Skip to content

Posts tagged ‘università’

17
Mar

servizio studenti 2

Nel post precedente servizio studenti 1, ho posto l’attenzione su una diffirenza fondamentale; sintetizzando potrei dire: la differenza tra studio e contorno.

Come universitario il tuo obiettivo sarà quello di passare gli esami e laurearti (studio), ma fai attenzione che l’università non è solo questo, ma offre anche molto altro (contorno). Ho fatto qualche esempio per farti notare quante altre opportunità ti offre l’unviersità come struttura, oltre alle classiche lezioni accademiche. Se non lo hai ancora fatto, leggi servizio studenti 1 per saperne di più, prima di continuare. Di che parliamo oggi? Eccoti lo schema in 6 punti di servizio studenti 2:

  • lo studio è il 35% dei vari servizi che offre l’università

  • per scoprire il 65% nascosto occorre rendersi

    proattivi

  • la proattività può essere scomoda

  • bisogno superare le 2 P: pigrizia e paura

  • primo step: lasciati incuriosire e meravigliare dal mondo come facevi da bambino

  • farlo è semplice: poniti questo intento come priorità della giornata  per almeno 30 giorni

Ci siamo lasciati con un invito a scoprire cosa può offrire la tua università come servizi aggiuntivi, e ad attivarti per coglierli.

Ora, so bene che cambiare le proprie abitudini non è per niente facile. La piscologia ci insegna che l’essere umano è naturalmente portato a riprodurre quello che già sa fare, e tende ad allontanarsi dalle novità.

Pigrizia e paura sono le parole chiave legate alla novità. Pochi sono coloro che si sentono eccitati davanti al nuovo, hanno desiderio di scoprire, sono curiosi e proattivi. O meglio c’è una categoria di persone che è così, e sono i bambini.

Pensa a quando eri bambino, quanto ti affascinava ogni nuova scoperta, quanto era facile farsi sorprendere dalle meraviglie del mondo.

Poi si cresce, e veniamo condizionati dai comportamenti adulti e responsabili: “questo non si fa, quello non si dice, quell’altro non si tocca…”. Poco per volta abbiamo imparato che per non essere sgridati o fare brutte figure, dobbiamo stare al nostro posto. Non uscire dagli schemi e sicuramente nessuno ti dirà nulla. Un po’ tutti abbiamo imparato questo.

Perchè ti dico ciò? Cosa centra con l’agire in modo diverso?

Questa è proprio la domanda chiave. Ti è mai capitato di voler fare od ottenere qualcosa ma non avere il coraggio di provarci? Per esempio con quel/la ragazzo/a, in quel contesto, quella volta che volevi fare una domanda e non l’hai fatta…

Una spiegazione è che hai dimenticato la spontaneità di quando eri bambino/a. Ricorda quel periodo, quanto era facile conoscere altri bambini? dire quello che pensavi?!… Direi che era spontaneo. 😉

Ecco la relazione. Per agire in modo diverso, esplorativo, proattivo, serve recuperare la meraviglia di quando eri bambino.

Recupera la meraviglia di quando eri bambino. Lasciati stupire dal mondo. Lascia che questa energia torni alla luce, e cammina con curiosità! E’ molto più semplice di quello che sembra.

Io mi sono stupito di quanto è bello il duomo di Milano, a 19 anni, la prima volta che mi sono trovato a fare da cicerone, nella mia città, ad una ragazza che veniva da fuori. Per 19 anni non mi ero accorto di quello che avevo sotto gli occhi, pur passandovi davanti tutti i giorni. In quel preciso momento invece è successo qualcosa, come se mi togliessi una benda dagli occhi e vedessi finalmente forme e colori prima sfuocate. Oggi, ogni volta che passo davanti al duomo scopro un dettagli nuovi e mi lascio affascinare dai maestri del passato.

Come vedi è facile, e puoi tenere per te questo esperimento, senza esporti con nessuno, se non ti va, tanto, ad un certo punto, ti verrà spontaneo condividere, ma questo è un altro discorso.  Quello che serve ora, invece, è la volontà di attingere nuovamente a questa energia dentro di te.

Vuoi fare le cose fatte bene? Per i prossimi 30 giorni, metti come prima priorità del giorno quella di guardare il mondo con gli occhi di quando eri bambino, e lasciarti meravigliare da almeno 1 cosa al giorno. A fine serata scrivi quella cosa in un quaderno, ti potrà tornare utile in futuro.

Tutto qui? Per ora si. Questo è il primo passo, si parte da qui. E’ semplice e va fatto, se vuoi uscire dall’ordinarietà, e prendere davvero quello che il mondo ha da offrirti.

Buon lavoro.

Cristian

15
Mar

servizio studenti 1

In questi ultimi post ho affrontato il tema università non solo come studio, ma in senso più generale.

L’università è l’ultimo gradino (se escludiamo il master) prima di entrare nel mondo del lavoro. Puoi salire in 2 modi questo gradino:

 

  1. guardando la scala (concentrato solo sullo studio e sul passare gli esami)

  2. guardandoti intorno (studi, passi gli esami e ti accorgi che c’è dell’altro)

 

Io, ma anche la maggior parte dei tuoi futuri datori di lavoro, trovo più interessante il secondo. Tutti i post precedenti sono stati dedicati al primo gradino. Ho parlato di pianificazione degli obiettivi, organizzazione degli esami, gestione del tempo, comunicazione con i professori, tecniche di memoria… (trovi tutto nel post 1 anno di blog).

