Skip to content

Posts tagged ‘studio e lavoro’

17
Jan

perchè disoccupati dopo la laurea 2

Ciao,

nel post precedente abbiamo introdotto il discorso su come mai ci sono tanti laureati che sono rimasti disoccupati dopo la laurea, o vivono il precariato.

Ho richiamato un po’ quelli che sono i motivi generali che si sentono dire, ma sarà proprio tutto vero? O meglio sarà solo quello?

Prima di continuare eccoti lo schema in 5 punti del post di oggi:

  • economia, cultura, storia e società hanno il loro peso sulla situazione lavorativa odierna in Italia
  • esiste però un elemento ancora più importante che può influenzare gli altri: TU
  • tra tutte le componenti della disoccupazione, io mi concentro sull’unico che può essere direttamente migliorato: te stesso!
  • esiste un piccolo grande segreto che ti può differenziare dall’80% dei laureati di oggi: capire le vere motivazioni della tua laurea. Perchè vuoi laurarti?
  • esistono motivi apparenti (più sicurezza di trovare lavoro, accedere a professioni ben pagate, guadagnare di più…) e motivi reali (quelli più personali che trovati sono il motore per grandi performance)

Sicuramente il lato economico conta, il lato storico culturale anche, e la politica fa la sua parte.

Come sai, però, a me non piace puntare il dito verso qualcuno in particolare, preferisco fare un altro tipo di ragionamento. Cioè: se la condizione attuale è quella che è, cosa posso fare IO per venirne fuori? Cosa posso fare IO per evitare di finire nella massa di disoccupati dopo la laurea?

Queste sono le domande a cui mi piace rispondere. Non giudico gli altri tipi di notizia, dico solo che preferisco occuparmi di qualcosa che dipende direttamente da me, perchè quella è la parte che posso migliorare.

Quindi cosa si può fare per non uscire dalla laurea e trovarsi disoccupati?

La prima cosa che puoi fare è avere le idee ben chiare sul perchè vuoi laurearti.

Quali sono le motivazioni profonde che ti hanno portato a ritardare di x anni il lavoro pre prendere un pezzo di carta? Ragioni economiche? Culturali? Evolutive? Non lo so?

Barra la tua risposta, ma occhio che il mondo del lavoro non ama assumere chi non sa  perchè fa le cose, o lo fa per una speranza (di trovare un posto di lavoro migliore). Il ragionamento è: se non sai perchè hai preso una laurea, non sai neanche perchè lavorare, oltre che per uno stipendio. Preferisco qualcuno più motivato.

Fai attenzione quindi a presentarti ad un colloquio di un certo tipo con il tuo bravo elenco di motivazioni convincenti (per essere convincenti occorre che prima convincano te).

Io per esempio ho deciso di riprendere gli studi ed arrivare alla laurea, all’inizio per conoscere degli strumenti di gestione di un team, quando ho visto che l’università non poteva darmi quello che cercavo, ho cambiato motivazione. Oggi mi laureo per dare forza ai lavori online che sto sviluppando, come scrivere in questo blog, scrivere ebook… Purtroppo in Italia piace molto l’idea di comprare qualcosa scritta da un laureato piuttosto che la stessa cosa scritta da un non laureato, come amiamo molto di più le opinioni date da specialisti della materia rispetto a chi non ha quel titolo (può sembrare strano ma a livello statistico è così).

So che non è immediato trovare LA motivazione, quella più vera, ma ci sono esercizi appositi che ti aiutano in questa ricerca. E’ molto probabile che una volta trovato il tuo cosiddetto driver, avrai un nuovo tipo di energia, sarai più focalizzato, salirà la concentrazione ed otterai performance molto migliori.

Capire perchè perseguire un obiettivo, qual è il driver che ti aiuta ad ottenere grandi performance, è uno dei piccoli grandi segreti che ti possono differenziare dall’80% dei laureati che arrivano alla tesi, la discutono e cercano lavoro senza sapere perchè, però si chiede perchè non lo trovano! 😮

Del resto il passo è breve. Se sai perchè ti vuoi laureare, sai perchè vuoi ottenere lavoro in quel settore e con quella compagnia. Non nel senso che i motivi devono essere gli stessi, ma perchè hai allenato la mente a farti queste domande.

Presentarti davanti ad un potenziale datore di lavoro con la speranza che ti assuma perchè è il decimo colloquio che fai, o presentarti concentrato sul fatto che è quello il lavoro che vuoi per questo e questo motivo, è come rispondere alle domande di un esame in modo deciso, quasi sfidando a farti altre domande, piuttosto che rispondere velocemente nella speranza che non ti chieda altro.

Ho scritto 6 post su come gestire gli obiettivi e trovare la giusta motivazione. Li trovi qui, o puoi andare nella categoria: organizzare lo studio.

Una volta che sai davvero perchè fai quello che fai, sei pronto per il prossimo passo.

Ma di questo ne parliamo la prossima volta.

Buona giornata

Cristian

13
Jan

perchè disoccupati dopo la laurea 1

Ciao,

oggi voglio capire insieme a te perchè ci sono tanti, troppi disoccupati laureati nel nostro bel paese, da cosa dipende e se ci sono soluzioni nel breve periodo.

Prima lo schema del post in 3 punti:

  • esiste un punto di vista economico, che parla di periodi di recessione ed espansione
  • esiste un punto di vista sociologico, che parla di bamboccioni
  • esiste un punto di vista politico che parla di frignacce

Già, disoccupati… perchè disoccupato… da cosa dipende… Quante volte hai letto queste frasi? Quante volte ne hai letto il contenuto? Ed ora dimmi: quante volte il contenuto ti ha soddisfatto?

Vedi, se fossi un economista, per spiegarti la disoccupazione di oggi ti parlerei dei grafici della crescita economica. Cioè in alcuni periodi storici hanno studiato che l’economia mondiale cresceva (crescita/espansione), in altri periodo storici scendeva (recessione), ma nel lungo periodo la tendenza era al rialzo.

Un po’ come gestire una banca: prendi soldi da altri, presti i soldi che hai ad altri, ma alla fine ne hai più di prima.

Quindi un economista serio ti direbbe che questa recessione (per piacere basta chiamarla crisi!), è fisiologica. Passato questo periodo, probabilmente di un paio d’anni ancora, ci sarà una forte accelerazione economica.

