Skip to content

Posts tagged ‘studio’

15
Mar

servizio studenti 1

In questi ultimi post ho affrontato il tema università non solo come studio, ma in senso più generale.

L’università è l’ultimo gradino (se escludiamo il master) prima di entrare nel mondo del lavoro. Puoi salire in 2 modi questo gradino:

 

  1. guardando la scala (concentrato solo sullo studio e sul passare gli esami)

  2. guardandoti intorno (studi, passi gli esami e ti accorgi che c’è dell’altro)

 

Io, ma anche la maggior parte dei tuoi futuri datori di lavoro, trovo più interessante il secondo. Tutti i post precedenti sono stati dedicati al primo gradino. Ho parlato di pianificazione degli obiettivi, organizzazione degli esami, gestione del tempo, comunicazione con i professori, tecniche di memoria… (trovi tutto nel post 1 anno di blog).

Tornerò a parlare di questi argomenti, ma voglio anche guardare insieme a te il secondo gradino, tanto importante quanto il primo se non di più.

Arriviamo al dunque quindi: che cosa vuol dire guardasi intorno e come si fa?

Ottimo, questa è proprio la domanda che mi aspettavo! 😉

Ti rispondo facendoti io una domanda: quanti sevizi ti può offrire l’università?

Mi spiego con un esempio. L’università prima di tutto ti offre la possibilità di studiare, dando aule e professori più o meno competenti, e questo è già 1 serivzio. Ma l’università offre anche la possibilità di studiare all’estero, e questo è già un altro servizio. Molte università danno la possiblità agli studienti di lavorare al suo interno (da me si chiama progetto 150 ore, nelle quali vieni pagato per eseguire compiti vari all’interno della struttura), ed indovina un po’, anche questo è un altro servizio.

La domanda quindi è: che cosa ti offre l’università in più, utile per la tua crescita? (cioè oltre le classiche lezioni)

Anzi guarda, prendi carta e penna e scrivi un elenco di tutti i servizi che la tua università offre allo studente. Se non ne hai idea consulta il sito o rivolgiti alla segreteria studenti.

Io ti riporto alcuni servizi a titolo di esempio

  • erasmus e progetti simili di studio all’estero
  • collaborazioni studentesche (es. 150 ore)
  • rappresentante degli studenti (mi sarebbe piaciuto sperimentare per vedere il “dietro le quinte universitario”, es. partecipando alle riunioni dei docenti)
  • sovvenzioni alle associazioni universitarie (es. per oltre 2 anni ho collaborato con un’associazione di accoglienza erasmus incoming sovvenzionata dall’università. Sia collaborare che fondarne una è un’esperienza che consiglio)

Si dice che per valutare la qualità di un ristornate si debba vedere la cucina. Diciamo che questi servizi aggiuntivi sono un po’ le cucine dell’università. Se hai questa opportunità perchè non sfruttarla?! 😉

Rimanendo sull’esempio, se dovessi comprare una guida sui migliori ristoranti di Milano, preferiresti la classica recensione o, allo stesso prezzo, una guida che svela anche gli altarini di quello che accade in cucina?

Probabilmente la seconda. Bene! Ora pensa a questo: tu sei l’autore ed i tuoi futuri datori di lavoro sono gli acquirenti della tua guida. Ora sta a te decidere cosa scriverci sopra! 🙂

Certo, per fare questo, occorre agire e muoversi in amibiti che forse non sei abituato ad esplorare. Quando a 19 anni ho letto per la prima volta del progetto erasmus ho pensato: non sono mica matto ad andare in un paese estero, senza sapere l’inglese, nè sapendo che mi succederà. A 24 anni non vedevo l’ora di partire! Cosa è cambiato in 5 anni? L’approccio al nuovo.

Le novità possono fare paura, lo so bene, e lo confermano gli psicologi, noi siamo tendenzialmente portati a fare cose ripetitive perchè le novità in qualche modo risultano scomode.

Diciamo che questo è un argomento delicato che vale la pena affrontare a parte. Anzi sai che faccio, te ne parlo nel prossimo post.

Intanto ti lascio al tuo esercizio. Se non te ne sei mai interessato, ti stupirai di tutto quello che può offrire l’università, ma che spesso pochi sanno.

Buona giornata.

Cristian

26
Jan

perchè disoccupati dopo la laurea 3

Ciao, rieccoci a parlare di università e lavoro, anzi non lavoro.

Questo è il terzo post sul tema perchè disoccupati dopo la laurea. Prima di andare avanti ti consiglio di leggere:

perchè disoccupati dopo la laurea 1, in cui parlo delle cavolate che ci raccontano,

perchè disoccupati dopo la laurea 2, nel quale svelo da cosa dipende lo stato di disoccupazione.

Se non li hai ancora letti ti consiglio di farlo prima di proseguire perchè è un discorso unico. Insomma  non vorrei mai che non capissi una cippa di quello che sto per dire. 😀

Prima di entrare nel vivo del discorso, eccoti il riassunto del post in 5 punti:

  • economia e motivazioni personali, quale dei due è più importante?
  • l’esempio di Simona Melani che provoca pubblicamente la Gelmini e diventa famosa
  • credenze e convinzioni, quali sono le tue?
  • come sfruttare le tue competenze per emergere?
  • il giusto atteggiamento: saper ragionare con la propria testa, avere chiara la meta, capire cosa ti può dare la laurea oltre a semplici nozioni

Quindi, abbiamo visto che quello che fa la differenza sei tu e le tue motivazioni. Già capire questo ti da un grande vantaggio rispetto all’80% di chi si laurea pensando che sia colpa della società o dell’economia se non trova lavoro.

Per rafforzare questo concetto, ti invito a leggere questo articolo che sta divetando famoso. E’ un articolo scritto su facebook da Simona Melani, una ragazza di 25 anni laureata in scienze della comunicazione, come provocazione alla Gelmini che il giorno prima, in una trasmissione, ha dichiarato che proprio la sua laurea non serviva a nulla.

Questa ragazza attualmente lavora e studia, e da quel che dice non ha mai smesso di farlo fin da quando era adolescente. Oggi questo articolo sta girando l’Italia e quella che era la provocazione di una sconosciuta è diventato il grido di protesta di tanti studenti, laureandi e laureati.

Anni spesi a conseguire una laurea dichiarata inutile dallo stesso ministro dell’istruzione, permette ad una ragazza comunque, nel suo piccolo, di diventare famosa! Eppure è una studentessa come te e come tanti altri. Come mai lei è emersa dalla massa? Cosa la differenzia da tanti altri?

Mi vien da dire, innanzitutto, il fatto che aveva ben in mente come impiegare la sua laurea. Non è un caso che una ragazza laureata in scienze della comunicazione ci dia lezione di come si comunica in modo efficace! 😉

Ma non è solo questo, c’è dell’altro, sto parlando delle sue credenze. Davanti ad una frase del ministro dell’istruzione di turno che dice: la tua laurea non serve a nulla, si può reagire essenzialmente in 2 modi:

1) ti faccio vedere io se non serve a nulla! :p

2) cavolo se lo dice anche il ministro che speranze ho?! 🙁

Da cosa dipende una reazione o l’altra? Dalle convinzioni personali, dal credere di potere, dal fuoco di voler dimostrare, dal desiderio di alzare il dito medio quando ci sei riuscito ;), ecc…

In 1 parola, Simona ha dimostrato di saper ragionare con la propria testa e di non accettare il parere dell’esperto di turno. Questo si chiama atteggiamento, e ne parlo anche qui.

