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Posts tagged ‘studenti universitari’

19
Oct

comunicazione efficace: regole d’oro

Nel post precedente ti ho parlato di una cosa importante, anzi fondamentale: chiederti cosa puoi fare per l’altro.

Nella comunicazione, così come nella vendita, mantenere il punto fermo su questi modi di vedere, fa la differenza tra il comunicatore/venditore tradizionale e te.

Se hai capito come aiutarlo, metà del gioco è fatto.

Infatti avrai capito qual è il punto di partenza di chi ti ascolta, di cosa ha bisogno per migliorarlo e da li, offirgli ciò che lui desidera è solo una diretta e naturale conseguenza.

Cosa voglio dire?

Tutti noi partiamo da uno stato di bisogno che chiamerò A e vogliamo arrivare ad uno stato realizzato che chiamerò B.

Facciamo un esempio concreto, diciamo che Alberto vuole conquistare Barbara.

Quindi Alberto parte da una situazione di bisogno non ancora realizzato ma che vorrebbe concretizzare.

Diciamo che tu sei il fratello di Barbara verso la quale hai grande affetto, come è naturale tra fratelli, e lei ricambia il sentimento con stima.

Come puoi comunicare in modo efficace in questa situazione?

Già hai capito, basta che parli bene di Alberto a Barbara, dicendo magari con franchezza le sue qualità positive.

Questo farà crescere il punteggio di Alberto agli occhi della tua sorellina, poi se son rose… 😉

Per comunicare in modo efficace, occorre quindi prima di tutto capire i bisogni di chi hai davanti.

Se ti fossi messo a parlare con Alberto di come si fa la torta pasqualina, invece che della sorella, non avresti comunicato in modo efficace, visto che in quel momento il suo bisogno era un altro.

La prima regola di una comunicazione efficace è: capire cosa desidera chi ti sta davanti.

E come faccio a capire cosa vuole chi mi sta davanti? Semplice, glielo chiedi! 😀

Che cosa ti manca in questo momento? Che cosa vuoi realizzare? Che tipo di risultati materiali/professionali/sentimentali… vuoi raggiungere?

Vedi tu se è il caso di fare direttamente queste domande o di capirlo nel discorso.

Questo dipende da che tipo hai davanti.

Infatti, e questo è intuitivo, se stai parlando con una persona timida e riservata, sarà difficile che voglia o sappia rispondere alla domanda: che diavolo vuoi dalla vita?! 😀

Magari con una persona così potresti iniziare ad aprirti tu, dicendo quello che vorresti ottenere, dove vorresti andare, quali sono i tuoi sogni. Vedrai come diventerà più facile dopo la conversazione.

Al contrario una persona a cui piace parlare di sè, non vede l’ora che qualuno le chieda quali sono i suoi progetti, per esempio, e magari si annoierebbe a stare troppo tempo a sentire i tuoi.

Quindi la seconda regola è: adatta il tipo di conversazione al tipo di persona che hai davanti.

Questi sono 2 passaggi fondamentali che creano una forte differenza tra chi è abituato a parlare e chi vuole comunicare.

Quindi ricapitolando:

1) Capire i bisogni dell’interlocutore

2) capire come soddisfarli

3) entrare in sintonia parlando lo stesso linguaggio

Per ora mi fermo qui.

Se pensi che sia poco quello che ti ho detto, inizia a metterlo in pratica e poi vediamo 😀

Buona sperimentazione.

Cristian

14
Sep

comunicazione efficace: you are beautiful

Ciao! 🙂

In questo calmo martedì di sole (dalla finestra vedo passare una macchina ogni tanto e sembrano tutte così tranquille), ritorno a parlare della comunicazione, riprendendo quello che ci siamo detti nell’altro post.

Prima di continuare il discorso ti invito a vedere questo video di 4 minuti. E’ molto istruttivo. 🙂

video: you are beautiful

Come ti senti dopo averlo visto? Meglio di come stavi qualche minuto fa? In imbarazzo? Scocciato?

