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Posts from the ‘universitari e attualità’ Category

12
Feb

lavoro per universitari in tempo di crisi?

universita e lavoroCrisi finanziaria, crisi monetaria, crisi economica… e che palle!!

E se invece delle condizioni generali sfavorevoli ci fosse chi assume ed anzi non vede l’ora che gli bussi alla porta perché stava aspettando proprio qualcuno come te con quel tipo di laurea, o esperienza universitaria, o diploma?!

Infatti secondo la stima di Datagiovani esistono delle categorie ricercate che in controtendenza hanno aumentato l’offerta di lavoro nel 2012.

Quali sono queste categorie?!

Cuochi, camerieri, operatori del turismo e addetti all’accoglienza, ma anche segretari d’ufficio! I settori in cui si le assunzione sono più elevate invece risulta essere: ristorazione, ingrosso, ed edilizia.

Per quanto riguarda le lauree gli ingegneri (soprattutto ramo turismo) rimangono i più ricercati anche nel primo trimestre del 2013.

E dopo il 2013 cosa succederà? I lavori più ricercati del prossimo futuro rientrano nei settori: medicina (infermieri), chimica, agricoltura, green economy (progetti ecosostenibili), scienze motorie, scienze economiche e statistiche, scienze umane per citare i primi.

Per un elenco completo visito il sito www.pmi.it/economia/lavoro/news1

Per saperne di più visita http://www.pmi.it/economia/lavoro/news2

Cristian

P.S. ti consiglio di iscrverti al sito pmi.it io lo consulto tutti i giorni per sapere le news in tema di economia, lavoro, ricerca e sviluppo.

27
Jan

come vivi l’università

Ciao,

ti segnalo che è appena uscito il mio nuovo ebook:

            Come vivi l’università

tecniche e strategie per vivere al meglio il percorso di studi Universitario

E’ un ebook che integra lo studio in prospettiva al lavoro. Come zoommare all’indientro per ampliare la visuale sull’immagine di te che mostrerai una volta nel mondo del lavoro.

Tutto questo parte da una decisione: parte dalla scelta su come decidi di vivere l’università!

Come se tu avessi a disposizione dell’argilla morbida e tempo da 3 a 5 anni per creare il tuo vaso migliore!
Chi si ferma al “primo livello di tornitore” (cioè: studia, da esami ed espone una tesi imparata a memoria), per quanto bravo, non potrà che produrre un vaso semplice. Chi invece ha seguito anche i “corsi avanzati” (erasmus, attività in associazioni, rappresentante degli studenti, corsi di formazione personale…) avrà ovviamente più strumenti a disposizione per creare un vaso che si noterà tra la massa.

Tu imprenditore, a parità di costo, quale vaso vorresti? Wink

Scarica ora le prime 30 pg gratis, cliccando qui: Come vivi l’università

E’ ora disponsibile anche la versione completa (149 pg) che trovi allo stesso link.

Buona giornata.

Cristian

14
Nov

università e lavoro

Qual è il trend lavorativo del futuro? L’università è preparata e competente a preparare gli studenti a queste nuove richieste?

L’università italiana è ancora ancorata ad un concetto di preparazione generale e teorica dei suoi studenti. Solo chi studia tanto può avere più speranze di altri di farcela nel complesso mondo lavorativo. Questo è un po’ il pensiero medio dei docenti universitari.

Ma è proprio così che va il mondo del lavoro oggi? Quali sono le tendenze del futuro?

Preparati perchè ti sto per rivelare quello che la maggior parte dei professori ancora non sa e che le università si ostinano a non vedere.

Il mondo del lavoro del futuro, preferisce laureati motivati ai laureati preparati!

La grande offerta di lavoro da parte di giovani (e non) disoccupati, per forza di cose sta portando le aziende del nostro paese ad un tipo di selezione di cui prima non teneva conto: la formazione e crescita personale.

Un neolaureato con il massimo dei voti, senza esperienza lavorativa nè interesse alla crescita personale, sta per essere surclassato da un laureato con votazione media o medio-alta (ma non necessariamente il massimo), ma che oltre ad avere già qualche esperienza, ha puntato anche alla formazione personale.

Insomma in due parole, quello che le aziende vogliono sempre di più oggi è avere a che fare con chi ha: “spessore personale“.

Laureati che non sanno ciò che vogliono, che non hanno ambizioni, cioè obiettivi da raggiungere, nella vita, che non si sono mai interessati allo sviluppo di se stessi, saranno sempre più scartati.