E tu, come puoi sfruttare al meglio la tua laurea? Preferisci aspettare che gli altri facciano qualcosa per te, o fare da solo qualcosa per te? Come stai sfruttando questi anni in università? Che cosa prendi oltre qualche nozione? Quale valore aggiunto ti sta dando questo percorso di studi che altrimenti non avresti?

Certo, mi rendo conto che queste domande sono molto dirette, era proprio il mio intento. In realtà queste sono domande iniziali che introducono ciò di cui parlerò la prossima volta, cioè l’atteggiamento più produttivo che puoi tenere in università, per ottenere qualcosa di più di un pezzo di carta chiamato laurea.

Intanto ti lascio con queste domande. Già prenderti del tempo per dare le risposte ti sarà di grande aiuto, la prossima volta vedrai perchè.

Buona giornata.

Cristian

14
Dec

tecniche di memoria: come usare le mappe mentali

Eccoci arrivati all’ultima parte del post sulle tecniche di memoria.

Come universitario ho usato molto queste tecniche in quasi ogni esame dato in università.

L’università è, secondo me, la fonte per eccellenza dove poter praticare le mappe mentali, come tutte le altre tecniche che ti ho mostrato nei post precedenti.

Prima di proseguire eccoti lo schema in 8 punti su come usare le mappe mentali:

  1. le mappe mentali servono per: schematizzare, memorizzare e studiare più velocemente
  2. nelle mappe mentali si inseriscono solo le parole chiave
  3. ogni parola chiave deve richiamare un concetto, se così non è, cambia parola
  4. le parole chiave si trovano leggendo 3 volte il testo. La prima volta velocemente per avere un’idea generale, la seconda lentamente e sottolineando. Nella terza leggo solo le sottolineature e cerchio le parole più importanti che richiamano il concetto.
  5. Può essere una parola interna al testo o esterna. Nel primo caso riporti sulla mappa la parola trovata, nel secondo usi una parola che per te sintetizza bene il concetto.
  6. Trova le parole chiave ed inseriscile nella mappa, partendo dal centro verso la periferia del foglio. Nel centro inserisci le parole chiave più generali che richiamano diversi concetti o capitoli. Più andrai verso i margini del foglio, maggiore sarà la specificità dei concetti, come puoi notare nei disegni cliccando qui e qui.
  7. finita la mappa rileggila e verifica di ricordare tutte le parole. Se così non è, cambia quelle che non ti dicono nulla, poi una nuova verifica, finchè tutte le parole ti richiamano un concetto.
  8. per memorizzare la mappa usa la tecnica dell’osservazione: Dividi il foglio in 4 quadranti e poniti le domande del buon osservatore: cosa vedo? che colori ci sono? quante parole ci sono? di che dimensione? in che posizione? ci sono disegni?… Chiudi gli occhi e ricostruisci il tutto nella mente, prima di passare al quadrante successivo.

Se ti fossi perso le puntante precedenti, ti consiglio di dare uno sguardo anche agli altri post prima di proseguire, perchè è un discorso unico.

Di seguito ti riporto uno schema del mini corso di memoria online:

Nel primo post abbiamo parlato di atteggiamento e ti ho spiegato qual è l’approccio migliore, secondo me, per avvicinarsi a queste tecniche. Senza una motivazione forte, le tecniche migliori non servono. Poi ti ho dato dei suggerimenti su come sfruttare la creatività, per sviluppare l’emisfero che di solito dorme quando studi (il destro). Il terzo post è stato dedicato alla prima tecnica di memoria, che in realtà è un antipasto delle tecniche più complesse, e l’ultimo alla costruzione delle mappe mentali.

Oggi vediamo come studiare con questa tecnica di memoria.

Nella mappa mentale, come abbiamo visto, inserisci le parole chiave di un discorso.

E qui la prima domanda: come si trovano le parole chiave? La risposta è più semplice di quel che sembra.

Leggi una prima volta il capitolo che vuoi studiare oggi…guai a te se sottolinei però! 😀

Scherzi a parte, la prima lettura deve essere veloce e sommaria. Non stare a sottolineare già adesso, perchè magari tra 5 pagine trovi lo stesso concetto sintetizzato o espresso meglio.

La prima lettura ha proprio lo scopo di leggere velocemente per capire le parti di libro che puoi scartare. Da una ricerca è emerso che spesso l‘80% dei libri di testo sono struttura, solo il 20% è sostanza. Quindi l’80% serve per incorniciare quel 20%!

Secondo te, quale sarà la parte che studierai sottolinierai e da cui tirerai fuori le parole chiave?

Esatto, quel 20%! 🙂

Quindi, prima lettura screma. Togli fisicamente, facendo una riga con la matita, le parti struttura, come gli esempi, i paragoni ecc…che possono servire forse per capire meglio, ma non ha senso ripassarci sopra una seconda volta. Comunque se sei nel dubbio, lasciala.

Nella seconda lettura prendi la matita ed inizia a sottolineare i concetti salienti di quel 20% rimasto.

A quel punto avrai delle righe o capoversi sottolineati, e non tutto il libro :D, e da quelle righe trova qualche parole chiave che esprima il concetto.

Le parole chiave possono essere interne al testo o esterne. In questo secondo caso dai libero sfogo alla fantasia per trovare la parola più adatta che sintetizzi il tutto, e che nel leggerla richiami facilmente il concetto.

Quindi interne al testo: sono già scritte. Esterne al testo: te le inventi. Nel secondo caso va bene tutto, basta che richiami il concetto. Per esempio, in diritto privato esiste il concetto di nullità del contratto e non ripetibilità per i contratti conclusi con minorenni. A me viene in mente, per ricordarmi il concetto, quando all’età di 9 anni, un camionista mi ha dato 10 euro per  comprargli le sigarette. Cosa ho fatto io? Sono scappato con i soldi! 😀 Legalmente il contratto era nullo (anche se verbale era un contratto), cioè non valido, e sempre legalmente lui non poteva avere indietro i soldi (non ripetibilità). Quindi quali saranno le parole per ricordarmi questo concetto? Nel mio caso, camionista e sigarette! 😉

Dove segnerai le parole chiave? Su un foglio bianco che diventerà la tua mappa mentale.

Il modo di creare una mappa mentale te l’ho mostrato nell’altro post, qui ti dico come metterlo in pratica.

Una mappa mentale può racchiudere un capitolo, un argomento, mezzo libro, dipende da tanti fattori. Che siano 5, 50 o 500 pagine, l’importante è avere chiarezza. La mappa ha il compito di farti richiamare velocemente le informazioni con un colpo d’occhio.

E’ fondamentale quindi che ogni parola inserita ti richiami il concetto, se questo non succede, quella mappa avrà dei buchi.

Come fare ad essere sicuro di aver usato le parole chiave migliori? Anche questa domanda ha un risposta semplice: con la verifica del giorno dopo! 🙂

Mettiamo che oggi studi 50 pg di diritto privato, che sintetizzi in 1 sola mappa. Se ritorni sulla mappa dopo 1 ora, probabilmente ricorderai tutto.