Diciamo che l’intento è quello di farti star meglio. Se provi un sentimento diverso, può dipendere dall’immagine che hai di te, magari non in linea col messaggio trasmesso.

Forse ti sarai chiesto cosa centra questo video con la comunicazone.

In  realtà questo è un forte esempio di comunicazione, visto che comunicare in modo efficace, come dicevo nel primo post, vuol dire condividere e saper suscitare emozioni.

Nel post precedente ci eravamo lasciati con una serie di domande, per esempio: come si fa a comunicare in modo efficace? Esistono strategie o è istinto?

Saper comunicare vuol dire sia saper applicare le giuste strategie a seconda del caso, ma prima di tutto saper capire il caso che hai davanti.

Tu sai meglio di me che non si riesce a comunicare con tutti allo stesso modo.

Con un amico comunicherai in un certo modo, con i parenti in un altro, con il professore in un altro ancora ecc… A seconda dei ruoli e della personalità individuale, usi, normalmente, linguaggio diversi.

Quindi certamente esiste una parte istintiva nella comunicazione che ti permette di entrare in sintonia con l’altro o gli altri. Dopo questa fase entrano in gioco le strategie da usare.

La cosa bella è che all’inizio devi ricordarti i vari  segnali lanciati dall’altro, per modellare il tuo modo di comunicare, poi, più diventi esperto e più questo modellamento diventa istintivo.

Pensa, per esempio, alle varie fasi in cui impari a guidare la macchina. Quando hai il foglio rosa stai imparando. Appena presa la patente, normalmente, stai sempre imparando, quindi fai attenzione alla marcia, devi ricordarti i segnali, le precedenze, la frizione gratta ecc… Poi arriva il giorno in cui entri in macchina, metti la cintura e parti, e tutto è così normale, non hai più bisogno di concentrarti sui gesti da fare, è tutto automatico, ed anzi riesci anche a parlare con chi ti sta accanto o al telefono.

Questo segue il principio che: Ogni cosa prima di diventare facile è difficile.

Bene, grazie. Ora mi dici quali sono queste strategie?! 😀

Certo, ora te lo dico, ma la premessa era importante per vari motivi.

Partiamo allora dalla definizione di comunicazione.

Saper comunicare significare saper condividere.

Spesso perchè gli altri non ci capiscono, anche se abbiamo le migliori intenzioni?

Le ragioni possono essere sia interne che esterne.

Se la persona è chiusa e non disposta a vedere il nostro punto di vista c’è poco da fare, o meglio ci sono tecniche anche per quello, ma sono un po’ complesse e non riesco a spiegarle in un post.

Partiamo dalla base invece. Supponiamo che la persona sia in una condizione neutra, disposta ad ascoltarci, senza idee preconcette, e con un sincero interesse all’ascolto, come se stessi parlando ai tuoi amici delle tue ultime vacanze all’estero.

Diciamo che questa è un’ottima condizione di partenza. Gli altri ti stanno ascoltando, tu stai raccontando e non ti poni nella situazione di voler vendere nulla, quindi non ci sono tensioni provenienti da aspettative varie.

Mettiamo ora il caso che tu lavori in un’agenzia viaggi, entra un cliente e ti chiede informazioni proprio sulla meta delle tue ultime vacanze, che magari è anche il pacchetto vacanze che ti garantisce la percentuale di guadagno più alta.

Cosa cambia?

Tante cose direi. Da parte del cliente ci può essere neutralità, ma da parte tua si accende una forte aspettativa alla vendita.

Se il cliente se ne dovesse accorgere, probabilmente non avrà più voglia di sapere altro da te, quindi o cambierà meta o, più facilmente, cambierà agenzia.

Comunicazione fallita, vendita persa.

Il primo concetto importante quindi nella comunicazione è il tuo stato d’animo quando interagisci.

Se hai in mente solo il guadagno che può venirti in tasca tua, o sei un bravo attore e sai comuffare il tuo interesse, o, per aumentare le probabilità di vendita, entri in un atteggiamento più propositivo, cioè più inidirizzato al beneficio che l’altro può avere nel fare quella cosa.