Tornerò a parlare di questi argomenti, ma voglio anche guardare insieme a te il secondo gradino, tanto importante quanto il primo se non di più.

Arriviamo al dunque quindi: che cosa vuol dire guardasi intorno e come si fa?

Ottimo, questa è proprio la domanda che mi aspettavo! 😉

Ti rispondo facendoti io una domanda: quanti sevizi ti può offrire l’università?

Mi spiego con un esempio. L’università prima di tutto ti offre la possibilità di studiare, dando aule e professori più o meno competenti, e questo è già 1 serivzio. Ma l’università offre anche la possibilità di studiare all’estero, e questo è già un altro servizio. Molte università danno la possiblità agli studienti di lavorare al suo interno (da me si chiama progetto 150 ore, nelle quali vieni pagato per eseguire compiti vari all’interno della struttura), ed indovina un po’, anche questo è un altro servizio.

La domanda quindi è: che cosa ti offre l’università in più, utile per la tua crescita? (cioè oltre le classiche lezioni)

Anzi guarda, prendi carta e penna e scrivi un elenco di tutti i servizi che la tua università offre allo studente. Se non ne hai idea consulta il sito o rivolgiti alla segreteria studenti.

Io ti riporto alcuni servizi a titolo di esempio

  • erasmus e progetti simili di studio all’estero
  • collaborazioni studentesche (es. 150 ore)
  • rappresentante degli studenti (mi sarebbe piaciuto sperimentare per vedere il “dietro le quinte universitario”, es. partecipando alle riunioni dei docenti)
  • sovvenzioni alle associazioni universitarie (es. per oltre 2 anni ho collaborato con un’associazione di accoglienza erasmus incoming sovvenzionata dall’università. Sia collaborare che fondarne una è un’esperienza che consiglio)

Si dice che per valutare la qualità di un ristornate si debba vedere la cucina. Diciamo che questi servizi aggiuntivi sono un po’ le cucine dell’università. Se hai questa opportunità perchè non sfruttarla?! 😉

Rimanendo sull’esempio, se dovessi comprare una guida sui migliori ristoranti di Milano, preferiresti la classica recensione o, allo stesso prezzo, una guida che svela anche gli altarini di quello che accade in cucina?

Probabilmente la seconda. Bene! Ora pensa a questo: tu sei l’autore ed i tuoi futuri datori di lavoro sono gli acquirenti della tua guida. Ora sta a te decidere cosa scriverci sopra! 🙂

Certo, per fare questo, occorre agire e muoversi in amibiti che forse non sei abituato ad esplorare. Quando a 19 anni ho letto per la prima volta del progetto erasmus ho pensato: non sono mica matto ad andare in un paese estero, senza sapere l’inglese, nè sapendo che mi succederà. A 24 anni non vedevo l’ora di partire! Cosa è cambiato in 5 anni? L’approccio al nuovo.

Le novità possono fare paura, lo so bene, e lo confermano gli psicologi, noi siamo tendenzialmente portati a fare cose ripetitive perchè le novità in qualche modo risultano scomode.

Diciamo che questo è un argomento delicato che vale la pena affrontare a parte. Anzi sai che faccio, te ne parlo nel prossimo post.

Intanto ti lascio al tuo esercizio. Se non te ne sei mai interessato, ti stupirai di tutto quello che può offrire l’università, ma che spesso pochi sanno.

Buona giornata.

Cristian

2
Feb

nuova pagina: omaggi e consigli

Ciao,

ho appena inaugurato una nuova sezione nel blog, la trovi in alto a destra, l’ho chiamata omaggi e consigli.

All’interno trovi la recensione del mio ebook esame orale: un gioco di ruolo tra studenti e professori, che puoi scaricare gratuitamente dalla colonna di destra.

Inoltre trovi anche consigli di letture utili per l’università; per esempio dalla gestione del tempo, alla motivazione, dal crearsi obiettivi stimolanti alla comunicazione efficace. L’idea mi è venuta rispondendo alle tante email che mi chiedono suggerimenti su letture utili. Visto che il tema mi sembra interessi a molti, ho pensato di aiutare tutti quanti dando vita a questa sezione (tranquillo se mi mandi un’email non mi offendo, continuerò a risponderti ;)).

E’ una sezione che arricchirò man mano. Al momento trovi la recensione su quello che per me è il migliore ebook sulla gestione del tempo nel rapporto qualità/prezzo.

Per approfondimenti clicca qui. 🙂

Più che mai in questa sezione, anche i tuoi commenti sono preziosi, specie se hai qualche lettura da consigliare.

A presto.

Ciao

Cristian

26
Jan

perchè disoccupati dopo la laurea 3

Ciao, rieccoci a parlare di università e lavoro, anzi non lavoro.

Questo è il terzo post sul tema perchè disoccupati dopo la laurea. Prima di andare avanti ti consiglio di leggere:

perchè disoccupati dopo la laurea 1, in cui parlo delle cavolate che ci raccontano,

perchè disoccupati dopo la laurea 2, nel quale svelo da cosa dipende lo stato di disoccupazione.