Invece lasciala riposare, ed il giorno dopo, prima di continuare a studiare nuovi argomenti, leggi la mappa e verifica che ogni parola richiami un concetto. Se così non è, cambia quella parola che non ti torna con una migliore per te. Se ne hai messe poche aggiungine qualcuna, se ne hai messe troppe togline qualcuna (perchè fare più fatica, se con meno ottieni lo stesso risultato?! ;)).

Per questo le mappe si disegnano in matita. Dopo aver fatto la verifica, e tutto torna, colora, e rendi vivace il tuo disegno, e mentre lo fai, memorizza i concetti.

Come si memorizza? Ti suggerisco 1 metodo immediato tra i vari che insegnano ai corsi di memoria.

Dividi il foglio in 4 quadranti con l’immaginazione. Ora prendi il primo quarto e fatti le domande del buon osservatore:

  • che cosa è rappresentato?
  • quante parole chiave ci sono?
  • che parola ha ogni parola chiave?
  • ci sono disegni associati?
  • che posizione grafica ha ogni parola?

Osservare vuol dire proprio farsi queste domande, e tutte quelle che ti vengono, per fissare meglio che puoi nella mente la tua mappa. Dopodichè chiudi gli occhi e visualizza nella mente la mappa, senza sbirciare il foglio.

Se ricordi tutto, procedi col secondo quadrante, altrimenti torna su quelle parole che non ti vengono e riempi di maggiori dettagli l’osservazione.

Così come descritta può sembrare lunga, invece, con un po’ di pratica, puoi facilmente arrivare a memorizzare una mappa in qualche decina di minuti, e quando diventi esperto, anche in un pugno di minuti.

Ti ricordo che una mappa racchiude di media 20,30,40,50 pagine; io conservo mappe da 80 pagine anche.

Anche se ci dovessi mettere 50-60 minuti all’inizio, come ti sembra memorizzare 80 pagine in 1 ora? 🙂

Bene. Ora non ti resta che provare, sperimentare, testare e vedere come va!

Con queste righe concludo il trend sulle tecniche di memoria.

Ricorda comunque che quelle che ho scritto sono informazioni base e generiche su come poter usare queste tecniche. Se vuoi approfondire, ti consiglio di seguire un corso, google ti può essere d’aiuto in questo caso, basta scrivere corso di memoria, ti sorprenderà quanti ne puoi trovare, oppure con qualche libro sulle mappe mentali.

Per esempio per iniziare ti consiglio questo libro di Tony Buzan, l’ideatore delle mappe mentali, dal titolo: come realizzare le mappe mentali.

Con questo ti saluto e ti do appuntamento alla prossima volta.

Se qualcosa non ti è chiaro ricorda che puoi lasciarmi un commento qui sotto, o scrivermi a universitastudenti@gmail.com

Ciao

Cristian

1
Dec

tecniche di memoria: mappa mentale

Con questo post siamo quasi alla fine del trend sulle tecniche di memoria.

Molto di più ci sarebbe da dire, ma queste info vogliono essere un’infarinatura su quelle che sono le tecniche di memoria e come si possono usare in università e nello studio.

Velocemente ti ricordo cosa abbiamo visto nelle puntate precedenti

Prima di proseguire, ecco lo schema in 8 punti di questo post sulle mappe mentali:

  1. le mappe mentali sono lo strumento più veloce per: studiare, memorizzare, riassumere, schematizzare, prendere appunti
  2. in una mappa riesci a sintetizzare decine di pagine
  3. risparmi tempo, spazio e ti rende più concentrato
  4. la mappa mentale sfrutta il modo di ragionare e memorizzare della mente
  5. per disegnare una mappa mentale, inizia mettendo il foglio in orizzontale. Parti dal centro e scrivi il titolo del libro o del paragrafo come vedi in questa foto
  6. ogni argomento principale è indicato da una freccia ed una parola chiave, come vedi nella foto precedente
  7. se vuoi aumentare il dettaglio delle informazioni, basta inserire altre parole come vedi qui
  8. rendi vivace la tua mappa, con colori e disegni che ti richiamino i concetti. Ti aiuteranno nella memorizzazione

Prima di tutto abbiamo parlato di atteggiamento e ti ho spiegato qual è l’approccio migliore, secondo me, per avvicinarsi a queste tecniche. Senza una motivazione forte, le tecniche migliori non servono. Poi ti ho dato dei suggerimenti su come sfruttare la creatività, per sviluppare l’emisfero che di solito dorme quando studi (il destro). L’ultimo post è stato dedicato alla prima tecnica di memoria, che in realtà è un antipasto delle tecniche più complesse.

Oggi invece vediamo un modo completamente diverso, rispetto a quello che ti hanno insegnato, di schematizzare i concetti.

Si chiama mappa mentale e sono state rese famose da Tony Buzan, psicologo americano.

Le mappe mentali sono un ottimo strumento semplice, conciso e creativo, per:

  • sintetizzare concetti,
  • riassumere testi,
  • preparare esami,
  • prendere appunti,
  • stilare una scaletta per un discorso,
  • pianificare la giornata,
  • scrivere gli obiettivi dell’anno

insomma per ogni azione che richieda una pianificazione scritta!

Il vantaggio nell’applicazione di questo metodo sono:

  • estrema sintesi: puoi sintetizzare anche 40 pagine in 1 sola mappa
  • sviluppo della creatività: mantieni allenata la mente disegnando
  • concentrazione: occorre essere estremamente concentrati per scrivere un concetto in 1 parola
  • versatilità: vedrai come è facile aggiungere nuovi concetti anche a discorso inoltrato
  • facilità: è stato sudiato che la mente ragiona proprio come una mappa mentale

Partirei proprio dall’ultima caratteristica.

La mente ragiona come una mappa mentale. Ci hanno sempre insegnato che uno schema parte dal titolo messo in alto, e via via si aggiungono informazioni sotto.

Invece la nostra mente pone il titolo, cioè il tema generale di cui si vuol parlare, al centro, e da li si dirama a macchia d’olio con informazioni sempre più specifiche. Quindi i concetti generali sono nel centro, mentre quelli più dettagliati e specifici, alla periferia del foglio ( e della tua mente).

Se è la prima volta che ti avvicini alle mappe mentali, posso immaginare che questa spiegazione sia non immediata, quindi ti faccio vedere delle immagini di mappe mentali così ci intendiamo.

Con la prima immagine, seppur rudimentale, ti presento le mappe mentali. (clap clap clap) 😀

Come vedi si parte dal centro, nel quale inserisici il titolo, e da lì dirami tutti i concetti principali con delle linee. Poi inserisci parole chiave intorno al titolo che saranno quelle parole che ti richiameranno i concetti principali.

Ricorda che si procede sempre in senso orario e preferibilmente partendo dall’alto (h 13).

In questo caso c’è solo 1 livello di informazioni, ma ne puoi mettere quante ne vuoi.

Vediamo ora una mappa che ha più livelli. Ricorda che ogni livello in più rappresenta informazioni sempre più precise e specifiche.

Come vedi nella seconda immagine, le mappe mentali hanno questa struttura a macchia d’olio.

In più questa immagine pone l’attenzione su altri 2 concetti importanti: visual e colori.

