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Posts tagged ‘laurea’

11
Jun

Non ho voglia di studiare: 10 mosse per tornare alla carica

se non hai voglia di studiare rischi questa fine

di iviaggidigogo

Sempre più studenti mi scrivono privatamente per chiedermi consigli su come poter passare gli esami. Spesso però quello che cercano non è un metodo o delle strategie ma ritornare a provare quella motivazione e passione che li porti fino alla laurea.

In pratica la domanda è:

Non ho voglia di studiare, come posso finire l’università?

Questa è una gran bella domanda, io per primo mi sono trovato, arrivato agli ultimi due esami, a dover combattere con la non voglia di studiare. Avevo già aperto questo blog e lavoravo nell’attività di famiglia. Avevo certamente una condizione privilegiata rispetto a tanti altri e da un lato questo mi dava sicurezza. Quindi quello che sto per dirti viene dall’esperienza personale, oltre che dalla formazione.

Spesso l’identikit di chi arriva a provare questa non voglia di studiare è:

  • età tra 26 e 30 anni,
  • esame difficile da dover sostenere,
  • verso la fine del percorso di studi,
  • desiderio di libertà VS senso di oppressione,
  • fuori corso,
  • sensazione di poca integrazione nell’ambiente universitario,
  • poca fiducia nelle proprie capacità,
  • non vede vie d’uscita indolore o in tempi brevi

tutti questi fattori portano alla conseguenza già citata del:

Non ho voglia di studiare, come passare gli esami?!

Ebbene tra un attimo ti dirò cosa ho fatto io per superare questo scoglio che mi ha fatto ritardare di circa 18 mesi il conseguimento della laurea. Essi 18 mesi! Sono passato da una media di 7 esami l’anno a superare l’ultimo esame 18 mesi dopo il penultimo!

Come mai questa differenza abissale tra una condizione e l’altra? Guarda un po’ anche io in quel periodo mi dicevo:

non ho voglia di studiare!

Un altro fattore poi nel mio caso ha fatto da padrone a questa sensazione. Non mi sentivo più studente! Mi sentivo ormai lavoratore, investitore, formatore, scrittore, blogger ma non certo studente. Inoltre avendo un posto sicuro non avevo un grande stimolo a concludere gli studi. In più ci stavo dando dentro con gli investimenti ed anche questo mi dava una sensazione di certezza finanziaria che mi faceva sentire al sicuro.

La conclusione mi dicevo che anche senza laurea potevo benissimo andare avanti lo stesso, avendo il mio reddito mensile, le mie entrate da investimenti e quanto bastava per seguire la mia formazione e crescita personale, che era ed è la mia passione.

Una condizione comoda quindi ed il problema era proprio questo: la comodità che fomentava la non voglia di studiare!

Spesso non è per niente comodo passare ore sui libri a fare entrare nella testa certi concetti. Se poi inizi a dubitare dell’utilità di ciò che stai studiando ti stai, senza accorgertene, affossando ancora di più. Non saranno le valanghe di lamentele a farti passare l’esame, anzi ti toglieranno quel poco di motivazione che forse avevi.

L’unica frase che ti viene in mente in questa circostanza è:

Non ho voglia di studiare e quindi?

Cioè non è poi una tragedia se lascio stare tutto. O almeno dentro di te una parte penserà questo, mentre un’altra sta lottando per fare in modo che tu finisca in fretta questa “tortura”. Anche giustificarsi infatti non è di grande aiuto, sempre se il tuo obiettivo è arrivare alla laurea. In caso contrario ritirati e fai altro nella vita. Al di là della provocazione, se vuoi chiarirti le idee se è davvero importante per te la laurea o meno ti consiglio di leggere questi articoli:

http://www.studentiuniversita.com/2011/10/come-far-pace-con-lo-studio/

http://www.studentiuniversita.com/2011/09/come-passare-lultimo-esame/

http://www.studentiuniversita.com/2011/06/preparazione-esame-universitari-tempi/

http://www.studentiuniversita.com/2011/04/universita-e-lavoro/

Sono tanti articoli? In realtà sono solo alcuni, del resto la domanda a cui vuoi dare risposta è importante, meglio investire 1 ora del tuo tempo per fare chiarezza o rimanere nel dubbio per i prossimi mesi? 😉

Bene, ora che hai fatto un po’ di chiarezza  e forse hai capito perché non hai voglia di studiare dimmi ti è tornata la voglia di studiare? NO?! 😮 Ok, però se stai leggendo queste righe vuol dire che hai più chiarezza sul perché vuoi continuare gli studi o almeno razionalmente sai che ti conviene farlo.

Alla fine il motivo è proprio questo, un discorso di convenienza. Ho dato 35 esami, non mi conviene buttarli nel cestino, mi conviene trovare il modo di passare angli gli ultimi 5. Razionalmente siamo tutti d’accordo su questo concetto… la domanda è:

se non ho voglia di studiare come faccio a passare anche solo l’ultimo esame?!

I modi sono tanti, alcuni più complessi ed introspettivi ed altri più semplici e legati all’ambiente esterno. Se fossimo in una coaching individuale potrei farti fare diversi esercizi ad hoc sulla tua situazione. Ad ogni modo ti segnalo di seguito un decalogo di 10 azioni che puoi compiere per farti tornare la voglia di studiare.

Ecco a te le 9 + 1 tappe da percorrere per riprendere in mano la voglia di studiare e concludere gli esami:

  1. cambia ambiente. Se studi in casa vai in biblioteca, se già vai in biblioteca, cambiala! Sembrerà banale ma cambiare ambiente in alcuni casi, soprattutto all’inizio riattiva un certo desiderio ed interesse per lo studio. Provare per credere. Potresti anche cambiare luogo di studio 1 volta a settimana.
  2. Studia in gruppo. Se sei abituato a studiare da solo, ti consiglio di trovare gruppi di studio con cui condividere gioie e fatiche. Il gruppo ha un’energia eccezionale e vi date sostegno a vicenda. Basta anche essere in due perché la cosa funzioni. Sopra i 5 può diventare dispersivo.
  3. Utilizza al meglio le tue capacità. Ognuno di noi è forte in qualcosa. Nel tuo  caso può essere la lettura veloce, oppure le mappe mentali, oppure il fatto di afferrare al volo certi concetti o di sviluppare rapidamente i ragionamenti. Nel gruppo i tuoi talenti saranno fondamentali perché tu potrai spiegare agli altri alcune parti della materia per alcuni oscure e riceverai lo stesso trattamento su ciò che non hai capito. Se non sai con chi studiare sfrutta la bacheca o il forum della tua università per trovare alleati. Ricorda che c’è sempre qualcuno che sta preparando il tuo stesso esame nello stesso periodo, basta capire chi e come aggregarsi.
  4. Mantieni un atteggiamento positivo. Lamentarti non serve. Riporta il gruppo a concentrarsi sull’obiettivo se iniziano a dare la colpa al professore, al programma, al ministero o alla repubblica. Non in modo pesante ma anzi con una battuta e con leggerezza. Vedrai come cambieranno anche le tue convinzioni sulla fattibilità nel superare l’esame.
  5. Sfrutta i colloqui col professore. Non solo le due settimane prima dell’esame, anche se ti dà fastidio o non sei abituato. Non farlo per farti vedere ma per capire davvero ciò che ti sfugge. Tu vuoi passare questo esame e quindi sei tenuto a fare qualcosa di scomodo che non hai mai fatto. Einstein diceva: “Pazzia è credere di ottenere risultati diversi facendo le stesse cose”. Se vuoi ottenere un nuovo risultato (passare l’esame) vorrai fare qualcosa che non sei abituato a fare.
  6. Simula interrogazioni o prove d’esame nel modo corretto. Preparati sui testi e dispense e dopo integra con le prove d’esame.
  7. Ascolta gli orali prima della tua sessione. Anche se non ti sei iscritto alla sessione. Questo ti aiuterà a capire che domande fa e trovare magari anche nuovi alleati (tra chi non lo passa) per ampliare il gruppo o rimpiazzare le “mele marce”. Questo funziona anche se l’esame è scritto. Aspetta fuori dall’aula chi sta dando l’esame e fai loro qualche domanda.
  8. Alterna studio a divertimento. Ricorda che ogni tanto una birra/aperitivo/caffè magari con gli stessi compagni con cui stai preparando l’esame è molto più efficace di una nottata di studio insieme.
  9. 24 ore prima dell’esame è vietato studiare! Questa è una regola contro intuiva eppure funziona tantissimo. Il giorno prima dell’esame distraiti. Rimani in contatto con i tuoi compagni di avventura ma prendila con leggerezza. Se parli dell’esame fallo in modo giocoso, oppure parla di altro (cosa ben difficile lo so).
  10. questo è il +1. Non è indispensabile ma piacevole e ti aiuterà a mantenere un bel ricordo dell’evento. Finito tutto, cioè passato l’esame, festeggia col tuo gruppo! Una pizza in compagnia è un ottimo modo per salutare i vostri compagni di viaggio e mantenere quella carica positiva per passare all’esame successivo.

