problemi universitari
oggi parliamo della condizione in cui versano molte le università italiane.
Non tanto per fare gossip o polemica, quanto per capire qual è la realtà, e da lì partire.
Si dà per scontato infatti che la realtà che conosciamo sia anche quella vera, a volte perchè ci mancano le informazioni corrette, a volte per pigrizia, altre per disinterresse. A prescindere dal motivo, il grande rischio è quello di prendere una cantonata.
Per spiegarmi ti racconto una storia.
3 amici, ciechi dalla nascita, decidono un giorno di andare allo zoo per capire come sono fatti gli animali. Arrivano davanti ad un animale e la guida dice loro che si tratta di un elefante. Tutti entusiasti iniziano a toccare l’animale. Il primo tocca la proboschide ed esclama: l’elefante è lungo e senza ossa. Il secondo tocca la pancia e dice: l’elefante è grosso e ruvido. Il terzo tocca la coda e dice: l’elefante è sottile e setoso. 0
Chi ha ragione?
Da un punto di vista tutti e tre, ma in realtà i 3 amici hanno solo una parte di verità che però scambiano come unica verità.
Ora ti faccio una domanda e ti chiedo di rispondere mentalmente prima di andare avanti a leggere la risposta. Secondo te, cosa pensano i professori dell’università?
…………………………………pensa…………………….pensa………………………pensa……………………………
Fatto?
Bene, ti dico qual è una parte della verità emersa da un articolo del corriere della sera dal promettente titolo: l’università non insegna a studiare.
I professori concepiscono l’università non come luogo di formazione ma di selezione.
Questo articolo risale ad oltre 16 anni fa, gennaio 1994, ma per molti versi è ancora molto attuale.
Questo cosa significa? Significa purtroppo che in 16 anni, la visione dell’università è rimasta ancorata a vecchi schemi del 900 che già non andavano più bene alla fine del 900, figuriamoci ora che siamo entrati a piè pari nel nostro secolo.
16 anni sono un’enormità, circa 1/6 di secolo!
Ciò che vuol dire? Che già 16 anni fa c’erano questi problemi? No, questo è ovvio, ma il messaggio è che in 16 anni i problemi che c’erano sono rimasti.
Non ci si interrogava allora su come fare a cambiare il sistema e non ci si interroga oggi.
Conoscere questa parte di verità ti aiuta a capire che aria tira nell’ambiente universitario, e se penso alla mia esperienza, questo articolo è la fotocopia di quello che mi ho vissuto nei primi anni di studio.
Certo non è solo questo l’università, ma entrare come matricola e sapere cosa ti aspetta nei primi due anni, può essere scoraggiante o stimolante a seconda di che tipo sei, ma almeno, sei libero di scegliere.
Scegliere cosa?
Per esempio se frequentare o no, quante lezioni seguire a semestre, se vale la pena iniziare l’università avendo già un lavoro, e soprattutto a che mi serve la laurea.
Del resto se i professori pensano più a selezionare, e cioè bocciare a raffica e mettere standard molto elevati, così l’università sembra seria e prestigiosa, che a formare, la laurea attesterà che hai studiato tanto, ma non necessariamente che hai imparato qualcosa.
Ed ecco che torna la solita lotta:
tanta conoscenza teorica VS poco saper fare.
Ma allora se tanto mi dà tanto, e sapendo che la laurea, nel mercato italiano, è apprezzata già in quanto tale, più che per quello che hai imparato e sai fare, tanto vale iscriversi a qualche università online, dove la vita è spesso molto più semplice.
Con questo non sto dicendo che le università online sono tutto fumo. Sto dicendo che molte di queste non reggono il confronto, a livello di difficoltà e mole di studio, rispetto a tante storiche università italiane.
Tanto si sà che in Italia, spesso, chi ha pezzi di carta che attestano qualcosa che possa essere anche solo lontanamente utili per il business aziendale, è preferito rispetto a chi non ce l’ha, seppur sa fare molte più cose del primo.
Ma anche questa può essere parte di una verità.
E tu? Qual è la tua verità?
Cristian