Se invece i numeri ti annoiano, magari ti son rimasti più impressi gli articoli che parlano di società. In quegli articoli, di solito, si dice che i giovani di oggi hanno una fibra meno forte rispetto alla gioventù degli anni 50 che è uscita da una guerra massacrante con una grande voglia di ricostruzione e riscatto.

Oggi invece abbiamo tutto pronto, i ragazzi stanno a casa fino a 30 anni, anzi ieri sentivo che il 30% dei giovani rimane a casa fino a 34 anni, occorre che ci si svegli.

Ecco un’immagine che fa capire bene il concetto. 😀

Però può anche essere che le ramanzine storiche non ti piacciano più di tanto, quindi buttiamoci sulla politica. Il governo attuale ha tagliato i fondi all’istruzione, quindi la qualità della stessa è diminuita, ci sono meno possibilità per gli studenti, ed in particolare gli universitari, di essere competitivi nel mondo del lavoro, rispetto soprattutto ai partner europei, e questo ci penalizza doppiamente in questo momento di crisi economica.

Vabbè dai chiudiamo con la frase classica: “le università e l’istruzione in Italia fanno pietà!”

Quante volte hai sentito dire o senti dire queste frasi? Quante volte ti hanno convinto?

Ma quindi sono tutte frignacce? Ma allora perchè ci sono tanti laureati che sono disoccupati in Italia?

In realtà sono mezze frignacce, o mezze verità se vuoi. Tutte hanno un loro fondamento, peccato che da sole non bastano a spiegare la situazione attuale, ma la cosa divertente è che la maggior parte dei sostenitori di una o dell’altra teoria, crede di si.

Per ora mi fermo qui. Preferisco rinviare le conclusioni alla prossima volta, quando le leggerai capirai perchè.

Intanto ti auguro una buona giornata, e se ti va di commentare quanto scritto finora lascia pure un commento qui sotto.

Ciao

Cristian

26
Jun

il web per gli universitari

In questo post raccolgo la testimonianza di alcuni siti che parlano di università, studenti universitari e mondo universitario in genere, da una prospettiva diversa rispetto alla mia, non delle università online, come potrebbe forse sembrare dal titolo.

In particolare vi voglio parlare degli articoli di Patrizio Messina che scrive su semplifica.com, un sito che ho scoperto da poco e che affronta il tema studio, studenti universitari ed università in connessione col mondo del lavoro.

L’analisi proposta da Patrizio Messina è prettamente economica, cioè si analizza per esempio, quanto può costare ad una famiglia od allo studente mantenersi agli studi durante il periodo universitario, ed il ragionamento in effetti è interessante.

semplifica.com (laurea a fondo perduto)

Ho notato anche degli articoli che mettono a confronto il titolo di studio col trovare un posto di lavoro adeguato, laurea ad ostacoli.

Secondo questa analisi, laurearsi dopo una certa età che può essere 30 anni ma a volte anche 25, può essere vista male da un potenziale datore di lavoro che preferisce qualcuno che abbia speso quegli anni nel formarsi professionalmente piuttosto che dedicarsi alla teoria.

Questa teoria ha un suo perchè.

Un datore di lavoro preferisce assumere qualcuno che già sa fare quel lavoro piuttosto che spendere soldi e tempo nella tua formazione… amenochè non veda in te del potenziale, aggiungerei io.

E qui torna tutto il discorso legato all’utilità di sperimentare nell’ambiente universitario che è una sorta di palestra protetta.

Pensa per esempio a quanto ho scritto sia nel blog che nel mio ebook: esame orale: un gioco di ruolo tra studenti e professori, che ti ricordo puoi scaricare gratuitamente mettendo nome ed email sulla colonna destra in home page, circa la comunicazione!

Saper comunicare significa prima saper ascoltare, poi saper capire e collocare: ruolo, personalità e persona che hai davanti, ed infine parlare secondo i suoi registri.

Efficace? Si!

Facile? Lo può diventare con l’allenamento.

Quindi quale migliore allenamento di 3 o 5 anni, quando non sono 7, nel mondo universitario dove, se sbagli al massimo ti trovi qualche punto in meno come voto sul libretto??! (ecco perchè palestra protetta)

Certo, potresti chiederti: perchè avere qualche voto in meno sul libretto?

Risposta: perchè farsi scartare a 10 colloqui, senza capirne neanche il motivo, prima di trovare qualcuno disposto ad assumerti in un posto che magari neanche ti piace?!

Questo cosa centra? Te lo spiego subito.

In un colloquio, un datore di lavoro apprezza prima di tutto l’esperienza lavorativa del candidato ed a parità di esperienza, le caratteristiche personali di chi gli sta davanti.

Soprattutto in piccole realtà, quindi per intenderci, in aziende con meno di 5 dipendenti, che sono oltre il 75% in Italia, il datore di lavoro valuta, dopo il voto di laurea, la tua persona, o meglio quello che gli hai mostrato in quei 45 minuti di conversazione.

Una sorta di esame allungato.

Se hai speso anche solo metà della tua carriera universitaria cercando di interagire con chi era pagato per giudicare la tua preparazione (chi sarà mai :o), vuol dire che negli ultimi 15/20 esami, hai cercato di modellarti alla personalità di chi avevi davanti, per esempio col rapport e mirroring come spiego nell’ebook.

A quel punto diventerà quasi naturale rapportarti all’esaminatore durante un colloquio di lavoro. Magari sarà un po’ più difficile perchè non lo puoi conoscere prima, ma probabilmente il colloquio sarà più fluido della maggior parte.

In sintesi, un punto a tuo favore! 😉

Ti lascio quindi con questa rilfessione, che capita ad hoc in questo periodo d’esami.

Buona giornata.

Cristian

17
Jun

universitari e studio: griglia settimanale

Eccoci all’ultima puntata di questo argomento: l’organizzazione.

