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Posts tagged ‘tesi laurea’

11
May

scrivere la tesi: introduzione e conclusioni

questo post è la continuazione di un tread iniziato qualche settimana fa. Di seguito i post precedenti: ultimi esami e tesi 1, ultimi esami e tesi 2, ultimi esami e tesi 3 ed ultimi esami e tesi 4

Hai chiesto la tesi di laurea, hai iniziato le tue ricerche, hai superato anche il primo momento di blocco. Ottimo ed ora che scrivo nella tesi?! :D

Come scrivere la tesi di laurea è una domanda che ci siamo fatti tutti. Si inizia a chiedere agli amici e conoscenti che si sono già laureati, a genitori e zii che magari si sono laureati 30 anni fa, poi si guarda su internet, e qualcuno compra anche qualche libro.

Io posso ammettere di aver fatto tutto questo! ;) E ti è servito? Molto! Soprattutto il materiale trovato on line.

Ma torniamo a noi. Come si scrive una tesi? O meglio da dove si inizia? Questa è la domandache mi ha fatto un affezionato del blog, Vincenzo, che ringrazio e saluto e che, data la portata della domanda ho deciso di dare risposta aprendo un nuovo argomento! ;)

Spesso si crede, e l’ho creduto anche io, che iniziare la tesi di laurea significa scrivere le prime pagine introduttive. Questo è vero a metà. Nel senso che puoi abbozzare un intro ma l’introduzione e le conclusioni sono quelle parti della tesi che verranno facilmente riviste continuando a scrivere ed apprfondento i vari temi, aggiungendo, modificando o togliendo inevitabilmente qualcosa ogni volta.

Visto che introduzione e conclusioni hanno caratteristiche comuni, pur essendo opposte, ho deciso di riportarti uno schema che ne metta a confronto le caratteristiche principali. Noterai che sono come i famosi due lati della stessa medaglia.

Introduzione                                        Conclusioni

- dare idea di insieme                                                        – sintetizzare il filo logico del lavoro
- panoramica sull’elaborato di tesi                                    - panoramica sull’elaborato di tesi
- introduzione storica e concetti base                                – ripresa dei concetti base e loro sviluppo
- citazioni ed esempi con riferimenti                                 – citazioni ed esempi con riferimenti 
- evitare grafici                                                                  – evitare grafici
- esporre cosa si tratterà in ogni capitolo                          – dire cosa si è evidenziato in ogni capitolo
- evita opinioni personali                                                  – opinioni personali supportate dalla letteratura
- indica perchè questo argomento                                      – cosa hai voluto dimostrare con questa tesi?
- punto di partenza                                                             – possibili sviluppi futuri (letteratura di riferimento)

 

come vedi per alcuni punti introduzione e conclusione si rassomigliano, in altri casi una è la prosecuzione dell’altra, solo non ho ancora capito perchè introduzione deve essere singolare e conclusioni plurale, visto che scrivi entrambe una volta sola trattando più punti. ;)

Al di là di “differenze semantiche” (wow oggi parlo bene! :D ), queste due parti della tesi hanno un’altro punto in comune: entrambe possono essere scritte in qualsiasi momento! Si hai capito bene. Non necessariamente l’introduzione deve essere completata prima di iniziare a scrivere i vari capitoli, nè le conclusioni scritte alla fine di tutto il lavoro. Anzi, io ho adottato un’altra strategia.

La mia strategia è stata questa: ho scritto la traccia di ciò di cui avrei parlato, e man mano che scrivevo i vari capitoli e continuavo le ricerche approfondivo anche l’introduzione, e davo corpo ad una possibile conclusione. Ricordo che leggendo qua e là ogni tanto pensavo: ah questa è perfetta per le conclusioni! Oppure: ora ho capito meglio questa cosa, aspetta che modifico l’introduzione ecc…

Secondo me adottare questo schema di ragionamento ti permette: 1) di rimanere flessibile, 2) di evitare il doppio lavoro finale. Perchè infatti rileggere la tesi e cercare di estrapolare delle conclusioni se lo puoi già fare mentre scrivi? Inoltre così è anche più divertente. Passi dall’analisi ed approfondimento di un argomento al suo sviluppo o critica, in questo caso deve essere sempre supportato da letteratura di riferimento, all’interno di un contesto più generale che offre una visione d’insieme.

Sottolineo il discorso della letteratura di riferimento perchè nella tesi di laurea vanno evitate frasi come: secondo me, si dice che, l’opinione comune è… Quando affermi qualcosa di importante ricorda di citarne sempre la fonte! Io su 135 pagine di tesi ho inserito circa 240 note, 15 delle quali solo nelle conclusioni.

Comunque il discorso sulle note lo rimando nel prossimo post. Per ora mi fermo qui augurandoti un buon lavoro. ;)

Ciao

Cristian

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30
Apr

ultimi esami e tesi 4

ultimi esami e tesi 1, ultimi esami e tesi 2 ed ultimi esami e tesi 3

Come scrivere una tesi di laurea? Finora ti ho parlato di cosa vuol dire chiedere la tesi, quando è il momento di farlo e come approcciarsi alla “fase due” del percorso universitario.

La tesi di laurea può essere considerata appunto la “fase due”, l’ultimo gradino prima di prendere il titolo. Se sei arrivato alla tesi vuol dire che il grosso del lavoro è stato fatto. Hai superato tutti o quasi gli esami e stai per iniziare una ricerca su un argomento di tuo interesse. Si può dire in altri termini che hai il vento a favore! ;)

Come mai allora tanti studenti trovano difficoltà ad iniziare questa nuova avvenutra? Ci sono sia ragioni psicologiche/emotive che ragioni pratiche/organizzative.

Ragioni emotive                                                          Ragioni organizzative

stress                                                                          non so da dove iniziare

emozione                                                                    non ho organizzato il lavoro

paura                                                                          non so come procedere con le ricerche

ansia                                                                           non so materialmente come scrivere una tesi

di solito le ragioni organizzative sono la superficie o la reazione di ragioni emotive più profonde. Nelle sessioni di coaching individuale spesso si affrontano entrambi gli aspetti, ma nel blog mi limito a guardare insieme a te la parte di destra, quindi le difficoltà tecniche, perchè non sono uno psicologo, pur avendo studiato per anni l’argomento e le interazioni sociali, ed inoltre la parte emotiva è troppo vasta e dettagliata, ed aggiungerei diversa da persona a persona, per poterla esaminare in questo contesto. All’interno di una sessione di coaching le cose sono diverse. Siamo io e te in un clima rilassato, dove sei tu a dirmi su cosa vuoi lavorare (sia tematiche di vita generali che legate allo studio) e quindi all’interno del discorso aspetti razionali ed emotivi si incontrano in modo naturale.