Le aziende del futuro, cioè del prossimo decennio, abbandoneranno progessivamente l’idea di trovare ragazzi giovani e con i voti più alti e seguiranno sempre più la tendenza del “self made man“. Purtroppo le università oggi non sono per nulla preparate a formare studenti anche in quel senso. E come potrebbero se un certo numero di docenti non ha ancora capito cosa vuol dire insegnare?!

Quindi vale la pena continuare a seguire corsi, studiare e laurearsi? Secondo me, oggi, può avere senso se mentre aumenti la tua cultura (informazioni), dedichi del tempo anche ad aumentare le tue capacità (formazione). Unire le due cose offre oggi grandi vantaggi, e nel giro di pochi anni sempre maggiori possibilità di lavoro.

E se non dovesse andare così? Al massimo c’è sempre l’estero, ma la formazione ti prepara anche per quello! 😉

Cristian

 

5
Apr

università e lavoro

Scegliere l’università in funzione del lavoro? Potrebbe essere una scelta.

C’è chi non è d’accordo, ma è difficile dare un giudizio unico su una scelta di vita così importante.

Per me ognuno è bene che trovi la propria motivazione allo studio e di questo ne ho parlato parecchio (guarda in basso i link correlati se vuoi approfondire l’argomento).

Per tutti, comunque può essere interessante consocere i settori lavorativi di maggiore espansione nel 2011.

Secondo l’Osservatorio settoriale di Gi Group, leader italiano nei servizi dedicato al mondo del lavoro, i settori di maggior sviluppo economico del 2011 saranno:

automotive, manufactoring, green economy, food and beverage e settore alberghiero.

Chi saranno i più richiesti in questo settore? Gli under 25 ed i giovani neolaureati! 🙂

Io mi interesso alla green economy da anni, ed è almeno un decennio che sento dire che questo è uno dei mercati più in espansione del futuro.

Per tante ragioni, tutto quello che richiama l’ecologia, il riciclaggio, le fonti di energia pulite, sta avendo ed avrà una sempre maggior domanda nel mercato del lavoro.

Pensa, per esempio al classico appartamento, a come è fatto a quante spese ha… Ora pensa ad una casa con i pannelli solari sul tetto, il riciclo dell’acqua, con struttura in legno invece che in cemento, coibentata e magari con orto annesso. Quale dei due ti fa risparmiare di più?

Diciamo che potendo scegliere io andrei a vivere nella seconda. 😉

Come si sposa tutto questo con l’università?

Beh, se stai per scegliere la facoltà, ti consiglio di tener conto anche di questo cambio di esigenze di mercato, e quindi di lavoro! Se sei a metà del percorso universitario, hai tempo per osservare questi fenomeni e chissà che non possano essere uno spunto interessante per la tesi. Se hai quasi finito, puoi giovarne più di tutti gli altri da questa situazione. Non ti lasciare spaventare dal cambiamento, anzi vagli incontro, e questo vuol dire che, invece di lasciare curriculum a caso, puoi già indirizzarti in questi settori che sono il traino del nuovo tipo di economia che si sta formando.

Buona osservazione! 🙂

Cristian

—————————————-

link correlati ad università e lavoro:

perchè studiare 1

perchè studiare 2

universitari e studio: creazione obiettivi

perchè disoccupati dopo la laurea 2

mappa del sito:

tutto il blog in 1 post

23
Mar

servizio studenti 3

Come sta andando l’esercizio sullo stupore? Ne ho parlato in servizio studenti 2, essere curiosi è il primo passo per scoprire quello che l’università ti può offrire oltre alle classiche lezioni. Conoscere il contorno , cioè tutti gli altri servizi , ti sarà di grande aiuto una volta fuori da questo ambiente.

Se non hai ancora letto servizio studenti 2 ti consiglio di farlo prima di proseguire, altrimenti rischi di capire poco di questo post.

Riassunto del post in 4 punti:

Rimanendo aperto al nuovo accumuli esperienze. Il segreto è farsi stupire dalla vita.

Un’esperienza tira l’altra come le patatine.

Senza neanche sapere come, potresti sviluppare esperienze altamente formative che fanno curriculum, come è stato per me il MUN.

Sfrutta adesso l’opportunità di fare esperienza, perchè quando inizi a lavorare non avrai più tempo

Abbiamo visto quindi che ci sono due modi per affrontare l’università: andare a lezione, studiare, passare gli esami e laurearsi; oppure seguire le lezioni, dare gli esami e nel frattempo guardare dentro l’università, come ti ho spiegato nell’ultimo post.

Si ok, ma a che cosa mi serve tutto questo?

