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Archive for June, 2011

25
Jun

preparazione esami universitari: tempi

Organizzare lo studio vuol dire anche aver ben chiaro: cosa studiare ed  in quanto tempo.

Il cosa lo stabilisci nel momento in cui decidi quale esame preparare. Per il quanto tempo, invece, ne ho già parlato in precedenza, ma oggi lo guardiamo sotto un’altra luce.

In sostanza, la domanda è: meglio studiare qualche ora al giorno per più giorni o concentrare il tutto in una giornata intera di studio, o magari farsi la nottata?

La risposta corretta, come spesso dico è: dipende.

In questo blog, come avrai notato, non si va a caccia di risposte assolute, che secondo me quasi non esistono, ma piuttosto si guardano diverse opzioni dalle quali si può scegliere liberamente. Sperimentare è la parola chiave. 😉

A me non è mai capitato di preparare esami in 1 solo giorno, magari in 4, ma non in 1.

Conosco persone invece che si sono trovate bene a studiare tutto il giorno prima, passando anche brillantemente l’esame.

Quello che occorre guardare, secondo me, è il numero di ore che, con grande franchezza, sei disposto a dedicare ad ogni singola giornata di studio. Ti saranno capitati periodi in cui ti sentivi in piena forma ed accettavi di studiare molte ore al giorno. Come, immagino, ci sono stati anche momenti nei quali, arrivare a studiare 2 ore era un peso ed insieme una gran soddisfazione.

Quindi, primo elemento: valuta il tuo stato attuale di concentrazione e motivazione.

Con grande sincerità verso te stesso, chiediti: io, in questo momento, quante ore sono disposto a studiare al giorno per questo esame? Se non ne hai idea, sperimenta. Oggi inizia a studiare finchè ce la fai, così lo saprai. Poi calcola quante ore sono passate… et voilà!

Secondo elemento: la capacità di studio varia a seconda del periodo

Questo mutamento è dovuto a:  condizioni fisiche, mentali ed emotive (e qualcuno dice anche astrali ed astrologiche… voglio vederti a studiare quando nettuno entra in venere, mentre toro salta il recinto :D)

A questo punto puoi fare due cose:

1) assecondare il tuo umore. Studiare quindi il numero di ore che senti, e da lì pianificare i giorni che ci vogliono per preparare l’esame

2) cambiare atteggiamento. Metterti cioè in uno stato più produttivo ed attivo, modificare i tuoi pensieri e cambiare l’emozione del momento, di modo che sia un’alleata per la concentrazione e lo studio.

Come universitario, ho vissuto entrambi gli stati. Il primo è più un seguire la corrente, il secondo, invece si attiva quando vuoi prendere in mano la situazione e gestirla a tuo piacimento.

Vediamo i pro ed i contro

assecondare il tuo umore:

pro: morbidezza, rilassatezza, fare con i propri tempi, seguire il proprio istinto, accogliente

contro: rischio allungamento dei tempi per la laurea, rischio tendenza alla pigrizia, rischio insoddisfazione nel lungo periodo

cambiare atteggiamento:

pro: stato di picco, attivazione energia, attingere a nuove energie, positività, forza dell’intento, obiettivo chiaro

contro: rischio ansia, agitazione creazione di forti aspettative, aumenta lo stess, allontanare da sè tutto il resto

Come vedi ogni atteggiamento ha delle conseguenze, alcune positive, altre no. Io li ho vissuti tutti e due, e ad oggi non ne ho ancora scelto uno, nel senso che a seconda del periodo decido se attingere da uno o dall’altro.

Dipende molto anche da come vedi la vita. Un trainer, motivatore, allenatore, ti spronerebbe ad andare oltre, a darti di più, un meditatore, monaco zen, guida spirituale di qualche genere, ti inviterebbe a cercare la tua armonia innanzitutto.

Anche qui, nessuno dei due ha più ragione dell’altro, sono due ruoli, e possono andare bene entrambi, dipende essenzialmente dal momento.

