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Posts from the ‘universitari e soldi’ Category

12
Feb

lavoro per universitari in tempo di crisi?

universita e lavoroCrisi finanziaria, crisi monetaria, crisi economica… e che palle!!

E se invece delle condizioni generali sfavorevoli ci fosse chi assume ed anzi non vede l’ora che gli bussi alla porta perché stava aspettando proprio qualcuno come te con quel tipo di laurea, o esperienza universitaria, o diploma?!

Infatti secondo la stima di Datagiovani esistono delle categorie ricercate che in controtendenza hanno aumentato l’offerta di lavoro nel 2012.

Quali sono queste categorie?!

Cuochi, camerieri, operatori del turismo e addetti all’accoglienza, ma anche segretari d’ufficio! I settori in cui si le assunzione sono più elevate invece risulta essere: ristorazione, ingrosso, ed edilizia.

Per quanto riguarda le lauree gli ingegneri (soprattutto ramo turismo) rimangono i più ricercati anche nel primo trimestre del 2013.

E dopo il 2013 cosa succederà? I lavori più ricercati del prossimo futuro rientrano nei settori: medicina (infermieri), chimica, agricoltura, green economy (progetti ecosostenibili), scienze motorie, scienze economiche e statistiche, scienze umane per citare i primi.

Per un elenco completo visito il sito www.pmi.it/economia/lavoro/news1

Per saperne di più visita http://www.pmi.it/economia/lavoro/news2

Cristian

P.S. ti consiglio di iscrverti al sito pmi.it io lo consulto tutti i giorni per sapere le news in tema di economia, lavoro, ricerca e sviluppo.

15
Jul

laureati e soldi

L’università ha come scopo quello di farti studiare, per darti più informazioni da spendere nel mondo del lavoro, e quindi maggiore professionalità. Questo ti porterà maggiori entrate.

Questa è un po’ l’idea comune che si ha dell’università, ma sarà vero tutto questo?

Vediamo un po’, analizzo la frase pezzo per pezzo e vediamo quanto questa è corretta, secondo  quello che abbiamo intorno oggi.

L’università ha come scopo quello di farti studiare… Questo è corretto.

Lo scopo che si sono dati, fin dalla sua creazione, è stato quello di far accedere, chi se lo poteva permettere, gli studenti ad una formazione maggiore.

Infatti l’università era l’ultimo gradino, il più alto, prima di entrare nel mondo del lavoro.

Un laureato godeva di fama e prestigio, e questo fino a pochi decenni fa, e, per questi pochi fortunati, era molto semplice accedere a cariche dirigenziali in breve tempo.

L’obiettivo si è mantenuto nel tempo. Anche oggi l’università mantiene l’arduo compito di farti studiare, ma non si può dire altrettanto circa la formazione.

Tutti sappiamo che una grande pecca delle università italiane, riguarda il grande nozionismo che viene dispensato, e quindi la grande cultura che ti offre, sempre che ti ricorderai quanto hai studiato anche dopo, a discapito, però, della praticità.

Quindi si, ti fanno studiare ma, ti posso garantire, sempre meno. In 10 anni infatti i programmi si sono ridotti generalmente di 1/3, e questo comunque senza badare più di tanto alla concretezza.

Non a caso, oggi, la laurea non è più il gradino più alto dell’istruzione, ma i master e dopo l’apprendistato, hanno preso il suo posto.

…per darti più informazioni da spendere nel mondo del lavoro… finchè si parla di informazioni, la frase è corretta, ma come abbiamo visto poco fa, queste sono spesso troppo astratte per il mondo del lavoro.

Non a caso, infatti si parla di informazioni ma non di formazione.

L’università, purtroppo, ha mantenuto degli standard educativi e didattici di altri tempi, e non si sono ancora adeguati a quello che oggi il mercato del lavoro richiede, che è ben diverso da quello che richiedeva 50 anni fa, ma anche solo 10 anni fa.

Non ci si può aspettare del resto che una macchina così complessa come la struttura universitaria, si rivoluzioni ogni 4 anni, altrimenti sarebbe il caos.

Un ciclo di studi completo, infatti, dura 5 anni, che facilmente diventano 7. Sarebbe molto destabilizzante per uno studente vedersi cambiare le regole a metà percorso.