Se non li hai ancora letti ti consiglio di farlo prima di proseguire perchè è un discorso unico. Insomma  non vorrei mai che non capissi una cippa di quello che sto per dire. 😀

Prima di entrare nel vivo del discorso, eccoti il riassunto del post in 5 punti:

  • economia e motivazioni personali, quale dei due è più importante?
  • l’esempio di Simona Melani che provoca pubblicamente la Gelmini e diventa famosa
  • credenze e convinzioni, quali sono le tue?
  • come sfruttare le tue competenze per emergere?
  • il giusto atteggiamento: saper ragionare con la propria testa, avere chiara la meta, capire cosa ti può dare la laurea oltre a semplici nozioni

Quindi, abbiamo visto che quello che fa la differenza sei tu e le tue motivazioni. Già capire questo ti da un grande vantaggio rispetto all’80% di chi si laurea pensando che sia colpa della società o dell’economia se non trova lavoro.

Per rafforzare questo concetto, ti invito a leggere questo articolo che sta divetando famoso. E’ un articolo scritto su facebook da Simona Melani, una ragazza di 25 anni laureata in scienze della comunicazione, come provocazione alla Gelmini che il giorno prima, in una trasmissione, ha dichiarato che proprio la sua laurea non serviva a nulla.

Questa ragazza attualmente lavora e studia, e da quel che dice non ha mai smesso di farlo fin da quando era adolescente. Oggi questo articolo sta girando l’Italia e quella che era la provocazione di una sconosciuta è diventato il grido di protesta di tanti studenti, laureandi e laureati.

Anni spesi a conseguire una laurea dichiarata inutile dallo stesso ministro dell’istruzione, permette ad una ragazza comunque, nel suo piccolo, di diventare famosa! Eppure è una studentessa come te e come tanti altri. Come mai lei è emersa dalla massa? Cosa la differenzia da tanti altri?

Mi vien da dire, innanzitutto, il fatto che aveva ben in mente come impiegare la sua laurea. Non è un caso che una ragazza laureata in scienze della comunicazione ci dia lezione di come si comunica in modo efficace! 😉

Ma non è solo questo, c’è dell’altro, sto parlando delle sue credenze. Davanti ad una frase del ministro dell’istruzione di turno che dice: la tua laurea non serve a nulla, si può reagire essenzialmente in 2 modi:

1) ti faccio vedere io se non serve a nulla! :p

2) cavolo se lo dice anche il ministro che speranze ho?! 🙁

Da cosa dipende una reazione o l’altra? Dalle convinzioni personali, dal credere di potere, dal fuoco di voler dimostrare, dal desiderio di alzare il dito medio quando ci sei riuscito ;), ecc…

In 1 parola, Simona ha dimostrato di saper ragionare con la propria testa e di non accettare il parere dell’esperto di turno. Questo si chiama atteggiamento, e ne parlo anche qui.

E tu, come puoi sfruttare al meglio la tua laurea? Preferisci aspettare che gli altri facciano qualcosa per te, o fare da solo qualcosa per te? Come stai sfruttando questi anni in università? Che cosa prendi oltre qualche nozione? Quale valore aggiunto ti sta dando questo percorso di studi che altrimenti non avresti?

Certo, mi rendo conto che queste domande sono molto dirette, era proprio il mio intento. In realtà queste sono domande iniziali che introducono ciò di cui parlerò la prossima volta, cioè l’atteggiamento più produttivo che puoi tenere in università, per ottenere qualcosa di più di un pezzo di carta chiamato laurea.

Intanto ti lascio con queste domande. Già prenderti del tempo per dare le risposte ti sarà di grande aiuto, la prossima volta vedrai perchè.

Buona giornata.

Cristian

17
Jan

perchè disoccupati dopo la laurea 2

Ciao,

nel post precedente abbiamo introdotto il discorso su come mai ci sono tanti laureati che sono rimasti disoccupati dopo la laurea, o vivono il precariato.

Ho richiamato un po’ quelli che sono i motivi generali che si sentono dire, ma sarà proprio tutto vero? O meglio sarà solo quello?

Prima di continuare eccoti lo schema in 5 punti del post di oggi:

  • economia, cultura, storia e società hanno il loro peso sulla situazione lavorativa odierna in Italia
  • esiste però un elemento ancora più importante che può influenzare gli altri: TU
  • tra tutte le componenti della disoccupazione, io mi concentro sull’unico che può essere direttamente migliorato: te stesso!
  • esiste un piccolo grande segreto che ti può differenziare dall’80% dei laureati di oggi: capire le vere motivazioni della tua laurea. Perchè vuoi laurarti?
  • esistono motivi apparenti (più sicurezza di trovare lavoro, accedere a professioni ben pagate, guadagnare di più…) e motivi reali (quelli più personali che trovati sono il motore per grandi performance)

Sicuramente il lato economico conta, il lato storico culturale anche, e la politica fa la sua parte.

Come sai, però, a me non piace puntare il dito verso qualcuno in particolare, preferisco fare un altro tipo di ragionamento. Cioè: se la condizione attuale è quella che è, cosa posso fare IO per venirne fuori? Cosa posso fare IO per evitare di finire nella massa di disoccupati dopo la laurea?

Queste sono le domande a cui mi piace rispondere. Non giudico gli altri tipi di notizia, dico solo che preferisco occuparmi di qualcosa che dipende direttamente da me, perchè quella è la parte che posso migliorare.

Quindi cosa si può fare per non uscire dalla laurea e trovarsi disoccupati?

La prima cosa che puoi fare è avere le idee ben chiare sul perchè vuoi laurearti.

Quali sono le motivazioni profonde che ti hanno portato a ritardare di x anni il lavoro pre prendere un pezzo di carta? Ragioni economiche? Culturali? Evolutive? Non lo so?