Come dico nell’ebook, che puoi scaricare gratuitamente nella colonna di destra, il ruolo non è la persona. 😉

Buona giornata

Cristian

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17
Jun

quanto studiare o come studiare 2

In quanto studiare o come studiare 1, abbiamo visto che un metodo di studio efficace punta l’attenzione su quello che riesci a ricordare a distanza di tempo, solo dopo guarda la rapidità con cui prepari l’esame. Infatti anche io conosco studenti che hanno superato 15, 18, 23 esami in 1 anno, ma poi se verifichi cosa ricordano di tutto quello che hanno studiato, tendenzialmente il risultato sarà molto scadente (non superano il 5%).

Perchè passare anni sui libri, se alla fine ti trovi a ricordare solo un misero 5%? Tanto valeva andare a lavorare dopo il diploma.

Concordo sul fatto che alcuni esami meritano di essere dimenticati più in fretta di quanto li si studi, ma tra tutti questi esami, magari qualcuno può tornarti utile anche fuori dall’università. A questo punto meglio fare la fatica 1 volta sola.

Anche perchè, nei colloqui di lavoro, più che sapere le tue performance, vogliono vedere la sostanza, vogliono capire se quello che sai in quel momento a loro può servire. La realtà nuda e cruda è questa. Non vogliono sapere se hai dato 7, 10 o 20 esami in 1 anno, vogliono capire, anzi vogliono che tu dica loro, in che modo puoi essere utile per l’azienda in quel momento.

Poi, certamente, esistono anche dei paramentri di valutazione legati all’età ed al voto di laurea, ma spesso questi sono prerequisiti per la selezione. Cioè fanno eseguire una ricerca, ad un database, di tutti i laureati under 25 con voto tra 95 e 105, per esempio. Però, nel momento in cui arrivi al colloquio, i numeri passano in secondo piano. A quel punto, quello che fa la differenza è dato da:

1) quello che sai

2) come lo sai esprimere

Sul fatto poi che la laurea aumenti le possibilità di trovare un posto migliore, ci sarebbe un po’ da dire, anzi ora che ci penso, l’ho già detto in: problemi universitari, laurea e soldi, perchè la laurea?

Tornando all’argomento di oggi, invece, ci siamo lasciato con una piccola anticipazione, in questo post ti avrei svelato un grande segreto usato ai corsi di memoria per ricordareanche per sempre, le informazioni che studi. So bene che in questo modo attrarò le ire degli istruttori dei corsi di memoria, ma ho comunque deciso di svelarlo a te che mi segui da tempo.

Quindi, venendo al sodo, come faccio a ricordare nel tempo quello che sto studiando, anche se non riprenderò più in mano l’argomento per gli anni a venire?

Ci sono varie tecniche, io ne utilizzo una basata sullo studio delle mappe mentali. E’ ovvio che prima devi conoscere e saper disegnare una mappa mentale. Se non la conosci, non ti preoccupare, clicca sul link e leggi come fare.

Se già sai usare le mappe mentali, continua a leggere e saprai come mantenere le informazioni a luuuuuuungo nel tempo:

1) giorno 1: una volta capiti i concetti, disegni e memorizzi la mappa mentale

2) giorno 2: ripassa, senza guardare, la prima mappa e continua a studiare

3) giorno 3: ripassa, senza guardare, la mappa del giorno 1 e 2 e continua a studiare

4) giorno 4: ripassa, senza guardare, la mappa del giorno 1, 2 e 3 e continua a studiare

5) giorno 5: ripassa, senza guardare, la mappa del giorno 1, 2, 3 e 4 e continua a studiare.

Mettiamo il caso che il quinto giorno è venerdì e questo we non studierai.

Quindi riprendi a studiare lunedì. Prima però, la domenica sera, prenditi del tempo per ripassare le 5 mappe. Il lunedì riprendi a studiare

6) giorno 6: una volta capiti i concetti, disegni e memorizzi la mappa mentale

7) giorno 7: ripassa, senza guardare, la sesta mappa e continua a studiare

e vai avanti così per tutta la settimana. Il ripasso in questo caso parte dalla mappa del sesto giorno.

La domenica sera, sempre posto che studi da lunedì a venerdì, della seconda settimana ripasserai tutte le mappe della seconda settimana.