Quindi, purtroppo, l’università italiana, si è impigliata da sola in una struttura rigida.

Del resto cosa potrebbe fare?

Le idee qui non mancano. In America stanno già sperimentando le grandi potenzialità di internet legate all’apprendimento.

Alcune università, infatti, danno la possibilità di seguire corsi, legati al percorso universitario scelto, in qualsiasi altra università del globo che partecipi a questo progetto.

Il tutto avviene chiaramente via internet.

Una sorta di università online globale.

Se, per esempio, sei iscritto ad Oxford, ed aderisci al progetto, hai facoltà di seguire il corso di diritto romano del professor Tizio che insegna in Bocconi, piuttosto che quello di marketing internazionale del professor Caio alla Sorbonne di Parigi.

Raggiunta la laurea, potresti così trovarti, per esempio, 10 esami dati nella tua università, 10 in università tedesche, 5 in università francesi e 2 in quelle italiane.

Questo, secondo me, vuol dire guardare avanti.

In Italia invece, non c’è ancora questo tipo di apertura, nè da parte delle istituzioni, ma a dirla tutta neanche da parte di tanti studenti.

Pensa per esempio, che quando ho partecipato al progetto erasmus, nella mia università (Milano), i posti disponibili erano superiori di circa il 20% alle richieste.

Aprirsi al nuovo, aprirsi ad altre culture, e lingue, non è un tema così tanto sentito, ancora, nel nostro paese.

Per darti idea di quello di cui sto parlando ti faccio leggere questo articolo del corriere della sera che porpone delle statistiche su quanti parlano, oggi in Italia, una lingua straniera.

In sintesi il 66% della popolazione dichiara di averle studiate, ma oltre il 50% di questi non le sa parlare (inglese scolastico), ed il 52% non intende migliorare il suo livello neanche in futuro! 😮

Curioso tra l’altro che, per dire conoscenza insufficiente di inglese, si usi il termine più accomodante di inglese scolastico…e questo la dice lunga su come viene insegnato nelle scuole. :/

Questo ti porterà maggiori entrate. Mi dispiace dirti che in Italia non funziona così.

Secondo i contratti collettivi di lavoro, infatti, un maggior stipendio ti viene riconosciuto solo se inizi un lavoro inerente a ciò che hai studiato. Negli altri casi, la laurea, non dà diritto ad un livello di inquadramento più alto rispetto ad un non laureato.

In questo caso, trovare un impiego, dopo la laurea, diverso da ciò per cui hai studiato, e credimi questo capita sempre di più, non solo non ti garantisce uno stipendio maggiore rispetto agli altri, ma colui che si è diplomato ed ha iniziato a lavorare 5 anni prima di te in quel settore, guadagnerà sicuramente più di te.

Questo perchè, sempre per legge, esistono i cosiddetti scatti di anzianità. A prescindere dall’azienda in cui hai lavorato, a parità di mansioni, sei tenuto ad un aumento di stipendio automatico ogni tot, come riconoscimento dell’anzianità lavorativa e professionale.

Questo vuol dire che se lavorerai per 10 anni in quel settore, il diplomato guadagnerà sempre più di te.

Amenochè non raggiungi una qualifica superiore alla sua. Però, visto che fai un lavoro diverso rispetto a ciò per cui hai studiato, o hai imparato qualcosa di più di 4 nozioni, nel periodo universitario, o la laurea non ti servirà neanche per spiccare tra gli altri a livello professionale.

In quel caso perchè dovrebbero darti una qualifica superiore a chi ha una maggiore conoscenza e competenza in quel settore?

Alla fine, allora, a che serve la laurea?

A tante cose a livello personale, rimane un incognita, invece, dal punto professionale, lavorativo e di guadagno.

Con questo non sto certo discriminando i laureati, sto invece dando una visione che abbraccia diversi aspetti della realtà in cui siamo oggi immersi.

Cristian

7
May

universitari e soldi

I soldi sono un argomento scottante, per questo non mi limito a scrivere un solo post ma voglio dedicargli un’intera area all’interno del blog.

Forse ti starai chiedendo: cosa centra un blog sullo studio con il discorso soldi?

Te lo spiego subito.

L’idea di questo Read moreRead more