Te lo spiego con un esempio.

Qualche anno fa sono andato in erasmus. Tornato ho iniziato a collaborare con un’associazione che si occupava dell’accoglienza erasums nella mia università.

A parte che ho mantenuto allenato inglese e spagnolo che non fa mai male, ma i vantaggi non finiscono qui.

Questa associazione ha poi ospitato l’anno dopo un’altra associazione di americani, che giravano il mondo per insegnare lingua e cultura del loro paese. Ho seguito quindi anche questa iniziativa. Loro mi hanno parlato del volontario europeo (SVE), che è una figura finanziata dall’unione europea e che permette di lavorare all’estero in campo umanitario, avendo vitto e alloggio pagato, più un rimborso spese. La durata massima è di 12 mesi. Dato il momento di instabilità economica del nostro paese, io un pensierino lo sto facendo. 😉

Sono stato anche in Polonia, nella sede principale dell’associazione. Lavoro di giorno e festa di notte, e lì ho partecipato anche al mio primo schiuma party! 😀

Forse ti starai chiedendo quanto tempo e soldi ho speso dietro a tutto questo?! Parto dalla seconda.

Quanto ho speso? 0! Solo nel caso della Polonia abbiamo diviso in 3 le spese del viaggio.

Per quanto riguarda la prima domanda, tradotta vuol dire: beh ma la vita non è solo divertimento!

Infatti, per due anni, sempre con la stessa associazione (ISAWO), ho partecipato ad un evento che fa invidia ad ogni curriculum, sono stato un delegato del MUN (Model United Nations).

E che roba è? 😮

Il MUN è la simulazione del congresso delle nazioni unite. Per 5 giorni vivi un’esperienza internazionale altamente formativa. In pratica chi partecipa rappresenta un paese estero diverso dal proprio. L’obiettivo è sviluppare una ricerca su temi di carattere internazionale come: diritti umani, commercio internazionale, politiche estere ecc… i temi vengono dichiarati con largo anticipo dalla commissione che presenzia il MUN. Una volta conclusa la ricerca ci si incontra per discutere, insieme ad altri delegati di altri paesi, il frutto del proprio lavoro e sviluppare, in un clima di cooperazione, una risoluzione comune.

Il tutto non ha scopo politico ma didattico. Ah dimenticavo di dire che tutto l’evento si svolge rigorosamente in inglese.

Figo, ma a me che me ne frega?! 😀

Insomma, se ti sei fatto questa domanda, mi pare di capire che non ti è ancora chiaro il motivo per cui ti ho raccontato tutto questo.

Te lo spiego in 1 secondo (2, 3, 4… dipende quanto sei veloce a leggere).

Mettiti un attimo nell’ottica dell’azienda. Secondo te, un datore di lavoro preferirà un laureato che ha solo studiato fino a quel momento, magari uscendo anche con un voto alto, od un laureato con un voto magari anche un po’ più basso, che ha impiegato un po’ più di tempo per laurearsi, ma che dimostra nel suo curriculum di essere già sveglio?!

Dipende da chi ti trovi davanti. Ma tieni conto che più ti rivolgerai ad aziende note, più sarà facile che chi seleziona il personale, usi dei filtri che vadano oltre il semplice voto o l’età anagrafica.

Purtroppo ci si accorge troppo tardi di quello che si è perso negli anni universitari. Visto che tu sei ancora in questo periodo, beh perchè non sfruttarlo? Dopo non potrai più farlo!

Certo, non tutti sanno che l’università non è solo esami, esami ed esami, io ci ho messo un po’ prima di capire che c’era dell’altro. Infatti l’obiettivo di questo blog è quello di condividere un po’ della mia esperienza perchè tu possa scivolare più velocemente sui binari dell’università.

Detto questo ti auguro buona giornata, e se ti va di condividere le tue ultime scoperte, lascia pure un commento qui sotto, sarà utile anche per tutti gli altri.

Ciao

Cristian

17
Mar

servizio studenti 2

Nel post precedente servizio studenti 1, ho posto l’attenzione su una diffirenza fondamentale; sintetizzando potrei dire: la differenza tra studio e contorno.