I visual sono dei disegni che richiamano la parola, mentre i colori sono importanti per dare vivacità e sollecitare la creatività. Inoltre sono molto importanti per ricordarsi la mappa. Pensa se le immagini che ti ho fatto appena vedere siano in bianco e nero. 😮 La differenza è notevole! 🙂

C’è poco da fare, all’emisfero creativo (dx) piacciono: colori, disegni e linee morbide, arrotondate e curvilinee, al contrario dell’emisfero razionale (sx) che vede in bianco e nero, usa linee dritte e non sa che siano i disegni! 😀

L’obiettivo delle tecniche di memoria è quello di farti risparmiare tempo nello studio, e per farlo, un ottimo incentivo è far parlare i due emisferi del tuo cervello! 😉

Quindi abbiamo visto graficamente come si compila una mappa mentale, ma per quanto riguarda i contenuti?

Diamo un’occhiata alla terza mappa

Cosa noti dall’immagine? Ed Oltre al fatto che sia scritta a mano? 😀

Ti do un suggerimento: le parole. Noti forse frasi lunghe e complete? O piuttosto parole chiave?

Il segreto di una buona mappa mentale è proprio quello di sintetizzare un concetto di diverse righe o pagine, in una o due parole chiave che richiamino il discorso.

In questo modo puoi riassumere 20, 30, 40 o anche 50 pagine in 1 sola mappa!

Io ho preparato esami da 500 pagine in 7 mappe.

Il vantaggio qual è? Il vantaggio concreto, parlando di preparazione degli esami, è che una volta capito il concetto, messo sulla mappa e memorizzata la mappa stessa, per i ripassi, non ti serve più aprire il libro, basta sfogliare le mappe.

Ora secondo te, è più pratico ripassare un libro da 500 pg o 7 fogli? 🙂

Tutto bello, ma come si fa?

Abbi pazienza, ma questo te lo spiego la prossima volta. 😉

Nel prossimo post vediamo come trovare le parole chiave adatte e come memorizzare la mappa.

Intanto prendi familiarità con le mappe rileggendo questo post e guardando le varie immagini.

Buona giornata ed alla prossima.

Cristian

25
Nov

universitari e memoria: prima tecnica

Ciao a tutti, oggi vediamo la prima tecnica di memoria e come sfruttarla nella pratica.

Se questo è il primo post che leggi sulle tecniche di memoria, ti consiglio di dare un’occhiata prima agli altri 3 sull’argomento:

  1. primo segreto sulle tecniche di memoria
  2. secondo segreto sulle tecniche di memoria
  3. terzo segreto sulle tecniche di memoria

è importante leggere gli altri prima di questo visto che è la continuazione di un discorso. Lì ho gettato le basi per quello di cui ti sto per parlare ora.

Ecco lo schema in 5 punti di questo post sulla prima tecnica di memoria:

  1. la creatività è la base delle tecniche di memoria
  2. usando la creatività, come insegnano le tecniche, riesci a memorizzare nella metà del tempo, con più facilità e divertimento
  3. la tecnica di memoria spezza la monotonia dello studio basata sul: ripetere, ripetere, ripetere…
  4. nel post un esercizio facile e veloce per imparare la prima tecnica
  5. prima di memorizzare ricordati di prenderti qualche minuto per rilassarti, a prescindere che usi le tecniche o studi in modo tradizionale. Farlo ti aiuta nell’apprendimento.

Arriviamo quindi alla prima tecnica di memoria. Molti di coloro che operano nel settore, non sarebbero daccordo nel divulgarla gratuitamente, visto che per renderle note si fanno ben pagare. Secondo me il contesto ha la sua importanza, quindi se hai sentito parlare di corsi di memoria e ti incuriosisce il discorso, ti consiglio almeno di andare a vedere di che si tratta. Io a suo tempo ho seguito il corso e mi ha dato una grande spinta nel preparare gli esami.

Senza, quindi, nulla togliere a chi opera nel settore, ho deciso comunque di mettere a disposizione 1 tecnica di memoria base che puoi usare tutti i giorni ed applicare bene nello studio.

Se hai seguito le indicazioni che ti ho dato nell’ultimo e penultimo post, ora ti troverai avantaggiato nel mettere in pratica questo esercizio. Se invece trovi difficoltà ti consiglio, prima di tutto di concentrarti sugli esercizi che ti ho suggerito negli altri posti, in modo particolare nel penultimo sulla creatività, prima di proseguire.

Detto questo, passiamo quindi al primo esercizio.

Per farlo ti chiedo di trascrivere queste parole su un foglio di carta:

TROTTOLA

PANCIA

LAMA

LAVA

BUCA

PIUMINO

MUFFA

REGINA

CERO

MAMMA

FIAMMA

PALAZZO

NEVE

FRUTTA

PACCO

DOCCIA

BOMBA

Ora hai 3 minuti di tempo per memorizzarle tutte!

Non è uno scherzo, prendi un cronometro e datti 3 minuti di tempo, allo scadere gira il foglio e riscrivi le parole nello stesso ordine in cui le hai lette.

Se non lo fai è inutile continuare a leggere il post, se ti prendi 15 minuti invece di 3 è altrettanto inutile.

Quando hai fatto puoi proseguire nella lettura.

——————————————————————————

Come è andata? Se sei nella media ti sarai ricordato meno di 5 parole, e probabilmente non in ordine.

Se te ne sei ricordate di più, meglio, vuol dire che tieni già la memoria in allenamento.

Ora rispondi a questa domanda: come hai fatto a memorizzare le parole?

Probabilmente avrai ripetuto più e più volte la lista finchè non ti entra in testa. Questo è anche un po’ il metodo che si usa di solito per studiare: ripetere, ripetere, ripetere, finchè non ti ricordi le cose.

Divertente? Direi di no. Noioso? Spesso si!

Se le tecniche di memoria si basassero su questo metodo, non ci sarebbe nulla di nuovo rispetto a quello che già fai, e non sarebbe poi un gran chè.

Per fortuna qualcuno ha scoperto che la memoria può essere stimolata in tutt altro modo e ben pià divertente.

Ed ora te lo insegno. 😉

Con questo metodo saprai, d’ora in poi, memorizzare liste anche più lunghe di 18 parole, in pochi minuti, e nell’ordine in cui le trovi. Prima però ti chiedo di metterti comodo e rilassato, e la cosa ottimale sarebbe registrare quello che stai per leggere di modo da poter chiudere gli occhi ed immaginare quello che senti.

In alternativa va bene tenere anche gli occhi aperti, purchè immagini in modo vivido tutto quello che viene descritto.

Ora leggi questa storia e mentre lo fai immagina con più dettagli possibili quello che leggi.

Un’ultima cosa. Leggi senza farti domande, nè dare giudizi, una volta finito l’esercizio puoi fare tutti i commenti che vuoi, ma per ora dagli fiducia. 🙂

Iniziamo quindi: immagina di essere in piedi nella tua camera da letto quando…

noti una grandissima e coloratissima TROTTOLA che gira, gira gira e sbatte contro la tua enorme e pelosissima PANCIA. La pancia si gonfia e ti fa male, quindi decidi di operarti con una affilatissima LAMA. Dalla pancia esce un incandescente fiume di LAVA, che finisce in una profondissima BUCA. Per sicurezza decidi di coprire questa buca con un bianchissimo e morbidissimo PIUMINO. Per una strana reazione sul piumino cresce una verdissima e puzzolentissima MUFFA, che assaggi e ti piace tanto da regalarla alla REGINA di Inghilterra. La regina accoglie con piacere la muffa e ricambia regalandoti un pesantissimo ed altissimo CERO. Prendi questo cero e lo regali alla tua amatissima MAMMA. La mamma lo accetta con gioia e lo accende con una rossissima e potentissima FIAMMA. Poi decide di appoggiarlo sulla sua verdognola NUCA. Cerca di tenerlo in equilibrio finchè non cade e si incendia tutto il PALAZZO. Per fortuna proprio in quel momento, dal cielo scende della bianca e soffice NEVE. La neve come per magia, toccando terra, si trasforma in coloratissima e profumatissima FRUTTA. Ti piace così tanto che vuoi conservarla e quindi la raccogli dentro un grande PACCO. Il pacco però si è sporcato, e per lavarlo decidi di metterlo sotto la freddissima DOCCIA, ma appena apri il rubinetto…boooommm…scoppia una fragorosissima BOMBA.