Ma torniamo al discorso. Vediamo da dove iniziare, come organizzare il lavoro, dove trovare materiale per le ricerche e da dove si inizia per scrivere la tesi.

Una volta che hai il titolo provvisorio della tesi di laurea e magari ti sei fatto dare dal prof qualche spunto per la traccia da seguire, la prima cosa da fare è raccogliere quanto più materiale riesci a trovare sull’argomento. Detta così sembra ovvio, ma da dove si inizia a cercare? Dunque se hai appena chiesto la tesi al prof, e lui ha accettato, probabilmente avete già avuto un primo scambio di idee su come affrontare i primi passi. Se così non fosse ti consiglio di tornare in facoltà o mandare un’email per avere più info. Ad ogni modo mettiamo che hai già una traccia, stai ancora ragionando sull’argomento… perchè tornare a casa e rimandare il tutto? Usa la biblioteca della facoltà per e/o il servizio di internet dell’università per iniziare da subito le ricerche. Impiega anche tutto il giorno se è il caso, ma batti il ferro finchè è caldo.

L’alternativa è quella di andare a casa, rilassarsi, iniziare qualche ricerca per poi annoiarsi o stressarsi perchè non si trova quello che si vuole in poco tempo. Certo non deve andare necessariamente così, ma diciamo che l’università ha sicuramente più strumenti da metterti a disposizione per le tue ricerche rispetto a quelle che puoi avere in casa, quindi visto che sei già lì, sfrutta il momento! ;)

Una volta che hai raccolto del materiale iniziale, prima di iniziare a scrivere è meglio farsi una scaletta. In pratica:

  • quanti capitoli scrivere: di solito non si superano i 4,
  • come impostare il discorso: prima faccio una panoramica e poi entro nello speficico? Devo inserire dei concetti di base prima di arrivare all’oggetto della tesi? E’ utile mostrare l’evoluzione storica di ciò che vado a trattare? Spesso queste sono risposte che ti può dare il professore, anzi quello che sarà il tuo relatore.
  • quante pagine scrivere: anche in questo caso è il relatore a darti un minimo o un massimo. Il numero di pagine è molto variabile, dipende anche dalla voglia del prof di correggere. Per dare dei numeri, ma chiedi conferma, per la triennale le pagine di una tesi media sono circa 100 e per la specialistica intorno a 150.
  • qual è l’argomento più corposo: già da un’indagine iniziale puoi averne un’idea. Magari è l’ultimo capitolo quello più corposo, come spesso capita, e solo lui può raddoppiare il numero di pagine da scrivere. Queste info ti sono utili sia per calcolare approssimativamente quante pagine possono uscire sia per calcolare il tempo a disposizione.

Per ora mi fermo qui. Di informazioni e suggerimenti te ne ho dati anche oggi, inizia da qui e tra qualche giorno ti dirò il seguito.Intanto ti auguro una buona giornata.

Ciao

Cristian

P.S. per il tema organizzazione dello studio, ti consiglio di andare sulla mappa del sito dove trovi almeno 9 post su come gestire il tempo in base agli esami ed agli altri impegni. :)

 

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24
Apr

ultimi esami e tesi 3

 ultimi esami e tesi 1 ed ultimi esami e tesi 2

L’ultima volta ti ho lasciato dei suggerimenti sulle strategie di approccio alla tesi, sia che ti manchino degli esami sia che li hai già dati tutti. Oggi invece ti svelo una chicca che probabilmente non hai letto da nessun altra parte. Un segreto importante per avere un atteggiamento produttivo verso la tesi.

Da un punto di vista emotivo, se hai già iniziato lo sai, tutto il lavoro di tesi passa da diverse fasi:

1) prima fase: eccitazione ed entusiasmo per la novità

2) seconda fase: panico o fatica o rifiuto rifiuto e noia

3) terza fase: ripresa, interesse e piacere

4) quarta fase: conclusione, preparazione alla discussione e senso di soddisfazione

La maggior parte di chi ha dato la tesi ha passato tutte e quattro queste fasi. Già i titoli sono esplicativi, ad ogni modo te li spiego brevemente.

1) I primi giorni non vedi l’ora di iniziare, hai scelto il professore ed avete concordato l’argomento di tesi. Inizia quindi la tua ricerca sul materiale. Ti senti molto attivo, passi molto tempo sia al computer che in biblioteca per capire il campo d’azione della tesi. Finita la ricerca inizi a scrivere qualcosa per fissare le idee.

2) A questo punto possono succedere diverse situazioni. Hai iniziato a scrivere qualche pagina ma ti sembra di aver già concluso, non sai come andare avanti e si genera una sorta di blocco creato da un momento di panico e sconforto. Oppure l’eccitazione inizione iniziale scompare perchè ti rendi conto che la fase di ricerca porta con se una grande fatica che ti mette a dura prova e magari quello che hai scoperto finora invece di rivelarsi interessante ti annoia o peggio non ti piace proprio.

3) Del resto hai preso un impegno e se ti vuoi laureare la tesi va elaborata, presentata e discussa. Quindi spesso è questa la motivazione che ti spinge a progeseguire i lavori anche se una parte di te non ne “vorrebbe mezza”. Grazie a questa costanza poco per volta esci da questa fase down e ritorna l’interesse ed a volte la passione per il lavoro che stai portando avanti.

4) I giorni passano veloci in questo modo ed a fine giornata ti senti soddisfatto per quanto sei stato produttivo. Passano così le settimane, tra ricerche, confronti col professore, chiaccherate nei corridoi con chi sta preparando la tesi come te, magari con lo stesso prof, correzioni, approfondimenti e sviluppi… ed arrivi senza accorgertene a pochi giorni dalla discussione di laurea… ma questo è un altro file.