Questa è la prima grande strategia su cui puoi focalizzarti, soprattutto nella vendita: quali sono i benefici per chi mi sta davanti? Come posso aiutarlo?

Noi siamo abituati a pensare prima di tutto a noi stessi ed a guardare i nostri benefici.

Spesso nella realtà lavorativa, gli altri sono visti come risorse da spremere. Proprio per questo, quando si incontra qualcuno sinceramente interessato a te, più che ai soldi che gli stai portando, ci si sente più disposti, più aperti ed anche più incentivati a tornare, o a comporare qualcosa in più che non si pensava.

Secondo me, un corso di comunicazione potrebbe essere incentrato già solo sull’assimilazione di questo concetto per far ottenere grandi vantaggi ai corsisti.

Già solo saper usare questo atteggiamento nel modo giusto vuol dire, secondo me, aver carpito il 50% dei segreti della comunicazione.

L’altro 50% la prossima volta. 🙂

Intanto il consiglio che ti do è di mettere in pratica quanto scritto.

In questa settimana, ogni volta che hai una conversazione con qualcuno, chiediti: come posso aiutarlo? e vedi cosa cambia nel nuovo tipo di atteggiamento.

Una volta fatto, sentiti libero di lasciarmi un commento qui sotto. 🙂

Buona giornata.

Cristian

6
Sep

comunicazione efficace

Se dovessi dare un voto alla tua comunicazione da 1 a 10, quale sarebbe?

Prima di andare avanti ti invito a guardare questo video di 6 minuti, semplice, veloce efficace e concreto, che ti da proprio l’esempio di cosa vuol dire comunicare o non comunicare.

E’ un esempio di vita concreta, il classico colloquio di lavoro, in cui sei nuovamente esaminato, però non più da un professore, ma da qualcuno che ti garantisce la pagnotta a fine mese, almeno per un certo periodo di tempo.

Per vederlo clicca sul link qui sotto. Buona visione

comunica il tuo vero valore

Interessante vero?

Probabilmente il tuo livello comunicativo sarà superiore a quello dell’esempio, ma se non è già a 10, allora si può sempre migliorare. 🙂

Intanto vediamo cosa vuol dire saper comunicare.

Comunicare vuol dire saper mettere in comunione, ovvero saper condividere.

Già questa è un’informazione interessante. In realtà stai comunicando quando condividi qualcosa con qualcuno, non semplicemente quando parli.

Ma condividere cosa? Informazioni? Pensieri? Opinioni?

Pensaci un attimo, in tutte le conversazioni che hai avuto, quali sono quelle che ricordi meglio?

E non mi dire quelle che hai avuto ieri! 😀

Certamente il fattore tempo è importante, ma magari ricordi bene anche l’ultima litigata col tuo partner o con un amico o con i genitori, come puoi ricordare bene le parole usate nelle ultime avances ricevute, o ancora gli utlimi gossip, anche se questi risalgono ad anni prima.

Certo non ricorderai conversazioni normali, chiacchere e banalità.

Perchè questo? Principalmente perchè la mente è fatta così, cioè ricorda con grande facilità parole e situazioni che sono state emozionanti, e lascia andare altrettanto facilmente situazioni neutre, o ancor peggio noiose.

Se pensi un attimo a qual è quella lezione universitaria che hai seguito e ti è rimasta più impressa,  non necessariamente sarà l’ultima, potrebbe anzi essere la lezione di metà corso di un esame del primo anno. E son pronto a scommettere che quella lezione è stata speciale in qualche modo. 🙂

Io ricordo bene una lezione di 4 anni fa, sulla teoria dei giochi, in cui il prof aveva, guarda un po’, fatto un gioco in aula di questo tipo:

Io metto sul banco 10 euro. Chiunque può fare un’offerta partendo da 1 euro. Se nessuno offre di più dell’ultima offerta, l’offerente vince 10 euro, altrimenti il nuovo offerente vince 10 euro ed il precedente, o i precedenti, pagano l’importo offerto.

Tradotto vuol dire: Alberto offre 1 euro, Beatrice 2 euro, Carlo 9 euro (facile A, B, C).