Ecco come in 10 mosse puoi passare, in modo pratico, da: non ho voglia di studiare a: ho passato l’esame!

Ora tocca a te, in bocca al lupo e fammi sapere come va! 😉

Cristian

2
Feb

nuova pagina: omaggi e consigli

Ciao,

ho appena inaugurato una nuova sezione nel blog, la trovi in alto a destra, l’ho chiamata omaggi e consigli.

All’interno trovi la recensione del mio ebook esame orale: un gioco di ruolo tra studenti e professori, che puoi scaricare gratuitamente dalla colonna di destra.

Inoltre trovi anche consigli di letture utili per l’università; per esempio dalla gestione del tempo, alla motivazione, dal crearsi obiettivi stimolanti alla comunicazione efficace. L’idea mi è venuta rispondendo alle tante email che mi chiedono suggerimenti su letture utili. Visto che il tema mi sembra interessi a molti, ho pensato di aiutare tutti quanti dando vita a questa sezione (tranquillo se mi mandi un’email non mi offendo, continuerò a risponderti ;)).

E’ una sezione che arricchirò man mano. Al momento trovi la recensione su quello che per me è il migliore ebook sulla gestione del tempo nel rapporto qualità/prezzo.

Per approfondimenti clicca qui. 🙂

Più che mai in questa sezione, anche i tuoi commenti sono preziosi, specie se hai qualche lettura da consigliare.

A presto.

Ciao

Cristian

26
Jan

perchè disoccupati dopo la laurea 3

Ciao, rieccoci a parlare di università e lavoro, anzi non lavoro.

Questo è il terzo post sul tema perchè disoccupati dopo la laurea. Prima di andare avanti ti consiglio di leggere:

perchè disoccupati dopo la laurea 1, in cui parlo delle cavolate che ci raccontano,

perchè disoccupati dopo la laurea 2, nel quale svelo da cosa dipende lo stato di disoccupazione.

Se non li hai ancora letti ti consiglio di farlo prima di proseguire perchè è un discorso unico. Insomma  non vorrei mai che non capissi una cippa di quello che sto per dire. 😀

Prima di entrare nel vivo del discorso, eccoti il riassunto del post in 5 punti:

  • economia e motivazioni personali, quale dei due è più importante?
  • l’esempio di Simona Melani che provoca pubblicamente la Gelmini e diventa famosa
  • credenze e convinzioni, quali sono le tue?
  • come sfruttare le tue competenze per emergere?
  • il giusto atteggiamento: saper ragionare con la propria testa, avere chiara la meta, capire cosa ti può dare la laurea oltre a semplici nozioni

Quindi, abbiamo visto che quello che fa la differenza sei tu e le tue motivazioni. Già capire questo ti da un grande vantaggio rispetto all’80% di chi si laurea pensando che sia colpa della società o dell’economia se non trova lavoro.

Per rafforzare questo concetto, ti invito a leggere questo articolo che sta divetando famoso. E’ un articolo scritto su facebook da Simona Melani, una ragazza di 25 anni laureata in scienze della comunicazione, come provocazione alla Gelmini che il giorno prima, in una trasmissione, ha dichiarato che proprio la sua laurea non serviva a nulla.

Questa ragazza attualmente lavora e studia, e da quel che dice non ha mai smesso di farlo fin da quando era adolescente. Oggi questo articolo sta girando l’Italia e quella che era la provocazione di una sconosciuta è diventato il grido di protesta di tanti studenti, laureandi e laureati.

Anni spesi a conseguire una laurea dichiarata inutile dallo stesso ministro dell’istruzione, permette ad una ragazza comunque, nel suo piccolo, di diventare famosa! Eppure è una studentessa come te e come tanti altri. Come mai lei è emersa dalla massa? Cosa la differenzia da tanti altri?

Mi vien da dire, innanzitutto, il fatto che aveva ben in mente come impiegare la sua laurea. Non è un caso che una ragazza laureata in scienze della comunicazione ci dia lezione di come si comunica in modo efficace! 😉

Ma non è solo questo, c’è dell’altro, sto parlando delle sue credenze. Davanti ad una frase del ministro dell’istruzione di turno che dice: la tua laurea non serve a nulla, si può reagire essenzialmente in 2 modi:

1) ti faccio vedere io se non serve a nulla! :p

2) cavolo se lo dice anche il ministro che speranze ho?! 🙁

Da cosa dipende una reazione o l’altra? Dalle convinzioni personali, dal credere di potere, dal fuoco di voler dimostrare, dal desiderio di alzare il dito medio quando ci sei riuscito ;), ecc…

In 1 parola, Simona ha dimostrato di saper ragionare con la propria testa e di non accettare il parere dell’esperto di turno. Questo si chiama atteggiamento, e ne parlo anche qui.

E tu, come puoi sfruttare al meglio la tua laurea? Preferisci aspettare che gli altri facciano qualcosa per te, o fare da solo qualcosa per te? Come stai sfruttando questi anni in università? Che cosa prendi oltre qualche nozione? Quale valore aggiunto ti sta dando questo percorso di studi che altrimenti non avresti?

Certo, mi rendo conto che queste domande sono molto dirette, era proprio il mio intento. In realtà queste sono domande iniziali che introducono ciò di cui parlerò la prossima volta, cioè l’atteggiamento più produttivo che puoi tenere in università, per ottenere qualcosa di più di un pezzo di carta chiamato laurea.

Intanto ti lascio con queste domande. Già prenderti del tempo per dare le risposte ti sarà di grande aiuto, la prossima volta vedrai perchè.

Buona giornata.

Cristian

14
Dec

tecniche di memoria: come usare le mappe mentali

Eccoci arrivati all’ultima parte del post sulle tecniche di memoria.

Come universitario ho usato molto queste tecniche in quasi ogni esame dato in università.

L’università è, secondo me, la fonte per eccellenza dove poter praticare le mappe mentali, come tutte le altre tecniche che ti ho mostrato nei post precedenti.

Prima di proseguire eccoti lo schema in 8 punti su come usare le mappe mentali:

  1. le mappe mentali servono per: schematizzare, memorizzare e studiare più velocemente
  2. nelle mappe mentali si inseriscono solo le parole chiave
  3. ogni parola chiave deve richiamare un concetto, se così non è, cambia parola
  4. le parole chiave si trovano leggendo 3 volte il testo. La prima volta velocemente per avere un’idea generale, la seconda lentamente e sottolineando. Nella terza leggo solo le sottolineature e cerchio le parole più importanti che richiamano il concetto.
  5. Può essere una parola interna al testo o esterna. Nel primo caso riporti sulla mappa la parola trovata, nel secondo usi una parola che per te sintetizza bene il concetto.
  6. Trova le parole chiave ed inseriscile nella mappa, partendo dal centro verso la periferia del foglio. Nel centro inserisci le parole chiave più generali che richiamano diversi concetti o capitoli. Più andrai verso i margini del foglio, maggiore sarà la specificità dei concetti, come puoi notare nei disegni cliccando qui e qui.
  7. finita la mappa rileggila e verifica di ricordare tutte le parole. Se così non è, cambia quelle che non ti dicono nulla, poi una nuova verifica, finchè tutte le parole ti richiamano un concetto.
  8. per memorizzare la mappa usa la tecnica dell’osservazione: Dividi il foglio in 4 quadranti e poniti le domande del buon osservatore: cosa vedo? che colori ci sono? quante parole ci sono? di che dimensione? in che posizione? ci sono disegni?… Chiudi gli occhi e ricostruisci il tutto nella mente, prima di passare al quadrante successivo.