Come universitario il tuo obiettivo sarà quello di passare gli esami e laurearti (studio), ma fai attenzione che l’università non è solo questo, ma offre anche molto altro (contorno). Ho fatto qualche esempio per farti notare quante altre opportunità ti offre l’unviersità come struttura, oltre alle classiche lezioni accademiche. Se non lo hai ancora fatto, leggi servizio studenti 1 per saperne di più, prima di continuare. Di che parliamo oggi? Eccoti lo schema in 6 punti di servizio studenti 2:

  • lo studio è il 35% dei vari servizi che offre l’università

  • per scoprire il 65% nascosto occorre rendersi

    proattivi

  • la proattività può essere scomoda

  • bisogno superare le 2 P: pigrizia e paura

  • primo step: lasciati incuriosire e meravigliare dal mondo come facevi da bambino

  • farlo è semplice: poniti questo intento come priorità della giornata  per almeno 30 giorni

Ci siamo lasciati con un invito a scoprire cosa può offrire la tua università come servizi aggiuntivi, e ad attivarti per coglierli.

Ora, so bene che cambiare le proprie abitudini non è per niente facile. La piscologia ci insegna che l’essere umano è naturalmente portato a riprodurre quello che già sa fare, e tende ad allontanarsi dalle novità.

Pigrizia e paura sono le parole chiave legate alla novità. Pochi sono coloro che si sentono eccitati davanti al nuovo, hanno desiderio di scoprire, sono curiosi e proattivi. O meglio c’è una categoria di persone che è così, e sono i bambini.

Pensa a quando eri bambino, quanto ti affascinava ogni nuova scoperta, quanto era facile farsi sorprendere dalle meraviglie del mondo.

Poi si cresce, e veniamo condizionati dai comportamenti adulti e responsabili: “questo non si fa, quello non si dice, quell’altro non si tocca…”. Poco per volta abbiamo imparato che per non essere sgridati o fare brutte figure, dobbiamo stare al nostro posto. Non uscire dagli schemi e sicuramente nessuno ti dirà nulla. Un po’ tutti abbiamo imparato questo.

Perchè ti dico ciò? Cosa centra con l’agire in modo diverso?

Questa è proprio la domanda chiave. Ti è mai capitato di voler fare od ottenere qualcosa ma non avere il coraggio di provarci? Per esempio con quel/la ragazzo/a, in quel contesto, quella volta che volevi fare una domanda e non l’hai fatta…

Una spiegazione è che hai dimenticato la spontaneità di quando eri bambino/a. Ricorda quel periodo, quanto era facile conoscere altri bambini? dire quello che pensavi?!… Direi che era spontaneo. 😉

Ecco la relazione. Per agire in modo diverso, esplorativo, proattivo, serve recuperare la meraviglia di quando eri bambino.

Recupera la meraviglia di quando eri bambino. Lasciati stupire dal mondo. Lascia che questa energia torni alla luce, e cammina con curiosità! E’ molto più semplice di quello che sembra.

Io mi sono stupito di quanto è bello il duomo di Milano, a 19 anni, la prima volta che mi sono trovato a fare da cicerone, nella mia città, ad una ragazza che veniva da fuori. Per 19 anni non mi ero accorto di quello che avevo sotto gli occhi, pur passandovi davanti tutti i giorni. In quel preciso momento invece è successo qualcosa, come se mi togliessi una benda dagli occhi e vedessi finalmente forme e colori prima sfuocate. Oggi, ogni volta che passo davanti al duomo scopro un dettagli nuovi e mi lascio affascinare dai maestri del passato.

Come vedi è facile, e puoi tenere per te questo esperimento, senza esporti con nessuno, se non ti va, tanto, ad un certo punto, ti verrà spontaneo condividere, ma questo è un altro discorso.  Quello che serve ora, invece, è la volontà di attingere nuovamente a questa energia dentro di te.

Vuoi fare le cose fatte bene? Per i prossimi 30 giorni, metti come prima priorità del giorno quella di guardare il mondo con gli occhi di quando eri bambino, e lasciarti meravigliare da almeno 1 cosa al giorno. A fine serata scrivi quella cosa in un quaderno, ti potrà tornare utile in futuro.

Tutto qui? Per ora si. Questo è il primo passo, si parte da qui. E’ semplice e va fatto, se vuoi uscire dall’ordinarietà, e prendere davvero quello che il mondo ha da offrirti.

Buon lavoro.

Cristian

15
Mar

servizio studenti 1

In questi ultimi post ho affrontato il tema università non solo come studio, ma in senso più generale.

L’università è l’ultimo gradino (se escludiamo il master) prima di entrare nel mondo del lavoro. Puoi salire in 2 modi questo gradino:

 

  1. guardando la scala (concentrato solo sullo studio e sul passare gli esami)

  2. guardandoti intorno (studi, passi gli esami e ti accorgi che c’è dell’altro)

 

Io, ma anche la maggior parte dei tuoi futuri datori di lavoro, trovo più interessante il secondo. Tutti i post precedenti sono stati dedicati al primo gradino. Ho parlato di pianificazione degli obiettivi, organizzazione degli esami, gestione del tempo, comunicazione con i professori, tecniche di memoria… (trovi tutto nel post 1 anno di blog).