Se ti fossi perso qualche pezzo ti posto di seguito i link alle parti precedenti.

universitari e studio (prima parte), argomenti: gestione del tempo ed obiettivi, priorità ed obiettivi.

universitari e studio (seconda parte), argomenti: caratteristiche degli obiettivi (concreto, identificato, misurabile, raggiungibile, tempo), invito a crearne uno

universitari e studio (terza parte), argomenti: utilità della pianificazione a prescindere dalla condizione di partenza

universitari e studio (quarta parte), argomenti: programmare nel concreto, esercizi ed esempi.

universitari e studio (quinta parte), argomenti: programma di studio e programma della giornata, vantaggi della programmazione

Abbiamo visto un po’ tutto l’argomento anche se per sommi capi.

Cos’altro dire?

Magari qualche consiglio pratico su come organizzarsi la giornata.

Per anni ho usato una griglia settimanale o griglia degli appuntamenti.

Cosa sarebbe?

Si tratta di una tabella che comprende in verticale le ore ed in orizzontale i giorni della settimana. Intrecciando i due dati inserisci in corrispondeza dell’ora e del giorno, i tuoi appuntamenti, o per meglio dire tutto ciò che hai da fare.

Un po’ come giocare a battaglia navale.

Per appuntamenti non si intendono quelli di lavoro o con gli amici, anche, ma non solo quelli. Si intende tutti gli appuntamenti che ti sei preso, soprattutto quelli con te stesso!

Qui torniamo agli obiettivi, vedi come è tutto collegato.

Se hai l’obiettivo di passare l’esame di informatica tra 20 giorni, e questo vuol dire che devi studiare 15 pagine di teoria e risolvere almeno 5 esercizi al giorno, e ti sei programmato di studiare per oggi dalle 9 alle 13, come farai a ricordarlo?

Un modo comodo è usare la griglia degli appuntamenti.

Il giorno prima, e volendo anche all’inizio della settimana, apri la griglia, che ti consiglio di stampare su un foglio e tenere sempre in tasca, e segni per es: lunedì 14 dalle ore 9 alle 13 studio informatica, e se hai già monitorato i tempi, puoi indicare cosa fare indicativamente nella prima ora, cosa nella seconda e così via. Se invece non riesci ad essere così preciso puoi segnare semplicemente: studio info, per es.

Difficile? Non direi. Pratico? Decisamente! 🙂

Di seguito ti riporto un esempio di griglia settimanale

griglia settimanale

puoi usare questa per segnare i tuoi impegni.

Se la stampi fronte retro, e la porti con te, sarà come avere 2 settimane organizzate sempre in tasca.

Non male, vero? 😉

Forse potresti pensare di perdere parte della tua libertà dovendo scrivere al minuto quello che farai durante la giornata o per tutta la settimana.

In realtà è più vero il contrario.

Avendo una direzione chiara e precisa, perdi molto meno tempo, si rafforza la tua visione, i tuoi obiettivi, ti senti più attivo e questo influisce positivamente sull’autostima e soddisfazione personale.

Essere concentrato sulle cose da fare, e farle così come programmato, ti rende più padrone della tua giornata, ed aumenta il tempo libero, visto che diminuiscono le dispersioni.

Quindi è più facile che tutto questo ti renda più libero invece che più vincolato.

La libertà infatti, secondo me, non consiste nel fare quello che ti pare, ma nel avere sempre un’alternativa.

Organizzazione = rosa di alternative

…frase forte, me ne rendo conto…

E’ proprio così, infatti, che voglio concludere questo argomento.

Certo ci sarebbe ancora molto da dire, ma lascio eventuali approfondimenti per i commenti se avrai qualche dubbio o perplessità.

Intanto con tutto il materiale che ti ho dato certo non ti puoi annoiare! 😀

Buona giornata quindi ed al prossimo post.

Ciao

Cristian

14
Jun

universitari e studio: consigli finali

Siamo arrivato quasi alla fine di questo trend sull’organizzazione dello studio.

Non credevo richiedesse così tanto ma l’argomento è sicuramente ricco e tieni conto che io ho sintentizzato i concetti principali, ma ci sarebbe molto di più da dire. Basta vedere quanti libri sono stati scritti e quanti seminari si tengono oggi sull’argomento.

Già con quello che ho scritto, comunque, se eri a digiuno su questo argomento, hai dei concetti di base e sufficienti per iniziare a programmare con efficacia.

Prima di continuare, se ti fossi perso o volessi rileggere qualcuna delle parti precedenti, ti metto di seguito i link dove trovare gli altri post:

universitari e studio (prima parte), argomenti: gestione del tempo ed obiettivi, priorità ed obiettivi.

universitari e studio (seconda parte), argomenti: caratteristiche degli obiettivi (concreto, identificato, misurabile, raggiungibile, tempo), invito a crearne uno

universitari e studio (terza parte), argomenti: utilità della pianificazione a prescindere dalla condizione di partenza

universitari e studio (quarta parte), argomenti: programmare nel concreto, esercizi ed esempi.

Nell’ultima parte abbiamo visto come programmare un obiettivo, ed abbiamo preso ad esempio un esame.

A questo punto l’argomento sembrerebbe concluso. A mio avviso, invece, è anche utile contestualizzare il programma di studio, vale a dire inserirlo all’interno della giornata.

Mi spiego. Quanto tempo impiegherai, secondo te, a studiare 15 pagine? 1 ora? 2 ore? 3 ore?

Ognuno ha i suoi tempi, capire quali sono i tuoi ti aiuterà a gestire meglio il resto della giornata.

Potresti, per esempio, dedicare la mattinata a studiare ed il pomeriggio a fare altro a seconda dei tuoi impegni.

Oppure dedicare tutto il giorno allo studio.

Io sono arrivato a studiare, 9 ore di fila per preparare una materia.

Quando dico studiare intendo capire e memorizzare con relative mappe, senza dover più tornare sulla parte assimilata.

Era un esame di 1200 pagine che ho preparato in 10 giorni di studio, 14 effettivi.

Diciamo che quella era una sfida personale, ero pieno di motivazione dopo aver seguito un corso di memoria e non vedevo l’ora di applicare quanto imparato.

Al di là di questa performance di media studio 4 ore al giorno, nel periodo degli esami, con punte di 6 ore.

Ma ognuno ha il suo metodo. Io preferisco dedicare meno ore al giorno in più giorni, c’è invece chi studia il mio stesso numero di ore ma nella metà dei giorni. Si tratta di scegliere.