Se ti fossi perso le puntante precedenti, ti consiglio di dare uno sguardo anche agli altri post prima di proseguire, perchè è un discorso unico.

Di seguito ti riporto uno schema del mini corso di memoria online:

Nel primo post abbiamo parlato di atteggiamento e ti ho spiegato qual è l’approccio migliore, secondo me, per avvicinarsi a queste tecniche. Senza una motivazione forte, le tecniche migliori non servono. Poi ti ho dato dei suggerimenti su come sfruttare la creatività, per sviluppare l’emisfero che di solito dorme quando studi (il destro). Il terzo post è stato dedicato alla prima tecnica di memoria, che in realtà è un antipasto delle tecniche più complesse, e l’ultimo alla costruzione delle mappe mentali.

Oggi vediamo come studiare con questa tecnica di memoria.

Nella mappa mentale, come abbiamo visto, inserisci le parole chiave di un discorso.

E qui la prima domanda: come si trovano le parole chiave? La risposta è più semplice di quel che sembra.

Leggi una prima volta il capitolo che vuoi studiare oggi…guai a te se sottolinei però! 😀

Scherzi a parte, la prima lettura deve essere veloce e sommaria. Non stare a sottolineare già adesso, perchè magari tra 5 pagine trovi lo stesso concetto sintetizzato o espresso meglio.

La prima lettura ha proprio lo scopo di leggere velocemente per capire le parti di libro che puoi scartare. Da una ricerca è emerso che spesso l‘80% dei libri di testo sono struttura, solo il 20% è sostanza. Quindi l’80% serve per incorniciare quel 20%!

Secondo te, quale sarà la parte che studierai sottolinierai e da cui tirerai fuori le parole chiave?

Esatto, quel 20%! 🙂

Quindi, prima lettura screma. Togli fisicamente, facendo una riga con la matita, le parti struttura, come gli esempi, i paragoni ecc…che possono servire forse per capire meglio, ma non ha senso ripassarci sopra una seconda volta. Comunque se sei nel dubbio, lasciala.

Nella seconda lettura prendi la matita ed inizia a sottolineare i concetti salienti di quel 20% rimasto.

A quel punto avrai delle righe o capoversi sottolineati, e non tutto il libro :D, e da quelle righe trova qualche parole chiave che esprima il concetto.

Le parole chiave possono essere interne al testo o esterne. In questo secondo caso dai libero sfogo alla fantasia per trovare la parola più adatta che sintetizzi il tutto, e che nel leggerla richiami facilmente il concetto.

Quindi interne al testo: sono già scritte. Esterne al testo: te le inventi. Nel secondo caso va bene tutto, basta che richiami il concetto. Per esempio, in diritto privato esiste il concetto di nullità del contratto e non ripetibilità per i contratti conclusi con minorenni. A me viene in mente, per ricordarmi il concetto, quando all’età di 9 anni, un camionista mi ha dato 10 euro per  comprargli le sigarette. Cosa ho fatto io? Sono scappato con i soldi! 😀 Legalmente il contratto era nullo (anche se verbale era un contratto), cioè non valido, e sempre legalmente lui non poteva avere indietro i soldi (non ripetibilità). Quindi quali saranno le parole per ricordarmi questo concetto? Nel mio caso, camionista e sigarette! 😉

Dove segnerai le parole chiave? Su un foglio bianco che diventerà la tua mappa mentale.

Il modo di creare una mappa mentale te l’ho mostrato nell’altro post, qui ti dico come metterlo in pratica.

Una mappa mentale può racchiudere un capitolo, un argomento, mezzo libro, dipende da tanti fattori. Che siano 5, 50 o 500 pagine, l’importante è avere chiarezza. La mappa ha il compito di farti richiamare velocemente le informazioni con un colpo d’occhio.

E’ fondamentale quindi che ogni parola inserita ti richiami il concetto, se questo non succede, quella mappa avrà dei buchi.

Come fare ad essere sicuro di aver usato le parole chiave migliori? Anche questa domanda ha un risposta semplice: con la verifica del giorno dopo! 🙂

Mettiamo che oggi studi 50 pg di diritto privato, che sintetizzi in 1 sola mappa. Se ritorni sulla mappa dopo 1 ora, probabilmente ricorderai tutto.

Invece lasciala riposare, ed il giorno dopo, prima di continuare a studiare nuovi argomenti, leggi la mappa e verifica che ogni parola richiami un concetto. Se così non è, cambia quella parola che non ti torna con una migliore per te. Se ne hai messe poche aggiungine qualcuna, se ne hai messe troppe togline qualcuna (perchè fare più fatica, se con meno ottieni lo stesso risultato?! ;)).

Per questo le mappe si disegnano in matita. Dopo aver fatto la verifica, e tutto torna, colora, e rendi vivace il tuo disegno, e mentre lo fai, memorizza i concetti.

Come si memorizza? Ti suggerisco 1 metodo immediato tra i vari che insegnano ai corsi di memoria.

Dividi il foglio in 4 quadranti con l’immaginazione. Ora prendi il primo quarto e fatti le domande del buon osservatore:

  • che cosa è rappresentato?
  • quante parole chiave ci sono?
  • che parola ha ogni parola chiave?
  • ci sono disegni associati?
  • che posizione grafica ha ogni parola?

Osservare vuol dire proprio farsi queste domande, e tutte quelle che ti vengono, per fissare meglio che puoi nella mente la tua mappa. Dopodichè chiudi gli occhi e visualizza nella mente la mappa, senza sbirciare il foglio.

Se ricordi tutto, procedi col secondo quadrante, altrimenti torna su quelle parole che non ti vengono e riempi di maggiori dettagli l’osservazione.

Così come descritta può sembrare lunga, invece, con un po’ di pratica, puoi facilmente arrivare a memorizzare una mappa in qualche decina di minuti, e quando diventi esperto, anche in un pugno di minuti.

Ti ricordo che una mappa racchiude di media 20,30,40,50 pagine; io conservo mappe da 80 pagine anche.

Anche se ci dovessi mettere 50-60 minuti all’inizio, come ti sembra memorizzare 80 pagine in 1 ora? 🙂

Bene. Ora non ti resta che provare, sperimentare, testare e vedere come va!

Con queste righe concludo il trend sulle tecniche di memoria.

Ricorda comunque che quelle che ho scritto sono informazioni base e generiche su come poter usare queste tecniche. Se vuoi approfondire, ti consiglio di seguire un corso, google ti può essere d’aiuto in questo caso, basta scrivere corso di memoria, ti sorprenderà quanti ne puoi trovare, oppure con qualche libro sulle mappe mentali.

Per esempio per iniziare ti consiglio questo libro di Tony Buzan, l’ideatore delle mappe mentali, dal titolo: come realizzare le mappe mentali.

Con questo ti saluto e ti do appuntamento alla prossima volta.

Se qualcosa non ti è chiaro ricorda che puoi lasciarmi un commento qui sotto, o scrivermi a universitastudenti@gmail.com

Ciao

Cristian

7
Dec

tagli all’istruzione e alle università

E’ noto quello che sta succedendo in queste settimane circa i tagli all’istruzione e soprattutto alle università.

Già l’anno scorso gli studenti avevano manifestato per una riduzione drastica delle sovvenzioni statali.