Così fai per la terza e la quarta settimana se ci sono. Dopo 28 giorni ripassa tutte quante le mappe mentali, partendo dalla prima.

Se segui questo metodo ricorderai tutto l’esame per molti molti anni.

Domanda: e se dopo 7 giorni ho finito di studiare? Se sono informazioni che pensi ti possano servire anche fuori dall’università, allora mantieni le regole del ripasso, anche dopo l’esame.

Quindi scriviti una nota sull’agenda che ti ricordi di fare il ripasso. Saltare anche solo 1 ciclo di ripasso può mandare all’aria tutto il lavoro di ritenzione delle informazioni nel lungo periodo.

Per ora è tutto, ti auguro di sfruttare al meglio questa rivelazione.

Buona giornata

Cristian

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11
Jun

quanto studiare o come studiare?

Negli ultimi post sto puntando molto l’attenzione sul metodo di studio. Ho parlato di mappe mentali, di tecniche di memoria di come organizzare gli esami e dell’importanza degli obiettivi.

Questo in generale, e nel particolare, quali sono le caratteristiche di un metodo di studio efficace? La prima risposta che viene è: la capacità di studiare velocemente. Ma sarà solo questo? Basta saper preparare velocemente un esame, per velocemente intendo in meno di 5 giorni, per dire di avere un buon metodo?

Secondo me no. O meglio, si ma non solo… Lo so, detta così non è molto chiara, ora ti spiego meglio che voglio dire.

Quello che voglio dire è che la rapidità con cui prepari un esame ha la sua importanza, e potrebbe bastare se ti trovi davanti ad un esame secondario, di cui cioè non ti interessa ricordare il contenuto in futuro, ma è ancora più importante la capacità di mantenere nel tempo le informazioni studiate.

In pratica preferisci preparare un esame in 5 giorni e dimenticarlo il sesto, o preparlo in 10 giorni e ricordare per gli anni a venire quello che hai studiato? Immagino la seconda se si tratta di qualcosa che ti interessa.

Già le sole tecniche di memoria ti permettono di ricordare quello che hai studiato per molti molti anni, se vuoi. Una buona pianificazione, e la giusta dose di atteggiamento, ti permettono di studiare in 5 giorni, se vuoi. Ecco ottenuto in questo modo un mix perfetto.

Quando seguivo i corsi di memoria, il mio istruttore ripeteva spesso di aver preparato tre esami di fila nell’arco di 1 mese, dedicando da 1 a 5 giorni per esame. Io, invece, ricordo di aver preparato 4 esami in 28 giorni.

Performance del genere le possiamo ottenere tutti, ma la domanda più importante è: quanto ricordo di quei 4 esami? Nel mio caso, ad oggi, cioè dopo 3 anni, il 10% circa. Non erano esami che mi interessava ricordare.

Quando invece mi sono trovato davanti a: diritto commerciale o fallimentare, ho seguito tutto il corso, ho fatto i miei bravi parziali e mi sono preparto per l’orale. Certo non ho impiegato 1 anno a studiare solo quello, facevo anche altro, ma mi sono preso i miei tempi. Lo stesso vale per statistica, matematica, economia aziendale e ragioneria.

Quindi la domanda più efficace non è impiego più o meno tempo degli altri a studiare, ma: a parità di ritenzione delle informazioni nel tempo, ho impiegato più o meno tempo degli altri? In altri termini: è passato 1 anno da quel esame, ricordo il 50%. Intanto, quanti possono dire altrettanto (forse ne trovi 1 o 2)? Di questi, quanti hanno impiegato meno tempo di me?

Se c’è qualcuno, a quel punto può essere interessante capire come hanno fatto, magari ti danno delle idee a cui non avevi pensato.

Per questa prima parte è tutto. Nella continuazione di questo articolo, ti svelerò la mia strategia per ricordare le informazioni a lungo nel tempo. Chi tiene corsi di memoria mi odierà, perchè è una tecnica che viene svelata solo a fine corso, dopo che hai passato degli step importanti, ma io ho deciso comunque di rivelarla a chi mi segue.

Intanto ti auguro buona giornata.