Se nessuno offre di più, Alberto e Beatrice pagano rispettivamente 1 e 2 euro al banco, e Carlo prende i 10 euro dal banco. Però se Alberto offre ora 10 euro, allora Beatrice paga 2 euro, Carlo ne paga 9, e se nessuno offre di più, il primo prende i 10 euro.

A parole sembra macchinoso, ma nella realtà è facile ed anche divertente.

Una cosa è certa, in questo gioco il banco vincerà sempre.

Infatti se ci pensi, chi lascerebbe al primo la possibilità di prendersi 10 euro a gratis? Qualcuno offrirà comunque di più. E tra l’altro basta un’offerta di 5 ed una di 6 euro che il banco già sta guadagnando (visto che paga l’ultima offerta ma prende l’importo di tutte le offerte precedenti).

E pensa un po’ l’ultima offerta ricordo che era di 22 euro, sempre per riceverne 10 in cambio. Io ricordo che dovevo pagare 12 euro! 😀 Insomma il banco vinceva circa  50 euro in pochi minuti.

Chiaramente poi il prof non ha riscosso e si è messo i 10 euro in tasca.

Perchè ti sto raccontando tutto questo?

Sempre per rispondere alla domanda di prima: che cosa si condivide?

Secondo me, la cosa più forte che puoi condividere in una conversazione, che allora diventa comunicazione, sono le emozioni!

Divertimento, gioia, benessere, felicità, rabbia, dispiacere, commozione… sono tutte emozioni che i professionisti della comunicazione sanno come farti nascere all’interno del discorso a seconda delle necessità.

E tu che mi dici?

Ti piacerebbe emozionare chi ti sta ascoltando? Ti piacerebbe saper comunicare in modo efficace e catturare l’attenzione? Cosa cambierebbe nel rapporto con gli altri se riuscissi a farlo? Cosa cambierebbe a livello universitario?

Ogni tanto mi immagino il giorno della tesi,  saper padroneggiare tecniche di comunicazione, catturare l’attenzione dei professori, gestire uno dei momenti più importanti della tua vita, che sicuramente ricorderai a lungo, come per esempio ricordi il giorno del tuo diploma.

Condurre tu la discussione invece di farti condurre rispondendo timidamente alle domande, nella speranza che finiscano in fretta e siano clementi.

Ecco per esempio la differenza tra chi sa comunicare e chi non lo sa fare.

Nel prossimo post ti spiegherò qualche trucco base per una comunicazione efficace.

Buona giornata

Cristian

24
Aug

universitari all’estero: consigli e link utili

Ciao caro lettore.

Agosto è un mese particolare, ed anche il blog si è concesso qualche settimana di vacanza. 🙂 Riaprendo oggi quindi il discorso interrotto a luglio sulle opportunità di studio all’estero.

Stavo quindi parlando dell’erasmus e della mia esperienza, e ti spiegavo cosa è successo prima di partire e durante.

Non ti ho spiegato però come si sta emotivamente in una nuova realtà, in una nuova città, con persone che non parlano la tua lingua, contando che tutto questo, per tanti, è una nuova esperienza.

Ti interessa saperlo? Ok nelle prossime righe te lo spiego.

Prima premetto, però, che qui si va sul personale, non ci sono statistiche, quindi ti parlo della mia esperienza. Ricorda comunque che ognuno la vive a modo suo.

Io, per esempio, prima di partire mi sentivo agitato.

Avevo anche seguito un corso di inglese intensivo i 4 mesi precedenti alla partenza, perchè l’idea di arrivare e non saper comunicare mi dava da fare.

Una volta arrivato, mi sono sentito subito accolto.

Nella prima settimana il gruppo che accoglieva gli erasmus incoming, cioè noi che venivamo da altre nazioni, aveva organizzato un tour per la città ed una cena internazionale, più varie feste quasi tutte le sere.

Il gruppo di accoglienza erasmus è una grande risorsa. Ogni università ne ha almeno 1, compresa la tua. Io ho trovato molto utile rivolgermi a quello della mia università prima di partire.