Queste sono molto brevemente le 4 fasi che la maggior parte dei laureati ha superato prima di accedere al mondo del lavoro da “dottore”. Si potrebbe approfondire il tema, e se un certo numero di persone mi manifesterà l’interesse a riguardo se ne può parlare, altrimenti passerò oltre.

Quello di cui ti sto per parlare invece viene prima di queste quattro fasi ma in un certo sento va oltre.

In altre parole ti sto per svelare qual è la domanda chiave che dovrestri farti prima di iniziare la tesi. Molti infatti preferiscono prepararla col professore che più gli è piaciuto o nella materia nella quale hanno preso il voto migliore. Altri puntano invece ad un lavoro facile e veloce in una materia poco impegnativa. Tutte strategie valide ed ammissibili, ognuno conosce la propria situazione meglio di chiunque altro e spesso ci sono situazioni esterne e contingenti che ti spingono a dover prendere una scelta piuttosto che un’altra.

Chiaramente non posso conoscere la tua situazione, ma se puoi scegliere, sperimenta questo nuovo approccio che ti sto per dire e probabilmente ti tornerà utile anche in futuro.

La scelta della materia e del titolo su cui svolgere le mie ricerche di tesi è partito da un ragionamento di questo tipo: dato che devo investire diversi mesi del mio tempo in una ricerca, e dato che alla fine di tutto questa ricerca viene altamente ricosciuta a livello accademico e ben vista spesso dal mondo del lavoro (infatti sempre più spesso le aziende chiedono di inserire anche il titolo di tesi nel CV), allora vale la pena unire le due cose e sviluppare un prodotto che possa essere spendibile nel mondo del lavoro.

In pratica la domanda è stata: perchè fare una ricerca che ha un alto valore accademico e mi costa tempo e fatica per poi chiuderla in un cassetto? Tanto vale fare qualcosa che anche il mercato del lavoro possa apprezzare e magari può diventare il mio primo prodotto in vendita (come libro, ebook, video, progetto o prodotto fisico…)

Questa riflessione si è poi concretizzata nello sviluppo di 4 fasi.

fase 1: stabilisci un’area di interesse su cui vuoi elaborare la tesi

fase 2: data l’area di interesse fai una ricerca di mercato per capire qual è il desiderio latente degli utenti ai quali ti rivolgi con questo prodotto

fase 3: trova il professore e/o la materia che ti permettano di sviluppare le ricerche in tal senso

fase 4: trova l’approvazione del professore e buon lavoro! :)

Anche queste 4 fasi meriterebbero degli approfondimenti, ed infatti sto scrivendo un ebook proprio su questo! ;)

Intanto se ci sono domande puoi lasciarmele qui sotto o scrivermi a universitastudenti@gmail.com

Per ora è tutto ti auguro una buona giornata.

A presto.

Cristian

 

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6
Apr

ultimi esami e tesi 2

Leggi ultimi esami e tesi 1 prima di continuare.

In ultimi esame e tesi 1 ti ho spiegato come è utile prendere informazioni sulla tesi anche se sei agli ultimi esami, magari informandoti su quali sono i temi più papabili e quindi valutare quale ti piace di più.

Un conto quindi è prendere informazioni generali e preliminari, altra cosa invece è iniziare la tesi mentre stai ancora studiando per gli ultimi o l’ultimo esame. Per quanto sia possibile e conosco gente che lo ha fatto, personalmente ritengo che si perdano troppe energie nel tentativo di stare dietro ad entrambe le cose. Sarebbe un po’ come andare in giro con una scarpa da ginnastica ed uno stivaletto. Il rischio infatti è quello di pensare alla tesi mentre studi per l’esame e viceversa.

Come sempre ogni regola ha la sua eccezione. Magari sei abituato a lavorare in “multitask” e quindi riesci a star dietro ad entrambe le cose, oppure hai scelto un argomento di tesi scemplice che non ti chiede troppo impegno (se lo hai trovato ti prego di segnalarmelo nei commenti qui sotto. Io ad oggi non conosco nessuno in questa situazione), oppure al contrario gli esami che ti mancano sono semplici e ti permettono di dedicarti anche ad altro (se sei in questo caso sei stato saggio, e rientri in gruppo ristretto di studenti, che non supera il 10% del totale).

Purtroppo solo la minoranza degli studenti rientra nei casi che ho appena citato, gli altri si trovano alle prese con quel esame… si proprio quello che ti faceva venire mal di pancia già l’anno prima, che ti faceva sudare d’inverno e gelare d’estate, :D e piuttosto che aprire il libro e studiare “quella roba” preparo un altro esame.

Ci siamo passati un po’ tutti. Anche io mi sono tenuto come ultimo esame informatica, che da noi voleva dire imparare a programmare in C. :o Ho scritto ben 8 post su questi tipi di esame, quelli che proprio non ti vanno giù e che tendi a rimandare. E’ nel tread come passare l’ultimo esame. Non necessariamente è l’ultimo, ma è quello superato il quale ti sembra che la strada sia in discesa (ma spesso è proprio l’ultimo! :D ).

Se rientri anche tu in questo caso ti sconsiglio vivamente di aggiungere anche la tesi ai tuoi pensieri.

I tempi di preparazione della tesi, come sai dal primo post, variano da poche settimane (per la triennale) a 6 mesi (per la specialistica).

Se sei nel primo caso non ti troverai davanti a grandi problemi di tempo, anzi probabilmente la parte più lunga sarà la ricerca del materiale piuttosto che la stesura vera e propria.

Se invece devi preparare la tesi per la specialistica, o magistrale, o quadriennale o quello che è, la situazione diventa più impegnativa. Sicuramente la fase iniziale della ricerca ti porterà via del tempo, che può andare da qualche giorno, se sei fortunato e trovi tutto quello che ti serve (e se sei in questo caso dicci che tesi hai fatto per piacere :D ), ad alcune settimane se il materiale è sparpagliato e non immediato da trovare.

La ricerca del materiale in modo approfondito riguarda il lavoro di tesi, ma quello che puoi fare, se non vuoi perdere troppo tempo finiti gli esami, è dare un’occhiata in giro sulla facilità o meno di reperire informazioni su internet o in biblioteca circa l’argomento potenziale che potresti trattare.