Ciao

Cristian

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7
Jun

organizzare lo studio: scelta degli esami

Un metodo di studio efficace considera anche come dividere gli esami da sostenere.

Di solito chi è in corso ha meno possibilità di manovra, nel senso che è tenuto a sostenere gli esami del semestre, che spesso risultano diversi  l’uno dall’altro.

Se studi giurisprudenza, matematica, statistica, psicologia, informatica… insomma percorsi di studio monotematici, passami il termine, dove cioè si parla al 80/90% di diritto, o di matematica o di linguaggi di programmazione, sei avantaggiato, rispetto a chi studia economia, ingegneria, medicina… cioè facoltà che per la loro natura spaziano da un settore all’altro.

Ad economia, per esempio, ad ogni semestre, si attacca con matematica, che effettua un traversone su  diritto, che passa ad economia che crossa per statistica, ma alla fine para la lingua straniera! 😀

Un mio caro amico, invece, si è laureato in giurisprudenza e su 35 esami, 33 parlavano di diritto (privato, pubblico, penale, societario, canonico, ecclesiastico…), 1 di filosofia, ed 1 di economia.

Ad ogni modo, le differenze tra esame ed esame non mancano, a prescindere da quello che studi.

Se hai scelto percorsi più eclettici, come economia, il consiglio migliore, se non sei tenuto a seguire gli esami del semestre, ed hai quindi più possibilità di manovra, è di ragruppare tutti gli esami di un settore insieme. Per esempio, stai studiando matematica, dopo questo esame prepara, uno dopo l’altro, tutti gli esami di matematica e statistica che ti rimangono. Finito quelli passa poi ad un altro settore, per esempio economia, ed infine a diritto.

Se studi giurisprudenza, anche lì puoi dividere in microaree i tuoi studi. Per esempio, dai prima tutti gli esami civilistici, poi penalistici, poi magari passa a diritto ecclestistico e canonico, poi occupati della parte internazionale ecc… Diritto societario, per esempio, lo metterei subito prima di diritto fallimentare, e farei seguire poi diritto del lavoro, sindacale ecc…

Questa organizzazione faciliterà sia i processi di apprendimento che la proprietà di linguaggio specifica per il ramo che stai affrontando.

Non ho preso in considerazione altri percorsi di studio solo perchè giurisprudenza ed economia sono le realtà che conosco meglio, ed ho preferito prendere questi due come esempi. Se studi altro, ti chiedo scusa se non sono entrano nello specifico. In questo caso semplicemente adatta quello che hai letto al tuo caso personale.

Ad ogni modo sai che se ti serve una mano con l’organizzazione, così come hanno fatto altri, puoi lasciarmi un commento qui sotto, sarò felice di vedere insieme a te un percorso ottimale per il tuo caso.

Riconrda inoltre che subito qui sotto trovi tutti i link correlati all’organizzazione.

Per ora è tutto.

Ti auguro buona giornata

Cristian

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1
Jun

concentrazione e sonno

I metodi di studio efficaci devo tenere in considerazione anche della relazione tra mente e fisico, questo perchè, come abbiamo visto, il cibo influenza la concentrazione e la possibilità di studiare velocemente. Certo non basta mangiare bene per studiare velocemente, ma aiuta.

In altri post abbiamo già parlato dell’uso delle mappe mentali, delle tecniche di memoria e di come pianificare gli esami, questi sono aspetti importanti di cui tenere conto per avere un metodo di studio efficace.

Mantendo, quindi, la concentrazione anche su questi aspetti appena citati, ho voluto dedicare qualche post osservando la relazione tra piano fisico e mentale.

Questo è l’ultimo articolo dell’argomento alimentazione e concentrazione. Per leggere i post precedenti, in fondo a questo post trovi i link correlati.

Quindi abbiamo visto come il cibo può influenzare studio e concentrazione, come l’acqua possa essere una valida alleata, anche più del caffè, come sia importante rispettare i cicli di studio, quello che manca da vedere è come il sonno influenza lo studio.

Così come ci sono cicli di studio, esistono anche i cicli di sonno. Devi sapere che le nostre onde cerebrali (si, le abbiamo tutti), non mantengono sempre la stessa frequenza.

