così complessa come la struttura universitaria, si rivoluzioni ogni 4 anni, altrimenti sarebbe il caos.

Un ciclo di studi completo, infatti, dura 5 anni, che facilmente diventano 7. Sarebbe molto destabilizzante per uno studente vedersi cambiare le regole a metà percorso.

Quindi, purtroppo, l’università italiana, si è impigliata da sola in una struttura rigida.

Del resto cosa potrebbe fare?

Le idee qui non mancano. In America stanno già sperimentando le grandi potenzialità di internet legate all’apprendimento.

Alcune università, infatti, danno la possibilità di seguire corsi, legati al percorso universitario scelto, in qualsiasi altra università del globo che partecipi a questo progetto.

Il tutto avviene chiaramente via internet.

Una sorta di università online globale.

Se, per esempio, sei iscritto ad Oxford, ed aderisci al progetto, hai facoltà di seguire il corso di diritto romano del professor Tizio che insegna in Bocconi, piuttosto che quello di marketing internazionale del professor Caio alla Sorbonne di Parigi.

Raggiunta la laurea, potresti così trovarti, per esempio, 10 esami dati nella tua università, 10 in università tedesche, 5 in università francesi e 2 in quelle italiane.

Questo, secondo me, vuol dire guardare avanti.

In Italia invece, non c’è ancora questo tipo di apertura, nè da parte delle istituzioni, ma a dirla tutta neanche da parte di tanti studenti.

Pensa per esempio, che quando ho partecipato al progetto erasmus, nella mia università (Milano), i posti disponibili erano superiori di circa il 20% alle richieste.

Aprirsi al nuovo, aprirsi ad altre culture, e lingue, non è un tema così tanto sentito, ancora, nel nostro paese.

Per darti idea di quello di cui sto parlando ti faccio leggere questo articolo del corriere della sera che porpone delle statistiche su quanti parlano, oggi in Italia, una lingua straniera.

In sintesi il 66% della popolazione dichiara di averle studiate, ma oltre il 50% di questi non le sa parlare (inglese scolastico), ed il 52% non intende migliorare il suo livello neanche in futuro! 😮

Curioso tra l’altro che, per dire conoscenza insufficiente di inglese, si usi il termine più accomodante di inglese scolastico…e questo la dice lunga su come viene insegnato nelle scuole. :/

Questo ti porterà maggiori entrate. Mi dispiace dirti che in Italia non funziona così.

Secondo i contratti collettivi di lavoro, infatti, un maggior stipendio ti viene riconosciuto solo se inizi un lavoro inerente a ciò che hai studiato. Negli altri casi, la laurea, non dà diritto ad un livello di inquadramento più alto rispetto ad un non laureato.

In questo caso, trovare un impiego, dopo la laurea, diverso da ciò per cui hai studiato, e credimi questo capita sempre di più, non solo non ti garantisce uno stipendio maggiore rispetto agli altri, ma colui che si è diplomato ed ha iniziato a lavorare 5 anni prima di te in quel settore, guadagnerà sicuramente più di te.

Questo perchè, sempre per legge, esistono i cosiddetti scatti di anzianità. A prescindere dall’azienda in cui hai lavorato, a parità di mansioni, sei tenuto ad un aumento di stipendio automatico ogni tot, come riconoscimento dell’anzianità lavorativa e professionale.

Questo vuol dire che se lavorerai per 10 anni in quel settore, il diplomato guadagnerà sempre più di te.

Amenochè non raggiungi una qualifica superiore alla sua. Però, visto che fai un lavoro diverso rispetto a ciò per cui hai studiato, o hai imparato qualcosa di più di 4 nozioni, nel periodo universitario, o la laurea non ti servirà neanche per spiccare tra gli altri a livello professionale.

In quel caso perchè dovrebbero darti una qualifica superiore a chi ha una maggiore conoscenza e competenza in quel settore?

Alla fine, allora, a che serve la laurea?

A tante cose a livello personale, rimane un incognita, invece, dal punto professionale, lavorativo e di guadagno.

Con questo non sto certo discriminando i laureati, sto invece dando una visione che abbraccia diversi aspetti della realtà in cui siamo oggi immersi.

Cristian

9
Jul

perchè la laurea?

Molti di coloro che escono dalla scuola superiore, intesa sia come liceo che  ragioneria, ed anche indirizzo professionale, iniziano l’università.

Sempre più ragazzi che si iscrivono e sempre più studenti che lasciano l’università.

Perchè?

I motivi sono milioni, ma in questo momento voglio concentrarmi sul discorso motivazione.