Barra la tua risposta, ma occhio che il mondo del lavoro non ama assumere chi non sa  perchè fa le cose, o lo fa per una speranza (di trovare un posto di lavoro migliore). Il ragionamento è: se non sai perchè hai preso una laurea, non sai neanche perchè lavorare, oltre che per uno stipendio. Preferisco qualcuno più motivato.

Fai attenzione quindi a presentarti ad un colloquio di un certo tipo con il tuo bravo elenco di motivazioni convincenti (per essere convincenti occorre che prima convincano te).

Io per esempio ho deciso di riprendere gli studi ed arrivare alla laurea, all’inizio per conoscere degli strumenti di gestione di un team, quando ho visto che l’università non poteva darmi quello che cercavo, ho cambiato motivazione. Oggi mi laureo per dare forza ai lavori online che sto sviluppando, come scrivere in questo blog, scrivere ebook… Purtroppo in Italia piace molto l’idea di comprare qualcosa scritta da un laureato piuttosto che la stessa cosa scritta da un non laureato, come amiamo molto di più le opinioni date da specialisti della materia rispetto a chi non ha quel titolo (può sembrare strano ma a livello statistico è così).

So che non è immediato trovare LA motivazione, quella più vera, ma ci sono esercizi appositi che ti aiutano in questa ricerca. E’ molto probabile che una volta trovato il tuo cosiddetto driver, avrai un nuovo tipo di energia, sarai più focalizzato, salirà la concentrazione ed otterai performance molto migliori.

Capire perchè perseguire un obiettivo, qual è il driver che ti aiuta ad ottenere grandi performance, è uno dei piccoli grandi segreti che ti possono differenziare dall’80% dei laureati che arrivano alla tesi, la discutono e cercano lavoro senza sapere perchè, però si chiede perchè non lo trovano! 😮

Del resto il passo è breve. Se sai perchè ti vuoi laureare, sai perchè vuoi ottenere lavoro in quel settore e con quella compagnia. Non nel senso che i motivi devono essere gli stessi, ma perchè hai allenato la mente a farti queste domande.

Presentarti davanti ad un potenziale datore di lavoro con la speranza che ti assuma perchè è il decimo colloquio che fai, o presentarti concentrato sul fatto che è quello il lavoro che vuoi per questo e questo motivo, è come rispondere alle domande di un esame in modo deciso, quasi sfidando a farti altre domande, piuttosto che rispondere velocemente nella speranza che non ti chieda altro.

Ho scritto 6 post su come gestire gli obiettivi e trovare la giusta motivazione. Li trovi qui, o puoi andare nella categoria: organizzare lo studio.

Una volta che sai davvero perchè fai quello che fai, sei pronto per il prossimo passo.

Ma di questo ne parliamo la prossima volta.

Buona giornata

Cristian

13
Jan

perchè disoccupati dopo la laurea 1

Ciao,

oggi voglio capire insieme a te perchè ci sono tanti, troppi disoccupati laureati nel nostro bel paese, da cosa dipende e se ci sono soluzioni nel breve periodo.

Prima lo schema del post in 3 punti:

  • esiste un punto di vista economico, che parla di periodi di recessione ed espansione
  • esiste un punto di vista sociologico, che parla di bamboccioni
  • esiste un punto di vista politico che parla di frignacce

Già, disoccupati… perchè disoccupato… da cosa dipende… Quante volte hai letto queste frasi? Quante volte ne hai letto il contenuto? Ed ora dimmi: quante volte il contenuto ti ha soddisfatto?

Vedi, se fossi un economista, per spiegarti la disoccupazione di oggi ti parlerei dei grafici della crescita economica. Cioè in alcuni periodi storici hanno studiato che l’economia mondiale cresceva (crescita/espansione), in altri periodo storici scendeva (recessione), ma nel lungo periodo la tendenza era al rialzo.

Un po’ come gestire una banca: prendi soldi da altri, presti i soldi che hai ad altri, ma alla fine ne hai più di prima.

Quindi un economista serio ti direbbe che questa recessione (per piacere basta chiamarla crisi!), è fisiologica. Passato questo periodo, probabilmente di un paio d’anni ancora, ci sarà una forte accelerazione economica.

Se invece i numeri ti annoiano, magari ti son rimasti più impressi gli articoli che parlano di società. In quegli articoli, di solito, si dice che i giovani di oggi hanno una fibra meno forte rispetto alla gioventù degli anni 50 che è uscita da una guerra massacrante con una grande voglia di ricostruzione e riscatto.

Oggi invece abbiamo tutto pronto, i ragazzi stanno a casa fino a 30 anni, anzi ieri sentivo che il 30% dei giovani rimane a casa fino a 34 anni, occorre che ci si svegli.

Ecco un’immagine che fa capire bene il concetto. 😀

Però può anche essere che le ramanzine storiche non ti piacciano più di tanto, quindi buttiamoci sulla politica. Il governo attuale ha tagliato i fondi all’istruzione, quindi la qualità della stessa è diminuita, ci sono meno possibilità per gli studenti, ed in particolare gli universitari, di essere competitivi nel mondo del lavoro, rispetto soprattutto ai partner europei, e questo ci penalizza doppiamente in questo momento di crisi economica.

Vabbè dai chiudiamo con la frase classica: “le università e l’istruzione in Italia fanno pietà!”

Quante volte hai sentito dire o senti dire queste frasi? Quante volte ti hanno convinto?

Ma quindi sono tutte frignacce? Ma allora perchè ci sono tanti laureati che sono disoccupati in Italia?