Quindi un breve riassunto(cerca di anticipare le parole chiave): una coloratissima TROTTOLA ti finisce nella pelosissima PANCIA, che apri con un’affilatissima LAMA, ma esce della caldissima LAVA che finisce in una profondissima BUCA che copri con un bianchissimo PIUMINO, sul quale si forma della puzzolentissima MUFFA, che dai alla REGINA di inghilterra, che ti regala un altissimo CERO, che a tua volta regali alla tua amatissima MAMMA, che accende con una potentissima FIAMMA, e poi mette sulla verdissima NUCA. Ma il cero cade ed incendia il PALAZZO. Per fortuna cade della soffice NEVE che si trasforma in profumatissima FRUTTA, che metti in un PACCO, che si sporca, e decidi di lavare nella freddissima DOCCIA, ma appena apri il rubinetto…boooommm…scoppia una fragorosissima BOMBA.

Bene. Se hai registrato la storia riascoltala 1 sola volta, altrimenti, se hai immaginato tutta la storia in modo vivido come ti ho consigliato all’inizio, prendi un altro foglio e scrivi in 1 minuto le 18 parole nell’ordine esatto in cui le hai lette.

Fatto? Bravo, ora scrivile al contrario, cioè partendo dall’ultima fino alla prima, per questo ti puoi prendere 2 minuti.

Risultato? Se ti sei dato il tempo di immaginare bene tutta la storia, avrai raggiunto almeno il risultato di 14 o 15 su 18, se non 18 su 18! 🙂

Riprendi in mano il primo tentativo, quante te ne eri ricordate? Noti la straordinaria differenza?

Questo è un ottimo momento per congratularti con te stesso, per aver trasformato in meno di 20 minuti un risultato da scarso ad eccellente!

Ecco un esempio di metodo, creatività ed entusiasmo, e pensa che questa non è neanche considerabile una vera tecnica di memoria, è più un antipasto! 😉

Eppure è un antipasto succulento! Già con questo esercizio hai in mano un ottimo strumento per memorizzare più efficacemente.

Ora la domanda è: come sfruttare questa tecnica nelle materie di studio?

Tieni presente che queste parole casuali possono essere le parole chiave di un discorso che vuoi fare, oppure le parole grilletto di un argomento (cioè quelle parole che richiamano un concetto). Quanto può diventare più facile e divertente memorizzare appunti, libri o slides in questo modo?

Se già sei abituato a fare degli schemi di quello che studi il vantaggio è evidente. Una volta che hai capito quello che hai studiato, ed hai segnato delle parole chiave che ti ricordino l’argomento, la maggior parte del tempo viene spesa a ricordarsi quelle parole. Bene ora sai quanto può essere facile e veloce ricordare e richiamare le informazioni.

Nel prossimo post vedremo una tecnica altrettanto efficace che abbinata a quella che hai appena imparato ti farà aumentare ancora di più: concentrazione, velocità di apprendimento e ritenzione delle informazioni nel lungo periodo.

Prima però indovina cosa è utile fare? La cosa migliore che tu possa fare nei prossimi 7 giorni è, insieme agli esercizi di creatività (ormai dovresti essere arrivato a 100-140 soluzioni), quello di prenderti mezzora e scriverti ogni giorno una lista di 15/20 parole da memorizzare col metodo che hai visto prima, e riscriverle in un senso e nell’altro, sia subito che a distanza di un paio d’ore.

Per ora è tutto. Se hai dubbi, perplessità, commenti o richieste è il momento di scrivere qui sotto. 😉

Buona giornata.

P.S. Sarà passato circa 1/4 d’ora, riscrivi un’altra volte le 18 parole, e se ti vuoi togliere lo sfizio, prima di andare a dormire, o domani mattina, scrivile un’altra volta. 🙂

18
Nov

come preparare gli esami con le tecniche di memoria

Ciao a tutti, torno a parlare di come organizzarsi per passare gli esami con le tecniche di memoria, argomento scottante per gli universitari. 😉

Finora ho solo messo le premesse che introducono le tecniche di memoria. La prima riguarda l’atteggiamento, senza una motivazione forte, le tecniche migliori non servono, la seconda ha a che fare con la creatività, per sviluppare l’emisfero che di solito dorme quando si studia (il destro).

Se hai già letto i post precedenti (se non lo hai fatto clicca su atteggiamento e creatività), ed hai seguito gli esercizi che ti ho suggerito, dovresti già alzarti la mattina con un bel sorriso ed aver individuato il tema su cui trovare 250 soluzioni (e magari averne già scritte almeno una cinquantina ;)).

Questi sono due esercizi importanti, è utile, anzi direi necessario eseguirli giornalmente:

1) per metterti nella giusta ottica ed ottenere il massimo dalle tecniche

2) per sviluppare autodisciplina che forse è la qualità più difficile da allenare

Se non riesci neanche a dedicare pochi minuti per questi semplici esercizi, mi chiedo come farai con le tecniche più complesse, che riechiedono comunque un allenamento quotidiano, almeno nei primi tempi.

Le tecniche sono ottime e dalla mia esperienza funzionano. Per darti un esempio, ho preparato 36 esami su 44 con le tecniche, (faccio parte del vecchio ordinamento) alcuni anche in 3 giorni, studiando 5 ore al giorno. Esami di ogni tipo: matematica, statistica, economia, diritto…per ogni area di studio esiste una tecnica specifica.

Come ho fatto? Con il giusto atteggiamento ed una sviluppata creatività! 🙂

Della serie niente accade a caso! 😉

Bene, tenevo ad essere chiaro su questo punto. Io per primo ho conosciuto le tecniche all’età di 14 anni, ma ho aspettato 7 anni prima di iniziare ad applicarle. Se le avessi applicate già allora, magari la maturità sarebbe andata in modo diverso.

Perchè non l’ho fatto?

Forse perchè non avevo la giusta motivazione, forse non ero pronto, oppure, per pigrizia, non mi andava di dedicarmi a qualcosa di nuovo. Le ragioni possono essere tante e francamente non mi interessa scoprirle, preferisco notare invece i risultati ottenuti da quando ho iniziato ad applicarle.

Anche questo fa parte dell’atteggiamento positivo, evitare di affossarsi per qualcosa che non hai fatto, senza per questo scansare le proprie responsabilità, e compiacersi dei propri progressi, darsi una pacca sulle spalle per il buon lavoro svolto.

La gratificazione va a braccetto con l’atteggiamento positivo. Congratularsi per aver studiato 1 ora in più quando non ne avevi voglia, oppure essere rimasto in piedi fino alle 2 di notte per rispettare la pianificazione giornaliera (ho scritto 6 post sulla pianficazione e la pretesa minima)… sono tutti gesti che meritano un riconoscimento.