Ti sei mai chiesto perchè studiare, e perchè darsi tanta pena per ottenere la laurea?

Io francamente me lo sono chiesto diverse volte.

Ottenere la laurea non è una passeggiata. Chiunque, anche chi trova facile studiare, e passare brillantemente gli esami, comunque investe ore ed ore al giorno sui libri, soprattutto in vista degli esami.

Una dedizione del genere deve avere un forte motivo alle spalle.

Questa è la motivazione, il motivo per compiere un’azione.

Perchè quindi puntare alla laurea?

Negli anni mi sono dato diverse spiegazioni.

Confesso che il primo anno il motivo era: perchè è una tappa obbligata.

Venendo dal liceo linguistico, infatti, non vedevo alternative.

Questa però, per me, era una motivazione decisamente debole. Infatti dopo circa 6 mesi, già lavoravo.

E l’università? Avevo seguito 4 corsi, studiato poco, ma soprattutto avevo assaporato la libertà di fare quello che mi pareva. Così ho iniziato a frequentare sempre meno, a prendermi più tempo per me, a guardarmi intorno ed alla fine ho iniziato a collaborare con una società che vendeva assicurazioni.

Niente stipendio fisso, solo provvigioni, e niente orari fissi. Dipendeva tutto da me.

La soluzione ideale per sperimentare il mondo del lavoro, senza dover dire in casa che non seguivo più i corsi.

Inutile dire come è finita…per i quattro anni successivi mi sono dedicato solo al lavoro.

Solo dopo diversi anni, ho deciso di tornare in università.

Perchè? Per una rinnovata motivazione.

Fino a quel momento, non c’era una ragione, razionale e specifica, percui dovessi darmi tanta pena per studiare e passare gli esami.

Ma l’ultima esperienza lavorativa me ne aveva data una forte.

I tre mesi precedenti al nuovo ingresso in università, li avevo spesi, a 1000 km dalla città in cui vivevo e vivo (Milano), trovandomi un lavoro nel sud Italia.

Non sto qui a dire le ragioni di questa scelta, fatto sta che in quel luogo, in quel lavoro, ho imparato tanto e non solo a livello professionale. Ho imparato anche qualcosa sulla gestione delle emozioni e su come rapportarmi verso chi comanda (cioè il datore di lavoro).

Quel modo burbero di trattarmi, per uno stipendio misero, è stata per me la giusta motivazione, che mi ha spinto a tornare in università, e definire il mio percorso di studi, o meglio iniziarlo visto che avevo in archivio solo due esami.

La mia motivazione iniziale, è stata quella di laurearmi, per non dover più sottostare ai capricci di un capo ignorante, che mi dava uno stipendio da miseria, ma essere io, magari, a guidare un gruppo, un domani.

Da allora (2003) le motivazioni sono cambiate di anno in anno.

Oggi, per esempio, la laurea mi serve per dare forza ai miei lavori online.

Nel mercato del lavoro e dell’ecommerce, soprattutto italiano, è molto più rilevante, e dà molta più credibilità, leggere un articolo, un ebook, un libro scritto da un laureato, che gli stessi lavori scritti da un non laureato.

Una laurea per gli altri insomma? In un certo senso si, il che va bene, basta esserne consapevoli.

E’ un po’ come sapere che guardare la tv rincretinisce.

Puoi iniziare una campagna contro la tv, e contro il sistema, o sfruttare uno strumento, che tanto oggi è così potente da dettare le regole, e, per esempio, comprare una rete, e metterci quei contenuti che tanto vorresti tu.

Questa è certamente un esempio fatto in grande, ma rende bene l’idea.

La laurea piace tanto al mercato italiano, non solo ai datori di lavoro, ma anche a chi entra in contatto con te a livello professionale, ed a volte anche a livello sociale. E’ inutile far finta che non sia così.

Quindi sapendo questo, quanta fatica dovresti fare per cambiare la mentalità della gente facendogli assimilare il concetto che la laurea non conta un piffero? Non ho detto farlo capire, ho detto farlo assimiliare.

Quanto, invece, diventa più semplice, potendolo fare, assecondare il modo di pensare del mercato, usandolo a tuo vantaggio?!

Il mercato vuole una laurea per riconoscere onestamente il mio lavoro? Questo è in linea con quello che voglio io? Bene allora diamogli una laurea! 😉 Tanto non rechi danno a nessuno.

Certo, questa è una nuova acquisizione che mi dà una buona motivazione ora che ho finito.