In realtà sono mezze frignacce, o mezze verità se vuoi. Tutte hanno un loro fondamento, peccato che da sole non bastano a spiegare la situazione attuale, ma la cosa divertente è che la maggior parte dei sostenitori di una o dell’altra teoria, crede di si.

Per ora mi fermo qui. Preferisco rinviare le conclusioni alla prossima volta, quando le leggerai capirai perchè.

Intanto ti auguro una buona giornata, e se ti va di commentare quanto scritto finora lascia pure un commento qui sotto.

Ciao

Cristian

14
Dec

tecniche di memoria: come usare le mappe mentali

Eccoci arrivati all’ultima parte del post sulle tecniche di memoria.

Come universitario ho usato molto queste tecniche in quasi ogni esame dato in università.

L’università è, secondo me, la fonte per eccellenza dove poter praticare le mappe mentali, come tutte le altre tecniche che ti ho mostrato nei post precedenti.

Prima di proseguire eccoti lo schema in 8 punti su come usare le mappe mentali:

  1. le mappe mentali servono per: schematizzare, memorizzare e studiare più velocemente
  2. nelle mappe mentali si inseriscono solo le parole chiave
  3. ogni parola chiave deve richiamare un concetto, se così non è, cambia parola
  4. le parole chiave si trovano leggendo 3 volte il testo. La prima volta velocemente per avere un’idea generale, la seconda lentamente e sottolineando. Nella terza leggo solo le sottolineature e cerchio le parole più importanti che richiamano il concetto.
  5. Può essere una parola interna al testo o esterna. Nel primo caso riporti sulla mappa la parola trovata, nel secondo usi una parola che per te sintetizza bene il concetto.
  6. Trova le parole chiave ed inseriscile nella mappa, partendo dal centro verso la periferia del foglio. Nel centro inserisci le parole chiave più generali che richiamano diversi concetti o capitoli. Più andrai verso i margini del foglio, maggiore sarà la specificità dei concetti, come puoi notare nei disegni cliccando qui e qui.
  7. finita la mappa rileggila e verifica di ricordare tutte le parole. Se così non è, cambia quelle che non ti dicono nulla, poi una nuova verifica, finchè tutte le parole ti richiamano un concetto.
  8. per memorizzare la mappa usa la tecnica dell’osservazione: Dividi il foglio in 4 quadranti e poniti le domande del buon osservatore: cosa vedo? che colori ci sono? quante parole ci sono? di che dimensione? in che posizione? ci sono disegni?… Chiudi gli occhi e ricostruisci il tutto nella mente, prima di passare al quadrante successivo.

Se ti fossi perso le puntante precedenti, ti consiglio di dare uno sguardo anche agli altri post prima di proseguire, perchè è un discorso unico.

Di seguito ti riporto uno schema del mini corso di memoria online:

Nel primo post abbiamo parlato di atteggiamento e ti ho spiegato qual è l’approccio migliore, secondo me, per avvicinarsi a queste tecniche. Senza una motivazione forte, le tecniche migliori non servono. Poi ti ho dato dei suggerimenti su come sfruttare la creatività, per sviluppare l’emisfero che di solito dorme quando studi (il destro). Il terzo post è stato dedicato alla prima tecnica di memoria, che in realtà è un antipasto delle tecniche più complesse, e l’ultimo alla costruzione delle mappe mentali.

Oggi vediamo come studiare con questa tecnica di memoria.

Nella mappa mentale, come abbiamo visto, inserisci le parole chiave di un discorso.

E qui la prima domanda: come si trovano le parole chiave? La risposta è più semplice di quel che sembra.

Leggi una prima volta il capitolo che vuoi studiare oggi…guai a te se sottolinei però! 😀

Scherzi a parte, la prima lettura deve essere veloce e sommaria. Non stare a sottolineare già adesso, perchè magari tra 5 pagine trovi lo stesso concetto sintetizzato o espresso meglio.

La prima lettura ha proprio lo scopo di leggere velocemente per capire le parti di libro che puoi scartare. Da una ricerca è emerso che spesso l‘80% dei libri di testo sono struttura, solo il 20% è sostanza. Quindi l’80% serve per incorniciare quel 20%!

Secondo te, quale sarà la parte che studierai sottolinierai e da cui tirerai fuori le parole chiave?

Esatto, quel 20%! 🙂

Quindi, prima lettura screma. Togli fisicamente, facendo una riga con la matita, le parti struttura, come gli esempi, i paragoni ecc…che possono servire forse per capire meglio, ma non ha senso ripassarci sopra una seconda volta. Comunque se sei nel dubbio, lasciala.

Nella seconda lettura prendi la matita ed inizia a sottolineare i concetti salienti di quel 20% rimasto.

A quel punto avrai delle righe o capoversi sottolineati, e non tutto il libro :D, e da quelle righe trova qualche parole chiave che esprima il concetto.

Le parole chiave possono essere interne al testo o esterne. In questo secondo caso dai libero sfogo alla fantasia per trovare la parola più adatta che sintetizzi il tutto, e che nel leggerla richiami facilmente il concetto.

Quindi interne al testo: sono già scritte. Esterne al testo: te le inventi. Nel secondo caso va bene tutto, basta che richiami il concetto. Per esempio, in diritto privato esiste il concetto di nullità del contratto e non ripetibilità per i contratti conclusi con minorenni. A me viene in mente, per ricordarmi il concetto, quando all’età di 9 anni, un camionista mi ha dato 10 euro per  comprargli le sigarette. Cosa ho fatto io? Sono scappato con i soldi! 😀 Legalmente il contratto era nullo (anche se verbale era un contratto), cioè non valido, e sempre legalmente lui non poteva avere indietro i soldi (non ripetibilità). Quindi quali saranno le parole per ricordarmi questo concetto? Nel mio caso, camionista e sigarette! 😉

Dove segnerai le parole chiave? Su un foglio bianco che diventerà la tua mappa mentale.