Certo non ti aspettare che qualcuno ti batta le mani perchè sei stato disciplinato, questo è qualcosa che riguarda solo te.

Trova il modo di complimentarti ogni volta che rispetti un programma, ogni volta che porti a compimento un obiettivo od anche un mini obiettivo. Sii fiero di aver fatto bene!

I miei premi, per esempio, erano vari, dal cucinarmi qualcosa di sfizioso, al comprarmi qualcosa, al fare una vacanza (dopo aver raggiunto un grosso obiettivo), a volte è stato anche quello di sventolare in faccia il mio risultato a qualcuno che non credeva che ce l’avrei fatta! La gratificazione non deve per forza essere nobile, basta che ti motivi quando sei nel mentre e soddisfi quando la realizzi, senza commettere atti illegali preferibilmente :D.

Per ora mi fermo qui. Mantieniti concentrato su questo e vai avanti con gli esercizi iniziali (atteggiamento positivo e creatività).

La prossima volta introdurrò la prima tecnica di memoria, e vedremo come puoi memorizzare facilmente ed in modo divertente una sequenza di parole, e ti spiegherò come applicarlo nel concreto per gli esami.

Intanto…buon allenamento, e se hai dubbi o vuoi condividere qualcosa, lascia pure un commento qui sotto. 🙂

Cristian

11
Nov

come preparare gli esami: tecniche di memoria e creatività

Rieccoci a distanza di 7 giorni, come promesso, per continuare il discorso sulle tecniche di memoria.

Prima però lo schema in 8 punti del post di oggi sulle tecniche di memoria e creatività:

  1. il nostro cervello è diviso in 2 emisferi: desto e sinistro.
  1. il sinistro è logico razionale, usato quando si studia
  2. il destro è creativo deduttivo, spento quando si studia
  3. le tecniche di memoria combinano logica a creatività, per farti sfruttare al 100% le tue potenzialità, e farti risparmiare metà del tempo nello studio
  4. troppe regole spengono la creatività, ma per riattivarla ci sono dei trucchi
  5. imparare a vivere ogni giorno in modo creativo sviluppa le potenzialità personali oltre che quelle legate allo studio
  6. per sviluppare la creatività scrivi 250 soluzioni ad un problema semplice (es. come allacciarsi le scarpe, nel post è spiegato più nel dettaglio cosa vuol dire)
  7. all’inizio può succedere di sentirsi stupidi nel fare certi esercizi. In realtà sei semplicemente non abituato. Affidarsi e sperimentare come farebbe un bambino, sono la chiave per superare un possibile imbarazzo iniziale.

Nel primo post sull’argomento abbiamo visto le competenze dei nostri due emisferi del cervello (destro —> creatività, sinistro —> razionalità), e ti ho spiegato in che modo operano le tecniche di memoria. Qualora non lo avessi ancora letto ti invito a farlo prima di proseguire.

primo post sulle tecniche di memoria

Ti ho poi lasciato con un compito importante (vorrei dirti ricordi? ma evito il gioco di parole :D). Visto che il primo segreto, affinchè queste tecniche funzionino, è viversi l’entusiasmo, ti ho invitato a trovare già da ora nella tua vita, dei motivi per cui ti possa alzare dal letto al mattino con un bel sorriso e respirare in modo liberatorio. 😀

Questo è un esercizio importantissimo, ti consiglio di prenderlo in seria considerazione. Ci metti un secondo a focalizzarti sulla bellezza della vita, sulla gioia di vivere, ma quel secondo ti cambia la giornata. Provare per credere.

Quindi questo è il momento. Se ancora non lo hai fatto, pensa ai motivi per i quali puoi essere felice qui ed ora!

Ora sorridi e rilassati. 🙂

Fatto? Bene, porta dentro di te questa sensazione e richiamala più volte durante il giorno.

Senza neanche rendertene conto, ti sei appena vissuto il primo segreto delle tecniche di memoria, cioè quello di potenziare il tuo stato emotivo. Tutto parte da qui, se salti questa fase, rischi di ottenere metà dei risultati che puoi raggiungere.

Quindi il primo passo è l’entusiasmo. Qual è il secondo?

Il secondo passo per utilizzare al meglio le tecniche di memoria è sviluppare la creatività.

Come ho spiegato nel primo post, le tecniche di memoria richiamano alcune competenze dell’emisfero destro (creatività, proiezione nel futuro, emozioni…) e la integrano alla tipica memorizzazione razionale, sorretta quindi dall’emisfero sinistro.

A che serve la creatività?

Secondo alcuni la creatività è il linguaggio dell’anima. 🙂 Essere creativi vuol dire accedere ad aree del cervello che tanti, anche giovani, hanno chiuso in una stanza buia. 🙁

Magari non per colpa loro, del resto fin da quando siamo piccoli siamo stati abituati che chi sta nelle regole, tipo: resta composto, mantieni una buona condotta, sta zitto e prendi appunti…viene premiato, mentre chi manifesta la sua creatività, dal disegnare sul banco a chiedere senza alzare la mano, ecc… viene in qualche modo punito o comunque sgridato e ripreso.

Non a caso i lavori più creativi, come grafici, pubblicitari problem solver… sono i più pagati. Questo è il paradosso del tipo di educazione che viene data oggi infatti. In un posto dove si spendono anni per creare dei quadrati (o gente quadrata), i più premiati, dal mercato del lavoro, sono chi sa disegnare un cerchio nel quadrato. 🙂

Quindi se non ti senti creativo, non darti la colpa, è, secondo me, un difetto di fabbrica della scuola italiana, nel quale c’ero cascato anche io.

Inoltre, diventa anche un discorso di sopravvivenza, per compiacere chi ha il potere di darmi dei voti, e quindi per avere dei bei voti, sto nelle regole.

Il rischio che nasce da ciò, però è che la: creatività, voglia di esplorare, desiderio di distinguersi…venga poco per volta spenta od attenuato, e ci troviamo in un aula a prendere appunti in silenzio ed in modo annoiato e disattento. Domande per chiarimenti? Neanche a pensarci. Interventi in aula? Macchè scherzi?! 😮

Ora, senza togliere il fatto che, secondo me, la scuola va riformata proprio nei geni della sua esistenza, alcune regole è bene che esistano perchè altrimenti sarebbe il caos.

Infatti l’anticonformismo a prescindere è una reazione e quindi non può essere la soluzione, vivere secondo quello che senti consapevolmente è LA soluzione.

Quindi vanno bene le regole per evitare il caos, però troppe regole diminuiscono l’espressività personale, ed in essa, guarda un po’ c’è anche la creatività.

C’è però una categoria di persone che è sempre nella creatività. Un gruppo di inidividui che non si è ancora fatta raggiungere da tutte queste regole, questi schemi, queste rigidità. Sai di chi sto parlando?

Dei bambini!

I bambini non sono ancora stati infettati dal morbo di topolino, 😀 cioè da chi è sempre nelle regole, chi ha sviluppato una profonda rigidità, nella quale i sentimenti non devono esserci o non si devono mostrare. Ora topolino (Miky Mouse) è tanto carino, e mi sta anche simpatico, ma ha un’aria da secchioncello che rende bene l’idea. 😀

Comunque tornando ai bambini. Sapere che sono creativi è un ottima notizia.