Sembra che questo governo non abbia molto a cuore la qualità dell’istruzione che i giovani possono ricevere.

Pensa che la Cattolica di Milano è quella più colpita dai tagli.

Di seguito trovi l’articolo riguardante la perdita di 50 milioni di euro dell’istituto.

clicca qui

Ancora una volta questo vuol dire che non possiamo aspettarci grandi aiuti dal governo.

Purtroppo i parlamentari hanno altri interessi e quelli, non voglio dire dei cittadini, quindi diciamo degli studenti, passa in secondo piano.

La riforma Gelimini sta dando tanti problemi, alcune università hanno già accusato il colpo dall’anno scorso, altre riesco bene o male a barcamenarsi ancora in altri modi, ma sicuramente ogni istituto di queta nazione è stato colpito da questi decreti.

Ad onor del vero, delle cose buone sono state portate dalla riforma, come il divieto di assumere parenti entro il quarto grado e lo sblocco delle assunzioni per i ricercatori.

Le cattive notizie però non si fanno attendere. Il taglio indiscrimanto e generale dei fondi alle università, in particolare, riduce di molto la capacità di manovra degli istituti.

Per approfondimenti sul decreto Gelmini clicca qui.

Questo ovviamente oltre a sollevare dissensi e proteste ha creato anche qualche tensione.

Milano, Bologna, Roma…dappertutto si manifesta un dissenso generale verso questa riforma che sembra non essere stata molto apprezzata dagli addetti ai lavori…ma come ogni volta… una volta che un politico ha in testa di fare una cosa, almeno in Italia, 9 su 10 la fa, fregandosene un po’ del resto.

In sostanza, un cosiglio spassionato agli universitari. Lascia perdere l’idea che il governo possa sollevare le tue condizioni economiche e lavorative, e debba darti la possiblità di trovare un lavoro dopo la laurea.

Non è mai stato così, e per quanto ingiusto possa essere, le cose non sembrano cambiare. Però puoi puntare se qualcuno di molto più affidabile, sai chi è?

Mi sa che l’hai capito…si tratta di te stesso!

Che cosa è per te l’università? Luogo di apprendimento? Di scambio? Un posto dove ottenere un titolo?

Per me l’università è stata ed è uno strumento, non il fine. Pensare: mi laureo e poi lo stato, gli amici, la famiglia, il fato…penserà al mio lavoro, può risultare limitante, rispetto a tutto quello che puoi prendere dalla formazione universitaria.

Tipo? Tipo giocare con chi ha il potere!

Che voglio dire? Voglio dire, come ho scritto nell’ebook che puoi scaricare gratuitamente sulla tua destra intitolato:“esame orale: un gioco di ruolo tra studenti e professori”, che gli anni universitari possono essere un cuscinetto della vita, dove scoprire, interagire, goderti il gioco degli esperimenti e osservarne gli effetti.

Terra terra…se provochi un professore, che nella tua realtà è colui che detiene il potere, visto che decide se promuoverti o meno, e lui ti boccia, beh ti è andato male 1 appello ma non è successo nulla tutto sommato. La volta dopo magari capisci come provocarlo nel modo giusto, affinchè non si senta minacciato ed allo stesso tempo venga stimolato a darti un voto più alto. Ti ho spiegato la teoria dell’interrogazione d’attacco. Metterla in pratica poi è un altro discorso, siamo d’accordo, ma anche quello si impara.

Perchè farlo? Perchè quando inizierai a lavorare, saprai come rivolgerti al capo o al collega anziano in modo da portare rispetto ed allo stesso tempo farti rispettare. Ti assicuro che al mercato del lavoro una persona così piace molto.

Ecco per esempio una peculiarità, un punto di forza, che misura il tuo valore oltre alla tua competenza, in un mondo del lavoro fin troppo concorrenziale.

Ecco cosa vuol dire che non saranno i politici a trovarti lavoro, ma sarà l’esperienza che ti sei fatto aprendo gli occhi nel mondo universitario, se hai deciso di intraprendere questa strada.

In questo modo studiare, avvicinarsi alla tesi, dedicare tempo e fatica ad un progetto, diventa più stimolante, più divertente e più formativo ed ha uno scopo, qualsiasi cosa accada dopo!

Ricorda: possono portarti via tutto ma non la tua formazione!

In alternativa, studia quanto basta per passare l’esame, rimani nella massa, non fare domande a lezione, non ti distinguere, passa tutti gli esami al primo colpo, laureati e spera (:o) di trovare lavoro.

Però se sei arrivato a leggere fin qui, vuol dire che probabilmente ti piace di più la prima opzione. 😉

Non ti preoccupare, non ci si forma in 1 giorno, ed oggi gli strumenti non mancano, basta decidere di andare loro in contro. Se lo vuoi, questo blog può essere uno di quegli strumenti, e se vuoi lasciami un messaggio o mandami un’email a studentiunversita@gmail.com e vedrò come poterti aiutare.

Cristian

25
Nov

universitari e memoria: prima tecnica

Ciao a tutti, oggi vediamo la prima tecnica di memoria e come sfruttarla nella pratica.

Se questo è il primo post che leggi sulle tecniche di memoria, ti consiglio di dare un’occhiata prima agli altri 3 sull’argomento:

  1. primo segreto sulle tecniche di memoria
  2. secondo segreto sulle tecniche di memoria
  3. terzo segreto sulle tecniche di memoria

è importante leggere gli altri prima di questo visto che è la continuazione di un discorso. Lì ho gettato le basi per quello di cui ti sto per parlare ora.

Ecco lo schema in 5 punti di questo post sulla prima tecnica di memoria:

  1. la creatività è la base delle tecniche di memoria
  2. usando la creatività, come insegnano le tecniche, riesci a memorizzare nella metà del tempo, con più facilità e divertimento
  3. la tecnica di memoria spezza la monotonia dello studio basata sul: ripetere, ripetere, ripetere…
  4. nel post un esercizio facile e veloce per imparare la prima tecnica
  5. prima di memorizzare ricordati di prenderti qualche minuto per rilassarti, a prescindere che usi le tecniche o studi in modo tradizionale. Farlo ti aiuta nell’apprendimento.

Arriviamo quindi alla prima tecnica di memoria. Molti di coloro che operano nel settore, non sarebbero daccordo nel divulgarla gratuitamente, visto che per renderle note si fanno ben pagare. Secondo me il contesto ha la sua importanza, quindi se hai sentito parlare di corsi di memoria e ti incuriosisce il discorso, ti consiglio almeno di andare a vedere di che si tratta. Io a suo tempo ho seguito il corso e mi ha dato una grande spinta nel preparare gli esami.

Senza, quindi, nulla togliere a chi opera nel settore, ho deciso comunque di mettere a disposizione 1 tecnica di memoria base che puoi usare tutti i giorni ed applicare bene nello studio.

Se hai seguito le indicazioni che ti ho dato nell’ultimo e penultimo post, ora ti troverai avantaggiato nel mettere in pratica questo esercizio. Se invece trovi difficoltà ti consiglio, prima di tutto di concentrarti sugli esercizi che ti ho suggerito negli altri posti, in modo particolare nel penultimo sulla creatività, prima di proseguire.

Detto questo, passiamo quindi al primo esercizio.

Per farlo ti chiedo di trascrivere queste parole su un foglio di carta:

TROTTOLA

PANCIA

LAMA

LAVA

BUCA

PIUMINO

MUFFA

REGINA

CERO

MAMMA

FIAMMA

PALAZZO

NEVE

FRUTTA

PACCO

DOCCIA

BOMBA

Ora hai 3 minuti di tempo per memorizzarle tutte!

Non è uno scherzo, prendi un cronometro e datti 3 minuti di tempo, allo scadere gira il foglio e riscrivi le parole nello stesso ordine in cui le hai lette.

Se non lo fai è inutile continuare a leggere il post, se ti prendi 15 minuti invece di 3 è altrettanto inutile.

Quando hai fatto puoi proseguire nella lettura.