Spesso sono gentili e disponibili e sono una risorsa di informazioni, inoltre senti subito un clima internazionale nei loro uffici, tanto che dal mio ritorno fino all’anno scorso ho collaborato con loro, aiutando sia chi arrivava che chi partiva.

Ricordo ancora che il periodo più difficile dei 5 mesi trascorsi a Veszprem, che è il paese in cui ho vissuto, è stata la prima settimana.

Un po’ di disorganizzazione iniziale mi ha spiazzato e non capivo bene cosa dovevo fare, rimanevo un po’ confuso, ed inoltre la responsabile per gli erasmus del luogo, si era dimenticata di inviarmi un documento firmato che confermava l’accettazione di una parte della mia domanda.

Questo mi ha dato qualche disagio burocratico che però si è risolto in pochi giorni.

Dopo questa prova iniziale diciamo, il mio soggiorno è stato una pacchia.

Tutto il gruppo degli erasmus, eravamo una trentina, era molto aperto e simpatico, gli elementi un po’ più scostanti, semplicemente si allontanavano da soli dal gruppo e se ne creavano uno loro.

La popolazione locale era non solo carina e ben disposta, ma interessata ed incuriosita dalla presenza di ragazzi stranieri nel loro paese.

Ho scoperto quanto gli italiani siano ben visti, anzi direi anche amati, in Ungheria! 🙂

Ti dico solo che ai mondiali 2006, loro festeggiavano nelle piazze insieme a noi, la vittoria della nazionale italiana!

Puoi immaginare come 5 mesi siano passati in fretta in un clima così di festa e rilassante.

Anche gli esami sono stati semplici.

In un semestre, ho sostenuto 6 esami con la media del 29, studiando…molto meno che in Italia.

Tieni presente che spesso i professori hanno comprensione del fatto che ti trovi in una nazione straniera e parli e studi in una lingua che non è la tua.

Parlando con altri, che hanno partecipato all’erasmus, sono arrivato alla conclusione che se entambi, tu ed il professore, parlate in una lingua che non è la vostra, come nel mio caso, la comprensione e l’aiuto, anche nel sostenere gli esami, aumentano.

Se invece sei al secondo anno puoi prendere tre scelte:

1) iscriverti all’erasmus e partire il terzo anno

2) aspettare l’anno successivo per iniziare l’erasmus nella specialistica

3) aderire al progetto 4 motori

Mentre l’erasmus prevede da 1 a 2 semestri di solo studio all’estero, quindi se hai tanti esami da dare ti conviene partire nel primo semestre, il progetti quattro motori prevede un semestre di studio ed uno per preparare la tesi.

Chi è al secondo anno ed è in linea con gli esami, può trovare convieniente questo progetto più dell’erasmus.

La tesi all’estero equivale al progetto quattro motori, con la differenza che non è previsto il semestre di studio precedente alla preparazione della tesi.

La ricerca per la tesi avviene nell’università ospitante, ovviamente nella lingua del posto o in lingua inglese. Terminato il periodo, o anche prima se sarai stato veloce, tornerai in Italia per discterla nella tua università ed in lingua italiana.

Tiene presente che in questo, sei obbligato a trovare il docente pronto a seguirti prima di partire, mentre nel progetto 4 motori, dedichi un semestre di studio prima della preparazione della tesi, quindi hai 6 mesi in più di tempo per cercare il professore che ti assista nell’università ospitante.

L’intensive program è completamente diverso da quanto ti ho spiegato finora.

E’ un progetto a sè stante che prevede un impegno di breve periodo, 10 o 15 giorni, per sviluppare un lavoro in gruppo con altri studenti di altre nazioni, su un tema dato dalla commissione che sostiene l’evento.

Data l’intensità di questo progetto, farà scena nel curriculum, oltre ad essere un’esperienza formativa per te.

In conclusione, le opportunità per prendere contatto con realtà fuori dalla tua città, regione e paese, non mancano.

Secondo me l‘università serve anche a godersi e sfruttare questi momenti che sono sia formativi che distensivi.