Tornerò a parlare di questi argomenti, ma voglio anche guardare insieme a te il secondo gradino, tanto importante quanto il primo se non di più.

Arriviamo al dunque quindi: che cosa vuol dire guardasi intorno e come si fa?

Ottimo, questa è proprio la domanda che mi aspettavo! 😉

Ti rispondo facendoti io una domanda: quanti sevizi ti può offrire l’università?

Mi spiego con un esempio. L’università prima di tutto ti offre la possibilità di studiare, dando aule e professori più o meno competenti, e questo è già 1 serivzio. Ma l’università offre anche la possibilità di studiare all’estero, e questo è già un altro servizio. Molte università danno la possiblità agli studienti di lavorare al suo interno (da me si chiama progetto 150 ore, nelle quali vieni pagato per eseguire compiti vari all’interno della struttura), ed indovina un po’, anche questo è un altro servizio.

La domanda quindi è: che cosa ti offre l’università in più, utile per la tua crescita? (cioè oltre le classiche lezioni)

Anzi guarda, prendi carta e penna e scrivi un elenco di tutti i servizi che la tua università offre allo studente. Se non ne hai idea consulta il sito o rivolgiti alla segreteria studenti.

Io ti riporto alcuni servizi a titolo di esempio

  • erasmus e progetti simili di studio all’estero
  • collaborazioni studentesche (es. 150 ore)
  • rappresentante degli studenti (mi sarebbe piaciuto sperimentare per vedere il “dietro le quinte universitario”, es. partecipando alle riunioni dei docenti)
  • sovvenzioni alle associazioni universitarie (es. per oltre 2 anni ho collaborato con un’associazione di accoglienza erasmus incoming sovvenzionata dall’università. Sia collaborare che fondarne una è un’esperienza che consiglio)

Si dice che per valutare la qualità di un ristornate si debba vedere la cucina. Diciamo che questi servizi aggiuntivi sono un po’ le cucine dell’università. Se hai questa opportunità perchè non sfruttarla?! 😉

Rimanendo sull’esempio, se dovessi comprare una guida sui migliori ristoranti di Milano, preferiresti la classica recensione o, allo stesso prezzo, una guida che svela anche gli altarini di quello che accade in cucina?

Probabilmente la seconda. Bene! Ora pensa a questo: tu sei l’autore ed i tuoi futuri datori di lavoro sono gli acquirenti della tua guida. Ora sta a te decidere cosa scriverci sopra! 🙂

Certo, per fare questo, occorre agire e muoversi in amibiti che forse non sei abituato ad esplorare. Quando a 19 anni ho letto per la prima volta del progetto erasmus ho pensato: non sono mica matto ad andare in un paese estero, senza sapere l’inglese, nè sapendo che mi succederà. A 24 anni non vedevo l’ora di partire! Cosa è cambiato in 5 anni? L’approccio al nuovo.

Le novità possono fare paura, lo so bene, e lo confermano gli psicologi, noi siamo tendenzialmente portati a fare cose ripetitive perchè le novità in qualche modo risultano scomode.

Diciamo che questo è un argomento delicato che vale la pena affrontare a parte. Anzi sai che faccio, te ne parlo nel prossimo post.

Intanto ti lascio al tuo esercizio. Se non te ne sei mai interessato, ti stupirai di tutto quello che può offrire l’università, ma che spesso pochi sanno.

Buona giornata.

Cristian

2
Mar

cosa vuol dire laurearsi

Cosa vuol dire laurearsi oggi in Italia?

Ti riporto uno schema per punti degli step che bisogna affrontare, secondo me, per poter dire che aver preso una laurea sia davvero servito. In altre parole l’università è uno strumento, spetta a te decidere quanto e cosa prendere. Che cosa bisogna fare per prendersi il 100% dell’offerta formativa universitaria oggi?