Questo comunque è un di più, e ti consiglio di farlo solo se non sei vicino agli appelli.

Quindi ricapitolando

1) meglio finire gli esami prima di iniziare la tesi,

2) una ricerca iniziale sulla materia e tipo di tesi che vuoi affrontare può invece essere utile anche se ti mancano un po’ di esame, anche cinque esami prima,

3) se gli esami che ti mancano sono semplici o di media difficoltà e sei lontano dalle date di appelli puoi abbozzare una ricerca generica e veloce sul tema o i temi che potresti trattare. La ricerca è meglio che sia generica e veloce, ti serve giusto per avere un quadro molto sommario della situazione e per scegliere materia, professore e tema.

Per ora mi fermo qui. La prossima volta vedremo qual è l’atteggiamento consigliabile per approcciarsi alla tesi.

Intanto ti auguro una buona giornata. :)

Ciao

Cristian

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19
Oct

comunicazione efficace: regole d’oro

Nel post precedente ti ho parlato di una cosa importante, anzi fondamentale: chiederti cosa puoi fare per l’altro.

Nella comunicazione, così come nella vendita, mantenere il punto fermo su questi modi di vedere, fa la differenza tra il comunicatore/venditore tradizionale e te.

Se hai capito come aiutarlo, metà del gioco è fatto.

Infatti avrai capito qual è il punto di partenza di chi ti ascolta, di cosa ha bisogno per migliorarlo e da li, offirgli ciò che lui desidera è solo una diretta e naturale conseguenza.

Cosa voglio dire?

Tutti noi partiamo da uno stato di bisogno che chiamerò A e vogliamo arrivare ad uno stato realizzato che chiamerò B.

Facciamo un esempio concreto, diciamo che Alberto vuole conquistare Barbara.

Quindi Alberto parte da una situazione di bisogno non ancora realizzato ma che vorrebbe concretizzare.

Diciamo che tu sei il fratello di Barbara verso la quale hai grande affetto, come è naturale tra fratelli, e lei ricambia il sentimento con stima.

Come puoi comunicare in modo efficace in questa situazione?

Già hai capito, basta che parli bene di Alberto a Barbara, dicendo magari con franchezza le sue qualità positive.

Questo farà crescere il punteggio di Alberto agli occhi della tua sorellina, poi se son rose… ;)

Per comunicare in modo efficace, occorre quindi prima di tutto capire i bisogni di chi hai davanti.

Se ti fossi messo a parlare con Alberto di come si fa la torta pasqualina, invece che della sorella, non avresti comunicato in modo efficace, visto che in quel momento il suo bisogno era un altro.

La prima regola di una comunicazione efficace è: capire cosa desidera chi ti sta davanti.

E come faccio a capire cosa vuole chi mi sta davanti? Semplice, glielo chiedi! :D

Che cosa ti manca in questo momento? Che cosa vuoi realizzare? Che tipo di risultati materiali/professionali/sentimentali… vuoi raggiungere?

Vedi tu se è il caso di fare direttamente queste domande o di capirlo nel discorso.

Questo dipende da che tipo hai davanti.

Infatti, e questo è intuitivo, se stai parlando con una persona timida e riservata, sarà difficile che voglia o sappia rispondere alla domanda: che diavolo vuoi dalla vita?! :D

Magari con una persona così potresti iniziare ad aprirti tu, dicendo quello che vorresti ottenere, dove vorresti andare, quali sono i tuoi sogni. Vedrai come diventerà più facile dopo la conversazione.

Al contrario una persona a cui piace parlare di sè, non vede l’ora che qualuno le chieda quali sono i suoi progetti, per esempio, e magari si annoierebbe a stare troppo tempo a sentire i tuoi.

Quindi la seconda regola è: adatta il tipo di conversazione al tipo di persona che hai davanti.

Questi sono 2 passaggi fondamentali che creano una forte differenza tra chi è abituato a parlare e chi vuole comunicare.

Quindi ricapitolando:

1) Capire i bisogni dell’interlocutore

2) capire come soddisfarli

3) entrare in sintonia parlando lo stesso linguaggio

Per ora mi fermo qui.

Se pensi che sia poco quello che ti ho detto, inizia a metterlo in pratica e poi vediamo :D

Buona sperimentazione.

Cristian

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24
Aug

universitari all’estero: consigli e link utili

Ciao caro lettore.

Agosto è un mese particolare, ed anche il blog si è concesso qualche settimana di vacanza. :) Riaprendo oggi quindi il discorso interrotto a luglio sulle opportunità di studio all’estero.

Stavo quindi parlando dell’erasmus e della mia esperienza, e ti spiegavo cosa è successo prima di partire e durante.

Non ti ho spiegato però come si sta emotivamente in una nuova realtà, in una nuova città, con persone che non parlano la tua lingua, contando che tutto questo, per tanti, è una nuova esperienza.

Ti interessa saperlo? Ok nelle prossime righe te lo spiego.

Prima premetto, però, che qui si va sul personale, non ci sono statistiche, quindi ti parlo della mia esperienza. Ricorda comunque che ognuno la vive a modo suo.

Io, per esempio, prima di partire mi sentivo agitato.

Avevo anche seguito un corso di inglese intensivo i 4 mesi precedenti alla partenza, perchè l’idea di arrivare e non saper comunicare mi dava da fare.

Una volta arrivato, mi sono sentito subito accolto.

Nella prima settimana il gruppo che accoglieva gli erasmus incoming, cioè noi che venivamo da altre nazioni, aveva organizzato un tour per la città ed una cena internazionale, più varie feste quasi tutte le sere.

Il gruppo di accoglienza erasmus è una grande risorsa. Ogni università ne ha almeno 1, compresa la tua. Io ho trovato molto utile rivolgermi a quello della mia università prima di partire.

Spesso sono gentili e disponibili e sono una risorsa di informazioni, inoltre senti subito un clima internazionale nei loro uffici, tanto che dal mio ritorno fino all’anno scorso ho collaborato con loro, aiutando sia chi arrivava che chi partiva.

Ricordo ancora che il periodo più difficile dei 5 mesi trascorsi a Veszprem, che è il paese in cui ho vissuto, è stata la prima settimana.