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Come è andata? Se sei nella media ti sarai ricordato meno di 5 parole, e probabilmente non in ordine.

Se te ne sei ricordate di più, meglio, vuol dire che tieni già la memoria in allenamento.

Ora rispondi a questa domanda: come hai fatto a memorizzare le parole?

Probabilmente avrai ripetuto più e più volte la lista finchè non ti entra in testa. Questo è anche un po’ il metodo che si usa di solito per studiare: ripetere, ripetere, ripetere, finchè non ti ricordi le cose.

Divertente? Direi di no. Noioso? Spesso si!

Se le tecniche di memoria si basassero su questo metodo, non ci sarebbe nulla di nuovo rispetto a quello che già fai, e non sarebbe poi un gran chè.

Per fortuna qualcuno ha scoperto che la memoria può essere stimolata in tutt altro modo e ben pià divertente.

Ed ora te lo insegno. 😉

Con questo metodo saprai, d’ora in poi, memorizzare liste anche più lunghe di 18 parole, in pochi minuti, e nell’ordine in cui le trovi. Prima però ti chiedo di metterti comodo e rilassato, e la cosa ottimale sarebbe registrare quello che stai per leggere di modo da poter chiudere gli occhi ed immaginare quello che senti.

In alternativa va bene tenere anche gli occhi aperti, purchè immagini in modo vivido tutto quello che viene descritto.

Ora leggi questa storia e mentre lo fai immagina con più dettagli possibili quello che leggi.

Un’ultima cosa. Leggi senza farti domande, nè dare giudizi, una volta finito l’esercizio puoi fare tutti i commenti che vuoi, ma per ora dagli fiducia. 🙂

Iniziamo quindi: immagina di essere in piedi nella tua camera da letto quando…

noti una grandissima e coloratissima TROTTOLA che gira, gira gira e sbatte contro la tua enorme e pelosissima PANCIA. La pancia si gonfia e ti fa male, quindi decidi di operarti con una affilatissima LAMA. Dalla pancia esce un incandescente fiume di LAVA, che finisce in una profondissima BUCA. Per sicurezza decidi di coprire questa buca con un bianchissimo e morbidissimo PIUMINO. Per una strana reazione sul piumino cresce una verdissima e puzzolentissima MUFFA, che assaggi e ti piace tanto da regalarla alla REGINA di Inghilterra. La regina accoglie con piacere la muffa e ricambia regalandoti un pesantissimo ed altissimo CERO. Prendi questo cero e lo regali alla tua amatissima MAMMA. La mamma lo accetta con gioia e lo accende con una rossissima e potentissima FIAMMA. Poi decide di appoggiarlo sulla sua verdognola NUCA. Cerca di tenerlo in equilibrio finchè non cade e si incendia tutto il PALAZZO. Per fortuna proprio in quel momento, dal cielo scende della bianca e soffice NEVE. La neve come per magia, toccando terra, si trasforma in coloratissima e profumatissima FRUTTA. Ti piace così tanto che vuoi conservarla e quindi la raccogli dentro un grande PACCO. Il pacco però si è sporcato, e per lavarlo decidi di metterlo sotto la freddissima DOCCIA, ma appena apri il rubinetto…boooommm…scoppia una fragorosissima BOMBA.

Quindi un breve riassunto(cerca di anticipare le parole chiave): una coloratissima TROTTOLA ti finisce nella pelosissima PANCIA, che apri con un’affilatissima LAMA, ma esce della caldissima LAVA che finisce in una profondissima BUCA che copri con un bianchissimo PIUMINO, sul quale si forma della puzzolentissima MUFFA, che dai alla REGINA di inghilterra, che ti regala un altissimo CERO, che a tua volta regali alla tua amatissima MAMMA, che accende con una potentissima FIAMMA, e poi mette sulla verdissima NUCA. Ma il cero cade ed incendia il PALAZZO. Per fortuna cade della soffice NEVE che si trasforma in profumatissima FRUTTA, che metti in un PACCO, che si sporca, e decidi di lavare nella freddissima DOCCIA, ma appena apri il rubinetto…boooommm…scoppia una fragorosissima BOMBA.

Bene. Se hai registrato la storia riascoltala 1 sola volta, altrimenti, se hai immaginato tutta la storia in modo vivido come ti ho consigliato all’inizio, prendi un altro foglio e scrivi in 1 minuto le 18 parole nell’ordine esatto in cui le hai lette.

Fatto? Bravo, ora scrivile al contrario, cioè partendo dall’ultima fino alla prima, per questo ti puoi prendere 2 minuti.

Risultato? Se ti sei dato il tempo di immaginare bene tutta la storia, avrai raggiunto almeno il risultato di 14 o 15 su 18, se non 18 su 18! 🙂

Riprendi in mano il primo tentativo, quante te ne eri ricordate? Noti la straordinaria differenza?

Questo è un ottimo momento per congratularti con te stesso, per aver trasformato in meno di 20 minuti un risultato da scarso ad eccellente!

Ecco un esempio di metodo, creatività ed entusiasmo, e pensa che questa non è neanche considerabile una vera tecnica di memoria, è più un antipasto! 😉

Eppure è un antipasto succulento! Già con questo esercizio hai in mano un ottimo strumento per memorizzare più efficacemente.

Ora la domanda è: come sfruttare questa tecnica nelle materie di studio?

Tieni presente che queste parole casuali possono essere le parole chiave di un discorso che vuoi fare, oppure le parole grilletto di un argomento (cioè quelle parole che richiamano un concetto). Quanto può diventare più facile e divertente memorizzare appunti, libri o slides in questo modo?

Se già sei abituato a fare degli schemi di quello che studi il vantaggio è evidente. Una volta che hai capito quello che hai studiato, ed hai segnato delle parole chiave che ti ricordino l’argomento, la maggior parte del tempo viene spesa a ricordarsi quelle parole. Bene ora sai quanto può essere facile e veloce ricordare e richiamare le informazioni.

Nel prossimo post vedremo una tecnica altrettanto efficace che abbinata a quella che hai appena imparato ti farà aumentare ancora di più: concentrazione, velocità di apprendimento e ritenzione delle informazioni nel lungo periodo.

Prima però indovina cosa è utile fare? La cosa migliore che tu possa fare nei prossimi 7 giorni è, insieme agli esercizi di creatività (ormai dovresti essere arrivato a 100-140 soluzioni), quello di prenderti mezzora e scriverti ogni giorno una lista di 15/20 parole da memorizzare col metodo che hai visto prima, e riscriverle in un senso e nell’altro, sia subito che a distanza di un paio d’ore.

Per ora è tutto. Se hai dubbi, perplessità, commenti o richieste è il momento di scrivere qui sotto. 😉

Buona giornata.

P.S. Sarà passato circa 1/4 d’ora, riscrivi un’altra volte le 18 parole, e se ti vuoi togliere lo sfizio, prima di andare a dormire, o domani mattina, scrivile un’altra volta. 🙂

18
Nov

come preparare gli esami con le tecniche di memoria

Ciao a tutti, torno a parlare di come organizzarsi per passare gli esami con le tecniche di memoria, argomento scottante per gli universitari. 😉

Finora ho solo messo le premesse che introducono le tecniche di memoria. La prima riguarda l’atteggiamento, senza una motivazione forte, le tecniche migliori non servono, la seconda ha a che fare con la creatività, per sviluppare l’emisfero che di solito dorme quando si studia (il destro).

Se hai già letto i post precedenti (se non lo hai fatto clicca su atteggiamento e creatività), ed hai seguito gli esercizi che ti ho suggerito, dovresti già alzarti la mattina con un bel sorriso ed aver individuato il tema su cui trovare 250 soluzioni (e magari averne già scritte almeno una cinquantina ;)).

Questi sono due esercizi importanti, è utile, anzi direi necessario eseguirli giornalmente:

1) per metterti nella giusta ottica ed ottenere il massimo dalle tecniche

2) per sviluppare autodisciplina che forse è la qualità più difficile da allenare

Se non riesci neanche a dedicare pochi minuti per questi semplici esercizi, mi chiedo come farai con le tecniche più complesse, che riechiedono comunque un allenamento quotidiano, almeno nei primi tempi.