Materie scientifiche come matematica e statistica ti portano a diluire lo studio nel tempo perchè occorre fare tanto esercizio ed in modo sistematico, mentre materie più discorsive si possono studiare anche in meno tempo.

Se vuoi qualche consiglio mirato su come programmare un esame, puoi anche lasciare un commento, e vedremo insieme come fare.

Fase finale della programmazione è rispettare quanto scritto.

Questo è un esplicito richiamo alla disciplina ed alla pretesa minima di cui parlavo nella seconda parte.

Secondo te, la programmazione della giornata o degli obiettivi è qualcosa che ti servirà solo nella fase di studio, in università, o anche nella vita?

Se hai risposto nella vita hai ottenuto la mia virtuale stretta di mano!

Nella vita vuol dire che anche quando lavorerai ti sarà utile non solo sapere come programmare in modo corretto, ma anche essere abituati a farlo.

Abitudine alla programmazione vuol dire essere abituati a ragionare per obiettivi e non lasciare vuoti di tempo nella giornata. Queste sono qualità molto apprezzate nel mondo del lavoro.

Per far questo, però, occorre che tu rimanga disciplinato fin da subito.

All’inizio può sembrare dura, e tra l’altro chi te lo fa fare visto che non devi dare conto a nessuno, ma a me piace vedere l’università anche come una palestra oltre che luogo di studio e divertimento. Una palestra in cui alleni il muscolo della volontà (è una metafora, non è un muscolo concreto), e soprattutto in questo momento di recessione economica (e non una crisi come si dice di solito), fa carriera chi sa apportare valore all’azienda, non chi ha una bella laurea ma non è in grado di rispettare i ritmi aziendali.

Detto questo concludo la parte dedicata alla programmazione e ti do appuntamento alla prossima volta per le conclusioni finali del trend, in cui parlerò di organizzazione che è l’ultimo passo.

Buona giornata

Cristian

11
Jun

universitari e studio: come pianificare

Questa è la quarta parte dedicata all’organizzazione.

Se non avessi ancora letto le precedenti ti consiglio di farlo prima di procedere con questa parte.

Le trovi qui:

universitari e studio (prima parte), argomenti: gestione del tempo ed obiettivi, priorità ed obiettivi.

universitari e studio (seconda parte), argomenti: caratteristiche degli obiettivi (concreto, identificato, misurabile, raggiungibile, tempo), invito a crearne uno

universitari e studio (terza parte), argomenti: utilità della pianificazione a prescindere dalla condizione di partenza

Ci siamo lasciati, nel post precedente, con la promessa che ti avrei spiegato come si sviluppa concretamente una pianifacazione.
Prima però lo schema in 8 punti del post di oggi su come pianificare:

  1. pianificare ti chiarisce le idee su quello che vuoi raggiungere e toglie la confusione dalle tue giornate
  2. per pianificare occorre conoscere i tuoi obiettivi
  3. la responsabilità del piano è personale, non attribuirla ad altri, specie se non riesci a seguirlo
  4. ciò che vuoi ottenere deve essere chiaro, definito, raggiungibile e scandito nel tempo
  5. inizia a pianificare oggi stesso visto che in questo momento ti stai interessando all’argomento. Tra qualche giorno potresti non averne più voglia.
  6. calcola il 30% del tempo totale come imprevisto. Es. Hai un esame tra 30 giorni, togli 9 giorni e calcola il materiale da studiare su 21 giorni
  7. pretesa minima: non vado a letto se almeno non ho studiato X pagine (stabiliscilo tu)
  8. usa sia rigidità che flessibilità al momento giusto (leggendo tutto il post capirai cosa intendo)


Tutto il discorso sul perchè pianificare era utile e necessario.

Capito perchè vediamo come.

Intanto occorre segnare una distinzione tra pianificare e programmare. Finora ho parlato di pianificazione per indicare entrambe le parole, invece esiste una certa differenza.

L’atto di pianificare è privo di dettagli, si occupa solo di prevedere un’azione da fare nel futuro, per esempio: ad agosto andrò al mare.

La programmazione invece entra nello specifico ed è ricca di dettagli. Per esempio: il 4 agosto sono a Cesenatico, rimango 5 giorni all’hotel xx, per poi ripartire alla volta della Sicilia…

In questo post parlerò quindi di programmazione e non più di pianficazione in generale.

Fatta questa premessa arriviamo al cuore della questione: come programmare?

Programmare non è difficile, ma occorre tener presente alcune regole.

Intanto devi conoscere i tuoi obiettivi.

Di questo ne abbiamo parlato a lungo, senza un obiettivo non puoi programmare un tubo, al massimo metteresti in ordine delle priorità.

Occorre poi avere un punto di inizio ed una fine.

Come fai a programmarti un obiettivo che vede il suo termine tra 30 anni?

Le aziende riescono a programmare obietivi di un intero anno e sono abili nelle previsioni degli anni successivi, ma qui stiamo parlando di qualcosa di più semplice.

Quindi una programmazione, per essere precisa, occorre che abbia un termine temporale anche piuttosto ravvicinato, per esempio qualche settimana.

E’ utilissimo calcolare anche l’imprevisto e tra poco vedremo come fare.

Per sintetizzare, si può dire che una corretta programmazione richiede la risposta alle 5 w del marketing:

  • who (chi)
  • what (che cosa)
  • when (quando)
  • why (perchè)
  • where (dove)

Chi programma?

Ovviamente sei tu, ma magari ti serve la collaborazione di qualcuno che ti dia informazioni che non hai per organizzarti meglio.Per esempio, se sai che indicativamente nel we vai in montagna con gli amici, può essere utile sapere prima quando si parte e quando si torna così da programmarti meglio lo studio (un conto è tornare alle 9 di sera, un’altro alle 3 del giorno dopo).

Che cosa voglio programmare?

Questo è l’oggetto della programmazione ed è bene che sia quanto più chiaro possibile.

Voglio programmare lo studio dell’esame di anatomia? di diritto privato? di informatica? Voglio programmare lo studio degli aggiornamenti e le ultime novità del mio settore? Voglio programmare la stesura di un libro?

Quando programmare?

Ciò vuol dire quanto tempo prima occorre programmare. Per esempio ho l’esame tra 1 mese, so che inizierò a studiare tra 2 settimane, vale la pena studiare un programma già da ora?