L’università è infatti molto più di 35 esami sostenuti in 35/40/45 giorni di sole o di vento.

Questo percorso di apprendimento è, per me, una preparazione a capire di più il mondo, a sperimentare in un contesto ancora abbastanza ovattato, in un’età ancora priva di tante responsabilità.

Sperimenta, prenditi quello che offrono e goditelo. Fallo ora che puoi, prima che tutto finisca; per non rischiare di sentire di aver perso qualcosa di utile, e pentirti per non averlo fatto.

Con queste parole concludo il discorso sullo studio all’estero. Prima però di salutarti voglio farti un regalo.

Esistono in Italia diverse associazioni che si occupano di assistere i giovani che vogliono iniziare un’esperienza all’estero.

Te ne segnalo una in particolare che è più una bancadati che raccoglie le proposte ed offerte delle associazioni sparse per il territorio, si chiama eurocultura. Se sei interessato all’argomento esperienze all’estero a 360°, questo è un sito che ti può essere utile. 🙂

http://www.eurocultura.it/

Detto questo direi che non ho altro da aggiungere, anzi si una cosa…mi piacerebbe leggere un tuo commento riguardo questo post. 😉

Buona esperienza.

Cristian

24
Jul

universitari all’estero: l’erasmus

Ho spiegato, nella prima parte, l’utilità di studiare all’estero.

Vediamo ora quali sono i progetti principali che buona parte delle università pubbliche mettono a disposizione.

Mi concentro sulle università pubbliche perchè le private possono attivare progetti differenti, e vista che ne esistono diverse decine diventa troppo lungo guardarle una per una.

I progetti principali, quindi, sono:

1) erasmus (semestre o anno di studio)

2) quattro motori (semestre di studio + tesi o stage)

3) tesi all’estero (per le specialistiche)

4) Intensive Program (da 10 a 15 gg all’estero per un progetto comune)

Intanto bisogno distinguere in quale momento del percorso universitario ti trovi.

A seconda che tu sia all’inizio, metà o alla fine dei tuoi studi, sarà più adatto uno o l’altro progetto.

I nomi più comuni, come Erasmus, 4 motori… sono uguali per tutti, ma può essere che la tua università abbia attivato progetti simili a quelli che ti sto per descrivere ma con altri nomi.

Questi inoltre sono solo alcuni dei tanti progetti che potresti trovare nel tuo ateneo.

Ti consiglio quindi di guardare il sito della tua facoltà ed università, per prendere informazioni più dettagliate circa i progetti specifici attivati.

Il primo progetto a cui, di solito, uno studente si accosta è l’erasmus, che è anche il più conosciuto.

L’erasmus, come gli altri progetti, è finanziato in parte dalla Comunità Europea, in parte dalla tua università, ed ha l’obiettivo di far studiare i propri studenti in università di altre nazioni europee, e negli ultimi anni anche extraeuropee.

I progetto sono bilateral, cioè se la tua università ha un accordo di ospitalità con un’università straniera, questa avrà lo stesso accordo con la tua.

La mia università, per esempio, contava, nel 2006, più o meno 200 posti disponibili, in circa 90 università e 13 paesi stranieri. Ciò vuol dire che dava la possiblità a circa 200 studenti stranieri, provenienti dalle stesse 90 università di quei 13 paesi, di studiare a Milano.

La procedura per aderire all’erasmus è un po’ complessa, ti suggerisco di leggerla bene sul bando, che puoi trovare nella sezione apposita del sito della tua università o su internet.

Spesso, inoltre, l’università stessa organizza incontri per gli studenti interessati a questo progetto, poco prima dell’apertura dei nuovi bandi.

Se sei al primo anno credo sia perfetto per te iniziare ad informarti su questo progetto, visto che il bando per l’adesione esce tra febbraio e marzo e rimane attivo poche settimane.

In tutto hai tempo circa 4 mesi per completare le procedure richieste e ti assicuro che ci vogliono tutti. Percui le fasi conclusive della procedura saranno tra maggio e giugno.