Le tecniche sono ottime e dalla mia esperienza funzionano. Per darti un esempio, ho preparato 36 esami su 44 con le tecniche, (faccio parte del vecchio ordinamento) alcuni anche in 3 giorni, studiando 5 ore al giorno. Esami di ogni tipo: matematica, statistica, economia, diritto…per ogni area di studio esiste una tecnica specifica.

Come ho fatto? Con il giusto atteggiamento ed una sviluppata creatività! 🙂

Della serie niente accade a caso! 😉

Bene, tenevo ad essere chiaro su questo punto. Io per primo ho conosciuto le tecniche all’età di 14 anni, ma ho aspettato 7 anni prima di iniziare ad applicarle. Se le avessi applicate già allora, magari la maturità sarebbe andata in modo diverso.

Perchè non l’ho fatto?

Forse perchè non avevo la giusta motivazione, forse non ero pronto, oppure, per pigrizia, non mi andava di dedicarmi a qualcosa di nuovo. Le ragioni possono essere tante e francamente non mi interessa scoprirle, preferisco notare invece i risultati ottenuti da quando ho iniziato ad applicarle.

Anche questo fa parte dell’atteggiamento positivo, evitare di affossarsi per qualcosa che non hai fatto, senza per questo scansare le proprie responsabilità, e compiacersi dei propri progressi, darsi una pacca sulle spalle per il buon lavoro svolto.

La gratificazione va a braccetto con l’atteggiamento positivo. Congratularsi per aver studiato 1 ora in più quando non ne avevi voglia, oppure essere rimasto in piedi fino alle 2 di notte per rispettare la pianificazione giornaliera (ho scritto 6 post sulla pianficazione e la pretesa minima)… sono tutti gesti che meritano un riconoscimento.

Certo non ti aspettare che qualcuno ti batta le mani perchè sei stato disciplinato, questo è qualcosa che riguarda solo te.

Trova il modo di complimentarti ogni volta che rispetti un programma, ogni volta che porti a compimento un obiettivo od anche un mini obiettivo. Sii fiero di aver fatto bene!

I miei premi, per esempio, erano vari, dal cucinarmi qualcosa di sfizioso, al comprarmi qualcosa, al fare una vacanza (dopo aver raggiunto un grosso obiettivo), a volte è stato anche quello di sventolare in faccia il mio risultato a qualcuno che non credeva che ce l’avrei fatta! La gratificazione non deve per forza essere nobile, basta che ti motivi quando sei nel mentre e soddisfi quando la realizzi, senza commettere atti illegali preferibilmente :D.

Per ora mi fermo qui. Mantieniti concentrato su questo e vai avanti con gli esercizi iniziali (atteggiamento positivo e creatività).

La prossima volta introdurrò la prima tecnica di memoria, e vedremo come puoi memorizzare facilmente ed in modo divertente una sequenza di parole, e ti spiegherò come applicarlo nel concreto per gli esami.

Intanto…buon allenamento, e se hai dubbi o vuoi condividere qualcosa, lascia pure un commento qui sotto. 🙂

Cristian

11
Nov

come preparare gli esami: tecniche di memoria e creatività

Rieccoci a distanza di 7 giorni, come promesso, per continuare il discorso sulle tecniche di memoria.

Prima però lo schema in 8 punti del post di oggi sulle tecniche di memoria e creatività:

  1. il nostro cervello è diviso in 2 emisferi: desto e sinistro.
  1. il sinistro è logico razionale, usato quando si studia
  2. il destro è creativo deduttivo, spento quando si studia
  3. le tecniche di memoria combinano logica a creatività, per farti sfruttare al 100% le tue potenzialità, e farti risparmiare metà del tempo nello studio
  4. troppe regole spengono la creatività, ma per riattivarla ci sono dei trucchi
  5. imparare a vivere ogni giorno in modo creativo sviluppa le potenzialità personali oltre che quelle legate allo studio
  6. per sviluppare la creatività scrivi 250 soluzioni ad un problema semplice (es. come allacciarsi le scarpe, nel post è spiegato più nel dettaglio cosa vuol dire)
  7. all’inizio può succedere di sentirsi stupidi nel fare certi esercizi. In realtà sei semplicemente non abituato. Affidarsi e sperimentare come farebbe un bambino, sono la chiave per superare un possibile imbarazzo iniziale.

Nel primo post sull’argomento abbiamo visto le competenze dei nostri due emisferi del cervello (destro —> creatività, sinistro —> razionalità), e ti ho spiegato in che modo operano le tecniche di memoria. Qualora non lo avessi ancora letto ti invito a farlo prima di proseguire.

primo post sulle tecniche di memoria

Ti ho poi lasciato con un compito importante (vorrei dirti ricordi? ma evito il gioco di parole :D). Visto che il primo segreto, affinchè queste tecniche funzionino, è viversi l’entusiasmo, ti ho invitato a trovare già da ora nella tua vita, dei motivi per cui ti possa alzare dal letto al mattino con un bel sorriso e respirare in modo liberatorio. 😀

Questo è un esercizio importantissimo, ti consiglio di prenderlo in seria considerazione. Ci metti un secondo a focalizzarti sulla bellezza della vita, sulla gioia di vivere, ma quel secondo ti cambia la giornata. Provare per credere.

Quindi questo è il momento. Se ancora non lo hai fatto, pensa ai motivi per i quali puoi essere felice qui ed ora!

Ora sorridi e rilassati. 🙂

Fatto? Bene, porta dentro di te questa sensazione e richiamala più volte durante il giorno.

Senza neanche rendertene conto, ti sei appena vissuto il primo segreto delle tecniche di memoria, cioè quello di potenziare il tuo stato emotivo. Tutto parte da qui, se salti questa fase, rischi di ottenere metà dei risultati che puoi raggiungere.

Quindi il primo passo è l’entusiasmo. Qual è il secondo?

Il secondo passo per utilizzare al meglio le tecniche di memoria è sviluppare la creatività.

Come ho spiegato nel primo post, le tecniche di memoria richiamano alcune competenze dell’emisfero destro (creatività, proiezione nel futuro, emozioni…) e la integrano alla tipica memorizzazione razionale, sorretta quindi dall’emisfero sinistro.

A che serve la creatività?

Secondo alcuni la creatività è il linguaggio dell’anima. 🙂 Essere creativi vuol dire accedere ad aree del cervello che tanti, anche giovani, hanno chiuso in una stanza buia. 🙁

Magari non per colpa loro, del resto fin da quando siamo piccoli siamo stati abituati che chi sta nelle regole, tipo: resta composto, mantieni una buona condotta, sta zitto e prendi appunti…viene premiato, mentre chi manifesta la sua creatività, dal disegnare sul banco a chiedere senza alzare la mano, ecc… viene in qualche modo punito o comunque sgridato e ripreso.

Non a caso i lavori più creativi, come grafici, pubblicitari problem solver… sono i più pagati. Questo è il paradosso del tipo di educazione che viene data oggi infatti. In un posto dove si spendono anni per creare dei quadrati (o gente quadrata), i più premiati, dal mercato del lavoro, sono chi sa disegnare un cerchio nel quadrato. 🙂

Quindi se non ti senti creativo, non darti la colpa, è, secondo me, un difetto di fabbrica della scuola italiana, nel quale c’ero cascato anche io.

Inoltre, diventa anche un discorso di sopravvivenza, per compiacere chi ha il potere di darmi dei voti, e quindi per avere dei bei voti, sto nelle regole.

Il rischio che nasce da ciò, però è che la: creatività, voglia di esplorare, desiderio di distinguersi…venga poco per volta spenta od attenuato, e ci troviamo in un aula a prendere appunti in silenzio ed in modo annoiato e disattento. Domande per chiarimenti? Neanche a pensarci. Interventi in aula? Macchè scherzi?! 😮

Ora, senza togliere il fatto che, secondo me, la scuola va riformata proprio nei geni della sua esistenza, alcune regole è bene che esistano perchè altrimenti sarebbe il caos.