Ecco i pilastri fondamentali:

saper gestire meglio lo stress (se ti presenti all’ultimo esame orale nello stesso stato emotivo del primo esame, allora non hai migliorato questo aspetto)

  • saper fare una domanda quando è il caso (non ho capito quello che sta dicendo, ma piuttosto che alzare la mano e chiedere, mi taglierei un braccio)
  • aver capito un po’ di più come girano le cose nel mondo (quanta gente conosci laureata o che si sta per laureare, che ha solo una formazione accademica ma non sa un accidente di come gira il mondo del lavoro?!)
  • parlare meglio (dopo 30 esami, oltre a conoscere parole nuove, dovresti anche saperle mettere in un ordine sensato :D)
  • saper ragionare per obiettivi (sapersi organizzare gli esami per tempo è importante per laurearti. Sapere in anticipo quanti e quali esami darai quest anno, ti fa risparmiare molto tempo)
  • sapersi organizzare il tempo (una volta che hai l’obiettivo chiaro, bisogna saper incastrare le tue 24 ore con tutti gli impegni che hai)
  • saper fare la cosa più importante del percorso di studi (leggere un bilancio se esci da econima, consultare il codice da giurisprudenza…)
  • conoscere realtà esterne alla tua (progetti di integrazione con l’estero, es. erasmus)
  • saper fare conversazioni diverse con persone diverse
  • capire le caratteristiche salienti di ogni persona che hai davanti (è visivo, uditovo o cinestesico? E’ referenziale intero o esterno? Persona, personalità e ruolo, cosa cambia?…)
  • saper stare zitto quando è il caso!! (grande qualità)
  • saper lavorare anche in gruppo

 

Che cosa sa fare invece l’80% degli studenti universitari dopo 3 o 5 anni di studi?

  • hano saputo passare tutti gli esami (altrimenti non sei laureato :o)
  • hanno discusso la tesi (che dopo 1 anno non ricorda più)

l’80% degli studenti, purtroppo, oggi si ferma a questi due punti, ma c’è molto di più da portar via, oltre ad un pezzo di carta.

Una domanda che ci si dovrebbe sempre fare dopo un corso od un periodo significativo è: che cosa porto via da questa esperienza?

Nei prossimi post apprfondirò il discorso punto per punto.

Intanto puoi lasciare un commento qui sotto.

Buona gioranta

Cristian

11
Feb

perchè disoccupati dopo la laurea 5

Ora ti giuro che questo è l’ultimo post sul perchè disoccupati dopo la laurea! 😀

Se non hai capito la battuta leggi il post perchè disoccupati dopo la laurea 4. Se non l’hai letto, oltre ad esserti perso la mi fantastica battuta, ti sei perso anche tutto l’inizio del discorso. Ti consiglio allora di leggere prima il post 4 (clicca sul titolo) altrimenti rischi di capire la metà di quello che sto per dire.

Eccoti intanto la sintesi per punti di questo post:

  • studiare e prendere buoni voti in università è solo la metà di quello che ti può dare
  • divertirsi a vedere come reagiscono gli altri a seconda dei tuoi comportamenti è una grande palestra di vita
  • sfrutta il vantaggio di essere in università per fare questo tipo di esperienza, altrimenti sarai costretto a farla a lavoro, ma li non perdonano
  • accetta un po’ di disagio per spingerti un po’ oltre, presto diventerà confortevole
  • puoi anche sceglire di non far nulla, stare nascosto e viverti così la vita. Dipende da cosa vuoi ottenere.

Quindi, ti stavo spiegando come trattare un professore e cosa vuol dire, dalla mia esperienza, sfruttare al massimo gli stumenti offerti dall’università.

Per capirci meglio, ti faccio degli esempi. Tieni conto che non c’è solo questo, ma son le prime cose che mi vengono in mente ricordando gli anni passati a seguire le lezioni:

  • alzare la mano per fare una domanda
  • fare almeno 1 domanda a lezione per 10 lezioni di fila (dopo la quinta lezione la metà delle persone non ti sopporterà, nota anche questo, anzi divertiti a contarli, intanto a te la paura nell’esporti sarà passata, agli altri non si sa)
  • fare almeno 3 domande stupide, (visto che questo è un grande timore, togliti lo sfizio ;))
  • controllare sempre i compiti scritti dell’esame e contrattare il voto (specie se le domande sono aperte, c’è margine di interpretazione, inoltre i professori a volte non sanno contare, mi è capitato di far notare che la somma dei punti dava 25 e non 22, un’altra volta ho scampato l’orale per aver discusso col prof la parte scritta a ricevimento)
  • fai almeno un paio di battute entro la fine del corso (scherzare e vedere la reazione ti aiuta tantissimo a capire veramente che tipo hai davanti. Senza eccedere. 1 o 2 battute contestualizzate possono bastare. Es. ero a lezione di ragioneria, la prof mi fa una domanda e poco prima di farmi aprire bocca mi dice: intanto lei come si chiama. Risposta… beh questo non ha importanza. Ci siamo fatti 2 risate :D)
  • contratta il voto d’esame orale (es. Prof: le 28. Io: 28 è un buon voto, solo che per questo esame non posso accettare meno di 29. Almeno 1 punto in più, spesso, te li concedono, specie se è alto. Mi è capitato anche di passare da 19 a 22 ma è una rarità, eppure se non lo chidevo sarebbe rimasto il 19. Visto che l’esame dura 10 min, ma il voto di laurea ti rimane per la vita, può valer la pena provarci)
  • fai domande provocatorie in simpatia, vedi fin dove ti puoi spingere. (es. bene ragazzi, benvenuti al corso di diritto fallimentare… alla fine della spiegazione alzo la mano: mi scusi le pause quando sono previste?! 😀 Altra domanda a fine corso, sempre di fallimentare: visto che gli argomenti trattati sono diversi ed anche dettagliati, è possibile avere un esempio di domanda tipo da esame? In quel caso ce ne ha dette una ventina che son capitate al mio orale…come si dice: a bocca chiusa non entran mosche)
  • aderisci ad almeno uno dei progetti universitari, che sia l’erasmus o collaborare con qualche associazione studentesca, piuttosto che lavorare per l’università, o proporsi come rappresentante degli studenti… (questo ti fa capire molto bene cosa altro è l’università)

Ho fatto tutto questo, e pensa che faccio parte degli ex timidoni, mai avrei osato fare domande in aula pur non avendo capito, mai avrei osato interagire con un prof fuori dall’esame, stavo bene nel rimanere mimetizzato tra gli altri. Ma la formazione, il lavoro e gli anni fanno capire tante cose. 😉

Questa è la condizione di tanti, ma se esci dall’università mantenendo lo stesso atteggiamento verso la vita di quando sei entrato, secondo me hai preso solo il 50% di quello che l’università ha da offrirti, anche se ti laurei con 110 e lode in astrofisica ingegneristica nucleare.

Ecco cosa intendo per allegro chirurgo. Se vogliamo, l’università è l’ultima occasione quasi indolore per fare questi esperimenti, che servono poi per rapportarti nel sociale, per capire che tipo è il capo già alla selezione, quanto puoi spingerti con i colleghi e quando stare al posto tuo.

Ora, se ti senti timido/a, non occorre partire in quarta facendo 5 domande a lezione alzandoti in piedi, parti per gradi, trova quel qualcosa che ti potrebbe mettere un po’ a disagio ma che comunque sei disposto/a a fare. Una volta che questa azione non ti crea più disagio, passa alla successiva, e così via.

Ricorda che le aziende, nel mondo del lavoro, preferiscono un 95 che si è fatto le ossa, nel senso che ti ho spiegato, invece di un 110 tutto nozioni e 0 personalità.

Certo non bastano 3 o 5 anni di università per capire come vanno le cose nella vita, ma bastano per saper giocare all’allegro chirurgo senza troppi danni.

Pensa alla libertà che puoi avere tu scegliendo di sperimentare adesso tutto questo, e quelli che dovranno farlo una volta usciti dall’università, e che vedranno come sbagliare comporta perdere il lavoro o non passare il periodo di prova. Anzi vederlo è un passo in più, probabilmente continueranno a dare la colpa di tutto questo alla crisi.

Con queste battute finali termino il trend su questo tema caldo. Ci sarebbe molto più da dire, ma per ora mi fermo qui, preferisco di gran lunga un dibattito con te che hai letto fin qui.

Anche lasciare un commento pubblico  in un blog può esserti di grande aiuto, soprattutto se in condizioni normali non lo faresti. 😉

Cristian

7
Feb

perchè disoccupati dopo la laurea 4

Questo, forse, è l’ultimo post sul perchè si resta disoccupati dopo la laurea.

Se ti fossi perso le parti precedenti:

perchè disoccupati dopo la laurea 1, nella quale dichiaro il primo punto per cui tanti neolaureati si ritrovano disoccupati per molto tempo prima di iniziare a lavorare.

Perchè disoccupati dopo la laurea 2, dove svelo il secondo punto per trovare in fretta un’occupazione dopo la laurea che, se hai fatto tuo, sei più avanti dell’80% dei neo laureati,

Perchè disoccupati dopo la laurea 3, nella quale ti porto un esempio concreto di una ragazza che dal nulla è stata in grado di creare un caso mediatico usando uno strumento a portata di tutti: facebook.