Perchè? Perchè se tu ora sei adulto, o quasi adulto, vuol dire che sei stato bambino/a. Facendo un sillogismo viene fuori un risultato pazzesco e confortante: tutti i bambini sono creativi, io sono stato bambino, io sono creativo!!! 😮 😀 clap clap!

Questo è un ottimo punto di partenza per chi non si sente tale. Anche se sei stato dentro i paletti per tutta una vita meglio di uno sciatore di slalom, comunque la tua creatività non ti ha abbandonato, si è solo messa nel letto a dormire, aspettando che la sveglia suonasse.

Se hai migliorato il tuo studio, ti senti più padrone della tua memoria, hai ottenuto risultati migliori, è perchè oggi hai fatto suonare la sveglia!

Interessante, mi piace, voglio farla suonare! 🙂 Ma…come si fa? 😮 In altri termini, come si allena la creatività?

E qui arriviamo al punto di oggi. La creatività è come un muscolo, e come tale può essere allenata!

Come? Ti ripropongo un esercizio che usavo molto quando collaboravo ai corsi di memoria. Quando domattina uscirai di casa, inizia a pensare ai vari modi per arrivare dove stai andando.

E’ proprio questo l’esercizio, trovare i modi più fantasiosi per fare qualcosa di semplice.

Quindi, per esempio: come faccio ad andare da casa in ufficio?

Risposte: in macchina, in autobus, a piedi, in bici, coi pattini… ma questi sono ancora molto razionali, sforzati di trovarne di più fantasiosi… col l’elicottero, con la batmobile, col teletrasporto…già va meglio ma si può molto migliorare… facendo trasferire l’ufficio sotto casa, licenziandomi ed iniziando a lavorare da casa, con un balzo, facendomi portare dalla cicogna :D… già iniziamo a ragionare, e se vogliamo proprio pensare in grande… facendomi evaporare e piovere in ufficio, entrando nell’ascenzore e schiacciando il bottone ufficio, girare il mondo quanto basta per trovarmi in ufficio stando fermo…

Ora tocca a te! Trova altri 250 modi, per esempio, per andare da casa in ufficio, o comunque da un punto A ad un punto B, e mi raccomando, divertiti mentre lo fai. La regola da tenere bene a mente è che è ammesso tutto! Ogni soluzione, dalla più fantasiosa alla più indecente. Quando sarai arrivato a 250, vedrai come sarà sveglia la tua creatività! 😉

Buon allenamento ed alla prossima settimana.

Cristian

P.S. prenditi il tempo che ti serve per fare questo esercizio, non occorre scriverne 250 in 1 giorno e non avrebbe senso. Piuttosto creati l’obiettivo di trovarne 10 al giorno. In 25 giorni sarai arrivato a 250! 🙂

4
Nov

come preparare gli esami: tecniche di memoria e primo segreto

Rieccomi nuovamente in pista a condividere con te le mie esperienze universitarie.

Queste settimane sono state intense, tra studio, lavoro e corsi di formazione.

Per esempio, nel we appena trascorso ho partecipato ad un seminario sulla visione tolteca del 2012. Per intenderci i tolteca sono i progenitori dei maya. Questo per dire che non c’è solo l’aspetto fisico e mentale da curare, secondo me.

Venendo a noi, oggi parliamo di tecniche di memoria.

Schema in 9 punti del post di oggi su tecniche di memoria e primo segreto:

  1. la mente è divisa in 2 emisferi: sinistro e destro
  2. il sinistro è razionale, logico, matematio
  3. il destro è creativo, deduttivo, olistico
  4. quando studi usi solo uno dei due emisferi, il sinistro. Cioè come usare il 50% del tuo potenziale
  5. le tecniche di memoria ti insegnano invece ad attivare anche il destro nello studio per una resa che va oltre il doppio del normale
  6. seguendo la legge di pareto (20-80), in genere, i risultati sono dato per l’80% dall’atteggiamento e per il 20% dalle tecniche
  7. per arrivare alle tecniche si parte dall’atteggiamento
  8. il primo segreto è sviluppare l’atteggiamento giusto per potenziare il risultato
  9. un esercizio veloce per attivare l’atteggiamento ottimale è sfruttare le visualizzazioni ed i pensieri (nel post viene spiegato nel dettaglio)

Come forse avrai letto nell’ebook, che ti ricordo puoi scaricare gratis sulla destra mettendo nome ed email, e se per qualsiasi motivo non dovessi riuscire basta che mi scrivi a universitastudenti@gmail.com, in passato ho collaborato per qualche anno con una società che si occupa di tecniche di memoria e metodo di studio.

Ovviamente in 1 post non posso esaurire l’argomento, e neanche in 2 o 3, posso però introdurlo ed insegnarti i concetti base che reggono le tecniche di memoria.

Quanto ti dirò non si trova facilmente in giro. Chi tiene corsi di memoria, si fa pagare centinaia di euro per insegnarle. Senza togliere il pane dai loro denti, il mio intento è quello di darti un’idea su cosa vuol dire memorizzare facilmente e come questo può accadere. Se poi vuoi approfondire,puoi sempre seguire un corso di memoria per imparare a destreggiarti nelle varie tecniche.

Per parlare di memoria, occorre parlare, prima del cervello e di come è diviso.

Iniziamo quindi col dire che la mente è divisa in due emisferi: destro e sinistro.

L’emisfero destro regge la parte intuitivo-olistica mentre quello sinistro la parte logico-razionale.

Per intenderci rappresento uno schema delle caratteristiche dei due emisferi:

EMISFERO SINISTRO (razionalità)                      EMISFERO DESTRO (creatività)

verbale (parola)                                             non verbale (linguaggio del corpo)

analitico (calcoli)                                       sintetico (unifica in 1 concetto)

simbolico (ragiona per simboli)                  concreto (interagisce col presente)

temporale (scandito dal tempo)                 atemporale (fuori dal tempo)

spaziale (identifica lo spazio)                      non spaziale (fuori dallo spazio)

logico (tutto è in un ordine logico)                  intuitivo (oltre i 5 sensi)

lineare (catena di pensieri coerenti)                   olistico (osserva l’insieme)

Come vedi hanno funzioni ben precise ed opposte l’uno all’altro.

Ora, secondo te, quando studiamo, quale emisfero usiamo?

Son sicuro che hai risposto quello legato alla razionalità, quindi il sinistro.               Infatti è proprio così! Ci hanno sempre insegnato ad essere logici in quello che dicevamo, a riflettere e contare fino a 10 prima di parlare, a stare seduti composti, attenti ed in silenzio, e forse anche ad imparare le poesie a memoria per esercitarla. 🙁

Insomma fin dal primo giorno della prima elementare ci hanno insegnato a potenziare principalmente l’emisfero sinistro.

Per fortuna che, tornati a casa, buttavamo la cartella in un angolo e ci mettavamo a giocare :D, o almeno spero lo abbia fatto anche tu. 😉

Negli anni, questi messaggi martellanti: stai composto, alza la mano prima di fare una domanda, stai attento in classe, studia, tieni le tue cose in ordine ecc… ci hanno forse resi più intelligenti a discapito però di una parte della creatività.

Bada bene, non sto dicendo che siano concetti sbagliati, anzi, sono utili e fanno parte dell’educazione da impartire, sto dicendo invece che l’ottimale sarebbe dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Quindi va bene allenare l’emisfero razionale, ed insegnami anche ad allenare quello creativo.