Infatti l’anticonformismo a prescindere è una reazione e quindi non può essere la soluzione, vivere secondo quello che senti consapevolmente è LA soluzione.

Quindi vanno bene le regole per evitare il caos, però troppe regole diminuiscono l’espressività personale, ed in essa, guarda un po’ c’è anche la creatività.

C’è però una categoria di persone che è sempre nella creatività. Un gruppo di inidividui che non si è ancora fatta raggiungere da tutte queste regole, questi schemi, queste rigidità. Sai di chi sto parlando?

Dei bambini!

I bambini non sono ancora stati infettati dal morbo di topolino, 😀 cioè da chi è sempre nelle regole, chi ha sviluppato una profonda rigidità, nella quale i sentimenti non devono esserci o non si devono mostrare. Ora topolino (Miky Mouse) è tanto carino, e mi sta anche simpatico, ma ha un’aria da secchioncello che rende bene l’idea. 😀

Comunque tornando ai bambini. Sapere che sono creativi è un ottima notizia.

Perchè? Perchè se tu ora sei adulto, o quasi adulto, vuol dire che sei stato bambino/a. Facendo un sillogismo viene fuori un risultato pazzesco e confortante: tutti i bambini sono creativi, io sono stato bambino, io sono creativo!!! 😮 😀 clap clap!

Questo è un ottimo punto di partenza per chi non si sente tale. Anche se sei stato dentro i paletti per tutta una vita meglio di uno sciatore di slalom, comunque la tua creatività non ti ha abbandonato, si è solo messa nel letto a dormire, aspettando che la sveglia suonasse.

Se hai migliorato il tuo studio, ti senti più padrone della tua memoria, hai ottenuto risultati migliori, è perchè oggi hai fatto suonare la sveglia!

Interessante, mi piace, voglio farla suonare! 🙂 Ma…come si fa? 😮 In altri termini, come si allena la creatività?

E qui arriviamo al punto di oggi. La creatività è come un muscolo, e come tale può essere allenata!

Come? Ti ripropongo un esercizio che usavo molto quando collaboravo ai corsi di memoria. Quando domattina uscirai di casa, inizia a pensare ai vari modi per arrivare dove stai andando.

E’ proprio questo l’esercizio, trovare i modi più fantasiosi per fare qualcosa di semplice.

Quindi, per esempio: come faccio ad andare da casa in ufficio?

Risposte: in macchina, in autobus, a piedi, in bici, coi pattini… ma questi sono ancora molto razionali, sforzati di trovarne di più fantasiosi… col l’elicottero, con la batmobile, col teletrasporto…già va meglio ma si può molto migliorare… facendo trasferire l’ufficio sotto casa, licenziandomi ed iniziando a lavorare da casa, con un balzo, facendomi portare dalla cicogna :D… già iniziamo a ragionare, e se vogliamo proprio pensare in grande… facendomi evaporare e piovere in ufficio, entrando nell’ascenzore e schiacciando il bottone ufficio, girare il mondo quanto basta per trovarmi in ufficio stando fermo…

Ora tocca a te! Trova altri 250 modi, per esempio, per andare da casa in ufficio, o comunque da un punto A ad un punto B, e mi raccomando, divertiti mentre lo fai. La regola da tenere bene a mente è che è ammesso tutto! Ogni soluzione, dalla più fantasiosa alla più indecente. Quando sarai arrivato a 250, vedrai come sarà sveglia la tua creatività! 😉

Buon allenamento ed alla prossima settimana.

Cristian

P.S. prenditi il tempo che ti serve per fare questo esercizio, non occorre scriverne 250 in 1 giorno e non avrebbe senso. Piuttosto creati l’obiettivo di trovarne 10 al giorno. In 25 giorni sarai arrivato a 250! 🙂

4
Nov

come preparare gli esami: tecniche di memoria e primo segreto

Rieccomi nuovamente in pista a condividere con te le mie esperienze universitarie.

Queste settimane sono state intense, tra studio, lavoro e corsi di formazione.

Per esempio, nel we appena trascorso ho partecipato ad un seminario sulla visione tolteca del 2012. Per intenderci i tolteca sono i progenitori dei maya. Questo per dire che non c’è solo l’aspetto fisico e mentale da curare, secondo me.

Venendo a noi, oggi parliamo di tecniche di memoria.

Schema in 9 punti del post di oggi su tecniche di memoria e primo segreto:

  1. la mente è divisa in 2 emisferi: sinistro e destro
  2. il sinistro è razionale, logico, matematio
  3. il destro è creativo, deduttivo, olistico
  4. quando studi usi solo uno dei due emisferi, il sinistro. Cioè come usare il 50% del tuo potenziale
  5. le tecniche di memoria ti insegnano invece ad attivare anche il destro nello studio per una resa che va oltre il doppio del normale
  6. seguendo la legge di pareto (20-80), in genere, i risultati sono dato per l’80% dall’atteggiamento e per il 20% dalle tecniche
  7. per arrivare alle tecniche si parte dall’atteggiamento
  8. il primo segreto è sviluppare l’atteggiamento giusto per potenziare il risultato
  9. un esercizio veloce per attivare l’atteggiamento ottimale è sfruttare le visualizzazioni ed i pensieri (nel post viene spiegato nel dettaglio)

Come forse avrai letto nell’ebook, che ti ricordo puoi scaricare gratis sulla destra mettendo nome ed email, e se per qualsiasi motivo non dovessi riuscire basta che mi scrivi a universitastudenti@gmail.com, in passato ho collaborato per qualche anno con una società che si occupa di tecniche di memoria e metodo di studio.

Ovviamente in 1 post non posso esaurire l’argomento, e neanche in 2 o 3, posso però introdurlo ed insegnarti i concetti base che reggono le tecniche di memoria.

Quanto ti dirò non si trova facilmente in giro. Chi tiene corsi di memoria, si fa pagare centinaia di euro per insegnarle. Senza togliere il pane dai loro denti, il mio intento è quello di darti un’idea su cosa vuol dire memorizzare facilmente e come questo può accadere. Se poi vuoi approfondire,puoi sempre seguire un corso di memoria per imparare a destreggiarti nelle varie tecniche.

Per parlare di memoria, occorre parlare, prima del cervello e di come è diviso.

Iniziamo quindi col dire che la mente è divisa in due emisferi: destro e sinistro.

L’emisfero destro regge la parte intuitivo-olistica mentre quello sinistro la parte logico-razionale.

Per intenderci rappresento uno schema delle caratteristiche dei due emisferi:

EMISFERO SINISTRO (razionalità)                      EMISFERO DESTRO (creatività)

verbale (parola)                                             non verbale (linguaggio del corpo)

analitico (calcoli)                                       sintetico (unifica in 1 concetto)

simbolico (ragiona per simboli)                  concreto (interagisce col presente)

temporale (scandito dal tempo)                 atemporale (fuori dal tempo)

spaziale (identifica lo spazio)                      non spaziale (fuori dallo spazio)

logico (tutto è in un ordine logico)                  intuitivo (oltre i 5 sensi)

lineare (catena di pensieri coerenti)                   olistico (osserva l’insieme)

Come vedi hanno funzioni ben precise ed opposte l’uno all’altro.

Ora, secondo te, quando studiamo, quale emisfero usiamo?

Son sicuro che hai risposto quello legato alla razionalità, quindi il sinistro.               Infatti è proprio così! Ci hanno sempre insegnato ad essere logici in quello che dicevamo, a riflettere e contare fino a 10 prima di parlare, a stare seduti composti, attenti ed in silenzio, e forse anche ad imparare le poesie a memoria per esercitarla. 🙁

Insomma fin dal primo giorno della prima elementare ci hanno insegnato a potenziare principalmente l’emisfero sinistro.