Il modo di creare una mappa mentale te l’ho mostrato nell’altro post, qui ti dico come metterlo in pratica.

Una mappa mentale può racchiudere un capitolo, un argomento, mezzo libro, dipende da tanti fattori. Che siano 5, 50 o 500 pagine, l’importante è avere chiarezza. La mappa ha il compito di farti richiamare velocemente le informazioni con un colpo d’occhio.

E’ fondamentale quindi che ogni parola inserita ti richiami il concetto, se questo non succede, quella mappa avrà dei buchi.

Come fare ad essere sicuro di aver usato le parole chiave migliori? Anche questa domanda ha un risposta semplice: con la verifica del giorno dopo! 🙂

Mettiamo che oggi studi 50 pg di diritto privato, che sintetizzi in 1 sola mappa. Se ritorni sulla mappa dopo 1 ora, probabilmente ricorderai tutto.

Invece lasciala riposare, ed il giorno dopo, prima di continuare a studiare nuovi argomenti, leggi la mappa e verifica che ogni parola richiami un concetto. Se così non è, cambia quella parola che non ti torna con una migliore per te. Se ne hai messe poche aggiungine qualcuna, se ne hai messe troppe togline qualcuna (perchè fare più fatica, se con meno ottieni lo stesso risultato?! ;)).

Per questo le mappe si disegnano in matita. Dopo aver fatto la verifica, e tutto torna, colora, e rendi vivace il tuo disegno, e mentre lo fai, memorizza i concetti.

Come si memorizza? Ti suggerisco 1 metodo immediato tra i vari che insegnano ai corsi di memoria.

Dividi il foglio in 4 quadranti con l’immaginazione. Ora prendi il primo quarto e fatti le domande del buon osservatore:

  • che cosa è rappresentato?
  • quante parole chiave ci sono?
  • che parola ha ogni parola chiave?
  • ci sono disegni associati?
  • che posizione grafica ha ogni parola?

Osservare vuol dire proprio farsi queste domande, e tutte quelle che ti vengono, per fissare meglio che puoi nella mente la tua mappa. Dopodichè chiudi gli occhi e visualizza nella mente la mappa, senza sbirciare il foglio.

Se ricordi tutto, procedi col secondo quadrante, altrimenti torna su quelle parole che non ti vengono e riempi di maggiori dettagli l’osservazione.

Così come descritta può sembrare lunga, invece, con un po’ di pratica, puoi facilmente arrivare a memorizzare una mappa in qualche decina di minuti, e quando diventi esperto, anche in un pugno di minuti.

Ti ricordo che una mappa racchiude di media 20,30,40,50 pagine; io conservo mappe da 80 pagine anche.

Anche se ci dovessi mettere 50-60 minuti all’inizio, come ti sembra memorizzare 80 pagine in 1 ora? 🙂

Bene. Ora non ti resta che provare, sperimentare, testare e vedere come va!

Con queste righe concludo il trend sulle tecniche di memoria.

Ricorda comunque che quelle che ho scritto sono informazioni base e generiche su come poter usare queste tecniche. Se vuoi approfondire, ti consiglio di seguire un corso, google ti può essere d’aiuto in questo caso, basta scrivere corso di memoria, ti sorprenderà quanti ne puoi trovare, oppure con qualche libro sulle mappe mentali.

Per esempio per iniziare ti consiglio questo libro di Tony Buzan, l’ideatore delle mappe mentali, dal titolo: come realizzare le mappe mentali.

Con questo ti saluto e ti do appuntamento alla prossima volta.

Se qualcosa non ti è chiaro ricorda che puoi lasciarmi un commento qui sotto, o scrivermi a universitastudenti@gmail.com

Ciao

Cristian

10
Dec

università e futuro

Ciao,

in questo blog ho già parlato di quello che l’università può dare come futuro, a livello pratico ad uno studente.

Mi hanno segnalato un video molto interessante che ti consiglio di guardare. Parla proprio delle università, dei loro pregi e difetti.

situazione universitaria in italia

Ti consiglio di ascoltarlo senza identificare politicamente chi te lo racconta. Non è importante a quale partito appartiene, sono più importanti le parole che dice.

Tranne sulle ultime battute come soluzione per una migliore università, concordo con buona parte delle premesse e considerazioni fatte circa l’università in Italia.

Guardarlo può darti qualche spunto di riflessione in più.

Buona visione

situazione universitaria in italia

Cristian

7
Dec

tagli all’istruzione e alle università

E’ noto quello che sta succedendo in queste settimane circa i tagli all’istruzione e soprattutto alle università.

Già l’anno scorso gli studenti avevano manifestato per una riduzione drastica delle sovvenzioni statali.

Sembra che questo governo non abbia molto a cuore la qualità dell’istruzione che i giovani possono ricevere.

Pensa che la Cattolica di Milano è quella più colpita dai tagli.

Di seguito trovi l’articolo riguardante la perdita di 50 milioni di euro dell’istituto.

clicca qui

Ancora una volta questo vuol dire che non possiamo aspettarci grandi aiuti dal governo.

Purtroppo i parlamentari hanno altri interessi e quelli, non voglio dire dei cittadini, quindi diciamo degli studenti, passa in secondo piano.

