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February 7, 2011

perchè disoccupati dopo la laurea 4

Questo, forse, è l’ultimo post sul perchè si resta disoccupati dopo la laurea.

Se ti fossi perso le parti precedenti:

perchè disoccupati dopo la laurea 1, nella quale dichiaro il primo punto per cui tanti neolaureati si ritrovano disoccupati per molto tempo prima di iniziare a lavorare.

Perchè disoccupati dopo la laurea 2, dove svelo il secondo punto per trovare in fretta un’occupazione dopo la laurea che, se hai fatto tuo, sei più avanti dell’80% dei neo laureati,

Perchè disoccupati dopo la laurea 3, nella quale ti porto un esempio concreto di una ragazza che dal nulla è stata in grado di creare un caso mediatico usando uno strumento a portata di tutti: facebook.

Fatte le premesse introduco il tema di oggi con un riassunto in 7 punti:

  • fase essenziale del percorso universitario è sperimentare
  • per sperimentare occorre fare qualcosa che di solito non faresti
  • interagisci coi professori, scopri fin dove puoi arrivare, scopri quanto la comunicazione con loro influenza il tuo voto all’esame
  • sbagliare in università è molto meno rischioso che sbagliare in azienda
  • tanto prima o poi ti devi confrontare con capi e colleghi, inizia a farlo subito per non trovarti spiazzato, o peggio, disoccupato dopo
  • le aziende preferiscono un laureato con 95 che si è fatto le ossa e si sa relazionare, rispetto ad un 110 e lode tutto nozioni e 0 carattere.
  • sfrutta almeno 1 delle possibilità che ti dà l’università come: erasmus, associazioni studentesche, lavorare per l’università, candidarsi come rappresentante degli studenti…

Se il primo punto quindi, per trovarsi occupati dopo la laurea, è ragionare con la propria testa, ed il secondo è avere un obiettivo chiaro da raggiungere, come spiego qui, quale sarà il terzo?

Il terzo punto è questo: usa l’università come laboratorio per i tuoi esperimenti!

😮 Che vuol dire? 😮

Hai presente l’allegro chirurgo? Era uno dei miei giochi preferiti da bambino. Bene, l’università è un po’ come l’allegro chirurgo, è un posto dove sperimentare, sbagliare riprovare, andare avanti e divertirsi in tutto questo.

Non mi fraintendere, lo studio è la parte seria del gioco, organizzati, impegnati e rimani sul pezzo,  di questo ne ho parlato in tanti altri post, come questo, o anche questo,  ma se vuoi prendere il 100% dalla tua esperienza universitaria, studiare e passare gli esami non basta.

Ne parlo molto nell’ebook omaggio che puoi scaricare sulla colonna di destra, oppure scrivendomi a universitastudenti@gmail.com, l’università è il luogo dove sperimentare i rapporti sociali e di potere, per vedere che succede se ti comporti in un modo o in un altro.

E che cavolo vuol dire? 😮 Chi ha il potere? Come faccio a sperimentare? 😕

In realtà nessuno ha il potere nel senso di dirti cosa devi fare (ce l’avrà il capo quando inizierai a lavorare), ma c’è una persona che ha il potere di decidere quanto tempo rimarrai sui libri per quel esame. Chi ti esamina, seppur solo per 10 minuti, decide se puoi passare al prossimo esame o devi studiare ancora per quello in corso.

Eppure, sebbene i vostri destini si intrecciano per soli 10 minuti della tua vita, la decisione presa, in circa 7 secondi, da chi ti esamina, può voler dire 2 settimane di studio in più, od una birra con amici a fine serata, piuttosto che un bagno caldo ed un film.

La sua decisione ha solo questa ridotta conseguenza, rispetto a quella del titolare che deve decidere se tenerti o meno a lavorare per lui, eppure a tutti noi ha fatto paura almeno una volta (l’ansia da esame l’abbiamo passata un po’ tutti).

Quello che dico io è: invece di farti comandare dalla paura, perchè non renderti protagonista di un dialogo? Anzi di più, di un esperimento, anzi, ancora di più, di una comunicazione?!

Pensa a quanto potresti ottenere dal capire come reagiscono, non solo gli altri, ma chi ti deve esaminare, a seconda di una parola detta in un certo momento piuttosto che di un gesto o di un comportamento tenuto in precedenza.

In pratica, osserva il professore e renditi conto che non è altro che un essere umano come te, con la differenza che sà quello che ti sta insegnando, almeno si spera, e trattalo come tale.

Si certo, fagli domande, se riesci a farlo, ma non solo, divertiti a ridimensionarlo, trattalo da pari mantenendo il rispetto, divertiti nel capire fin dove puoi arrivare con uno e con l’altro professore. Prendi l’università come l’allegro chirurgo, con curiosità e divertimento. Scopri, volta per volta, cosa puoi avere e quali tasti è meglio non toccare.

Per adesso mi fermo a queste considerazioni, se non l’hai già fatto, ti consiglio di scaricare il mio ebook omaggio: esame orale: un gioco di ruolo tra studenti e professori che trovi qui sulla destra, e… sperimenta.

Entra  in questa ottica e vedi come cambiano le cose da qui ad 1 settimana.

Tra qualche giorno concluderò il post con degli esempi pratici, intanto preferisco rimanere sul vago per farti venire in mente delle idee su cosa vuol dire fare qualcosa che di solito non faresti. 😉

Buona giornata

Cristian

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