Per fortuna che, tornati a casa, buttavamo la cartella in un angolo e ci mettavamo a giocare :D, o almeno spero lo abbia fatto anche tu. 😉

Negli anni, questi messaggi martellanti: stai composto, alza la mano prima di fare una domanda, stai attento in classe, studia, tieni le tue cose in ordine ecc… ci hanno forse resi più intelligenti a discapito però di una parte della creatività.

Bada bene, non sto dicendo che siano concetti sbagliati, anzi, sono utili e fanno parte dell’educazione da impartire, sto dicendo invece che l’ottimale sarebbe dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Quindi va bene allenare l’emisfero razionale, ed insegnami anche ad allenare quello creativo.

E’ proprio qui che entrano le tecniche di memoria.

Prima ti ho fatto una domanda: quali dei due emisferi si usa solitamente per studiare? Giustamente hai risposto il sinistro, quello razionale.

Pensa ora di studiare usando entrambi gli emisferi. Quanto potresti attingere dal tuo potenziale? Non più il 50% ma il il 100%! Ed attingendo il doppio dal tuo potenziale, quanto tempo risparmieresti nell’apprendimento delle informazioni? Almeno la metà! Dico almeno perchè diventa un lavoro di squadra. Per esempio, se impieghi 1 ora a ricopiare degli appunti, quanto impieghi se qualcuno te li detta? Forse 15 minuti! 😉

Il compito delle tecniche di memoria è proprio questo, fare da trait d’union tra l’emisfero destro e sinistro e farti sviluppare il potenziale, diminuendo i tempi di studio.

Ti piace l’idea? 😉

Vuoi sapere come si fa? Allora leggi con attenzione il prossimo post, dove ti spiegherò qualche tecnica base per ricordare velocemente ed in modo divertente.

Però non voglio chiudere così lasciandoti a bocca asciutta. 🙁 Ti svelo quindi un segreto fin da subito.

Le tecniche sono importanti per potenziare, accellerare e sviluppare lo studio, ma ancora più importante è il tuo atteggiamento nell’apprendere.

Cosa vuol dire? Significa che è l’entusiasmo, la voglia di conoscere, la curiosità che ti farà ottenere risultati, prima ancora della tecnica in sè.

Pensa ad un evento importante della tua vita, in cui hai raggiunto l’obiettivo, anche se era difficile e magari non tutti credevano che ce l’avresti fatta. Però tu ce l’hai fatta! Cosa ti ha portato fino al traguardo? Qualche strategia vincente? Certo quelle avranno anche contribuito, ma ciò che ti ha portato al successo è stato il tuo entusiasmo, focalizzazione e voglia di raggiungere l’obiettivo.

Quindi il primo segreto è proprio questo: vivi con entusiasmo l’avventura universitaria che hai davanti, assaporala, gustala, e dopo usa tutte le tecniche e strategie che vuoi.

Visto quindi che l’entusiasmo è fondamentale, ti consiglio un esercizio, da fare tutti i giorni per almeno 1 settimana, per esercitare questo muscolo. 🙂

Chiudi gli occhi e ripensa a quel momento in cui hai raggiunto un obiettivo che per te era difficile o impegnativo. Sentiti come quel giorno in cui hai raggiunto quel obiettivo, rivivi quelle emozioni, riassapora il gusto della vittoria, datti ancora qualche istante per rivivere tutto questo, goditela proprio, ed espandi queste sensazioni nel tuo corpo! 😀

Ogni giorno, appena sveglio rifai questo esercizio, che ti richiede pochissimi minuti. Lascia che le emozioni entrino dentro di te e porta con te questo entusiasmo.

Questo è un esercizio utile, e secondo me, ancora più importante delle tecniche di memoria. Ti basterebbe già solo questo per potenziare il tuo studio e passare tutti gli esami che vuoi; quindi dagli la considerazione che merita.

Intanto ti auguro buona giornata e buon lavoro.

Appuntamento al prossimo post. 🙂

Ciao

Cristian

2
Nov

problemi universitari

Ciao,

oggi parliamo della condizione in cui versano molte le università italiane.

Non tanto per fare gossip o polemica, quanto per capire qual è la realtà, e da lì partire.

Si dà per scontato infatti che la realtà che conosciamo sia anche quella vera, a volte perchè ci mancano le informazioni corrette, a volte per pigrizia, altre per disinterresse. A prescindere dal motivo, il grande rischio è quello di prendere una cantonata.

Per spiegarmi ti racconto una storia.

3 amici, ciechi dalla nascita, decidono un giorno di andare allo zoo per capire come sono fatti gli animali. Arrivano davanti ad un animale e la guida dice loro che si tratta di un elefante. Tutti entusiasti iniziano a toccare l’animale. Il primo tocca la proboschide ed esclama: l’elefante è  lungo e senza ossa. Il secondo tocca la pancia e dice: l’elefante è grosso e ruvido. Il terzo tocca la coda e dice: l’elefante è sottile e setoso.

Chi ha ragione?

Da un punto di vista tutti e tre, ma in realtà i 3 amici hanno solo una parte di verità che però scambiano come unica verità.

Ora ti faccio una domanda e ti chiedo di rispondere mentalmente prima di andare avanti a leggere la risposta. Secondo te, cosa pensano i professori dell’università?

…………………………………pensa…………………….pensa………………………pensa……………………………

Fatto? 😀

Bene, ti dico qual è una parte della verità emersa da un articolo del corriere della sera dal promettente titolo: l’università non insegna a studiare.

I professori concepiscono l’università non come luogo di formazione ma di selezione.

Questo articolo risale ad oltre 16 anni fa, gennaio 1994, ma per molti versi è ancora molto attuale.

Questo cosa significa? Significa purtroppo che in 16 anni, la visione dell’università è rimasta ancorata a vecchi schemi del 900 che già non andavano più bene alla fine del 900, figuriamoci ora che siamo entrati a piè pari nel nostro secolo.

16 anni sono un’enormità, circa 1/6 di secolo!

Ciò che vuol dire? Che già 16 anni fa c’erano questi problemi? No, questo è ovvio, ma il messaggio è che in 16 anni i problemi che c’erano sono rimasti.

Non ci si interrogava allora su come fare a cambiare il sistema e non ci si interroga oggi.

Conoscere questa parte di verità ti aiuta a capire che aria tira nell’ambiente universitario, e se penso alla mia esperienza, questo articolo è la fotocopia di quello che mi ho vissuto nei primi anni di studio.

Certo non è solo questo l’università, ma entrare come matricola e sapere cosa ti aspetta nei primi due anni, può essere scoraggiante o stimolante a seconda di che tipo sei, ma almeno, sei libero di scegliere.

Scegliere cosa?

Per esempio se frequentare o no, quante lezioni seguire a semestre, se vale la pena iniziare l’università avendo già un lavoro, e soprattutto a che mi serve la laurea.

Del resto se i professori pensano più a selezionare, e cioè bocciare a raffica e mettere standard molto elevati, così l’università sembra seria e prestigiosa, che a formare, la laurea attesterà che hai studiato tanto, ma non necessariamente che hai imparato qualcosa.

Ed ecco che torna la solita lotta:

tanta conoscenza teorica VS poco saper fare.

Ma allora se tanto mi dà tanto, e sapendo che la laurea, nel mercato italiano, è apprezzata già in quanto tale, più che per quello che hai imparato e sai fare, tanto vale iscriversi a qualche università online, dove la vita è spesso molto più semplice.

Con questo non sto dicendo che le università online sono tutto fumo. Sto dicendo che molte di queste non reggono il confronto, a livello di difficoltà e mole di studio, rispetto a tante storiche università italiane.

Tanto si sà che in Italia, spesso, chi ha pezzi di carta che attestano qualcosa che possa essere anche solo lontanamente utili per il business aziendale, è preferito rispetto a chi non ce l’ha, seppur sa fare molte più cose del primo.

Ma anche questa può essere parte di una verità.

E tu? Qual è la tua verità? 🙂

Cristian