La durata del soggiorno è variabile, parte da 3 fino a 12 mesi.

La maggior parte dei bandi comunque sono da 5 o 10 mesi.

Nella mia università, ma non mi sento di darla come regola generale, i progetti per la Spagna duravano quasi tutti 10 mesi.

In questo caso la partenza dall’Italia è prevista a settembre.

Se invece aderisci ad un progetto da 5 mesi, come ho fatto io, che sono stato in Ungheria, puoi partire nel primo semestre, (settembre) o nel secondo semestre (febbraio). La data di partenza, in questo caso, la decidi tu, io comunque consiglio se è possibile di partire il primo semestre.

Perchè? Perchè se parti nel primo semestre puoi chiedere il prolungamento verso la fine del periodo, cioè richiedi di stare 1 semestre in più. Se parti nel secondo non ti è concesso alcun prolungamento.

C’è da dire comunque che il prolungamento verrà rimborsato solo che i fondi saranno sufficienti.

Come vedi i tempi sono molti lunghi, può passare anche 1 anno da quando hai fatto domanda a quando parti. Per questo consiglio a tutti coloro che sono al primo anno di informarsi comunque sull’erasmus, anche se non hanno l’idea di aderire al momento.

Ti assicuro che l’esperienza che vivrai te la ricorderai per molti anni e probabilmente ti cambierà anche.

Visto che il post sta diventando troppo lungo, preferisco fermarmi qui.

Nella terza ed ultima parte ti finisco di raccontare la mia storia e di guardare velocemente gli altri progetti.

Intanto buon fine settimana. 🙂

Cristian


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15
Jul

laureati e soldi

L’università ha come scopo quello di farti studiare, per darti più informazioni da spendere nel mondo del lavoro, e quindi maggiore professionalità. Questo ti porterà maggiori entrate.

Questa è un po’ l’idea comune che si ha dell’università, ma sarà vero tutto questo?

Vediamo un po’, analizzo la frase pezzo per pezzo e vediamo quanto questa è corretta, secondo  quello che abbiamo intorno oggi.

L’università ha come scopo quello di farti studiare… Questo è corretto.

Lo scopo che si sono dati, fin dalla sua creazione, è stato quello di far accedere, chi se lo poteva permettere, gli studenti ad una formazione maggiore.

Infatti l’università era l’ultimo gradino, il più alto, prima di entrare nel mondo del lavoro.

Un laureato godeva di fama e prestigio, e questo fino a pochi decenni fa, e, per questi pochi fortunati, era molto semplice accedere a cariche dirigenziali in breve tempo.

L’obiettivo si è mantenuto nel tempo. Anche oggi l’università mantiene l’arduo compito di farti studiare, ma non si può dire altrettanto circa la formazione.

Tutti sappiamo che una grande pecca delle università italiane, riguarda il grande nozionismo che viene dispensato, e quindi la grande cultura che ti offre, sempre che ti ricorderai quanto hai studiato anche dopo, a discapito, però, della praticità.

Quindi si, ti fanno studiare ma, ti posso garantire, sempre meno. In 10 anni infatti i programmi si sono ridotti generalmente di 1/3, e questo comunque senza badare più di tanto alla concretezza.

Non a caso, oggi, la laurea non è più il gradino più alto dell’istruzione, ma i master e dopo l’apprendistato, hanno preso il suo posto.

…per darti più informazioni da spendere nel mondo del lavoro… finchè si parla di informazioni, la frase è corretta, ma come abbiamo visto poco fa, queste sono spesso troppo astratte per il mondo del lavoro.

Non a caso, infatti si parla di informazioni ma non di formazione.

L’università, purtroppo, ha mantenuto degli standard educativi e didattici di altri tempi, e non si sono ancora adeguati a quello che oggi il mercato del lavoro richiede, che è ben diverso da quello che richiedeva 50 anni fa, ma anche solo 10 anni fa.

Non ci si può aspettare del resto che una macchina così complessa come la struttura universitaria, si rivoluzioni ogni 4 anni, altrimenti sarebbe il caos.