Un po’ di disorganizzazione iniziale mi ha spiazzato e non capivo bene cosa dovevo fare, rimanevo un po’ confuso, ed inoltre la responsabile per gli erasmus del luogo, si era dimenticata di inviarmi un documento firmato che confermava l’accettazione di una parte della mia domanda.

Questo mi ha dato qualche disagio burocratico che però si è risolto in pochi giorni.

Dopo questa prova iniziale diciamo, il mio soggiorno è stato una pacchia.

Tutto il gruppo degli erasmus, eravamo una trentina, era molto aperto e simpatico, gli elementi un po’ più scostanti, semplicemente si allontanavano da soli dal gruppo e se ne creavano uno loro.

La popolazione locale era non solo carina e ben disposta, ma interessata ed incuriosita dalla presenza di ragazzi stranieri nel loro paese.

Ho scoperto quanto gli italiani siano ben visti, anzi direi anche amati, in Ungheria! :)

Ti dico solo che ai mondiali 2006, loro festeggiavano nelle piazze insieme a noi, la vittoria della nazionale italiana!

Puoi immaginare come 5 mesi siano passati in fretta in un clima così di festa e rilassante.

Anche gli esami sono stati semplici.

In un semestre, ho sostenuto 6 esami con la media del 29, studiando…molto meno che in Italia.

Tieni presente che spesso i professori hanno comprensione del fatto che ti trovi in una nazione straniera e parli e studi in una lingua che non è la tua.

Parlando con altri, che hanno partecipato all’erasmus, sono arrivato alla conclusione che se entambi, tu ed il professore, parlate in una lingua che non è la vostra, come nel mio caso, la comprensione e l’aiuto, anche nel sostenere gli esami, aumentano.

Se invece sei al secondo anno puoi prendere tre scelte:

1) iscriverti all’erasmus e partire il terzo anno

2) aspettare l’anno successivo per iniziare l’erasmus nella specialistica

3) aderire al progetto 4 motori

Mentre l’erasmus prevede da 1 a 2 semestri di solo studio all’estero, quindi se hai tanti esami da dare ti conviene partire nel primo semestre, il progetti quattro motori prevede un semestre di studio ed uno per preparare la tesi.

Chi è al secondo anno ed è in linea con gli esami, può trovare convieniente questo progetto più dell’erasmus.

La tesi all’estero equivale al progetto quattro motori, con la differenza che non è previsto il semestre di studio precedente alla preparazione della tesi.

La ricerca per la tesi avviene nell’università ospitante, ovviamente nella lingua del posto o in lingua inglese. Terminato il periodo, o anche prima se sarai stato veloce, tornerai in Italia per discterla nella tua università ed in lingua italiana.

Tiene presente che in questo, sei obbligato a trovare il docente pronto a seguirti prima di partire, mentre nel progetto 4 motori, dedichi un semestre di studio prima della preparazione della tesi, quindi hai 6 mesi in più di tempo per cercare il professore che ti assista nell’università ospitante.

L’intensive program è completamente diverso da quanto ti ho spiegato finora.

E’ un progetto a sè stante che prevede un impegno di breve periodo, 10 o 15 giorni, per sviluppare un lavoro in gruppo con altri studenti di altre nazioni, su un tema dato dalla commissione che sostiene l’evento.

Data l’intensità di questo progetto, farà scena nel curriculum, oltre ad essere un’esperienza formativa per te.

In conclusione, le opportunità per prendere contatto con realtà fuori dalla tua città, regione e paese, non mancano.

Secondo me l‘università serve anche a godersi e sfruttare questi momenti che sono sia formativi che distensivi.

L’università è infatti molto più di 35 esami sostenuti in 35/40/45 giorni di sole o di vento.

Questo percorso di apprendimento è, per me, una preparazione a capire di più il mondo, a sperimentare in un contesto ancora abbastanza ovattato, in un’età ancora priva di tante responsabilità.

Sperimenta, prenditi quello che offrono e goditelo. Fallo ora che puoi, prima che tutto finisca; per non rischiare di sentire di aver perso qualcosa di utile, e pentirti per non averlo fatto.

Con queste parole concludo il discorso sullo studio all’estero. Prima però di salutarti voglio farti un regalo.

Esistono in Italia diverse associazioni che si occupano di assistere i giovani che vogliono iniziare un’esperienza all’estero.

Te ne segnalo una in particolare che è più una bancadati che raccoglie le proposte ed offerte delle associazioni sparse per il territorio, si chiama eurocultura. Se sei interessato all’argomento esperienze all’estero a 360°, questo è un sito che ti può essere utile. :)

http://www.eurocultura.it/

Detto questo direi che non ho altro da aggiungere, anzi si una cosa…mi piacerebbe leggere un tuo commento riguardo questo post. ;)

Buona esperienza.

Cristian

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24
Jul

universitari all’estero: l’erasmus

Ho spiegato, nella prima parte, l’utilità di studiare all’estero.

Vediamo ora quali sono i progetti principali che buona parte delle università pubbliche mettono a disposizione.

Mi concentro sulle università pubbliche perchè le private possono attivare progetti differenti, e vista che ne esistono diverse decine diventa troppo lungo guardarle una per una.

I progetti principali, quindi, sono:

1) erasmus (semestre o anno di studio)

2) quattro motori (semestre di studio + tesi o stage)

3) tesi all’estero (per le specialistiche)

4) Intensive Program (da 10 a 15 gg all’estero per un progetto comune)

Intanto bisogno distinguere in quale momento del percorso universitario ti trovi.

A seconda che tu sia all’inizio, metà o alla fine dei tuoi studi, sarà più adatto uno o l’altro progetto.

I nomi più comuni, come Erasmus, 4 motori… sono uguali per tutti, ma può essere che la tua università abbia attivato progetti simili a quelli che ti sto per descrivere ma con altri nomi.

Questi inoltre sono solo alcuni dei tanti progetti che potresti trovare nel tuo ateneo.

Ti consiglio quindi di guardare il sito della tua facoltà ed università, per prendere informazioni più dettagliate circa i progetti specifici attivati.

Il primo progetto a cui, di solito, uno studente si accosta è l’erasmus, che è anche il più conosciuto.

L’erasmus, come gli altri progetti, è finanziato in parte dalla Comunità Europea, in parte dalla tua università, ed ha l’obiettivo di far studiare i propri studenti in università di altre nazioni europee, e negli ultimi anni anche extraeuropee.