Per varie ragioni ho spezzato in più parti il discorso organizzazione studio, ma tieni presente che è tutto un discorso unico e continuato.

Una volta creato l’obiettivo, la naturale conseguenza è programmarlo nel tempo. Per esempio, ho deciso di sostenere 5 esami questo semestre? Ok, quando sono le date degli appelli? In quale appello voglio dare ogni singolo esame? Cioè qual è l’inizio e quale la fine della mia programmazione? Una volta capito questo, inquadra il giorno in cui inizierai a studiare ed il gioco è fatto.

Per esempio: ho l’esame tra 10 giorni, inizio a studiare da oggi?

Allora oggi è l’inizio tra 9 giorni la fine (il decimo giorno non si conta visto che c’è la prova).

Perchè programmare?

Ne abbiamo già parlato, ti rende più concentrato, più focalizzato, ed anche se distratto hai gli occhi comunque sulla meta.

Dove programmare?

Anche il luogo fisico in cui programmare gli obiettivi ha la sua importanza.

Farlo in piedi in tram mentre tutti ti schiacciano avrà un effetto diverso che seduti a tavolino in un ambiente tranquillo e silenzioso.

Quando diventi pratico puoi scrivere la tua programmazione anche mentre rincorri il tram :D, ma per ora meglio trovare un posto comodo e che ti dia concentrazione.

Detto questo, vediamo praticamente come si programma.

Ipotizziamo di voler programmare un esame.

Intanto ti serve un foglio di carta ed una penna, quindi se non li hai davanti ti consiglio di procurarli, così da fare l’esercizio mentre leggi.

Ora ti occorre sapere 2 cose fondamentali:

1) qual è il giorno dell’esame?

2) quante pagine ha il/i testo/i da studiare?

Ad esempio, diciamo che inizio a studiare oggi che è il 11 giugno e l’esame sarà il 11 luglio.

Contiamo i giorni, 30 giorni a novembre…di 28 ce n’è uno… giugno ha 30 giorni! 😀

Quindi dal 11 giugno al 11 luglio compresi, ci sono 31 giorni. Abbiamo detto prima che il giorno dell’esame non si conta.

Quindi se inizio a studiare oggi ci sono 30 giorni di studio.

Le pagine da studiare invece, poniamo sono 300.

L’errore che si commette spesso è dividere 300/30 = 10 ed ottenere così le pagine da studiare al giorno.

In questo modo infatti non si calcola un aspetto importante della programmazione.

Può capitare infatti che 1 giorno non puoi studiare perchè il vicino suona la batteria, 2/3 giorni perchè se sei femmina…lo sai bene, e se sei maschio lo sai altrettanto bene :D, può capitare inoltre nel mese un paio di giorni nei quali preferiresti ti passasse sopra un camion con la marmitta rotta piuttosto di studiare, e poi toglierei anche le domeniche per andare sul tranquillo, quindi altri 4/5 giorni.

In totale fanno 10 giorni! Ciò vuol dire che su 30 giorni è umanamente possibile pensare di avere una decina di giorni in cui contrattempi vari non ti permettono di studiare.

Ecco quindi cosa vuol dire calcolare l’imprevisto. Magari non riesci a prevedere la natura di quello che ti accadrà ma poco ci interessa, basta togliere un adeguato numero di giorni di studio nella programmazione ed il gioco è fatto.

In media ti consiglio di scalare il 30% dei giorni totali per programmare in modo tranquillo il tuo studio.

Quindi su 30 giorni togli 9 o 10 giorni per essere sicuro di stare nei tempi. Se poi non hai contrattempi meglio, vuol dire che hai qualche giorno in più per i tuoi ripassi, ma se invece succedono e non li hai previsti?!

Quindi, tornando a monte, ho 300 pagine da studiare in 1 mese? L’operazione da fare sarà: 300/20 = 15

Risultato 15 pagine al giorno invece di 10.

Un’ora in più di studio? Forse è anche troppo.

Direi che è una performance fattibile da sostenere, lo diventa meno se a 2 giorni dall’esame ti rendi conto che ti mancano 100 pagine e devi intensificare gli sforzi e le ore di studio.

Con questo concludo questa quarta parte di: organizzare lo studio.

In teoria il discorso potrebbe concludersi qui, ti ho spiegato come creare un obiettivo e programmarlo nel tempo, ma c’è almeno un altro passaggio su cui vale la pena soffermarsi.

Nel prossimo post ti parlerò di come intrecciare la programmazione degli obiettivi a quella della giornata, che è più facile di quanto sembra, e quindi come organizzare lo studio in un certo periodo di tempo.

Intanto le informazioni che ti ho dato sono sufficienti per programmarti il prossimo esame, o i prossimi obiettivi in generale, se già non lo facevi prima.

Se ti rimangono dei dubbi, comunque, puoi sempre postare un commento qui sotto.

A presto.

Cristian

10
Jun

universitari e studio: obiettivi e pianificazione

Eccoci giunti alla terza parte di questo tema scottante: l’organizzazione dello studio.

Se non avessi letto i due post precedenti sull’argomento ti consiglio di farlo perchè è tutto un discorso unico anche se sviluppato in più fasi.

Inoltre se non hai già esperienza di creazione di obiettivi e pianificazione, ti consiglio di far passare almeno 1 giorno tra la lettura di un post e l’altro.

Qui trovi i due post precedenti:

organizzare lo studio (prima parte)

organizzare lo studio (seconda parte)

In questi due post ho parlato dell’utilità di avere degli obiettivi, distinguendo tra obiettivi e priorità.

Le priorità sono azioni da compiere nel quotidiano: fare la spesa, uscire con gli amici, lavorare.

Gli obiettivi invece indicano la direzione da seguire in questo momento: portare a termine la tal pratica entro una certa data, passare quel esame in quella data, ecc…

Infine ho parlato delle 5 caratteristiche degli obiettivi: concreto, identificato, misurabile, raggiungibile, tempo.

Ci siamo lasciati dicendo di cosa ti avrei parlato nella terza parte, cioè: la pianificazione.

Cosa vuol dire pianificare?

Wikipedia riporta questa definizione: La pianificazione è un termine usato per prevedere in linea di massima quando compiere un’attività e/o una serie di attività.

In altri termini scandisce i tempi delle azioni.