E’ proprio qui che entrano le tecniche di memoria.

Prima ti ho fatto una domanda: quali dei due emisferi si usa solitamente per studiare? Giustamente hai risposto il sinistro, quello razionale.

Pensa ora di studiare usando entrambi gli emisferi. Quanto potresti attingere dal tuo potenziale? Non più il 50% ma il il 100%! Ed attingendo il doppio dal tuo potenziale, quanto tempo risparmieresti nell’apprendimento delle informazioni? Almeno la metà! Dico almeno perchè diventa un lavoro di squadra. Per esempio, se impieghi 1 ora a ricopiare degli appunti, quanto impieghi se qualcuno te li detta? Forse 15 minuti! 😉

Il compito delle tecniche di memoria è proprio questo, fare da trait d’union tra l’emisfero destro e sinistro e farti sviluppare il potenziale, diminuendo i tempi di studio.

Ti piace l’idea? 😉

Vuoi sapere come si fa? Allora leggi con attenzione il prossimo post, dove ti spiegherò qualche tecnica base per ricordare velocemente ed in modo divertente.

Però non voglio chiudere così lasciandoti a bocca asciutta. 🙁 Ti svelo quindi un segreto fin da subito.

Le tecniche sono importanti per potenziare, accellerare e sviluppare lo studio, ma ancora più importante è il tuo atteggiamento nell’apprendere.

Cosa vuol dire? Significa che è l’entusiasmo, la voglia di conoscere, la curiosità che ti farà ottenere risultati, prima ancora della tecnica in sè.

Pensa ad un evento importante della tua vita, in cui hai raggiunto l’obiettivo, anche se era difficile e magari non tutti credevano che ce l’avresti fatta. Però tu ce l’hai fatta! Cosa ti ha portato fino al traguardo? Qualche strategia vincente? Certo quelle avranno anche contribuito, ma ciò che ti ha portato al successo è stato il tuo entusiasmo, focalizzazione e voglia di raggiungere l’obiettivo.

Quindi il primo segreto è proprio questo: vivi con entusiasmo l’avventura universitaria che hai davanti, assaporala, gustala, e dopo usa tutte le tecniche e strategie che vuoi.

Visto quindi che l’entusiasmo è fondamentale, ti consiglio un esercizio, da fare tutti i giorni per almeno 1 settimana, per esercitare questo muscolo. 🙂

Chiudi gli occhi e ripensa a quel momento in cui hai raggiunto un obiettivo che per te era difficile o impegnativo. Sentiti come quel giorno in cui hai raggiunto quel obiettivo, rivivi quelle emozioni, riassapora il gusto della vittoria, datti ancora qualche istante per rivivere tutto questo, goditela proprio, ed espandi queste sensazioni nel tuo corpo! 😀

Ogni giorno, appena sveglio rifai questo esercizio, che ti richiede pochissimi minuti. Lascia che le emozioni entrino dentro di te e porta con te questo entusiasmo.

Questo è un esercizio utile, e secondo me, ancora più importante delle tecniche di memoria. Ti basterebbe già solo questo per potenziare il tuo studio e passare tutti gli esami che vuoi; quindi dagli la considerazione che merita.

Intanto ti auguro buona giornata e buon lavoro.

Appuntamento al prossimo post. 🙂

Ciao

Cristian

2
Nov

problemi universitari

Ciao,

oggi parliamo della condizione in cui versano molte le università italiane.

Non tanto per fare gossip o polemica, quanto per capire qual è la realtà, e da lì partire.

Si dà per scontato infatti che la realtà che conosciamo sia anche quella vera, a volte perchè ci mancano le informazioni corrette, a volte per pigrizia, altre per disinterresse. A prescindere dal motivo, il grande rischio è quello di prendere una cantonata.

Per spiegarmi ti racconto una storia.

3 amici, ciechi dalla nascita, decidono un giorno di andare allo zoo per capire come sono fatti gli animali. Arrivano davanti ad un animale e la guida dice loro che si tratta di un elefante. Tutti entusiasti iniziano a toccare l’animale. Il primo tocca la proboschide ed esclama: l’elefante è  lungo e senza ossa. Il secondo tocca la pancia e dice: l’elefante è grosso e ruvido. Il terzo tocca la coda e dice: l’elefante è sottile e setoso.

Chi ha ragione?

Da un punto di vista tutti e tre, ma in realtà i 3 amici hanno solo una parte di verità che però scambiano come unica verità.

Ora ti faccio una domanda e ti chiedo di rispondere mentalmente prima di andare avanti a leggere la risposta. Secondo te, cosa pensano i professori dell’università?

…………………………………pensa…………………….pensa………………………pensa……………………………

Fatto? 😀

Bene, ti dico qual è una parte della verità emersa da un articolo del corriere della sera dal promettente titolo: l’università non insegna a studiare.

I professori concepiscono l’università non come luogo di formazione ma di selezione.

Questo articolo risale ad oltre 16 anni fa, gennaio 1994, ma per molti versi è ancora molto attuale.

Questo cosa significa? Significa purtroppo che in 16 anni, la visione dell’università è rimasta ancorata a vecchi schemi del 900 che già non andavano più bene alla fine del 900, figuriamoci ora che siamo entrati a piè pari nel nostro secolo.

16 anni sono un’enormità, circa 1/6 di secolo!

Ciò che vuol dire? Che già 16 anni fa c’erano questi problemi? No, questo è ovvio, ma il messaggio è che in 16 anni i problemi che c’erano sono rimasti.

Non ci si interrogava allora su come fare a cambiare il sistema e non ci si interroga oggi.

Conoscere questa parte di verità ti aiuta a capire che aria tira nell’ambiente universitario, e se penso alla mia esperienza, questo articolo è la fotocopia di quello che mi ho vissuto nei primi anni di studio.

Certo non è solo questo l’università, ma entrare come matricola e sapere cosa ti aspetta nei primi due anni, può essere scoraggiante o stimolante a seconda di che tipo sei, ma almeno, sei libero di scegliere.

Scegliere cosa?

Per esempio se frequentare o no, quante lezioni seguire a semestre, se vale la pena iniziare l’università avendo già un lavoro, e soprattutto a che mi serve la laurea.

Del resto se i professori pensano più a selezionare, e cioè bocciare a raffica e mettere standard molto elevati, così l’università sembra seria e prestigiosa, che a formare, la laurea attesterà che hai studiato tanto, ma non necessariamente che hai imparato qualcosa.

Ed ecco che torna la solita lotta:

tanta conoscenza teorica VS poco saper fare.

Ma allora se tanto mi dà tanto, e sapendo che la laurea, nel mercato italiano, è apprezzata già in quanto tale, più che per quello che hai imparato e sai fare, tanto vale iscriversi a qualche università online, dove la vita è spesso molto più semplice.

Con questo non sto dicendo che le università online sono tutto fumo. Sto dicendo che molte di queste non reggono il confronto, a livello di difficoltà e mole di studio, rispetto a tante storiche università italiane.

Tanto si sà che in Italia, spesso, chi ha pezzi di carta che attestano qualcosa che possa essere anche solo lontanamente utili per il business aziendale, è preferito rispetto a chi non ce l’ha, seppur sa fare molte più cose del primo.

Ma anche questa può essere parte di una verità.

E tu? Qual è la tua verità? 🙂

Cristian