I progetto sono bilateral, cioè se la tua università ha un accordo di ospitalità con un’università straniera, questa avrà lo stesso accordo con la tua.

La mia università, per esempio, contava, nel 2006, più o meno 200 posti disponibili, in circa 90 università e 13 paesi stranieri. Ciò vuol dire che dava la possiblità a circa 200 studenti stranieri, provenienti dalle stesse 90 università di quei 13 paesi, di studiare a Milano.

La procedura per aderire all’erasmus è un po’ complessa, ti suggerisco di leggerla bene sul bando, che puoi trovare nella sezione apposita del sito della tua università o su internet.

Spesso, inoltre, l’università stessa organizza incontri per gli studenti interessati a questo progetto, poco prima dell’apertura dei nuovi bandi.

Se sei al primo anno credo sia perfetto per te iniziare ad informarti su questo progetto, visto che il bando per l’adesione esce tra febbraio e marzo e rimane attivo poche settimane.

In tutto hai tempo circa 4 mesi per completare le procedure richieste e ti assicuro che ci vogliono tutti. Percui le fasi conclusive della procedura saranno tra maggio e giugno.

La durata del soggiorno è variabile, parte da 3 fino a 12 mesi.

La maggior parte dei bandi comunque sono da 5 o 10 mesi.

Nella mia università, ma non mi sento di darla come regola generale, i progetti per la Spagna duravano quasi tutti 10 mesi.

In questo caso la partenza dall’Italia è prevista a settembre.

Se invece aderisci ad un progetto da 5 mesi, come ho fatto io, che sono stato in Ungheria, puoi partire nel primo semestre, (settembre) o nel secondo semestre (febbraio). La data di partenza, in questo caso, la decidi tu, io comunque consiglio se è possibile di partire il primo semestre.

Perchè? Perchè se parti nel primo semestre puoi chiedere il prolungamento verso la fine del periodo, cioè richiedi di stare 1 semestre in più. Se parti nel secondo non ti è concesso alcun prolungamento.

C’è da dire comunque che il prolungamento verrà rimborsato solo che i fondi saranno sufficienti.

Come vedi i tempi sono molti lunghi, può passare anche 1 anno da quando hai fatto domanda a quando parti. Per questo consiglio a tutti coloro che sono al primo anno di informarsi comunque sull’erasmus, anche se non hanno l’idea di aderire al momento.

Ti assicuro che l’esperienza che vivrai te la ricorderai per molti anni e probabilmente ti cambierà anche.

Visto che il post sta diventando troppo lungo, preferisco fermarmi qui.

Nella terza ed ultima parte ti finisco di raccontare la mia storia e di guardare velocemente gli altri progetti.

Intanto buon fine settimana. :)

Cristian


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18
Jul

universitari all’estero

Perchè andare all’estero per un corso di laurea, se le università italiane sono più comode?

Questa è una reazione comune da parte degli studenti che pensano che studiare all’estero, sia solo ai fini di un titolo di studio quale la laurea.

Perchè studiare all’estero se non conosco bene la lingua, non so dove andrò, chi incontrerò se mi ambientero…?

Queste erano anche le mie domande all’età di 18 anni, quando, per la prima volta, ho sentito parlare di queste opportunità di studio in un’altra nazione.

Diciamo subito che ci sono due modi per studiare all’estero:

1) iscriverti in un’università straniera

2) aderire ad uno dei progetti di mobilità della tua università

A seconda della strada che decidi di intraprendere, diverse sono le procedure da seguire.

Riguardo la prima opzione non ho esperienza, quindi non saprei quali tipi di documenti servano per iniziare, o trasferirsi, dall’Italia in un’università estera.

Ok, ma perchè studiare all’estero?

Potrei darti le ragioni ufficiali che si dicono di solito per rispondere a questa domanda.

Potrei dirti che studiare all’estero apre la mente, ti fa conoscere nuove realtà, ti fa approfondire la pratica di una lingua straniera, ti mette in una situazione scomoda che ti serve per la crescita, ti fa fare nuove amicizie, e diciamo che queste sono le spiegazioni principali.

Rileggendole, mi viene da dirti che le ragioni ufficiali sono anche vere. :)

Dalla mia esperienza ho vissuto tutto quello che mi hanno detto, pur dimenticandomi, una volta li, di averlo sentito.

Questo perchè tutte le spiegazioni che ti possono dare prima, per quanto vere e valide, non reggono il confronto con l’esperienza diretta.

Prima di partire, può capitare di essere tra l’eccitato e l’agitato, magari ti prepari prima, fai ricerche su usi e costumi, vedi quanto costa vivere li, quante sono le giornate di sole (eeehhh). Se sei un ragazzo, ti informi anche su come sono le ragazze, mentre se sei una ragazza, sulla densità di centri commerciali della zona. ;D

Una volta arrivato, può succedere di sentirsi spaesato, un po’ nel pallone, e puoi metterci alcune ore, come alcuni giorni, per capire che ti trovi in un altro paese, ed è iniziata la tua avventura.

Ma questa sensazione dura poco, e se sei abituato a viaggiare forse neache la senti. Una volta che entri nell’ottica, inizi a divertirti.

Le prime settimane servono per capire come vanno le cose ed esplorare, seguire i ritmi del posto e goderti il luogo. I mesi successivi…uguale, con la differenza che hai già capito come vanno le cose e quindi è praticamente tutto godimento.

I mesi possono passare così in fretta da arrivare alla fine senza rendertene conto, e tornare nella tua città forse con un misto di gioia e malinconia.

Perchè quindi avvicinarsi ad un’esperienza all’estero?

Proprio per tutte quelle spiegazioni ufficiali e qualcuna ufficiosa, che tanto dimenticherai una volta li, perchè a quel punto inizia la TUA avventura.

Ed anche perchè, tutti quelli con cui ho parlato, che si sono laureati senza avere svolto un’esperienza all’estero, si sono poi pentiti.

E’ un’occasione in più per te, un raro caso in cui l’unversità ti paga per divertirti all’estero.