Come si fa a scandire i tempi?

Sicuramente tutti noi abbiamo costruito, almeno una volta, una pianificazione.

Che fosse alle medie o alle superiori o magari in università, avendo 10, 20, o 50 pagine da studiare pianificavamo il tutto in modo da essere pronti per il giorno dell’intterrogazione.

Tradotto: che fossero 10, 20 o 50 pagine, bene o male ci mettavamo il giorno prima a studiare. 😀

Perquanto rudimentale anche questo è un tipo di pianificazione.

Certo se vuoi pianificare in questo modo non hai bisogno di leggere questo post, ma è anche vero che se alle medie e superiori si riusciva a studiare il giorno prima per l’interrogazione del giorno dopo, in università ti ci vorranno almeno 3 giorni per preparare un’esame! 😉

Quindi perchè leggere un post su come pianificarsi lo studio se tanto mi bastano 3 giorni per preparare un esame?

Onestamente anche io ho preparato esami in 3 o 4 giorni, studiando 4 ore al giorno e magari dopo un giorno intero di lezioni.

Ho parlato con molti studenti in questi anni di università, e buona parte di loro, dichiaravano di impiegare, di regola circa 1 settimana a preparare e superare un esame.

In realtà, dalla mia esperienza, e vedendo quella di chi mi sta intorno, performance del genere sono fattibili per buona parte delle materie. Amenochè non studi ingegneria o medicina o comunque frequenti facoltà prettamente scientifiche. Io per esempio studio economia, che non è certo una facoltà umanistica, ma oltre la metà degli esami li ho preparati in 1 o 2 settimane, prendendomela comoda.

Oppure al contrario, ci sono studenti che studiano volta per volta, ad ogni lezione. Seppur rappresentano una minoranza, esistono! 🙂

Quindi anche in questo caso se già studi tutti i giorni che bisogno c’è di un’ulteriore pianificazione?

La risposta è semplice.

Il discorso pianificazione richiama una serie di attitudini. Non a caso lo sto affrontando a discorso avviato, solo dopo aver spiegato alcuni concetti chiave.

Essere non solo in grado, ma abituati a pianificarsi le giornate vuol dire:

  • avere degli obiettivi
  • voler lavorare su di essi
  • saper distinguere priorità da obiettivi
  • rimanere focalizzati
  • disciplinarsi
  • essere padroni della propria giornata
  • non perdere energie dietro a 1000 priorità
  • saper gestire gli inconvenienti rimando focalizzati
  • valore aggiunto nel mondo del lavoro

I primi quattro punti li ho già spiegati abbondantemente nei post precedenti.

Tenere l’attenzione attiva sulla pianificazione della giornata, e chiaramente rispettare quanto scritto, è un ottimo modo per mantenere la disciplina su di sè e soprattutto sulla propria tempo.

Iniziare a studiare alle 2 o alle 3 non è la stessa cosa se poi alle 7 hai un’appuntamento. Questo di conseguenza porta ad essere padroni della propria giornata, invece di arrivare alle 22 ed accorgerti di aver studiato la metà di quello che ti eri prefissato.

Inoltre pianificarsi aiuta a non farsi distrarre nè dagli imprevisti, nè dalle tante priorità che si accumulano durante la giornata.

Immagina di essere in ufficio e tranquillamente stai facendo il tuo lavoro. Dopo neanche 1 ora arriva il capo che ha una pratica urgente da sistemare ed ha bisogno del tuo aiuto. Finito quello, il collega ti chiede una mano per un progetto complesso, poi squilla il cellulare e perdi altro tempo, alla fine arriva pausa pranzo e non hai capito niente.

Dopo pranzo fase critica, una parte di te vorrebbe dormire su un’amaca (eeeehhh), un’altra parte vorrebbe uccidere capo e colleghi, ma stoicamente la terza parte si fa avanti e con un grande sforzo ti fa riprendere in mano la pratica iniziata al mattino. Ma a questo punto devi perdere mezzora solo per capire che stavi facendo e dove eri arrivato. 😮

Questo tanto per dire che se non imparerai a pianificarti adesso le giornata dove il tempo è autogestito, visto che decidi tu quando e quanto studiare, quando saranno gli altri a dirti cosa fare, rischi di perdere un sacco di tempo senza avere una direzione chiara da seguire a monte. Questo sia che tu lavori alle dipendenze sia come autonomo/libero professionista.

Per non parlare del fatto che la stessa cosa succede anche in università.

Inizi a studiare e tempo mezzora arriva un amico, non vuoi fare due chiacchere? sarebbe da maleducati! 😀

Fai due chiacchere che diventano 1270, che chiaramente sono più comode davanti ad un caffè, tanto più che ti sveglia quindi sei giustificato ad alzarti. 😉

Alla fine torni a sederti e dopo 5 minuti ecco un messaggino. Una parte di te vorrebbe stare sull’amaca…ah no scusa…vorrebbe non rispondere (ma l’amaca è molto evocativa anche per lo studente :D), ma ormai il gesto è automatico, prendi il cellulare in mano e guardi chi è, tanto per curiosità…ma dai… certo che si può fare per domani sera…e via a messaggiarsi!

Ti è mai capitato? 😉

E’ capitato un po’ a tutti, anche a me, finchè non ho iniziato a stendere delle pianificazioni serie e rimanere concentrato su di esse.

Infine per valore aggiunto, riprendendo l’ultimo dei punti, si intende quel qualcosa in più che puoi offrire rispetto agli altri, e che fa la differenza. Quella caratteristica personale che ti distingue dagli altri e ti rende, per esempio, più appetibile nel mercato del lavoro rispetto ai tuoi futuri colleghi che presentano anche un curriculum migliore.

Come vedi, pianificare ha la sua utilità, anche se impieghi 3 giorni a preparare un esame o 3 mesi. 🙂

Per ora mi fermo qui. Mi rendo conto che questo post è stato più discorsivo ma è necessario per introdurre nel modo giusto il concetto della programmazione, e comunque ho lanciato dei messaggi, anche se in modo scherzoso, in questo post che possono far riflettere.

Nel prossimo post vedremo nel concreto come sviluppare la programmazione degli obiettivi, quali sono le caratteristiche con l’aggiunta di un esempio pratico.