Fatte le premesse introduco il tema di oggi con un riassunto in 7 punti:

  • fase essenziale del percorso universitario è sperimentare
  • per sperimentare occorre fare qualcosa che di solito non faresti
  • interagisci coi professori, scopri fin dove puoi arrivare, scopri quanto la comunicazione con loro influenza il tuo voto all’esame
  • sbagliare in università è molto meno rischioso che sbagliare in azienda
  • tanto prima o poi ti devi confrontare con capi e colleghi, inizia a farlo subito per non trovarti spiazzato, o peggio, disoccupato dopo
  • le aziende preferiscono un laureato con 95 che si è fatto le ossa e si sa relazionare, rispetto ad un 110 e lode tutto nozioni e 0 carattere.
  • sfrutta almeno 1 delle possibilità che ti dà l’università come: erasmus, associazioni studentesche, lavorare per l’università, candidarsi come rappresentante degli studenti…

Se il primo punto quindi, per trovarsi occupati dopo la laurea, è ragionare con la propria testa, ed il secondo è avere un obiettivo chiaro da raggiungere, come spiego qui, quale sarà il terzo?

Il terzo punto è questo: usa l’università come laboratorio per i tuoi esperimenti!

😮 Che vuol dire? 😮

Hai presente l’allegro chirurgo? Era uno dei miei giochi preferiti da bambino. Bene, l’università è un po’ come l’allegro chirurgo, è un posto dove sperimentare, sbagliare riprovare, andare avanti e divertirsi in tutto questo.

Non mi fraintendere, lo studio è la parte seria del gioco, organizzati, impegnati e rimani sul pezzo,  di questo ne ho parlato in tanti altri post, come questo, o anche questo,  ma se vuoi prendere il 100% dalla tua esperienza universitaria, studiare e passare gli esami non basta.

Ne parlo molto nell’ebook omaggio che puoi scaricare sulla colonna di destra, oppure scrivendomi a universitastudenti@gmail.com, l’università è il luogo dove sperimentare i rapporti sociali e di potere, per vedere che succede se ti comporti in un modo o in un altro.

E che cavolo vuol dire? 😮 Chi ha il potere? Come faccio a sperimentare? 😕

In realtà nessuno ha il potere nel senso di dirti cosa devi fare (ce l’avrà il capo quando inizierai a lavorare), ma c’è una persona che ha il potere di decidere quanto tempo rimarrai sui libri per quel esame. Chi ti esamina, seppur solo per 10 minuti, decide se puoi passare al prossimo esame o devi studiare ancora per quello in corso.

Eppure, sebbene i vostri destini si intrecciano per soli 10 minuti della tua vita, la decisione presa, in circa 7 secondi, da chi ti esamina, può voler dire 2 settimane di studio in più, od una birra con amici a fine serata, piuttosto che un bagno caldo ed un film.

La sua decisione ha solo questa ridotta conseguenza, rispetto a quella del titolare che deve decidere se tenerti o meno a lavorare per lui, eppure a tutti noi ha fatto paura almeno una volta (l’ansia da esame l’abbiamo passata un po’ tutti).

Quello che dico io è: invece di farti comandare dalla paura, perchè non renderti protagonista di un dialogo? Anzi di più, di un esperimento, anzi, ancora di più, di una comunicazione?!

Pensa a quanto potresti ottenere dal capire come reagiscono, non solo gli altri, ma chi ti deve esaminare, a seconda di una parola detta in un certo momento piuttosto che di un gesto o di un comportamento tenuto in precedenza.

In pratica, osserva il professore e renditi conto che non è altro che un essere umano come te, con la differenza che sà quello che ti sta insegnando, almeno si spera, e trattalo come tale.

Si certo, fagli domande, se riesci a farlo, ma non solo, divertiti a ridimensionarlo, trattalo da pari mantenendo il rispetto, divertiti nel capire fin dove puoi arrivare con uno e con l’altro professore. Prendi l’università come l’allegro chirurgo, con curiosità e divertimento. Scopri, volta per volta, cosa puoi avere e quali tasti è meglio non toccare.

Per adesso mi fermo a queste considerazioni, se non l’hai già fatto, ti consiglio di scaricare il mio ebook omaggio: esame orale: un gioco di ruolo tra studenti e professori che trovi qui sulla destra, e… sperimenta.

Entra  in questa ottica e vedi come cambiano le cose da qui ad 1 settimana.

Tra qualche giorno concluderò il post con degli esempi pratici, intanto preferisco rimanere sul vago per farti venire in mente delle idee su cosa vuol dire fare qualcosa che di solito non faresti. 😉

Buona giornata

Cristian