Come vedi nella foto, ci sono fondamentalmente 4 tipi di onde diverse. Le beta corrispondono allo stato di veglia, quando reagiamo agli stimoli dell’ambiente. Alle onde alpha accedi quando sei concentrato su un obiettivo, o vivi momenti di coscienza vigili ma rilassati. Nelle onde theta e delta si entra solitamente quando si dorme, oppure durante una meditazione profonda, o attraverso esercizi energetici particolari.

Quando studi alla carlona tendenzialmente rimani in beta, quando studi in modo concentrato invece, passi ad alpha, quando poi ti addormenti sui libri finisci in theta. 😉

A che mi serve conoscere le onde cerebrali?

Te lo spiego subito. Quanto più la frequenza delle onde è bassa (beta è la più alta, delta la più bassa), tanto più la mente si riposa ed il corpo si rigenera.

Durante il sonno, passiamo da beta ad alpha (appena chiudiamo gli occhi), da alpha a theta, durante il sonno leggero, e da theta ci avviciniamo a delta anche se non ci arriviamo in condizioni normali. Dopo un po’, però, risaliamo verso theta e poi verso alpha, per poi ridiscendere.

Questi sono i cicli di sonno.

Bello, si può fare surf?! Per quanto l’idea del surf non mi dispiace, non servono proprio proprio per quello.

Intanto va detto che ogni ciclo di sonno corrisponde a circa 1 1/2 h. Quindi ogni ora e mezza, da quando ti sei addormentato, torni in beta, finchè non riapri gli occhi ed a quel punto sei in alpha.

E’ stato studiato che i cicli ottimali di sonno, per riposare bene senza sentirsi stanchi, vanno da 4 a 5. Tradotto vuol dire che è consigliabile dormire, di media, almeno 6  ore e non più di 7 1/2 h.

Meno di 6 ore, generalmente non recuperi al 100% la stanchezza ed oltre le 7 1/2, rischi di impigrirti, essere meno attivo, meno concentrato, più svogliato.

Ecco svelata la relazione tra sonno e concentrazione!

E tu, quante ore dormi per notte?

Se vuoi saperlo con certezza, fai questo esercizio. Questa notte, segna a che ora ti addormenti e domattina segna il risveglio.

Ora, per il risveglio ci siamo, ma come fai a segnare l’ora in cui ti addormento?! Per esempio guarda a che ora ti metti a letto e calcola 5 o 10 minuti in più, se prendi sonno velocemente,  mezzora se fai più fatica.  Al mattino fai i tuoi calcoli e lo saprai. A questo punto se hai dormito circa 6 ore dividi per 4, se 7 1/2 h dividi per 5, e saprai con esattezza quanto dura per te un ciclo di sonno.

N.B. Domandona: Qual è il vero momento del risveglio?

Il vero momento del risveglio coincide alla prima riapertura degli occhi al mattino.

La prima riapertura degli occhi avviena sponatenamente ed in automatico. Se dopo aver dormito 4 o 5 cicli, apri gli occhi al mattino ti guardi intorno e li richiudi, hai saltato il momento del risveglio naturale.

Questo perchè vuol dire che sei arrivato in beta e poi in alpha ed hai dormito un numero di ore sufficienti per il tuo organismo. A quel punto, se richiudi gli occhi e ti concedi i soliti 5 minuti, che diventano 15, 20, 2 ore, senza accorgertene, hai rovinato questo equilibrio. Magari suona la sveglia o qualcuno ti sollecita, e le tue onde, che magari intanto sono scivolate in theta, si ritrovano all’improvviso in alpha.

Oltre a sapere quanto è fastidioso quando questo accade, alla lunga rischi di rovinare il bioritmo interno di sonno/veglia.

Quindi ti consiglio davvero di fare attenzione a quel momento in cui apri gli occhi spontaneamente, dopo tot ore di sonno. Fanno eccezione ovviamente le notti in cui non riesci a dormire o ti svegli nel cuore della notte per necessità fisiologiche. Ma in condizioni normali, questa è una regola d’oro.

Buona giornata

Cristian

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