Ti auguro quindi una buona giornta ed alla prossima.

Ciao

Cristian

6
Jun

oraganizzare lo studio: obiettivi in pratica

Questa è la continuazione del post precedente sull’organizzazione dello studio.

Se non lo avessi ancora letto lo trovi qui universitari e studio: creazione obiettivi

Prima di procedere facciamo un piccolo riassunto.

Abbiamo aperto le danze di questo argomento parlando di organizzazione.

Abbiamo visto come l’organizzazione dello studio derivi dalla gestione del proprio tempo (time management).

Sapere gestire il tempo a disposizione è un ottimo modo per aumentare le azioni che si possono compiere in un giorno. In altre parole è un modo per avere più tempo libero.

Prima ancora di capire come ottimizzare i tempi, occorre sapere come impiegare le ore della giornata, cioè cosa fare del tempo a mia disposizione. In altri termini occorre avere degli obiettivi.

Avere degli obiettivi da raggiungere segna il punto di arrivo, la gestione del tempo scandisce il percorso.

Data questa premessa, ci siamo lasciati, nel post precedente, dicendo che un buon obiettivo ha determinate caratteristiche, che tra un attimo vediamo.

Prima di procedere ti consiglio di tenere accanto il quaderno nel quale hai segnato il tuo obiettivo come ti avevo suggerito nelle ultime righe della prima parte.

Se non l’hai ancora fatto, ti invito a prendere qualche minuto e scriverlo ora, prima di procedere con la lettura. Ti sarà utile per vedere qual è il tuo punto di partenza, e quanto è chiaro dentro di te ciò che vuoi.

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

Se invece già lo hai segnato…ottimo, continuiamo.

Senza ulteriori indugi vediamo quali sono le 5 caratteristiche di un buon obiettivo:

  1. concreto
  2. identificato
  3. misurabile
  4. raggiungibile
  5. tempo

Concreto significa che un obiettivo per essere credibile deve essere scritto.

Gli americani, che sono avanti su queste cose, hanno condotto dei test proprio su questo aspetto.

Hanno chiesto ad un gruppo di persone di dichiarare i propri obiettivi da raggiungere nell’arco di 1 anno. Allo scadere del tempo, solo il 5% dell’intero gruppo aveva raggiunto quanto detto. Il segreto che accomunava la quasi totalità dei vincitori era: aver scritto il proprio obiettivo.

Nel momento in cui fissi nero su bianco quello che vuoi raggiungere, imprimi nella mente una direzione molto più forte delle semplici parole. Del resto lo dicevano anche i latini: verba volant… 😉

identificato vuol dire che deve essere circoscritto, specifico e preciso.

Per esempio scrivere: voglio passare cinque esami questo semestre, non è un obiettivo identificato.

Perchè la mente si attivi sul serio occorre che riceva dei segnali chiari e dei punti di riferimento precisi.

Per esempio: voglio passare: informatica, matematica, diritto commerciale, statistica e tecnica della comuncazione.

Ricorda che quanto più sei preciso e più indizi dai alla tua mente, più facile sarà pianificare, gesitre il tempo e soprattutto ottenere il risultato desiderato.

L’obiettivo è misurabile quando lo si arricchisce di parametri oggettivi. Prendendo l’esempio di prima, non basta dire quali materie voglio superare ma è utile anche definire il voto a priori.

Quindi, voglio superare: informatica con 28/30, matematica con 26/30, statistica con 30/30…

Oltre a questo può essere anche utile indicare la pretesa minima, cioè quella soglia sotto la quale non sei disposto a scendere.

Esempio: voglio superare informatica con 28/30 e se prendo meno di 24 rifiuto!

Esempio 2: Voglio studiare 30 pagine al giorno. Se però sono le 22 di sera e ne ho studiate solo 10 che faccio? Recupero il giorno dopo? NO! Non vado a letto se non ne ho studiate almeno 25. Questa è la pretesa minima.

raggiungibile indica la relazione tra l’obiettivo ed i tuoi standard.

Questo è il passo successivo in cui dopo aver definito l’obiettivo lo metti in relazione al tuo quotidiano ed al tuo vissuto.

Per esempio se vuoi preparare un esame e magari lavori e sai che più di 20 pagine al giorno non riesci a studiare, è rischioso, e certe volte inutile, programmarsi uno studio di 50 pagine giornaliere, sarebbe tutto stress in più per un risultato molto incerto.

In questo caso infatti l’obiettivo non è oggettivamente raggiungibile. Obiettivi del genere sembra che ti diano una grande carica iniziale ma rischi di rimanere deluso ogni volta.

Altro discorso se invece non hai idea di quali possano essere i tuoi parametri, nel qual caso puoi fare dei tantativi i primi giorni per renderti conto dell’impegno che ti occorre e di quanto riesci  a rendere, e da lì valuti una media.

Infine il fattore tempo. Tutte quanto ci siamo detti finora non avrebbe senso se non fosse scadenzato nel tempo.

Il tempo è il misuratore oggettivo delle nostre performance.

E’ ben diverso porsi come obiettivo quello di ottenere una laurea di 5 anni oppure in 10 anni, o di passare un esame entro il terzo tentativo o al primo colpo!

Riprendendo l’esempio di prima, se non specifichi una data o il numero di giorni, per passare informatica, statistica, matematica…tutti gli obiettivi che ti poni, quasi non hanno senso.

Ecco quindi un esempio di obiettivo completo: voglio superare l’esame di informatica con 26/30 in data xx oppure tra xx giorni. Non accetterò meno di 24.

Questo obiettivo ha in sè quasi tutte le caratteristiche. E’: concreto, identificato, raggiungibile, e scadenzato nel tempo ed in parte misurabile.

Per essere completamente misurabile dovrei indicare anche quante pagine al giorno ed alla settimana mi occorre studiare per arrivare preparato il giorno dell’esame.

Questa fa parte della pianificazione che è lo step successivo alla creazione di un obiettivo.

Non vediamo tutto oggi, lascio questo argomento per i prossimi post.

Intanto esercitati a scrivere i tuoi obiettivi con le caratteristiche che ti ho spiegato, e confrontali magari con quello che avevi scritto prima di leggere questo post.

La prossima volta parleremo della pianificazione, altro step necessario prima di parlare della gestione del tempo.