Ovvio, tu vai li anche per studiare, non è proprio una vacanza, o almeno lo è dal 60% al 90% ma rimane quel 10-40% di studio, però, secondo me, è ben sopportabile. ;)

Quindi, invece di chiederti perchè, chiediti perchè no?! :)

Nel prossimo post vedremo i tipi di progetti messi a disposizione dall’università per andare all’estero, e ti darò la mia esperienza su quella che ho seguito direttamente: l’ERASMUS!

Buona giornata

Cristian

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15
Jul

laureati e soldi

L’università ha come scopo quello di farti studiare, per darti più informazioni da spendere nel mondo del lavoro, e quindi maggiore professionalità. Questo ti porterà maggiori entrate.

Questa è un po’ l’idea comune che si ha dell’università, ma sarà vero tutto questo?

Vediamo un po’, analizzo la frase pezzo per pezzo e vediamo quanto questa è corretta, secondo  quello che abbiamo intorno oggi.

L’università ha come scopo quello di farti studiare… Questo è corretto.

Lo scopo che si sono dati, fin dalla sua creazione, è stato quello di far accedere, chi se lo poteva permettere, gli studenti ad una formazione maggiore.

Infatti l’università era l’ultimo gradino, il più alto, prima di entrare nel mondo del lavoro.

Un laureato godeva di fama e prestigio, e questo fino a pochi decenni fa, e, per questi pochi fortunati, era molto semplice accedere a cariche dirigenziali in breve tempo.

L’obiettivo si è mantenuto nel tempo. Anche oggi l’università mantiene l’arduo compito di farti studiare, ma non si può dire altrettanto circa la formazione.

Tutti sappiamo che una grande pecca delle università italiane, riguarda il grande nozionismo che viene dispensato, e quindi la grande cultura che ti offre, sempre che ti ricorderai quanto hai studiato anche dopo, a discapito, però, della praticità.

Quindi si, ti fanno studiare ma, ti posso garantire, sempre meno. In 10 anni infatti i programmi si sono ridotti generalmente di 1/3, e questo comunque senza badare più di tanto alla concretezza.

Non a caso, oggi, la laurea non è più il gradino più alto dell’istruzione, ma i master e dopo l’apprendistato, hanno preso il suo posto.

…per darti più informazioni da spendere nel mondo del lavoro… finchè si parla di informazioni, la frase è corretta, ma come abbiamo visto poco fa, queste sono spesso troppo astratte per il mondo del lavoro.

Non a caso, infatti si parla di informazioni ma non di formazione.

L’università, purtroppo, ha mantenuto degli standard educativi e didattici di altri tempi, e non si sono ancora adeguati a quello che oggi il mercato del lavoro richiede, che è ben diverso da quello che richiedeva 50 anni fa, ma anche solo 10 anni fa.

Non ci si può aspettare del resto che una macchina così complessa come la struttura universitaria, si rivoluzioni ogni 4 anni, altrimenti sarebbe il caos.

Un ciclo di studi completo, infatti, dura 5 anni, che facilmente diventano 7. Sarebbe molto destabilizzante per uno studente vedersi cambiare le regole a metà percorso.

Quindi, purtroppo, l’università italiana, si è impigliata da sola in una struttura rigida.

Del resto cosa potrebbe fare?

Le idee qui non mancano. In America stanno già sperimentando le grandi potenzialità di internet legate all’apprendimento.

Alcune università, infatti, danno la possibilità di seguire corsi, legati al percorso universitario scelto, in qualsiasi altra università del globo che partecipi a questo progetto.

Il tutto avviene chiaramente via internet.

Una sorta di università online globale.

Se, per esempio, sei iscritto ad Oxford, ed aderisci al progetto, hai facoltà di seguire il corso di diritto romano del professor Tizio che insegna in Bocconi, piuttosto che quello di marketing internazionale del professor Caio alla Sorbonne di Parigi.

Raggiunta la laurea, potresti così trovarti, per esempio, 10 esami dati nella tua università, 10 in università tedesche, 5 in università francesi e 2 in quelle italiane.

Questo, secondo me, vuol dire guardare avanti.

In Italia invece, non c’è ancora questo tipo di apertura, nè da parte delle istituzioni, ma a dirla tutta neanche da parte di tanti studenti.

Pensa per esempio, che quando ho partecipato al progetto erasmus, nella mia università (Milano), i posti disponibili erano superiori di circa il 20% alle richieste.

Aprirsi al nuovo, aprirsi ad altre culture, e lingue, non è un tema così tanto sentito, ancora, nel nostro paese.

Per darti idea di quello di cui sto parlando ti faccio leggere questo articolo del corriere della sera che porpone delle statistiche su quanti parlano, oggi in Italia, una lingua straniera.

In sintesi il 66% della popolazione dichiara di averle studiate, ma oltre il 50% di questi non le sa parlare (inglese scolastico), ed il 52% non intende migliorare il suo livello neanche in futuro! :o

Curioso tra l’altro che, per dire conoscenza insufficiente di inglese, si usi il termine più accomodante di inglese scolastico…e questo la dice lunga su come viene insegnato nelle scuole. :/

Questo ti porterà maggiori entrate. Mi dispiace dirti che in Italia non funziona così.

Secondo i contratti collettivi di lavoro, infatti, un maggior stipendio ti viene riconosciuto solo se inizi un lavoro inerente a ciò che hai studiato. Negli altri casi, la laurea, non dà diritto ad un livello di inquadramento più alto rispetto ad un non laureato.

In questo caso, trovare un impiego, dopo la laurea, diverso da ciò per cui hai studiato, e credimi questo capita sempre di più, non solo non ti garantisce uno stipendio maggiore rispetto agli altri, ma colui che si è diplomato ed ha iniziato a lavorare 5 anni prima di te in quel settore, guadagnerà sicuramente più di te.

Questo perchè, sempre per legge, esistono i cosiddetti scatti di anzianità. A prescindere dall’azienda in cui hai lavorato, a parità di mansioni, sei tenuto ad un aumento di stipendio automatico ogni tot, come riconoscimento dell’anzianità lavorativa e professionale.

Questo vuol dire che se lavorerai per 10 anni in quel settore, il diplomato guadagnerà sempre più di te.

Amenochè non raggiungi una qualifica superiore alla sua. Però, visto che fai un lavoro diverso rispetto a ciò per cui hai studiato, o hai imparato qualcosa di più di 4 nozioni, nel periodo universitario, o la laurea non ti servirà neanche per spiccare tra gli altri a livello professionale.