La riforma Gelimini sta dando tanti problemi, alcune università hanno già accusato il colpo dall’anno scorso, altre riesco bene o male a barcamenarsi ancora in altri modi, ma sicuramente ogni istituto di queta nazione è stato colpito da questi decreti.

Ad onor del vero, delle cose buone sono state portate dalla riforma, come il divieto di assumere parenti entro il quarto grado e lo sblocco delle assunzioni per i ricercatori.

Le cattive notizie però non si fanno attendere. Il taglio indiscrimanto e generale dei fondi alle università, in particolare, riduce di molto la capacità di manovra degli istituti.

Per approfondimenti sul decreto Gelmini clicca qui.

Questo ovviamente oltre a sollevare dissensi e proteste ha creato anche qualche tensione.

Milano, Bologna, Roma…dappertutto si manifesta un dissenso generale verso questa riforma che sembra non essere stata molto apprezzata dagli addetti ai lavori…ma come ogni volta… una volta che un politico ha in testa di fare una cosa, almeno in Italia, 9 su 10 la fa, fregandosene un po’ del resto.

In sostanza, un cosiglio spassionato agli universitari. Lascia perdere l’idea che il governo possa sollevare le tue condizioni economiche e lavorative, e debba darti la possiblità di trovare un lavoro dopo la laurea.

Non è mai stato così, e per quanto ingiusto possa essere, le cose non sembrano cambiare. Però puoi puntare se qualcuno di molto più affidabile, sai chi è?

Mi sa che l’hai capito…si tratta di te stesso!

Che cosa è per te l’università? Luogo di apprendimento? Di scambio? Un posto dove ottenere un titolo?

Per me l’università è stata ed è uno strumento, non il fine. Pensare: mi laureo e poi lo stato, gli amici, la famiglia, il fato…penserà al mio lavoro, può risultare limitante, rispetto a tutto quello che puoi prendere dalla formazione universitaria.

Tipo? Tipo giocare con chi ha il potere!

Che voglio dire? Voglio dire, come ho scritto nell’ebook che puoi scaricare gratuitamente sulla tua destra intitolato:“esame orale: un gioco di ruolo tra studenti e professori”, che gli anni universitari possono essere un cuscinetto della vita, dove scoprire, interagire, goderti il gioco degli esperimenti e osservarne gli effetti.

Terra terra…se provochi un professore, che nella tua realtà è colui che detiene il potere, visto che decide se promuoverti o meno, e lui ti boccia, beh ti è andato male 1 appello ma non è successo nulla tutto sommato. La volta dopo magari capisci come provocarlo nel modo giusto, affinchè non si senta minacciato ed allo stesso tempo venga stimolato a darti un voto più alto. Ti ho spiegato la teoria dell’interrogazione d’attacco. Metterla in pratica poi è un altro discorso, siamo d’accordo, ma anche quello si impara.

Perchè farlo? Perchè quando inizierai a lavorare, saprai come rivolgerti al capo o al collega anziano in modo da portare rispetto ed allo stesso tempo farti rispettare. Ti assicuro che al mercato del lavoro una persona così piace molto.

Ecco per esempio una peculiarità, un punto di forza, che misura il tuo valore oltre alla tua competenza, in un mondo del lavoro fin troppo concorrenziale.

Ecco cosa vuol dire che non saranno i politici a trovarti lavoro, ma sarà l’esperienza che ti sei fatto aprendo gli occhi nel mondo universitario, se hai deciso di intraprendere questa strada.

In questo modo studiare, avvicinarsi alla tesi, dedicare tempo e fatica ad un progetto, diventa più stimolante, più divertente e più formativo ed ha uno scopo, qualsiasi cosa accada dopo!

Ricorda: possono portarti via tutto ma non la tua formazione!

In alternativa, studia quanto basta per passare l’esame, rimani nella massa, non fare domande a lezione, non ti distinguere, passa tutti gli esami al primo colpo, laureati e spera (:o) di trovare lavoro.

Però se sei arrivato a leggere fin qui, vuol dire che probabilmente ti piace di più la prima opzione. 😉

Non ti preoccupare, non ci si forma in 1 giorno, ed oggi gli strumenti non mancano, basta decidere di andare loro in contro. Se lo vuoi, questo blog può essere uno di quegli strumenti, e se vuoi lasciami un messaggio o mandami un’email a studentiunversita@gmail.com e vedrò come poterti aiutare.

Cristian

1
Dec

tecniche di memoria: mappa mentale

Con questo post siamo quasi alla fine del trend sulle tecniche di memoria.

Molto di più ci sarebbe da dire, ma queste info vogliono essere un’infarinatura su quelle che sono le tecniche di memoria e come si possono usare in università e nello studio.

Velocemente ti ricordo cosa abbiamo visto nelle puntate precedenti

Prima di proseguire, ecco lo schema in 8 punti di questo post sulle mappe mentali:

  1. le mappe mentali sono lo strumento più veloce per: studiare, memorizzare, riassumere, schematizzare, prendere appunti
  2. in una mappa riesci a sintetizzare decine di pagine
  3. risparmi tempo, spazio e ti rende più concentrato
  4. la mappa mentale sfrutta il modo di ragionare e memorizzare della mente
  5. per disegnare una mappa mentale, inizia mettendo il foglio in orizzontale. Parti dal centro e scrivi il titolo del libro o del paragrafo come vedi in questa foto
  6. ogni argomento principale è indicato da una freccia ed una parola chiave, come vedi nella foto precedente
  7. se vuoi aumentare il dettaglio delle informazioni, basta inserire altre parole come vedi qui
  8. rendi vivace la tua mappa, con colori e disegni che ti richiamino i concetti. Ti aiuteranno nella memorizzazione

Prima di tutto abbiamo parlato di atteggiamento e ti ho spiegato qual è l’approccio migliore, secondo me, per avvicinarsi a queste tecniche. Senza una motivazione forte, le tecniche migliori non servono. Poi ti ho dato dei suggerimenti su come sfruttare la creatività, per sviluppare l’emisfero che di solito dorme quando studi (il destro). L’ultimo post è stato dedicato alla prima tecnica di memoria, che in realtà è un antipasto delle tecniche più complesse.