A presto quindi e buon lavoro.

Cristian

2
Jun

universitari e studio: creazione obiettivi

Questo post è dedicato sia agli studenti universitari che agli studendi della vita, chi cioè non è in un percorso di studi accademico ma si trova comunque ad autogestire fasi di apprendimento continue dovute, per esempio, alla natura del suo lavoro.

Così come alcune materie universitarie sono soggette a continui aggiornamenti, per esempio diritto del lavoro, così lo sono anche certe attività, i professionisti, per esempio, lo sanno bene!

Questo post può essere interessante anche per chi si trova ad affrontare un qualche esame di ammissione ad un albo, ed è magari costretto a riaprire un libro di testo dopo anni.

Prima però lo schema di questo post: creazione obiettivi, in 8 punti:

  1. la gestione degli obiettivi è il primo passo per la gestione del tempo. Prima di sapere come arrivare da Milano a Roma, occorre essere sicuri di volerci andare. 😉
  2. per pianificare al meglio il proprio tempo occorre un monitoraggio giornaliero. Guarda anche griglia settimanale
  3. l’obiettivo indica ciò che voglio ottenere partendo dalle risorse personali del presente
  4. l’obiettivo per essere efficace deve essere chiaro e dichiarato nella: forma, sostanza e tempo. Es. voglio sostenere e passare (forma) l’esame di xx con voto xy (sostanza) nell’appello di gennaio, oppure, il 24/01 (tempo)
  5. obiettivi e priorità sono due cose diverse. I primi rappresentano il traguardo da raggiungere, le priorità sono invece le azioni da compiere nel quotidiano, connesse e non all’obiettivo. Es. Passare informatica il 24 gen con voto 24 (obiettivo). Oggi: studiare 20 pagine del libro, fare la spesa, birra con amici alle 23 sui navigli, rispondere all’email di Marco… (priorità).
  6. segna sia le priorità giornaliere (cosa faccio oggi) che settimanali (cosa farò in questa settimana). Tieni aggiornata questa lista e depenna ogni azione compiuta.
  7. importante: scrivi quello che vuoi raggiungere. Metti nero su bianco i tuoi obiettivi e rileggi quanto hai scritto.
  8. nel prossimo post, obiettivi in pratica, come creare un obiettivo efficace!

Vediamo quindi come fare a:

conciliare studio e lavoro?

trovare la giusta motivazione?

mantenere il ritmo di studio per tutto il tempo necessario?

Queste sono domande a cui non è semplice dare una risposta, anche perchè ognuno ha esigenze e tempi diversi.

Tenendo conto di questo, nelle righe che seguono, voglio iniziare a dare dei suggerimenti di massima da poter adottare nella realtà quotidiana, ma se avessi dubbi o situazioni specifiche di cui vuoi parlare, lascia pure un tuo commento, mi farà piacere scambiare insieme a te opinioni ed esperienze a riguardo.

Data la complessità del tema, mi occorrerà almeno un altro post per completare l’argomento.

Quanto sto per dire si rivolge a chi studia e lavora o si trova in questa condizione per un periodo.

Se studi soltanto sarà più facile organizzarti, visto che fai solo quello.

Invece, per un lavoratore, soprattutto per che ha deciso di lavorare in proprio, ritagliare degli spazi da concedere allo studio ed agli aggiornamenti, può non essere proprio così semplice.

Questo mi fa venire in mente il periodo in cui lavoravo nel campo delle vendite.

Ricordo bene che un punto su cui premeva l’azienda era il time management, un parolone per dire: gestione del tempo.

Imparando a gestire il proprio tempo, si scopre di essere in grado di portare a termine molti più compiti di quanto si fa normalmente.

Un buon time management prevede una tabella di marcia giornaliera ben dettagliata che si sposi con ciò che si vuol raggiungere.

Certamente, prima di metterti in macchina devi sapere dove andare, altrimenti girerai a vuoto.

Quindi più importante ancora della pianificazione del tempo è una buona stesura dell’obiettivo da raggiungere.

Dunque, prima cosa da fare, secondo quanto mi è stato insegnato, è la pianificazione degli obiettivi.

E’ fondamentale rispondere alla domanda: qual è il mio obiettivo della giornata?

Forse sai già dare una chiara risposta al quesito, ma non è scontanto che sia così.

Io stesso se dovessi chiarire un obiettivo partendo da ciò che voglio fare oggi avrei delle difficoltà. Probabilmente saprei quali sono le mie priorità giornaliere, per esempio: fare la spesa, lavorare, una pizza con gli amici… ma queste azioni non costituiscono un obiettivo.

L’obiettivo rappresenta ciò che voglio raggiungere, qual è la prossima tappa a cui voglio arrivare, partendo dalle risorse e condizioni in cui mi trovo ora.

Mettere quindi nero su bianco ciò che voglio ottenere.

Un obiettivo per esempio è: voglio sostenere e superare l’esame xy, oppure l’esame di abilitazione alla professione xy che si terrà in data xxx con voto xx.

Una volta che ho un obiettivo chiaro e definito nella forma (sostenere e superare), nella sostanza (esame di… con voto) e nel tempo (in data), posso dedicarmi al come, cioè come ottenere il risultato prefissato, ed in questo ci aiutano le priorità.

Sintetizzando si può dire che: l’obiettivo è la strategia, mentre le priorità sono la parte operativa.

Obiettivi e priorità vanno a braccetto, non puoi avere l’uno senza l’altro.

Riprendendo la metafora di prima, se hai la macchina e non sai dove andare girerai a vuoto, e  se sai dove andare ma non hai benzina, non farai 1 metro! 😉

Così un’azione senza obiettivo ti farà girare a vuoto e disperdere energie, ed un obiettivo senza azione ti farà rimanere al punto di partenza.

Per ora mi fermo qui.

Pensa a quale obiettivo vuoi raggiungere nell’immediato e scrivilo su un foglio di carta o meglio ancora su un quaderno.

Nel prossimo post vedremo più nel dettaglio quali sono le caratteristiche degli obiettivi e come creare una tabella di gestione del tempo, intanto è importante, anche se non sai come si fa, che tu scriva quello che vuoi raggiungere, sarà utile per il confronto.

Buona giornata.

Cristian