In quel caso perchè dovrebbero darti una qualifica superiore a chi ha una maggiore conoscenza e competenza in quel settore?

Alla fine, allora, a che serve la laurea?

A tante cose a livello personale, rimane un incognita, invece, dal punto professionale, lavorativo e di guadagno.

Con questo non sto certo discriminando i laureati, sto invece dando una visione che abbraccia diversi aspetti della realtà in cui siamo oggi immersi.

Cristian

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9
Jul

perchè la laurea?

Molti di coloro che escono dalla scuola superiore, intesa sia come liceo che  ragioneria, ed anche indirizzo professionale, iniziano l’università.

Sempre più ragazzi che si iscrivono e sempre più studenti che lasciano l’università.

Perchè?

I motivi sono milioni, ma in questo momento voglio concentrarmi sul discorso motivazione.

Ti sei mai chiesto perchè studiare, e perchè darsi tanta pena per ottenere la laurea?

Io francamente me lo sono chiesto diverse volte.

Ottenere la laurea non è una passeggiata. Chiunque, anche chi trova facile studiare, e passare brillantemente gli esami, comunque investe ore ed ore al giorno sui libri, soprattutto in vista degli esami.

Una dedizione del genere deve avere un forte motivo alle spalle.

Questa è la motivazione, il motivo per compiere un’azione.

Perchè quindi puntare alla laurea?

Negli anni mi sono dato diverse spiegazioni.

Confesso che il primo anno il motivo era: perchè è una tappa obbligata.

Venendo dal liceo linguistico, infatti, non vedevo alternative.

Questa però, per me, era una motivazione decisamente debole. Infatti dopo circa 6 mesi, già lavoravo.

E l’università? Avevo seguito 4 corsi, studiato poco, ma soprattutto avevo assaporato la libertà di fare quello che mi pareva. Così ho iniziato a frequentare sempre meno, a prendermi più tempo per me, a guardarmi intorno ed alla fine ho iniziato a collaborare con una società che vendeva assicurazioni.

Niente stipendio fisso, solo provvigioni, e niente orari fissi. Dipendeva tutto da me.

La soluzione ideale per sperimentare il mondo del lavoro, senza dover dire in casa che non seguivo più i corsi.

Inutile dire come è finita…per i quattro anni successivi mi sono dedicato solo al lavoro.

Solo dopo diversi anni, ho deciso di tornare in università.

Perchè? Per una rinnovata motivazione.

Fino a quel momento, non c’era una ragione, razionale e specifica, percui dovessi darmi tanta pena per studiare e passare gli esami.

Ma l’ultima esperienza lavorativa me ne aveva data una forte.

I tre mesi precedenti al nuovo ingresso in università, li avevo spesi, a 1000 km dalla città in cui vivevo e vivo (Milano), trovandomi un lavoro nel sud Italia.

Non sto qui a dire le ragioni di questa scelta, fatto sta che in quel luogo, in quel lavoro, ho imparato tanto e non solo a livello professionale. Ho imparato anche qualcosa sulla gestione delle emozioni e su come rapportarmi verso chi comanda (cioè il datore di lavoro).

Quel modo burbero di trattarmi, per uno stipendio misero, è stata per me la giusta motivazione, che mi ha spinto a tornare in università, e definire il mio percorso di studi, o meglio iniziarlo visto che avevo in archivio solo due esami.

La mia motivazione iniziale, è stata quella di laurearmi, per non dover più sottostare ai capricci di un capo ignorante, che mi dava uno stipendio da miseria, ma essere io, magari, a guidare un gruppo, un domani.

Da allora (2003) le motivazioni sono cambiate di anno in anno.

Oggi, per esempio, la laurea mi serve per dare forza ai miei lavori online.

Nel mercato del lavoro e dell’ecommerce, soprattutto italiano, è molto più rilevante, e dà molta più credibilità, leggere un articolo, un ebook, un libro scritto da un laureato, che gli stessi lavori scritti da un non laureato.

Una laurea per gli altri insomma? In un certo senso si, il che va bene, basta esserne consapevoli.

E’ un po’ come sapere che guardare la tv rincretinisce.

Puoi iniziare una campagna contro la tv, e contro il sistema, o sfruttare uno strumento, che tanto oggi è così potente da dettare le regole, e, per esempio, comprare una rete, e metterci quei contenuti che tanto vorresti tu.

Questa è certamente un esempio fatto in grande, ma rende bene l’idea.

La laurea piace tanto al mercato italiano, non solo ai datori di lavoro, ma anche a chi entra in contatto con te a livello professionale, ed a volte anche a livello sociale. E’ inutile far finta che non sia così.

Quindi sapendo questo, quanta fatica dovresti fare per cambiare la mentalità della gente facendogli assimilare il concetto che la laurea non conta un piffero? Non ho detto farlo capire, ho detto farlo assimiliare.

Quanto, invece, diventa più semplice, potendolo fare, assecondare il modo di pensare del mercato, usandolo a tuo vantaggio?!

Il mercato vuole una laurea per riconoscere onestamente il mio lavoro? Questo è in linea con quello che voglio io? Bene allora diamogli una laurea! ;) Tanto non rechi danno a nessuno.

Certo, questa è una nuova acquisizione che mi dà una buona motivazione ora che ho finito.

Se mi fosse venuta in mente 5 anni fa, non avrei certo continuato a studiare.

Ogni momento della tua vita ha delle motivazioni più adatte di altre.

Quindi, per me, oggi, la scelta della laurea, è in un certo senso dedicata agli altri, nell’ottica di essere riconosciuto al meglio,  ed essere preso più sul serio, nei lavori che realizzo e propongo.

Un altro motivo, più esoterico, per così dire, è legato al concetto di chiusura di un ciclo, che è qualcosa di più che portare a compimento un obiettivo.

Qual è invece, sinceramente, la tua motivazione?

Qual è il motivo vero per cui vuoi passare, 3 o 5 anni, a studiare materie, il 70% delle quali non ti serviranno? Tenendo poi presente che quanto hai già studiato, probabilmente, lo hai già dimenticato all’80%?

Perchè quindi laurearsi? A te la risposta.

Cristian

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