Se mi fosse venuta in mente 5 anni fa, non avrei certo continuato a studiare.

Ogni momento della tua vita ha delle motivazioni più adatte di altre.

Quindi, per me, oggi, la scelta della laurea, è in un certo senso dedicata agli altri, nell’ottica di essere riconosciuto al meglio,  ed essere preso più sul serio, nei lavori che realizzo e propongo.

Un altro motivo, più esoterico, per così dire, è legato al concetto di chiusura di un ciclo, che è qualcosa di più che portare a compimento un obiettivo.

Qual è invece, sinceramente, la tua motivazione?

Qual è il motivo vero per cui vuoi passare, 3 o 5 anni, a studiare materie, il 70% delle quali non ti serviranno? Tenendo poi presente che quanto hai già studiato, probabilmente, lo hai già dimenticato all’80%?

Perchè quindi laurearsi? A te la risposta.

Cristian

6
Jul

studenti universitari e cibo (seconda parte)

Nel post precedente abbiamo visto come il modo di mangiare può influenzare lo studio.

Quando si studia in università, non sempre si può scegliere ciò che fa più bene mangiare, ma spesso ti devi arrangiare con quello che trovi, che molte volte può essere gustoso ma non molto nutriente (per es. panini e pizzette).

Prima di passare al setaccio gli alimenti, concludo l’elenco, iniziato nel post precedente, circa la dieta dei gruppi sanguigni.

Ho già parlato del gruppo 0 e gruppo A, manca da vedere il gruppo B ed A/B.

gruppo B:

  • cibi ok: latte e latticini di origine ovina e caprina, carni magre, pesce.
  • cibi da limitare: latte vaccino, frumento, frutta secca, semi oleosi.

gruppo A/B:

  • cibi ok: pesce, latte e latticini di origine ovina e caprina, frutti di mare, frutta e verdura.
  • cibi da limitare: carni rosse, frumento, latte vaccino.

Con questo concludo la breve descrizione sui gruppi sanguigni.

Ma rimane aperto un grande interrogativo.

Magari fino a ieri bevevi il classico latte con la foto della mucca stampata sopra tutta sorridente, oppure mangiavi 100 gr di pasta al giorno. 😕

Da oggi dovresti cambiare alimentazione all’improvviso? E come questo può influire sullo studio?

Se fino a ieri eri abituato a mangiare in un certo modo, ti sconsiglio di cambiare improvvisamente alimentazione.

Puoi però iniziare a fare questo esperimento.

Questa sera per cena, cerca di mangiare qualcosa che non hai problemi a digerire, secondo le linee generali dell’emodieta. Fai così per 3 o 4 giorni, magari iniziando dalla cena, che dovrebbe essere il pasto più leggero.

Vedi a quel punto cosa cambia. Ti senti più leggero? Ti senti un po’ più attivo?

Se la risposta è si, allora puoi sperimentare un cambiamento anche a pranzo e per esempio, la seconda settimana scegli dei cibi che ti fanno bene, invece del solito panino con prosciutto o pizza con peperoni e vedi cosa cambia.

Lo so che la pizza è buona, o magari sei abituato a prendere un panino con i tuoi amici durante la pausa pranzo, ma se per 1 settimana mangi, per esempio, tonno ed insalata o riso e verdure, oppure uova, non muore nessuno. Anzi magari scopri che in questo modo riesci a concentrarti meglio, ad essere più presente sullo studio, ad aver bisogno di meno caffè ecc…

Questi, più che consigli dietetici, sono degli esperimenti.

Il miglior medico di te stesso sei proprio tu, e tu solo sai quello che ti fa bene e quello che ti fa meno bene.

Magari l’emodieta non farà per te, come può anche essere che farai una grande scoperta con questo strumento. Come saperlo?

Semplicemente sperimenta e guarda gli effetti che ti dà.

Rispondendo invece alla domanda: cosa mi resta da mangiare?, ti consiglio questo ebook: cibi no problem, della collana I feel good, che dà l’elenco completo ci cibi che fanno bene a seconda del gruppo sanguigno, spiega come mai queste distinzione tra gruppi ed offre delle ricette ad hoc per ogni occasione.

Io, per esempio, ho stampato la pagina in cui elenca i cibi adatti al mio gruppo sanguigno (A) e l’ho appiccicata in cucina. Ogni tanto gli dò un’occhiata prima di cucinare, ed a volte anche prima di uscire per fare la spesa.

Dettaglio non di poco conto, l’ebook costa meno di una pizza. 😉

Con questa chicca concludo questo post, lasciando spazio ai commenti per eventuali approfondimenti.