Oggi invece vediamo un modo completamente diverso, rispetto a quello che ti hanno insegnato, di schematizzare i concetti.

Si chiama mappa mentale e sono state rese famose da Tony Buzan, psicologo americano.

Le mappe mentali sono un ottimo strumento semplice, conciso e creativo, per:

  • sintetizzare concetti,
  • riassumere testi,
  • preparare esami,
  • prendere appunti,
  • stilare una scaletta per un discorso,
  • pianificare la giornata,
  • scrivere gli obiettivi dell’anno

insomma per ogni azione che richieda una pianificazione scritta!

Il vantaggio nell’applicazione di questo metodo sono:

  • estrema sintesi: puoi sintetizzare anche 40 pagine in 1 sola mappa
  • sviluppo della creatività: mantieni allenata la mente disegnando
  • concentrazione: occorre essere estremamente concentrati per scrivere un concetto in 1 parola
  • versatilità: vedrai come è facile aggiungere nuovi concetti anche a discorso inoltrato
  • facilità: è stato sudiato che la mente ragiona proprio come una mappa mentale

Partirei proprio dall’ultima caratteristica.

La mente ragiona come una mappa mentale. Ci hanno sempre insegnato che uno schema parte dal titolo messo in alto, e via via si aggiungono informazioni sotto.

Invece la nostra mente pone il titolo, cioè il tema generale di cui si vuol parlare, al centro, e da li si dirama a macchia d’olio con informazioni sempre più specifiche. Quindi i concetti generali sono nel centro, mentre quelli più dettagliati e specifici, alla periferia del foglio ( e della tua mente).

Se è la prima volta che ti avvicini alle mappe mentali, posso immaginare che questa spiegazione sia non immediata, quindi ti faccio vedere delle immagini di mappe mentali così ci intendiamo.

Con la prima immagine, seppur rudimentale, ti presento le mappe mentali. (clap clap clap) 😀

Come vedi si parte dal centro, nel quale inserisici il titolo, e da lì dirami tutti i concetti principali con delle linee. Poi inserisci parole chiave intorno al titolo che saranno quelle parole che ti richiameranno i concetti principali.

Ricorda che si procede sempre in senso orario e preferibilmente partendo dall’alto (h 13).

In questo caso c’è solo 1 livello di informazioni, ma ne puoi mettere quante ne vuoi.

Vediamo ora una mappa che ha più livelli. Ricorda che ogni livello in più rappresenta informazioni sempre più precise e specifiche.

Come vedi nella seconda immagine, le mappe mentali hanno questa struttura a macchia d’olio.

In più questa immagine pone l’attenzione su altri 2 concetti importanti: visual e colori.

I visual sono dei disegni che richiamano la parola, mentre i colori sono importanti per dare vivacità e sollecitare la creatività. Inoltre sono molto importanti per ricordarsi la mappa. Pensa se le immagini che ti ho fatto appena vedere siano in bianco e nero. 😮 La differenza è notevole! 🙂

C’è poco da fare, all’emisfero creativo (dx) piacciono: colori, disegni e linee morbide, arrotondate e curvilinee, al contrario dell’emisfero razionale (sx) che vede in bianco e nero, usa linee dritte e non sa che siano i disegni! 😀

L’obiettivo delle tecniche di memoria è quello di farti risparmiare tempo nello studio, e per farlo, un ottimo incentivo è far parlare i due emisferi del tuo cervello! 😉

Quindi abbiamo visto graficamente come si compila una mappa mentale, ma per quanto riguarda i contenuti?

Diamo un’occhiata alla terza mappa

Cosa noti dall’immagine? Ed Oltre al fatto che sia scritta a mano? 😀

Ti do un suggerimento: le parole. Noti forse frasi lunghe e complete? O piuttosto parole chiave?

Il segreto di una buona mappa mentale è proprio quello di sintetizzare un concetto di diverse righe o pagine, in una o due parole chiave che richiamino il discorso.

In questo modo puoi riassumere 20, 30, 40 o anche 50 pagine in 1 sola mappa!

Io ho preparato esami da 500 pagine in 7 mappe.

Il vantaggio qual è? Il vantaggio concreto, parlando di preparazione degli esami, è che una volta capito il concetto, messo sulla mappa e memorizzata la mappa stessa, per i ripassi, non ti serve più aprire il libro, basta sfogliare le mappe.

Ora secondo te, è più pratico ripassare un libro da 500 pg o 7 fogli? 🙂

Tutto bello, ma come si fa?

Abbi pazienza, ma questo te lo spiego la prossima volta. 😉

Nel prossimo post vediamo come trovare le parole chiave adatte e come memorizzare la mappa.

Intanto prendi familiarità con le mappe rileggendo questo post e guardando le varie immagini.

Buona giornata ed alla prossima.

Cristian