Un ciclo di studi completo, infatti, dura 5 anni, che facilmente diventano 7. Sarebbe molto destabilizzante per uno studente vedersi cambiare le regole a metà percorso.

Quindi, purtroppo, l’università italiana, si è impigliata da sola in una struttura rigida.

Del resto cosa potrebbe fare?

Le idee qui non mancano. In America stanno già sperimentando le grandi potenzialità di internet legate all’apprendimento.

Alcune università, infatti, danno la possibilità di seguire corsi, legati al percorso universitario scelto, in qualsiasi altra università del globo che partecipi a questo progetto.

Il tutto avviene chiaramente via internet.

Una sorta di università online globale.

Se, per esempio, sei iscritto ad Oxford, ed aderisci al progetto, hai facoltà di seguire il corso di diritto romano del professor Tizio che insegna in Bocconi, piuttosto che quello di marketing internazionale del professor Caio alla Sorbonne di Parigi.

Raggiunta la laurea, potresti così trovarti, per esempio, 10 esami dati nella tua università, 10 in università tedesche, 5 in università francesi e 2 in quelle italiane.

Questo, secondo me, vuol dire guardare avanti.

In Italia invece, non c’è ancora questo tipo di apertura, nè da parte delle istituzioni, ma a dirla tutta neanche da parte di tanti studenti.

Pensa per esempio, che quando ho partecipato al progetto erasmus, nella mia università (Milano), i posti disponibili erano superiori di circa il 20% alle richieste.

Aprirsi al nuovo, aprirsi ad altre culture, e lingue, non è un tema così tanto sentito, ancora, nel nostro paese.

Per darti idea di quello di cui sto parlando ti faccio leggere questo articolo del corriere della sera che porpone delle statistiche su quanti parlano, oggi in Italia, una lingua straniera.

In sintesi il 66% della popolazione dichiara di averle studiate, ma oltre il 50% di questi non le sa parlare (inglese scolastico), ed il 52% non intende migliorare il suo livello neanche in futuro! 😮

Curioso tra l’altro che, per dire conoscenza insufficiente di inglese, si usi il termine più accomodante di inglese scolastico…e questo la dice lunga su come viene insegnato nelle scuole. :/

Questo ti porterà maggiori entrate. Mi dispiace dirti che in Italia non funziona così.

Secondo i contratti collettivi di lavoro, infatti, un maggior stipendio ti viene riconosciuto solo se inizi un lavoro inerente a ciò che hai studiato. Negli altri casi, la laurea, non dà diritto ad un livello di inquadramento più alto rispetto ad un non laureato.

In questo caso, trovare un impiego, dopo la laurea, diverso da ciò per cui hai studiato, e credimi questo capita sempre di più, non solo non ti garantisce uno stipendio maggiore rispetto agli altri, ma colui che si è diplomato ed ha iniziato a lavorare 5 anni prima di te in quel settore, guadagnerà sicuramente più di te.

Questo perchè, sempre per legge, esistono i cosiddetti scatti di anzianità. A prescindere dall’azienda in cui hai lavorato, a parità di mansioni, sei tenuto ad un aumento di stipendio automatico ogni tot, come riconoscimento dell’anzianità lavorativa e professionale.

Questo vuol dire che se lavorerai per 10 anni in quel settore, il diplomato guadagnerà sempre più di te.

Amenochè non raggiungi una qualifica superiore alla sua. Però, visto che fai un lavoro diverso rispetto a ciò per cui hai studiato, o hai imparato qualcosa di più di 4 nozioni, nel periodo universitario, o la laurea non ti servirà neanche per spiccare tra gli altri a livello professionale.

In quel caso perchè dovrebbero darti una qualifica superiore a chi ha una maggiore conoscenza e competenza in quel settore?

Alla fine, allora, a che serve la laurea?

A tante cose a livello personale, rimane un incognita, invece, dal punto professionale, lavorativo e di guadagno.

Con questo non sto certo discriminando i laureati, sto invece dando una visione che abbraccia diversi aspetti della realtà in cui siamo oggi immersi.

Cristian