Ciao

Cristian

1
Jul

studenti universitari e cibo (prima parte)

Lo studio ha sempre richiesto una certa concentrazione. Soprattutto arrivati in università, l’impegno richiesto è spesso maggiore rispetto a tutti i livelli di istruzione precedente.

Capita però di passare un periodo non in forma, in cui studiare diventa difficile, ci si sente appesantiti, annoiati e svogliati.

Questo succede per diversi motivi.

Avere la giusta motivazione ed un obiettivo chiaro, come ho scritto nel primo e secondo post di organizzare lo studio, è sicuramente utile, ed un motivo spesso sufficiente, per ravvivare il desiderio di studiare o passare quel esame.

La concentrazione mentale, può, inoltre, dipendere anche dalla cura del fisico; inteso sia come corretta alimentazione, che movimento ed esercizio.

E’ importante integrare entrambi gli aspetti visto che noi non abbiamo solo una mente ma anche un corpo, e guarda un po’, essi interagiscono l’uno con l’altro! 😮

Ti è mai capitato di sentirti in piena forma? Ed essere di buon umore per questo?

Oppure di essere abituato all’attività fisica, ma dover passare, per scelta o per necessità, un periodo senza allenarti? E come ti sentivi in quel periodo?

Probabilmente meno in forma del solito, e probabilmente un po’ più di cattivo umore.

Questo è un esempio veloce che mette l’accento sulla connessione tra questi due aspetti: fisico e mentale.

Ci sono anche tante spiegazioni scientifiche a riguardo ma non mi dilungo su questo ora.

Preferisco concentrarmi su qualche consiglio pratico per recuperare quel atteggiamento mentale, che ci rende attivi e concentrati, partendo dall’attenzione al nostro corpo.

Premetto che quanto sto per dire non vuol essere una terapia, e nemmeno può sostituire cure mediche. Sono piuttosto consigli dettati dalle varie ricerche effettuate, in due anni, sull’alimentazione, da corsi di nutrizione con attestato, e qualifica di: wellness angel di staff.

Tornando a monte, quindi, abbiamo detto che una corretta alimentazione può favorire lo studio, così come un’alimentazione poco sana per il tuo organismo può appesantirti e quindi impigrirti, deconcentrarti, avere voglia di mare…olè… 😀

Certo non avevi bisogno di me per saperlo. Infatti quello che interessa è: cosa vuol dire corretta alimentazione per il mio organismo?

Ognuno di noi risponde in modo diverso a ciò che mangia. Ed anche questo già sapevi.

Quello che pochi sanno, invece, è che il dr. Peter D’Adamo ha individuato quali sono i cibi buoni, neutri e sconsigliati, per ogni consumatore, o meglio per 4 cattegorie ben distinte di consumatori che egli stesso ha individuato.

Egli infatti ha sviluppato una ricerca partendo da un elemento che tutti noi abbiamo e che non cambia mai nel corso della nostra vita.

A seconda del gruppo di appartenenza di questo elemento, egli indica quali cibi vanno più o meno a genio.

L’elemento di cui sto parlando è il sangue, o meglio il gruppo sanguigno.

Secondo le sue ricerche, Peter D’Adamo ha dimostrato che: consumatori del gruppo 0, per esempio, assimilano e digeriscono meglio alcuni cibi, verso i quali, per esempio, il gruppo A avrebbe dei problemi.

Quali sono allora questi cibi?

L’elenco dettagliato sarebbe troppo lungo, se ti interessa ti consiglio di scaricare l’ebook gratuito: cibi no problem di Leonardo di Paola e Viviana Taccione.

In linea di massima, comunque ti posso dire quali sono le categorie di alimenti che ogni gruppo favorisce o ha difficoltà ad assimilare:

Gruppo 0:

  • cibi ok: carni magre e pesce, frutta e verdura
  • cibi da limitare: cereali, salumi, carni essiccate, the, caffè, cola

Gruppo A:

  • cibi ok: cereali tranne il frumento (farro, orzo, mais, avena, kamut, riso…), frutta e verdura, semi oleosi e frutta secca
  • cibi da limitare: carne e pesce, cibi precotti industriali

Gli altri due gruppo li vediamo nel prossimo post.

Intanto se appartieni ad uno di questi due gruppi, quasi sicuramente la domanda che ti sarai posto leggendo questo veloce elenco è: ma allora che mangio? 😮

🙂 Non preoccuparti, anche a questo c’è una soluzione e ne parliamo nel prossimo post.

A presto.

Cristian